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sabato 30 luglio 2011

Non mi cercheresti...

Michelangelo - Creazione di Adamo (cappella Sistina)

Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato.


                                                                        da Agostino d'Ippona


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ARIETE

ARIES, l'Ariete

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TORO

TAURUS, il Toro


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GEMELLI

GEMINI, i Gemelli


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CANCRO

CANCER, il Cancro


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LEONE

LEO, il Leone

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VERGINE

VIRGO, la Vergine, Perthenòs

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BILANCIA

LIBRA, la Bilancia

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SCORPIONE

SCORPIO, lo Scorpione


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SAGITTARIO

SAGITTARIUS. il Sagittario


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CAPRICORNO

CAPRICORNUS,il Capricorno


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ACQUARIO

AQUARIUS, l'Acquario


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PESCI

PISCES, i Pesci


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venerdì 29 luglio 2011

PARTITI e RELIGIONI

Rivoluzione Francese



 Così come i partiti
servono a forgiare
lo stato...






Tavole della Legge



... le religioni
servono a formare
i popoli.



Andrea Bonaveri

Religiosi
Moltitudine di partito
Un simbolo del popolo Ebraico




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lunedì 25 luglio 2011

le GUERRE

Le guerre hanno motivi, 
non ragioni...



 

Andrea Bonaveri


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NOI e TUTTO

Cascata delle Marmore




Noi e Tutto, 
qui, 
celebriamo la Vita




Andrea Bonaveri 




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la LUCE!

E’ tornato il buio... 
e nel grembo del buio,
che aumenta,
si rigenera la Luce.




Andrea Bonaveri 


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il PRESENTE

Nibbio reale
Forse il metodo migliore per scegliere 
il presente da viversi 
è il proiettarsi nel futuro che si desidera, 
e da là voltarsi verso il passato 
osservando le varie fasi percorse 
per raggiungerlo.


Andrea Bonaveri

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TEMPO

Aurora boreale
Tempo …tempo!
Il tempo è come il vento,
non scorre: soffia!
E nel soffiare 
spoglia le dinamiche della Vita
dagli involucri artefatti.
Come tizzoni che 
piano piano
perdono le parti spente
e ormai esauste,
noi,
braci di luce eterna,
che solo consumandoci siam fuoco!
E il tempo soffia,
e smaschera il non-vero.

Andrea Bonaveri 


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CAP LEVAT, musica d'Oc, danze del Popolo














IL VIDEO:




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domenica 24 luglio 2011

DON GALLO a 10 anni dall'uccisione di CARLO GIULIANI
















quando la Storia è in carne e ossa!!!
IL VIDEO:

 

                                                                        

mercoledì 20 luglio 2011

I CELTI: Storia e Cultura

Celti - Croce celtica con calendario annuale e Triskel centrale
I Celti sono probabilmente il popolo (o meglio l'insieme di popoli di origine comune) più antico in cui ogni europeo possa riconoscere la propria origine.
Tra il 900 ed il 400 a.C., il loro dominio si estendeva dal Ponto alla Britannia e dal Mare del Nord alla penisola iberica. Eppure, su questo grande insieme di genti accomunate da strutture sociali simili, da una religione pressoché comune e da lingue dello stesso ceppo, il silenzio dei libri di scuola è inspiegabilmente quasi totale. Sicuramente gioca  molto l'immagine di barbarie e primitivismo (in realtà per nulla confacente al vero) che certa cultura illuminista ha attribuito a tutte le popolazioni estranee alle civiltà ellenico-romane del Mediterraneo, un'immagine solo parzialmente riabilitata dal romanticismo (incluse le teorie, spesso più fantasiose che scientifiche, della Irish Renaissance) e che ha fatto sì che solo da pochissimi anni (anche sull'onda di mode culturali quali quella della Next Age, che, pur con una certa approssimazione, hanno voluto vedere nella cultura celtica una sorta di antesignana dell'ecologismo e dello spiritualismo naturalistico), si sia cominciato ad effettuare seri studi antropo-storici sulle popolazioni celtiche. Di fatto, però, questo silenzio, questa "mistericità" che ancora avvolge alcuni tratti della cultura più importante sviluppatasi nell'Età del Ferro, è, in gran parte, frutto proprio di tale cultura, che non solo prediligeva, ma addirittura imponeva una trasmissione unicamente orale del proprio sapere. Il risultato è che ciò che conosciamo lo dobbiamo  praticamente solo a fonti scritte da "stranieri" venuti in contatto con i Celti: da Cesare (1) a Strabone (2), da Tito Livio (3) a Cassio Dione (4), e non ai Celti stessi. Dunque, pur con i grandi passi avanti dovuti a numerose recenti scoperte archeologiche, per ricostruire la maggior parte della storia dei Celti, praticamente tutta quella che precede il VI secolo, ci dobbiamo affidare unicamente a supposizioni.
  
Celti - Ricostruzione di un "cromlech"
PROTOSTORIA  
Proviamo a tracciare una linea evolutiva sulla base delle attuali conoscenze e delle teorie più diffuse.
Abbiamo già detto che l'origine comune dei Celti è indoeuropea, ma non abbiamo alcuna idea di quale fosse il nome che essi attribuivano alla loro razza (sempre ammesso che si riconoscessero in un ceppo comune e non unicamente nelle tribù o addirittura nei clan in cui erano divisi): la parola "celtico" ha origine dal greco
keltai usata dai greci Focei di  Marsiglia per denominare questi "barbari" con cui erano venuti a contatto; per i greci "barbari" erano tutti coloro che non parlavano la loro lingua. Sappiamo con certezza che la loro principale area di stanziamento intorno all'inizio del I millenio a.C. doveva essere nell'Europa centrale, tra la Boemia e la Baviera, ove i Celti entrarono in contatto con la  cosiddetta "Cultura di Unetice", legata alla lavorazione dei minerali ed alla pastorizia (5). Resta, però, ancora da capire come e quando fossero giunti in quest'area e in quest'ambito le ipotesi sono numerose. Secondo alcune teorie (6), verso l'inizio del IV millennio a.C.doveva esistere nella zona baltica una civiltà, che potremmo definire proto-celtica e che alcuni, senza alcuna prova effettiva, dipingono come  "atlantidea", notevolmente progredita, con una cultura religiosa fortemente sviluppata in senso unitario e con  una certa esperienza nella navigazione. La capacità di spostamento di questi proto-celti e il loro avanzamento scientifico sarebbero, secondo gli assertori di questa ipotesi, provate dalle costruzioni megalitiche dei menhir, dolmen e cromlech della Bretagna (Carnac), dell'Irlanda, del Galles e dell'Inghilterra (Stonehenge), che dovevano avere come scopo la guida agli astri, che tali popolazioni tenevano in grande considerazione. A seguito di cataclismi  e carestie, questo primo nucleo celtico sarebbe migrato verso Europa centrale, Grecia (dove avrebbero distrutto le culture achea e micenea), Anatolia, Palestina  ed Egitto, divenendo noto come Popoli del Mare: solo l'Egitto riuscì a respingere la loro invasione, la cui coda sarebbe stata rappresentata dai Dori che si stanziarono in Grecia ed in Egeo. E', in effetti, probabile che i Dori fossero un popolo di ceppo celtico, ma, alla luce di numerosi studi (7), sia una identificazione dei Popoli del Mare con nuclei celtici, sia una loro "discesa" da nord sono, in realtà, quantomeno dubbie.

Cartina degli  spostamenti e migrazioni degli Indoeuropei
dal 3.500 - 2.500 a.C
 
Secondo un'altra teoria (8), ben più accreditata, tra il 3000 e il 2500 a.C., tre popolazioni indoeuropee: i Kurgan della zona del Volga - alto Mar Caspio, i Transcaucasici del Caucaso e i Nordpontini della zona del Mar Nero, tutte di origine indo-europea, si sarebbero mescolate e avrebbero proceduto ad una migrazione di massa che avrebbe coinvolto l'Anatolia (in cui sarebbero entrati in contatto con gli Ittiti), la Mesopotamia (in cui si sarebbero mescolati agli Arii), la Grecia Micenea e l' Europa centrale (contatto con la cultura di Unetice in Boemia).  La coda di questa migrazione orientale ebbe forti contatti con gli Sciti che, attorno all'800 a.C., si diffusero in Mesopotamia (dando luogo alla cultura caldea e in seguito a quella assira), in Anatolia (in cui erano già presenti Frigi, Lidi e Pontini), in Grecia, in Italia (dove, dal 900 a.C., erano presenti gli Etruschi e, ancora prima, i Liguri e gli Italici ) ed in Europa centrale. Dagli Sciti i protocelti mutuarono molte usanze, dall'uso delle tombe a tumulo, all'allevamento del cavallo, ritenuto sacro, dal rito di tagliare e conservare la testa del nemico a protezione della propria capanna, alla suddivisione in classi sociali, ove aristocratico era colui che possedeva più cavalli.

