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| Carmelo Bene |
IL VIDEO:
Il Video di Carmelo Bene che recita: "I Dodici" di Aleksandr Blok
e "All'amato Me Stesso" di Vladimir Majakovskij
e "All'amato Me Stesso" di Vladimir Majakovskij
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Aleksandr Blok nel 1907
ritratto da Konstantin Somov |
Aleksandr Aleksandrovič Blok
(Алекса́ндр Алекса́ндрович Блок) (San
Pietroburgo, 28 novembre 1880 – 7 agosto 1921) è stato forse il
più grande poeta russo, dopo Aleksandr Puškin.
La gioventù e le sue prime
influenze
Blok nacque in una famiglia di
raffinati intellettuali. Alcuni dei suoi parenti erano letterati, il
padre era professore di diritto a Varsavia, e il nonno materno
rettore dell'Università statale di San Pietroburgo. Dopo la
separazione dei genitori Blok andò a vivere con alcuni parenti
dell'alta società nella villa di Šachmatovo, nei dintorni di Mosca,
dove scoprì il pensiero filosofico dello zio Vladimir Solov'ëv e i
versi di quelli che allora erano ancora dei poeti semisconosciuti,
Fëdor Ivanovič Tjutčev e Afanasij Afanas'evič Fet. Queste
influenze finirono per essere fuse e rielaborate nelle armonie dei
suoi primi scritti, poi raccolti nel volume Ante Lucem.
Si innamorò di Ljubov (Ljuba)
Mendeleeva (figlia del grande chimico Dmitrij Mendeleev) e la sposò
nel 1903. In seguito lei lo coinvolse in una complessa relazione di
amore-odio con il suo amico, il poeta simbolista Andrej Belyj. Blok
dedicò a Ljuba un ciclo di poesie che finirono per dargli la fama,
Stichi o prekrasnoi Dame (Versi sulla bellissima dama) (1904). In
quest'opera egli trasfigura sua moglie in una visione senza tempo
dell'anima femminile e dell'eterno femminino (la Sophia degli antichi
greci, secondo l'insegnamento di Solov'ëv).
Le immagini mistiche e idealizzate
presenti nel suo primo libro aiutarono Blok a diventare il capofila
del movimento simbolista russo. La prima poesia di Blok è dotata di
una musicalità impeccabile e ricca di sonorità, ma in seguito egli
tentò di introdurre delle strutture ritmiche più azzardate ed
irregolari. Era dotato di una potente e naturale ispirazione e spesso
tratteggiava delle immagini indimenticabili e quasi da sogno pur
partendo dalle cose più banali che lo circondavano e da avvenimenti
privi in sé di importanza (Fabrika, 1903). Le poesie dell'età
matura furono spesso basate sul conflitto tra la visione platonica
della bellezza ideale e la deludente realtà fatta di orribili
periferie industriali (Neznakomka, 1906).
Con la sua successiva raccolta di
poesie, La Città (1904-1908), tracciò un ritratto di San
Pietroburgo molto misterioso e dal carattere espressionista. Le
raccolte seguenti, Faina e Maschera di Neve, contribuirono ad
accrescere la sua fama in modo incredibile. Venne spesso paragonato
ad Aleksandr Puškin e tutta l'Epoca d'argento della poesia russa
finì per essere talvolta definita L'epoca di Blok. Negli anni '10
del XX secolo Blok godeva della quasi unanime ammirazione dei
colleghi letterati e la sua influenza sui poeti più giovani rimase
in pratica ineguagliata. Anna Achmatova, Marina Cvetaeva, Boris
Pasternak, and Vladimir Nabokov scrissero diverse poesie in suo
onore.
Nell'ultima parte della sua vita, Blok
si concentrò soprattutto su temi politici, riflettendo sul destino
del suo paese (Vozmezdie, 1910-21; Rodina, 1907-16; Skify, 1918).
Influenzato dalle teorie di Solov'ev, si fece prendere da vaghe paure
di tipo apocalittico, alternando speranza a disperazione. "Sento
che sta per succedere un grande evento, ma non mi è dato sapere
esattamente cosa sia né quando accadrà.", scrisse sul suo
diario nell'estate del 1917. Tra la sorpresa di molti dei suoi
ammiratori accettò la Rivoluzione d'ottobre come l'atto finale di
queste sue apocalittiche elucubrazioni.
Blok espresse il suo punto di vista
sulla rivoluzione nell'enigmatico I Dodici (1918). Il lungo poema è
una delle opere più discusse di tutta la letteratura russa. Descrive
la marcia di dodici soldati bolscevichi (dodici come gli apostoli che
seguirono Cristo) per le strade di San Pietroburgo durante la
rivoluzione, mentre un fortissimo vento invernale del nord infuria
attorno a loro.
I Dodici allontanò subito Blok dalla
gran parte dei suoi ammiratori (che lo accusarono di aver mostrato un
terribile cattivo gusto), mentre i bolscevichi lo disprezzavano per
il misticismo e l'ascetismo mostrati in precedenza. Cadde in uno
stato di depressione e si ritirò dalla scena pubblica. Tuttora si
discute su quale sia stata la vera causa della morte di Blok a soli
40 anni. Alcuni sostengono che morì a causa della carestia del 1921
provocata dalla guerra civile russa. Altri continuano ad attribuirla
a quella che ambiguamente definiscono mancanza d'aria. Alcuni mesi
prima Blok si era esibito in una celebre lettura pubblica di Puškin,
che considerava una figura simbolica capace di riunire le due anime
della Russia.
Aleksandr Blok, da tutti considerato
uno dei più importanti poeti del secolo scorso, concepì la propria
produzione poetica come fosse composta da tre volumi. Il primo volume
contiene le sue prime poesie sulla Bellissima Dama; il suo colore
dominante è il bianco. Il secondo volume, dominato invece dal colore
blu, i commenti sull'impossibilità di raggiungere l'ideale che aveva
desiderato. Il terzo, che contiene le poesie del periodo
pre-rivoluzionario è permeato da un rosso fiammeggiante.
Nella poesia di Blok i colori sono
fondamentali perché trasmettono i segni mistici delle cose che vanno
oltre l'esperienza umana. Il blu o il viola sono i colori della
frustrazione, quando il poeta capisce che la sua speranza di vedere
la Dama andrà delusa. Il giallo, colore dei lampioni della strada,
delle finestre e dei tramonti, è il colore del tradimento e della
banalità. Il nero cela qualcosa di terribile, pericoloso ma
potenzialmente capace di rivelazioni esoteriche.
Sulle orme di Fëdor Tjutčev, Blok
sviluppò un complesso sistema di simboli poetici. Nelle sue prime
opere, ad esempio, vento sta per l'appressarsi della Dama, mentre
mattino o primavera sono i momenti in cui è più probabile che si
riescano ad incontrare. Inverno e notte sono i terribili momenti in
cui il poeta e l'amata sono lontani l'uno dall'altra. Palude e fango
simboleggiano invece la vita di tutti i giorni, quando non sia
illuminata da una luce spirituale.
Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Aleksandrovi%C4%8D_Blok
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