Celti - Cartina degli  spostamenti e migrazioni degli Indoeuropei
dal 3.500 - 2.500 a.C. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

(20) Henry d'Arbois de Jubainville, grande studioso del XIX secolo della cultura celtica, ipotizzò che la «patria» degli indoeuropei, intorno al 2500 a.C., andasse ricercata nella zona a nord della Persia e dell'Afghanistan, nel bacino dell'Iaxarta e dell'Oxus (attualmente Amu-Daria, fiume che si getta nel mare di Aral) dove oggi sorgono le città di Samarcanda e Buchara, tra la catena dell'Indu-Kush, che separava tali popolazioni dalla valle dell'Indo, il Bolor che serviva loro da limite dalla parte dell'Asia centrale e gli Urali, al di là dei quali si estendeva l'Europa.
Le investigazioni chiaroveggenti di Annie Besant e Charles W. Leadbeater contenute nel libro “L'Uomo. Donde viene e dove va” (F.lli Bocca Editori, Milano), propongono invece come patria degli indoeuropei, da loro chiamati già Celti, una zona compresa fra le montagne dell'Asia Centrale dove avrebbero sviluppato, durante un periodo di qualche millennio, delle caratteristiche fisiche, emotive e mentali, oltre che culturali, differenti e nuove rispetto alle popolazioni fino ad allora presenti sul continente euroasiatico. Per Besant e Leadbeater vi fu quindi una grande migrazione a più ondate, cominciata intorno al 10.000 a.C. e terminata circa nel 1200 a.C., che portò i Celti a stabilirsi in diverse zone del loro percorso, una delle quali è dove H. D'Arbois de Jubainville aveva identificato la patria degli indoeuropei, a nord dell'Iran, nel distretto di Erevan, prima di giungere in Europa, fra il 3500 e il 1200 a.C. Secondo De Jubainville gli indoeuropei, che chiamavano se stessi Ariani (dalla parola sanscrita Arya, i «fedeli», i «devoti»), si divisero in due gruppi che iniziarono a spostarsi: il primo verso Ovest per giungere e stabilirsi in Europa nei secoli successivi, mentre il secondo verso Sud, per penetrare nel bacino del Gange e stanziarsi in India.
Il primo gruppo, suddiviso in numerose tribù, marciò verso l'Iran, per giungere poi in Anatolia, nella penisola balcanica e infine in Europa Centrale, dove sviluppò una civiltà fiorente unendosi alle genti neolitiche. Gli indoeuropei lì giunti diedero un grande impulso all'agricoltura dei cereali ed ebbero il merito di diffondere in Europa l'uso dei metalli e del cavallo. Le tribù antenate dei Celti occuparono quindi le regioni dell'alto e medio Danubio intorno al XV-XIV secolo a.C. e cominciarono poi a espandersi verso ovest e successivamente, come il riflusso di un'onda, verso est.
In questo periodo si possono riconoscere due diversi orientamenti a livello economico: nelle aree fluviali continuò la coltivazione dei cereali, anche se i villaggi cominciarono a situarsi su alture poco elevate (con un lento e costante abbandono dei villaggi su palafitte), mentre nei luoghi di maggior altitudine e nelle pianure centro-europee si assistette a uno sviluppo maggiore della pastorizia. I diversi tipi di insediamenti e organizzazioni economiche diedero luogo a differenti organizzazioni sociali e religiose.
La prima metà del II millennio a.C. in Europa è quindi importante soprattutto per l'ampia diffusione dei metalli e per la loro lavorazione. La prima testimonianza di una presenza di lavoratori di metalli in territorio europeo viene dai Balcani orientali e l'influenza esercitata da questi fu notevole per tutta l'Europa centrale, specialmente per la sostituzione delle asce neolitiche realizzate in pietra o in corno con quelle in rame e in bronzo. Una delle strade attraverso le quali si diffuse la conoscenza delle asce di metallo fu forse quella che percorreva le steppe del Ponto, provenendo dal Caucaso. Oltre alla lavorazione dei metalli o alle asce da battaglia, gli allevatori pontici ed europei avevano altre caratteristiche in comune.
L'inumazione in tombe singole, spesso sotto un tumulo circolare, con il corpo accompagnato dalle armi e dalla mobilia posseduta in vita dal defunto, costituiva la forma di sepoltura maggiormente diffusa, mentre nel vasellame lo erano alcune forme particolari e diversi tipi di decorazioni. Queste popolazioni praticavano l'allevamento di suini e bovini, ma maggior interesse suscitano le tecniche di allevamento dei cavalli e il loro sfruttamento. Ossa di cavallo insieme a quelle di suini e bovini (tutti animali aventi forti valori simbolici legati all'Altromondo) sono state ritrovate frequentemente nelle tombe in tutta la zona culturale presa in esame.

In rosso, le popolazioni celtiche che abitavano l'Europa dall'età del bronzo:
Celti Elvezi, Volsci, Britanni oltre a Liguri e Iberi.  Si insediarono poi Germani,
 Slavi, Sciti, Daci, Greci, Italici, Etruschi, Veneti, Reti, Illiri.
Già dal VI sec. a.C., i Celti si erano suddivisi in decine di tribù:
Trinovanti, Goideli, Senoni, Boi, Celtiberi, Sequani, Norici, Scordisci,
Traci, Galati.   Clicca sull'immagine per ingrandirla.

A quell'epoca le mandrie di tarpan, il piccolo cavallo eurasiatico, costituivano molto probabilmente un importante mezzo di trasporto e il loro valore come bestie da soma lascia pensare che non vennero utilizzate come carne da macello, a differenza di bovini e suini. Tuttavia si può supporre che i pastori del III e n millennio a.C. non utilizzarono il tarpan come mezzo di spostamento rapido, data la sua piccola taglia, e che questo antenato dei cavalli celtici venne considerato un animale da cavalcare solo in grazie a pasture migliori e allevamenti più selezionati.
L'ipotesi di una grande invasione di popolazioni indoeuropee irrompenti in Europa dalle steppe eurasiatiche all'inizio del II millennio a.C. è basata sull'idea di utilizzo del cavallo come mezzo di spostamento rapido per gruppi di guerrieri armati di lance, spade, scudi, elmi e pugnali in metallo, anche se diversi studiosi oggi preferiscono pensare a un'espansione incruenta dovuta più alla diffusione di idee religiose, sociali e soprattutto tecnologiche che a una immigrazione consistente.
La diffusione degli indoeuropei in Europa portò quindi nuove caratteristiche culturali e tecnologiche e determinò notevoli cambiamenti. Importante è sottolineare il fatto che le antiche culture europee cominciarono da questo momento ad abbandonare il matriarcato per accettare il patriarcato portato dai nuovi venuti, riducendo i riti per il culto della fertilità orientati verso la terra, per passare all'adorazione degli dèi solari. Gli studiosi sono ormai concordi nell'affermare che le tribù indoeuropee giunsero in Europa in un arco di tempo ampio compreso fra il 3500 e il 1200 a.C., apportando rilevanti innovazioni tecnologiche e contribuendo alla trasformazione profonda delle strutture sociali, culturali e religiose delle popolazioni neolitiche. Intorno al XIII secolo a.C., quando tutto il Mediterraneo stava vivendo un periodo caratterizzato da catastrofi naturali quali terremoti, siccità, maremoti e gelo, giunse l'ultima ondata di tribù indoeuropee che completò l'opera di mutamento culturale destinato a modificare per sempre il volto dell'Europa, con lo sviluppo del fenomeno celtico.

Celti - Cartina geografica della diversificazione, in Europa e Anatolia, delle
  genti Celtiche e della loro fusione con genti già stanziate in quei territori:
Celtiberi, CeltoLiguri o CeltoLigi. Clicca sull'immagine per ingrandirla

Un'altra ipotesi (9), basata su studi etno-storici e recentemente sviluppata, è la seguente. (10) Alcuni studiosi (11), basandosi sulla presenza di particolari cromosomi (specificamente quelli che provocherebbero il colore rossiccio dei capelli) lungo una sorta di "scia" migratoria da est a ovest, hanno ipotizzato una origine celtica nella zona settentrionale dell'India, un loro passaggio con lunga permanenza, intorno al IV millenio a.C., nell'odierno Afghanistan e una successiva migrazione (forse dovuta a inaridimento del territorio o alla pressione di altre popolazioni) occidentale che avrebbe portato i protocelti a ridosso degli Urali.
Celti - Carta geografica delle vie di penetrazione
della civiltà megalitica proto-Ligure
fonte:  http://www.tartessos.info/html/ligures_tartessos.htm
Pare ormai certo che tra il Neolitico e l'Età del bronzo (10.000 - 2.500 a.C.), una popolazione mediterranea, che in seguito verrà chiamata Ligure, abbia lasciato la costa africana o medio-orientale per dirigersi verso Nord in cerca di nuove terre approdando infine sulla costa delle riviere. Secondo un'altra ipotesi avanzata da William Ryan e Walter Pitman, professori di geofisica alla Columbia University di New York («Il diluvio» , Edizioni Piemme), in quel periodo l'Europa venne invasa via terra da popolazioni profughe del Mar Nero fuggite dal loro paese in seguito a uno spaventoso diluvio che fece crescere di 170 metri il livello delle acque di quello che allora era soltanto un grande lago. (Secondo alcuni mitografi, fu dopo la caduta di Fetonte che Zeus fece straripare tutti i fiumi uccidendo completamente il genere umano a eccezione di Deucalione e Pirra). In questo caso i fuggiaschi arrivarono in Francia dal Nord e questo spiegherebbe perché nell'antichità si parlava di un afflusso di genti che venivano dal Nord, anche se non è di quei territori che in effetti erano originari. Inoltre un segno ricorrente nella mitologia degli antichi liguri è il cigno iperboreo, animale che farebbe pensare ad un apparentamento con le popolazioni nordiche. E' curioso che, così come le popolazioni Liguri siano state protagoniste nell'età del Bronzo, le popolazioni Celtiche lo sono state nell'età del Ferro; se accettiamo inoltre l'ipotesi di una civiltà proto-Ligure costruttrice di monumenti megalitici in Europa, sorprende il fatto che proprio nei siti in cui si sono conservati questi monumenti, maggiore è stata la sopravvivenza della cultura celtica.
Per visualizzare il post "I Liguri", clicca QUI
 
Carta geografica dei primi insediamenti europei dei Celti.
Clicca l'immagine per ingrandirla
STORIA
Quali che siano state le origini più remote di questo ceppo etnico, fu in Europa centrale, intorno al 700 a.C., nella zona del Salzkammergut (Salisburgo e Carinzia, nell'odierna Austria) e fino al 450 a.C., che si sviluppò la prima vera cultura celtica, quella di Hallstatt, resa fiorente dal commercio del sale e basata prevalentemente su due classi sociali legate all'aristocrazia guerriera e al popolo dedito alla pastorizia. Dall’VIII secolo a.C. in poi i Celti cominciarono a commerciare regolarmente con i Fenici e con i Greci. Esportavano argento, stagno e ambra, (per visualizzare notizie sull'Ambra, clicca  QUI ), materie prime ritenute preziosissime dagli antichi, e inoltre cereali, carni e pesci essiccati e salati. Importavano soprattutto vino (la specialità dei Greci) poiché nei loro territori producevano soltanto una qualità di birra chiamata “cervogia”.
Non importavano olio perché preferivano condire i cibi con il burro.

Celti - Cartina geografica dell'Europa intorno al 500 a.C.: le città e
le vie dell'Ambra, in nero e rosso, i siti di rinvenimento di Ambra
in  rosso, la circumnavigazione dell'Europa dei Fenici.
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Ogham su pietra: Carn Enoch,
Galles, Inghilterra.
da: http://brian-mountainman.
blogspot.com/2011/05/calling
-all-ogham-readers.html
L’incontro con i Greci ebbe anche un grande valore culturale, perché diffuse nell’Europa celtica la scrittura alfabetica, anche se i Celti avevano una loro scrittura, l'ogham, l'alfabeto celtico, ma veniva usato esclusivamente dai druidi, e solo nei rituali sacri; tutto veniva tramandato oralmente affinché non si perdesse la memoria. La fine della cultura di Hallstatt, dovuta probabilmente a conflitti interni, con nuovi ceti che aspirano al potere e soppiantano la vecchia aristocrazia hallstattiana (12), segna l'inizio della  cultura di La Tène (450 - 50 a.C.), sviluppatasi sul lago di Neuchatel (nell'attuale Svizzera occidentale) e caratterizzata, oltre che da una spettacolare attività artigianale e artistica, soprattutto dalla nascita di una forte rete di commercio di massa (armi e accessori in ferro, suppellettili in oro, argento e ambra) e dalla conseguente nascita di una protoborghesia (13). Dalla zona tra  basso Rodano e alto Danubio, a  partire già dal 700 circa a.C., principalmente per ragioni demografiche di sovrappopolamento, la loro espansione interessò le isole britanniche (già raggiunte da una prima ondata precedente) e la penisola iberica (Celtiberi) e, successivamente, l'Italia settentrionale e i territori dei Balcani, in cui vennero a contatto con l'impero di Alessandro Magno e svolsero attività di mercenari, mentre una parte ritornò verso l'Asia Minore (Galati) (14).
Celti - Reperti celtici
Particolarmente interessante è il fatto che la doppia migrazione verso l'odierna Gran Bretagna mostra una nettissima evoluzione di questo popolo tra 900 e 500 a.C.: la prima ondata migratoria fu legata a popoli di lingua gaelica, che, forse partiti dalla Spagna settentrionale, approdarono in Irlanda, Scozia e Isola di Mann e svilupparono una lingua denominata Celtico Q, poiché al posto della lettera k si utilizzava la lettera q; la seconda migrazione fu caratterizzata da popoli britannici, che partiti dal Belgio, in piena età lateniana, dunque nella massima fase dello sviluppo socio-economico, colonizzarono Inghilterra, Galles e Cornovaglia, sviluppando il Celtico P, poiché la k era sostituita da p (ad esempio, cavallo, in indoeuropeo ekuos divenne equos in gaelico e epos in britanno). La mutazione consonantica q-p non fu che una delle differenze tra le popolazioni delle due ondate: le prime vivevano in fortificazioni, le seconde in villaggi ed è probabile che la migrazione dei secondi spinse i primi verso zone più lontane (non a caso il termine "gaelico" deriva dalla parola "gwyddel" che significa "selvaggi" e fu attribuita, nella seconda migrazione, dai Gallesi agli avi degli Irlandesi della prima migrazione) (15).
Per visualizzare il post "La Croce Celtica o Ruota Celtica: Storia, Cultura e significati", clicca  QUI

Celti - Croce Celtica, o Ruota Celtica.
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Celti - "Galata morente" statua romana
(da notare torques al collo)
SOCIETA' E CULTURA
Alla base della società celtica c'era la famiglia (16), non monocellulare perché ne facevano parte integrante gli antenati ed i parenti collaterali oltre ai discendenti diretti. In questo modo, come nel caso del clan scozzese, la famiglia poteva essere costituita da migliaia di individui. In genere veniva riconosciuto un capofamiglia, affiancato da una o più mogli, dai figli, dalle nuore e dai nipoti. I matrimoni avvenivano all'esterno della famiglia e, nel caso dei nobili, all'esterno della tribù detta thùath.
I celti riconoscevano comunque l'autorità di un re (rix). Questi rendeva conto alla classe sacerdotale dei Druidi. Il re veniva di solito scelto fra coloro che si erano guadagnati maggiore stima nella tribù, sempre sotto il controllo dei Druidi. Dopo il Re il maggior prestigio sociale spettava ai nobili, la classe dei dei cavalieri da cui dipendeva la sicurezza della tribù stessa. Considerazione appena minore era riservata agli uomini d'arte che erano le persone esperte nell'interpretazione ed applicazione delle leggi, quanto i poeti, i musicisti e gli artigiani dei quali siamo in grado di riconoscere la straordinaria abilità dai reperti di ferro, bronzo, argento ed oro, portati alla luce dagli scavi archeologici.
Celti - Torques, tipici collari dei Celti
Vi era, poi, la massa degli uomini liberi, costituita nella sostanza da contadini e dai piccoli allevatori che corrispondevano al re od a un nobile, dei tributi in natura. Gli schiavi erano i prigionieri.Il territorio occupato da una Tuath era di solito definito da confini naturali (corsi d'acqua, montagne, colline). All'interno la terra non era suddivisa secondo un criterio di proprietà individuale ma rappresentava un bene comune della famiglia.I druidi controllavano la vita pubblica e privata. Presiedevano non solo il culto, ma esercitavano la loro autorità anche nella sfera morale e culturale. Erano sacerdoti, astrologi, interpreti dei segni divini, maestri e uomini di scienza. Erano l'elemento unificante nel suo particolarismo tribale e nella estensione geografica.
Periodicamente si tenevano assemblee di druidi appartenenti a tribù diverse, che potevano anche essere in contrasto fra di loro. Erano esonerati da ogni dovere civile e dal pagamento dei tributi e quando non celebravano i loro complessi e misteriosi riti, insegnavano all'aperto richiamando molti giovani che (spontaneamente) li ascoltavano. La trasmissione del sapere era essenzialmente orale e basata sul continuo esercizio della memoria. Scopo principale dell'insegnamento druidico era la conoscenza della natura, delle sue energie (telluriche e cosmiche), delle sue leggi, dei suoi ritmi.
Per visualizzare il post "Ogham, l'alfabeto celtico e Calendario Arboricolo", clicca QUI
 
Celti - OGHAM, l'alfabeto celtico. Ogni OGHA, simbolo-lettera, è l'iniziale
di un'albero-pianta, un uccello e un colore, con i nomi in gaelico:
inoltre qui è indicata la loro corrispondenza con il calendario arboricolo
proposto da John King. Clicca l'immagine per ingrandirla 

Creazione degli abili orafi Celti
ARTE
Nel 1846 a Hallstatt, vicino a Salisburgo, in Austria, fu scoperta una grande necropoli preromana. Contiene reperti che risalgono a un periodo tra il 750 e il 400 a.C. e che, in certi casi, indicano un alto grado di civilizzazione e intensi scambi commerciali. Ci si trovano ambra del Baltico, vetri fenici e lamina d’oro di fattura orientale. Vi sono spade di ferro con impugnature e foderi dalle ricche decorazioni in oro, avorio e ambra.
Celti - Calderone celtico in argento dell'inizio del I sec. a.C.
ritrovato a Gandestrup, in Danimarca.
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La civiltà celtica rappresentata dai resti di Hallstatt si sviluppò in seguito nella civiltà di La Tène. La Tène era un insediamento all’estremità nordorientale del lago di Neuchatel, e da quando il sito venne esplorato per la prima volta nel 1858 sono stati rinvenuti molti oggetti di grande interesse. Questi antichi reperti rappresentano il periodo culminante della civiltà gallica, e possono essere datati attorno al III sec. a.C. Il genere d’arte rinvenuto in questo sito deve essere valutato alla luce di un’osservazione fatta da Romilly Allen nel suo Celtic Art : “La grande difficoltà nel comprendere l’evoluzione dell’arte celtica sta nel fatto che nonostante i Celti sembrino non aver mai avuto idee originali, essi dimostravano un’attitudine straordinaria ad acquisire idee dalle diverse popolazioni con le quali entravano in contatto per motivi bellicosi o commerciali. E una volta presa un’idea dai vicini, i Celti riuscivano a darle un tocco celtico talmente marcato da renderla presto quasi irriconoscibile da ciò che era in origine”. Per quanto riguarda la cultura artistica che in Europa raggiunse il suo apice nei reperti di La Tène, i Celti presero in prestito alcuni motivi naturalistici delle decorazioni greche: in particolare la palmetta e la greca. Ma era caratteristico dei Celti evitare l’imitazione o anche solo l’approssimazione artistica di forme naturali appartenenti al mondo vegetale e animale. Essi riducevano tutto a puro segno decorativo. Apprezzavano l’alternanza di lunghe curve sinuose e ondulate e dell’energia concentrata di spirali compatte o di borchie, e con questi semplici elementi, uniti alla suggestione di alcuni motivi mediati dall’arte greca, elaborarono un sistema di decorazione bellissimo e raffinato che applicarono alle armi, agli ornamenti, agli oggetti della cura personale e a utensili di ogni tipo in oro, bronzo, legno, pietra e forse anche alle stoffe, ma non abbiamo mezzi per stabilirlo.
Celti - Elmo da parata Celtico,
realizzato in oro, bronzo, corallo
Un particolare metodo di decorazione dei manufatti in metallo sembra aver avuto origine interamente nel mondo celtico. L’arte di smaltare era ignota ai popoli del mondo classico fina a quando non l’appresero dai Celti. Come si può notare da un riferimento di Filostrato, ancora nel III sec. d.C. nel mondo classico essa non era conosciuta: “Dicono che i barbari che vivono nell’oceano (i Britanni) versano i colori sull’ottone riscaldato e che questi aderiscono, diventano duri come la pietra e conservano i disegni tracciati su di essi”.
Celti - Scudo in bronzo del I sec.
a.C.   ritrovato nel Tamigi,
a Battersea, Inghilterra.
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Nei Proceedings of the Society of Antiquaries of Scotland il dott. J.Anderson scrive: “I Galli, come i Britanni – dello stesso ceppo celtico -, effettuavano decorazioni a smalto prima della conquista romana. Di recente, dalle rovine della città distrutta da Cesare dalle sue legioni, sono stati riportati alla luce i laboratori di Bibratte per la decorazione a smalto, con fornaci, crogiuoli, stampi, mole e smalti grezzi nei diversi stadi di preparazione. Ma a paragone di quelli britanni, gli smalti di Bibratte sono opera di semplici dilettanti. La patria di quest’arte era la Britannia, e lo stile del disegno, come il contesto in cui sono stati trovati gli oggetti così decorati, ha dimostrato con certezza che essa aveva raggiunto il massimo grado di sviluppo prima di entrare in contatto con la cultura romana”.
Al National Museum di Dublino sono conservati molti superbi esemplari d’arte decorativa irlandese in oro, bronzo e smalto e in essi il tocco celtico di cui parla Romilly Allen è altrettanto evidente che nei reperti di Hallstatt o di La Tène. Ogni cosa, dunque, indica un’identità culturale, un’identità di carattere della razza, presente su tutto il vasto territorio noto nell’antichità come “Celtica”.

Carta geografica della diffusione dei Celti nel III sec. a.C.
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DIFFUSIONE DEI CELTI:
Il IV secolo a.C. segna l'apogeo della grandezza delle tribù celtiche, stanziate praticamente ovunque in Europa, come  facilmente visibile dando un'occhiata ad una cartina degli stanziamenti del periodo.
Alcuni thuath Celti stanziati in Europa:

in Gallia Transalpina (attuali Belgio, Francia e Svizzera): Allobrogi(Vienne); Ambiani (Amiens); Ambiliati; Andecavi o Andi (Angers); Aquitani (Bordeaux); Atrebati (Arras); Arverni (Auvergne); Aulerci Eburovici (Normandia); Ausci (Aquitania); Baiocassi (Bayeux, poi in Pannonia); Bellovaci
(Beauvais); Betasii; Bigerrioni(Aquitania); Biturigi
(Bourges); Boi (Aquitania, poi in Emilia Romagna, Pannonia e  Boemia); Carnuti (Chartres); Catalauni (Chalons); Caturigi (valle dell'alta Durance); Cenomani (Le Mans, poi in Lombardia e Veneto); Ceutroni (valli dell'Isere e dell'Arc); Cocosati (Aquitania); Coriosiliti (Corseul); Diablinti; Edui - Bibracte (Saone et Loire); Elusati (Aquitania); Elvezi ( La Tene); Garonni (Aquitania); Gati (Aquitania); Graioceli (Moncenisio); Lemovici (Limoges); Lessovi (Normandia); Leuci; Lingoni; Mandubi; Mediomatrici (Metz); Meduli (Medoc); Meldi (Meaux); Menapi (Cassel); Morini ( Boulogne-sur-Mer); Namneti (Nantes);
Carta geografica dei  Celti in Gallia nel I sec a.C.
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Nantuati (Martigny); Nervi (Bavay ); Osismi; Parisi (Parigi); Petrocori (Périgord); Pictoni (Poitiers); Ptiani (Aquitania); Redoni (Rennes); Remi (Reims); Santoni (Saintes); Seduni (Martigny); Segusiavi (Loira); Senoni (Orleans); Sequani (Besançon); Sibuzati (Aquitania); Soziati (Aquitania); Suessioni (Soissons); Tarbelli (Aquitania); Tarusati (Aquitania); Tolosati (Tolosa); Treviri, Treveri (Trier); Tricassi (Troyes); Tungri (Tongeren); Turoni (Tours); Unelli (Normandia); Vangioni (Worms); Veliocassi (Rouen); Vellavi (Ruessium); Veneti (Bretagna); Veragri (Martigny); Viducassi (Vieux); Viromandui (Vermandois); Vocati (Aquitania); Voconzi (Vaison-la-Romaine); Volci.

Carta geografica con i popoli Celti nella Gallia e sud Britannia,
e i popoli Germani nei pressi del Reno: 59 a.C., I sec a.C.
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Carta geografica con i popoli Celti
nella Gallia del nord e Britannia
nel I sec a.C.Clicca l'immagine per ingrandirla.
in Britannia (attuali Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles): Ancaliti (Hampshire e Wiltshire, Inghilterra); Atecotti (Scozia o Irlanda); Atrebati (Hampshire e Berkshire, Inghilterra); Autini (Irlanda); Belgi (Wiltshire e Hampshire, Inghilterra); Bibroci (Berkshire, Inghilterra); Briganti (Inghilterra settentrionale); Briganti (Irlanda); Cereni (Sutherland, Inghilterra); Caledoni (Invernessshire, Scozia); Cantiaci (Kent, Inghilterra); Carnonaci (Highland scozzesi occidentali); Carvezi (Cumberland, Inghilterra); Cassi (Inghilterra); Catuvellauni (Hertfordshire, Inghilterra); Cauci (Irlanda); Corieltauvi (Leicestershire); Coriondi (Irlanda); Corionotozi (Northumberland, Inghilterra); Cornovi (Caithness, Inghilterra); Cornovi (Cheshire, Inghilterra); Cornovi (Cornovaglia, Inghilterra); Creoni (Argyllshire, Scozia); Damnoni (Strathclyde, Inghilterra); Darini (Irlanda); Deceangli (Flintshire); Decanzi (Ross orientale, Inghilterra); Demezi (Dyfed, Galles); Dobunni (Gloucestershire); Dumnoni (Devon, Inghilterra); Durotrigi (Dorset, Inghilterra); Eblani (Irlanda); Epidi (Kintyre, Inghilterra); Gangani (Irlanda); Gangani (penisola di Lleyn); Erpeditani (Irlanda); Iberni (Irlanda); Iceni (East Anglia, Inghilterra); Lugi (Sutherland orientale, Inghilterra); Magnazi (Irlanda); Manapi (Irlanda); Novanzi (Galloway, Inghilterra); Ordovici (Gwynedd, Galles); Parisi (East Riding, Inghilterra); Regnensi (Sussex, Inghilterra); Robogdi (Irlanda); Segonziaci (Inghilterra); Selgovi (bacino superiore del Tweed, Inghilterra); Setanzi (Lancashire, Inghilterra); Siluri (Gwent, Galles); Smerzi (Sutherland meridionale, Inghilterra); Tassali (Aberdeenshire, Scozia); Trinovanti (Essex, Inghilterra); Vacomagi (Banffshire, Inghilterra); Velabri (Irlanda); Veniconi (Strathmore, Inghilterra); Vennicni (Irlanda); Vodie (Irlanda); Votadini (Lothian, Scozia).

Carta geografica dell'Europa nel 58 a.C., con i Popoli Celti, Germanici, Daci,
Illiri e il dominio di Roma  (S.P.Q.R., Repubblica di Roma) nel I secolo a.C.,
prima della conquista della Gallia.   Clicca l'immagine per ingrandirla

in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina): Anari (Emilia); Boi (Emilia); Carni (Carnia); Cenomani (Brescia); Anari (Oltrepò Pavese); Graioceli (Moncenisio); Insubri (Lombardia); Lingoni (Ferrara); Orobi (tra Como e Bergamo); Salassi (Aosta e Canavese); Taurini (Torino); Vertamocori (Novara)
nel territorio di Roma: Senoni (dalla Romagna ad Ancona);
in Europa centrale: Anartii (Ungheria); Arabiati (Illiria); Boi (Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria e Germania: Boemia, che prende il nome da loro); Cotini (Slovacchia); Eravisci (Ungheria); Ercuniati (Illirico); Osii (Slovacchia); Scordisci (Croazia, Serbia); Taurisci (Norico).
in Spagna e Portogallo: Arevaci; Asturi; Cantabri; Carpetani; Celtiberi (Spagna); Cineti (Algarve, Portogallo meridionale); Calleci (Portogallo e Spagna); Lusitani (Portogallo); Vaccei; Vardulli.
in Turchia: Galati.

Celti - TRISKEL, simbolo solare della trinità dell'Uno ( O I W ):
Nerz (Forza), Skiant (Saggezza) e Karantez (Amore)

Celti - Carta geografica delle Popolazioni  Liguri, Etrusche,
 Celtoliguri e Celtiche nel Centro-Nord italico intorno al
600 a.C. : in questa cartina è raffigurata l'ipotesi di un
Mare Padano. Clicca sull'immagine per ingrandi
IN ITALIA
Per quanto riguarda la penisola italica, una prima mescolanza tra i Celti e gli Etruschi dell’Italia centro-settentrionale, probabilmente del V secolo a.C.,  è confermata da scavi archeologici di sepolture che fanno pensare a frequenti matrimoni misti fra i due popoli, e soprattutto di oggetti identici a quelli ritrovati in area celtica transalpina. Sono reperti significativi di una contiguità che venne a crearsi già dal primo momento, e forse anche di rapporti non sempre ostili. E' difficile definire le caratteristiche delle prime invasioni. I Liguri, popolazione antichissima con un DNA legato al popolo Basco, ad un certo punto diventarono Celtoliguri (17).
Per visualizzare il post" I Liguri", clicca QUI ).
Celti - Carta geografica delle Popolazioni italiche, Celtoliguri
e Celtiche nel Centro-Nord italico: IV sec.a.C.
L’unica certezza è che i Celti italici mantennero relazioni con quelli d’Oltralpe e che la successiva invasione (IV sec.) fu preparata ed eseguita con la loro collaborazione. I motivi che spinsero i Celti ad occupare l’Italia sono anch’essi oscuri: forse furono attratti dalla fertilità e dal clima mite del Meridione, o, più probabilmente, furono costretti a spostarsi, come detto, a causa della pressione demografica unita alla scarsità di terre coltivabili e ad altri problemi di carattere politico e sociale. Verso l’inizio del IV secolo a. C. i Celti - o Galli, secondo la definizione latina - si stanziarono in Lombardia (Insubri e Cenomani) fino ai confini con il Veneto, in Emilia (Anari e Boi), in Romagna (Lingoni) e nelle Marche (Senoni), regioni praticamente sottratte agli Etruschi e agli Umbri. Ciò che risulta interessante sottolineare, è la collaborazione che si creò tra i primi coloni Celti e le successive ondate migratorie, che si susseguirono fino a tutto il IV secolo. La comunanza di usi, costumi, lingua e culti religiosi, non fece altro che cementare accordi ed unioni fra le diverse nazioni celtiche che si ritrovarono a fronteggiare unite prima gli Etruschi poi gli Umbri, Veneti ed infine la potenza espansionistica di Roma. Le popolazioni celtiche riuscirono, quindi, per due secoli a radicarsi sul territorio dell'intera penisola italica, vivendo a contatto con le genti autoctone, integrandosi con successo e lasciando tracce indelebili che sono tutt'oggi riscontrabili nella cultura e negli usi di tutta la pianura Padana ed in alcuni paesi del centro e nel sud.  
Senoni stanziati in Italia(18): stando a Polibio, attorno al 400 a.C. un gruppo di Senoni attraversò le Alpi e, scacciati gli Umbri, si stanziò sulla costa orientale dell'Italia, nei territori orientali della Romagna e settentrionali delle Marche, in quello che venne denominato in età augustea ager Gallicus. Ad ovest del fiume Montone, infatti, cominciava il terriotrio dei Galli Boi. Tale posizione, strategica per i contatti con le vie marittime e la valle del Tevere, fu il punto di partenza per le loro successive incursioni nell'Italia meridionale e centrale. Qui fondò Sena Gallica (Senigallia), che divenne la loro capitale. Nel 391 a.C. invasero l'Etruria e assediarono Chiusi. Gli abitanti di questa città chiesero aiuto a Roma che intervenne, ma fu sconfitta nella battaglia del fiume Allia il 18 luglio del 390 a.C. - cronologia di Varrone - o nel 387 secondo Polibio. La stessa Roma fu presa e saccheggiata dai Senoni, guidati da Brenno (in realtà Brennan, nome del dio della guerra, era assunto da ogni capotribù in battaglia).
Brenno, condottiero dei Celti
La presa di Roma (390-386 a. C.) da parte di Brenno fu vissuta, secondo le fonti antiche, come un evento traumatico e fu  probabilmente per questo che  il fiero popolo romano volle giustificare quella sconfitta con la ferocia degli aggressori. Oggi, invece, si tende a considerare l’invasione celtica non come quella di un’orda selvaggia, ma piuttosto di una vasta comunità costretta a lasciare il proprio territorio d’origine per problemi di sopravvivenza. 
E’ possibile che l'espansione sia poi proseguita verso sud-est senza ulteriori grossi traumi (19).
Per impedire che gli invasori incendiassero la città, i romani furono costretti all'umiliante riscatto di mille libre d'oro. Un esercito di soccorso guidato dal dittatore Camillo riuscì a liberare la città.
Per oltre 100 anni tra questi due popoli si verificarono molti scontri, finché, a seguito della battaglia del Sentino (295 a.C.) i Galli Senoni furono debellati dai consoli Publio Decio Mure e Quinto Fabio Massimo Rulliano e quindi sottomessi nel 283 a.C. dal console Publio Cornelio Dolabella. L'occupazione romana non avvenne prima del 272 a.C., anno in cui Roma portò a termine la guerra con Taranto. A Sena Gallica fu dedotta una colonia romana.
La presenza dei Galli Senoni è testimoniata nell'ager Gallicus anche dopo la sottomissione ai romani; sono attestate fasi di convivenza con i Romani insediati nelle città di fondovalle di Suasa, Ostra antica, etc. e i Senoni appostati nei loro villaggi sulle alture, ad esempio il sito archeologico di Montefortino di Arcevia, ed è probabile che la popolazione e la cultura gallica fu gradualmente assorbita da quella romana. Come spesso avveniva dopo una conquista, a cambiare non era la popolazione intera ma solamente il ceto dirigente che imponeva la propria cultura e gradualmente assimilava alla "romanità" i popoli sottomessi in battaglia; prova di ciò è la presenza tuttora fortissima della cosiddetta "cadenza celtica" nei dialetti della provincia di Pesaro e Urbino. Al tempo di Gaio Giulio Cesare un gruppo di Galli Senoni viveva nel territorio oggi occupato dai distretti di Seine-et-Marne, Loiret e Yonne. Dal 53 al 51 a.C. furono in guerra con Cesare, dopodiché scomparvero dalla storia. Furono poi inclusi nella Gallia Lugdunensis. (Lugdunum “accampamento di Lugh”, divinità solare celtica, è il toponimo di molte città odierne. Qui si intende la zona in cui ora sorge Lion, ma lo stesso toponimo è in London, Lugos, Lugo di Romagna etc..) (20).
Comunque, nel Senato Romano vi erano Celti provenienti dall'ager Gallicus a dimostrazione della rappresentanza di tutte le tribù del territorio di Roma, cosa di cui i romani andavano fieri (17), e non tutti i Celti combattevano contro i romani, alcuni erano loro alleati, poiché molti guerrieri Celti si mettevano al servizio di chi offriva loro denaro. Il destino dei Galli cisalpini si decise però, allorquando questi ultimi legarono la propria sorte allo svolgimento dei conflitti punici che videro Roma opporsi alla nascente potenza militare di Cartagine. I Celti si schierarono con quest'ultima fin dal 263, contribuendo in modo determinante all'impresa di Annibale iniziata nel 221 con la campagna di Spagna e culminata nel 218 con la battaglia di Canne.
Celti - Carta geografica della penetrazione delle popolazioni
Celtoliguri e Celtiche nel territorio italico: III sec. a.C.
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Già dal 243 i Celti della Pianura Padana avevano cercato, forse per una sorte di premonizione, l'appoggio dei fratelli d'oltralpe nel tentativo di opporsi in modo solidale alla minaccia espansionistica romana. Le soliti liti e faide interne impedirono che l'alleanza, che forse avrebbe cambiato l'assetto futuro della storia, si realizzasse….
Fu con gli scontri di Talamone ( 225a.C.) e di Clastidium ( Casteggio, 222 a.C.) che il sogno  della grande Gallia Cisalpina unita, terminò definitivamente.
A Talamone, una coalizione di Insubri, Gesati, Boi e Taurini si immolarono in una gloriosa ma inutile resistenza, troppo presi dal loro ardore per contrastare la gelida efficienza bellica romana.
Celti - Carta geografica delle Gallie, Province Romane
con Caio Giulio Cesare I sec. a.C.
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Poco dopo, a Casteggio, i romani completarono l'opera infliggendo un ennesima cocente sconfitta ai Celti, arrivando fino alle porte di Mediolanum (Milano) e costringendo gli Insubri a tentare una resistenza disperata fuggendo sulle montagne, per non perire assieme alla loro capitale.
Finiva così un'epoca che aveva visto fronteggiarsi fieramente per duecento anni le due differenti etnie.
Piegati i Celti del nord della Gallia Cisalpina, i romani si dedicarono alla disfatta ed all'annientamento di quella che era considerata la più potente fra le nazioni celtiche stanziate al disotto del fiume Po, i Boi. Prima di allora tutta la Valle e pianura Padana, erano considerate dagli stessi romani "Gallia", il resto del territorio era "Italia".
La tribù degli Ambroni (o Ambrones) (18) apparve brevemente nelle fonti romane realtive al II secolo a.C. La loro posizione all'inizio della loro breve storia fu la costa dell'Europa settentrionale, a nord del Rhinemouth, nelle Isole Frisone. La regione è oggi occupata dai resti dello Zuider Zee e del Jutland, che essi condivisero con i propri vicini: Cimbri e Teutoni.
Non si è sicuri sulla loro provenienza. I Teutoni erano probabilmente Germani, ma esiste qualche prova che dimostrerebbe che Ambroni e Cimbri avevano radici miste. In seguito, durante il breve e sanguinario attraversamento dell'Europa, i Cimbri vennero guidati da Boiorix, un nome celtico che significa "Re dei Boi". Il prefisso Amb è usuale in molti nomi tribali celtici (per visualizzare notizie sull'Ambra, clicca  QUI ). Gli Ambroni seguirono i costumi celtici urlando il nome della propria tribù durante le entrate in battaglia. I romani li consideravano Germani, non Celti, e si allearono con i Celti combattendo contro di loro. Queste circostanze suggeriscono la presenza di un'etnia mista, probabilmente in origine celtica ma assimilata dai Germani. Non solo provenivano da una regione settentrionale recentemente germanizzata, ma in questo periodo le tribù germaniche vennero pesantemente influenzate dalla cultura celtica.
I tre vicini iniziarono entrarono nella storia romana sotto forma di alleanza determinata ad emigrare nelle terre meridionali. Forse gli Ambroni vennero guidati dalle recenti alluvioni dello Zuider Zee, non ancora inondato. In tutto si parla di circa 300.000 uomini, dei quali 30.000 erano Ambroni. La migrazione si trasformò ben presto in razzie. Mentre puntavano verso la Boemia, vennero bloccati dai Boi, che in quel periodo abitavano le terre che ancora oggi portano il loro nome. 
Celti - Carta geografica dell'invasione di Cimbri,
Teutoni e Ambroni II sec. a.C.
Il punto di divisione rappresenta la base stabilita in Gallia. I Cimbri proseguirono verso Vercellae, mentre Teutoni ed Ambroni finirono a Sextiae . Girando attorno ai Boi, i tre alleati entrarono in Serbia ed in Bosnia oltrepassando il Sava e la Morava, ma ben presto lasciarono questo terreno montuoso per i verdi pascoli della Gallia, seguendo un tragitto che passava a nord delle Alpi e dei pericolosi Romani. I Romani tentarono di mettersi sulla loro strada subendo pesanti perdite, a causa della rivalità tra i consoli al comando; un esercito venne sconfitto sotto Gneo Papirio Carbone (Perseus, Carbo No. 4) nel 113 a.C. a Noreia in Stiria, un altro guidato da Marco Giunio Silano Torquato (Marcus Junius Silanus Torquatus) (Perseus, Silanus, Junius No. 17) in Gallia nel 109 a.C., un terzo guidato da Gaio Cassio Longino nel 107 a.C., ed il quarto da Quinto Servilio Cepione e Gneo Mallio Massimo nel 105 a.C. (Battaglia di Arausio).
I tre alleati tennero una base in Gallia dividendosi poi in due fronti. Gli Ambroni ed i Teutoni transitarono in Liguria (est di Marsiglia), mentre i Cimbri entrarono in Italia passando più a nord. A questo punto i Romani decisero di nominare di nuovo console Gaio Mario, illegalmente, visto che aveva già ricoperto il ruolo.
Celti - Carta geografica delle Popolazioni  Liguri, Etrusche,
 Celtoliguri (i Celto-Ligi) e Celtiche nel Centro-Nord italico.
attorno al 300 a.C.  Clicca l'immagine per ingrandirla
Mario marciò in Liguria stabilendo un campo sul percorso del nemico. I Teutoni assaltarono il campo venendo respinti. Decisero di proseguire aggirando il campo. Mario li seguì accampandosi vicino a quella che sarebbe passata alla storia col nome di battaglia di Aquae Sextiae, ai piedi delle Alpi (l'attuale Aix en Provence). L'anno era il 102 a.C. La battaglia iniziò come incontro casuale, ma i Romani la trasformarono in schiacciante vittoria. Quando gli Ambroni attaccarono i Romani questi stavano attingendo l'acqua da un vicino fiume. I Liguri erano alleati dei Romani, e accorsero per aiutarli ricacciando gli Ambroni dietro al fiume. I Romani compattarono i ranghi rigettando gli Ambroni che tentavano di nuovo di oltrepassare il fiume. Gli Ambroni persero buona parte delle loro forze. Due giorni dopo Mario respinse un attacco al campo e strinse le forze nemiche tra il proprio esercito ed un'imboscata di 3.000 uomini alle spalle. Mario fece 100.000 prigionieri, praticamente annientando gli Ambroni. Il campo presente in Gallia sopravvisse alla disfatta. Fondendosi con i Celti locali, diedero vita ad una nuova tribù, gli Aduatuci. Fu la fine degli Ambroni. Questa storia si può trovare nell'opera Vite Parallele di Plutarco, per la precisione nella vita di Gaio Mario scritta nell'80. Plutarco, nella vita di Mario (10, 5-6), scrive che gli Ambroni cominciarono a gridare "Ambrones!" all'inizio della battaglia; i Liguri, che fiancheggiavano i Romani, sentendo l'urlo e riconoscendo il nome che anch'essi usavano per i loro discendenti (οὕτως κατὰ ὀνομάζουσι Λίγυες), risposero con lo stesso grido "Ambrones!"

Carta geografica della Gallia Transalpina, o delle Gallie, dopo la conquista
di Gaio Giulio Cesare, con anche gli stanziamenti dei Germani: 44 a.C.,
I sec a.C.      Clicca l'immagine per ingrandirla 

Celti - Carta con il confine del Rubicone
che divideva il territorio amministrato
direttamente da Roma dalla Provincia
della Gallia Cisalpina, il Nord Italia
fino all'anno 6 d.C.
Si hanno notizie di eroici e sfortunati tentativi di ribellione da parte dei Galli fino all' 82 a.C., allorchè la Gallia Cisalpina venne dichiarata provincia romana. Il 10 gennaio del 49 a.C., Giulio Cesare attraversava con le sue legioni il Rubicone, confine tra il territorio controllato direttamente da Roma e la Provincia romana della Gallia Cisalpina.
Nell'anno 6 d.C., l'imperatore Ottaviano Augusto trasformò la Provincia della Gallia Cisalpina in 4 nuove regioni soggette all'amministrazione del territorio di Roma.
I Celti però non scomparvero (16). Gran parte dei loro combattenti fu incorporato nelle legioni romane, contribuendo ai successi bellici dell'Urbe, sui nuovi scenari bellici in Gallia Transalpina ed in Britannia. La classe dei produttori si inserì perfettamente nel tessuto sociale italico, portando con sé un bagaglio di conoscenze e nuove tecniche nella lavorazione dei metalli e degli utensili, ricreando il gusto artistico nella ceramica e nella decorazione.
Carta del 6 d.C., la Provincia Romana della Gallia Cisalpina
si trasforma in 4 nuove Regio (Regioni) del territorio di Roma.
Clicca l'immagine per ingrandirla.
Cartina delle 11 Regioni istituite Ottaviano Augusto
nel 6 d.C.:  I Lazio e Campania, II Puglia e Calabria,
III Lucania e Bruzi, IV Sannio,  V Piceno,
VI Umbria, VII Etruria, VIII Emilia, IX Liguria,
X Veneto e Istria, XI Transpadania.
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I druidi, poco alla volta, accettarono la nuova religione del Cristo, oppure si amalgamarono con la categoria medica, introducendo preziose nozioni e conoscenze nella preparazione dei medicamenti, e di loro si perse, forse, ogni traccia…
Ma com'erano questi pagani? Gli storici del tempo (Posidonio di Apamea e Diodoro Siculo) li descrivevano come tipacci enormi con capelli rossicci ritorti sul capo e lunghi baffi che scendevano a ricoprire la bocca. In battaglia, incitati dai tamburi e dalle carnix, le lunghe trombe che emettevano orribili muggiti, molti combattevano nudi per mostrare sprezzo della morte, e “quando sfidano qualcuno a duello, squassano le armi per atterrire, decantano le glorie degli avi e le proprie; disprezzano e umiliano l'avversario, per sminuire la sua fiducia in sé. Appendono al collo dei cavalli le teste mozzate dei nemici e mentre i servi ne prendono le spoglie insanguinate, innalzano le loro grida di vittoria. Conservano quelle spoglie come trofei nelle loro abitazioni e le teste in cassette di legno di cedro unte con grasso per mostrarle agli ospiti”. Posidonio fu colto addirittura da malore allorché mentre viaggiava nelle loro terre si imbatté in un gruppo di cavalieri celti i destrieri dei quali recavano, appese al collo, intere collane di teste mozzate grondanti sangue.
Celti - Carnix, le temutissime trombe
da guerra celtiche
I loro sciamani (i druidi) ritenevano di poter indovinare il futuro squarciando il petto d'un poveraccio per studiarne le convulsioni nell'agonia o osservare in quale direzione colava il sangue di vene e arterie recise e da ciò trarre gli attesi auspici, ma tra loro non mancavano i musici, i poeti, i filosofi. Il celta, in verità, era sì un un tipo rustico, ma possedeva pure un senso della spiritualità molto elevato che lo spingeva ad entrare quanto più possibile in sintonia con i fenomeni della natura, nei quali individuava la divinità. La sua società era suddivisa in tre classi: la sacerdotale, composta da druidi, bardi e vati; la guerriera, alla quale appartenevano gli aristocratici, i cavalieri e l'oligarchia dirigente-combattente; e la produttrice, della quale facevano parte commercianti, artigiani, agricoltori e allevatori.
I druidi, la principale autorità della comunità, erano sacerdoti che praticavano i sacrifici, emettevano le sentenze e davano un'istruzione ai giovani, ma, soprattutto, officiavano i riti sacri nei nemeton (santuari) della tribù, di solito una semplice radura circondata da fitte foreste (il dio albero). I bardi coltivavano la musica e le poesie, arti alle quali i Celti attribuivano un valore sacrale. I vati, infine, erano gli stregoni, individui ai quali si riconoscevano doti divinatorie.
Celti - Resti di castelliere celto-ligure
sul  Monte Vallasa (AL)
Quanto alla classe guerriera, è facile capire cosa fosse: militari forti, feroci e spietati, che però consideravano primari valori quali l'onore, il rispetto, la lealtà.
Raccontava Polibio, descrivendo l'avvio di una battaglia fra Boi e Insubri da un lato e Romani dall'altra, che “innumerevole era la quantità dei buccinatori e dei trombettieri schierati: un così prolungato e assordante clamore essi produssero quando tutti insieme intonarono il peana, che perfino i luoghi vicini, e non solo le trombe dell'esercito, riecheggiavano il frastuono. Terribili erano inoltre l'aspetto e gli uomini nudi schierati dinnanzi a tutti gli altri, tutti nel pieno delle forze e di bellissimo aspetto".

Video con Musica Celtica e immagini di guerrieri: "Battle Swing" di Ar Re Yaouank

Celti - Guerriero galata che si uccide, dopo aver
tolto la vita anche alla moglie, per evitare la
schiavitù in seguito alla sconfitta subita
sul campo di battaglia (statua Romana, copia
 di un originale in bronzo del I secolo a.C.).
Delle donne celtiche si racconta che, al pari 
dei loro uomini,  fossero fiere, coraggiose e
appassionate amanti della libertà.
Liguri sulle montagne e Celti nelle pianure resero molto dura la vita ai Romani, ma il futuro era ormai scritto. Prima i Sanniti (Sannio), poi i Senoni (Marche), quindi i Boi (Emilia) e i Cenomani (fra l'Adda e l'Oglio), e infine gli Insubri (Milano) furono sconfitti e sottomessi con perdite spaventose, decine di migliaia di caduti. Nello stesso tempo, dovettero cedere uno dopo l'altro le armi gli Apuani (Garfagnana e alto Magra), i Friniati (Appennino parmense e reggiano), i Veleiati (Appennino piacentino) e gli Ingauni (Ponente ligure).
A quel punto tutta la penisola si trovò sotto il domino romano. 

TRAMONTO
Come poté accadere, dunque, che un insieme di popolazioni così vasto e così socialmente strutturato, sia sul piano delle relazioni interne che nelle questioni politico-economiche internazionali, potesse essere sconfitto da un popolo meno numeroso, come quello romano?
La risposta a questa domanda risiede essenzialmente in due soli concetti: unità e organizzazione militare. In primo luogo, si è in precedenza detto che è assolutamente scorretto parlare di un "popolo celtico": sia dai racconti degli storici romani che dagli scarsi documenti scritti celtici pervenutici (soprattutto da cronache irlandesi) risulta assolutamente evidente (21) che nessun celta, pur comprendendo di far parte di un vasto gruppo etno-culturale, sentisse alcun legame verso il proprio macro-insieme di popolazione.
Celti - Statua di Vercingetorige
I vincoli di fedeltà erano, tuttalpiù, personali verso un capotribù (con conseguente vincolo solo tribale), ma, in larga parte, unicamente sentiti verso il proprio nucleo familiare allargato, il clan.
È ovvio che, con queste premesse, fosse praticamente impossibile per i  celti organizzare alleanze estese in funzione antiromana: solo in qualche caso, ad esempio contro Cesare, riuscirono ad organizzare qualche    forma di unione provvisoria e instabile tra tribù, ma furono   esperienze   limitate sia nel numero che nel tempo, che mancarono sempre della coesione necessaria ad affrontare una organizzazione sociale come quella romana, che faceva del culto patrio una sorta di religione di stato: la società dei Celti, sebbene nell’ultimo periodo della sua storia fosse arrivata ad un ragguardevole livello di organizzazione, purtroppo rimase sempre prigioniera delle proprie divisioni interne. Fu principalmente questo, e non la barbarie, l’ignoranza e l’arretratezza di un popolo che non aveva nessuna di queste tre prerogative, a determinare la loro sconfitta da parte dei Romani che ebbero la meglio prima sulle popolazioni insediatesi in Italia Settentrionale (la cosiddetta Gallia Cisalpina) e poi, con Cesare, anche su quelle che abitavano l’Europa continentale (la Gallia Transalpina). All’epoca delle guerre galliche, infatti, molte tribù non videro in Cesare l’“invasore”, ma solo un altro potenziale alleato con il quale stabilire eventuali intese. Così, anche di fronte ai Romani, le tribù celtiche non trovarono una ragione di unione, ma si divisero fra quelle che avevano deciso di sostenere Cesare e quelle che invece avevano risolto di combatterlo.
Celti - Vercingetorige al cospetto di Caio Giulio Cesare
A parte le breve parentesi della ribellione guidata da Vercingetorige e dall'insurrezione capeggiata dalla regina Budicca, le varie popolazioni celtiche non fecero mai causa comune. In Britannia i Romani furono quasi debellati da Budicca (o Budikka, o Boadicea).
Boudicca o Boudica, Boudicca, Buduica, Bonduca, oltre a molte altre forme (vissuta tra il 33 e il 60/61 d.C.), è stata una regina della tribù degli Iceni, che viveva nell'odierna zona di Norfolk (Inghilterra orientale). Guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell'isola. Molti sono i modi in cui è stato tramandato il nome della regina, a causa di diverse corruttele presenti in molti manoscritti medioevali, ma è ormai abbastanza certo che la forma corretta sia Boudicca o Boudica, derivante dalla parola celtica bouda, cioè vittoria (in irlandese bua e in gallese buddug). Il nome è attestato in alcune iscrizioni: Boudica in Lusitania, Boudiga a Bordeaux e Bodicca in Britannia. Basandosi sull'evoluzione del gallese e dell'irlandese, Kenneth Jackson conclude che la forma corretta del nome sarebbe stato Boudica. Le fonti principali su questi eventi sono Tacito e Cassio Dione Cocceiano.
Rappresentazione di Budikka,
o Budicca (Boadicea),
regina di Britanni
La celtica Budicca, sovrana di una tribù nella Britannia conquistata dai Romani, è un esempio di donna che ha combattuto e portato un esercito in battaglia. Il marito, morendo, aveva lasciato il regno in eredità alle due figlie, ma ciò contrastava con la legge romana per la quale le donne non potevano ereditare; il re alleato era comunque tenuto a cedere il dominio a Roma dopo la propria morte. Budicca e le figlie vennero oltraggiate, lei con la fustigazione e le figlie con lo stupro, e le terre passarono sotto il dominio dei Romani. Evidentemente l’insulto non poteva essere accettato da questa donna, che viene riferita come alta e terrificante, forte di voce e di sguardo feroce, dalle chiome rosse e sempre armata di lancia.
Budicca radunò diverse tribù e lanciò la sua ribellione, approfittando del malcontento dei Britanni sottomessi al giogo di Roma. Poiché il governatore Svetonio Paolino era impegnato in una campagna per soffocare la voce dei Druidi nell’isola di Anglesey, la reazione romana fu all’inizio incerta, e i ribelli riuscirono a bruciare la città di Colchester, sconfiggendo la IX legione che era intervenuta. Paolino guadagnò tempo per radunare i suoi reparti, lasciando in preda ai rivoltosi la città di Londra, che venne distrutta anch’essa. I Britanni di Budicca avevano così ucciso decine di migliaia di nemici, in buona parte anch’essi Britanni, ma romanizzati; allo scontro decisivo però la sapiente astuzia tattica di Svetonio Paolino li condannò a una sconfitta inequivocabile e pesantissima, tanto che Budicca sembra si sia avvelenata per non essere presa viva. La sua rivolta, pur partendo da una questione personale, aveva coinvolto l’intero popolo. Ma a parte le brevi parentesi di ribellione, le varie popolazioni celtiche non fecero mai causa comune. Fu questo il motivo di base della caduta di quella civiltà che, se solo più coalizzata, avrebbe potuto dominare su tutta l’Europa centrale (22). In secondo luogo (ma forse si potrebbe più propriamente parlare di un semplice corollario della ragione sopra accennata), forse proprio i punti di forza di quello che è oggi il  fascino peculiare dell'antico mondo celtico, la sua spiritualità e la sua individualità sfrenata, furono gli elementi che portarono al suo tramonto quando questo mondo entrò in contatto con la disincantata civiltà romana, che viveva agli opposti concettuali: alla spiritualità opponeva la prammatica praticità e all'individualismo, l'arma più distruttrice e dominatrice mai creata: le legioni romane, sottoposte a ferrea disciplina. L'individualismo guerriero venne meno al confronto con la fredda e calcolata strategia militare, nonostante i Celti fossero più numerosi dei romani e impugnassero armi spaventosamente più micidiali. «Se vuoi sapere come i Romani hanno conquistato il mondo conosciuto,» afferma il grande scrittore fantasy ed esperto di strategie militari David Gemmell (23), «la risposta è il gladio, la corta spada che usavano. Una lama di 18 pollici con cui effettui affondi è diversa da una spada di tre piedi con cui fai dei fendenti: questo significa che puoi stare spalla a spalla con i compagni, ed invece usare una lama calata di taglio ti costringe a mantenere una distanza di sei piedi in ogni direzione dai tuoi compagni. Non importa quanto i Celti superassero in numero i Romani, al momento del contatto in battaglia erano tre a uno per i Romani».

Croce Celtica di Muiredach, X sec., alta 7 m.,
Monasterboice in Louth, Irlanda.
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Così, dunque, la più grande civiltà dell'età del ferro, con la sola eccezione di Scozia e Irlanda, venne sottomessa e inglobata nell'Impero, colonizzata e romanizzata, snaturandosi e finendo per "scomparire" per oltre 2.000 anni.

Celti - Decorazione in legno Celtica: Lupi annodati

Note:
(1) Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico, passim..
(2) Strabone, Geografia, libri III, IV, VI , VII.
(3) Tito Livio, Storia di Roma, libro V.
(4) Cassio Dione Cocceiano, Storia di Roma, libri LI-LIV.
(5) C. Renfrew, Archeology and Language - the Puzzle of IndoEuropean Origins, Penguin, Londra 1989       (6) Ad esempio, J. Layard, I Celti - alle radici di un inconscio europeo, Xenia, Milano 1995, pp. 28-42.
(7) Ad esempio, L. Melis,  Shardana - I Popoli del Mare, CDE, Cagliari 2002, passim e L. Sudbury, Hanebu. I Popoli Perduti che Crearono il Mediterraneo, in Hera, dicembre 2007.
(8) P. Berresford Ellis, The Celts, Carroll & Graf, Manchester 2003, passim.
(9) Ad esempio,  B. Cunliffe, The Ancient Celts, Penguin, London 2000, pp. 36-48.
(10) L. Sudbury, BarBar o «della genericità», www.storiamedievale.net, gennaio 2008.
(11) Tra gli altri, B. McEvoy, M. Richards, P. Forster, D. G. Bradley, The Longue Durée of Genetic Ancestry: Multiple Genetic Marker Systems and Celtic Origins on the Atlantic Facade of Europe, in The American Journal of Human Genetics, ottobre 2004.
(12) B. Cunliffe, The Oxford Illustrated Prehistory of Europe, Oxford O.U.P, 1994, pp. 250-254.
(13) J.Collis, The Celts: Origins, Myths, Invention, Tempus, London 2003, passim.
(14) P. Berresford Ellis, The Celts cit., pp. 112-141.
(15) J. Carey, J.T. Koch, The Celtic Heroic Age: Literary Sources for Ancient Celtic Europe & Early           Ireland & Wales, David Brown Book Company, Cardiff 2003, pp. 81.
(16) Alcune parti riguardanti società, nonchè parti della storia dei celti nella penisola italica sono tratte da www.lacerchia.it
(17)Le parti riguardanti, i Liguri, i Celtoliguri e di Celti nel Senato Romano è a cura di chi scrive.
(18)Le parti riguardanti i Senoni, Ambroni Cimbri e Teutoni sono tratte da wikipedia.
(19) J. De Galibier, L'epopea dei Celti. Storia e Mistero, Keltia, Aosta 1998, passim e www.celticanapoletana.org.
(20)Parti tratte da "Il Vischio e la Quercia" di Riccardo Taraglio ed. L'Età dell'Acquario
(21) Un'ampia sintesi è rinvenibile in J. Carey, J.T. Koch, The Celtic Heroic Age: Literary Sources for     Ancient Celtic Europe & Early Ireland & Wales cit., passim.
(22) C.Nicolet, Rome et la Conquête du Monde Méditerranéen, tomo I, PUF, Parigi 2001, pp. 409 ss. e   www.signainferre.it.
(23) Citato in F. Truppi, La riscoperta di una civiltà, in www.celticworld.it

Celti - Torques con teste di Drago

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