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| L'Europa, entità cristiana nata dalle ceneri dell'Impero
Romano, coronata con la Corona d'Italia.
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La Corona Ferrea o Corona del Ferro è un'antica e preziosa corona che venne usata dall'Alto Medioevo fino al XIX secolo per l'incoronazione dei Re d'Italia. Per lungo tempo, gli imperatori del Sacro Romano Impero ricevettero questa incoronazione. All'interno della corona vi è una lamina circolare di metallo: la tradizione vuole che essa sia stata forgiata con il ferro di uno dei chiodi che servirono alla crocifissione di Gesù. Per questo motivo la corona è venerata anche come reliquia, ed è custodita nel duomo di Monza nella Cappella di Teodolinda. Secondo la tradizione cristiana verso l'anno 324 Elena, madre dell'imperatore Costantino I, fece scavare l'area del Golgota in cerca degli strumenti della Passione di Gesù.
| La Corona del Regno d'Italia: la Corona Ferrea. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Non tutte queste incoronazioni sono però comprovate da
documentazioni storiche.Tra quelle sicure, oltre a quelle
longobarde, si ricordano:- Carlo Magno (800)
- Corrado (1024)
- Corrado (1024)
- Corrado III (1128)
- Federico Barbarossa (1155)
- Enrico VI (1186, in occasione delle
nozze con Costanza d'Altavilla)
- Carlo IV (1355, presente Francesco
Petrarca)
- Carlo V d'Asburgo (1530, a Bologna)
- Napoleone I (1805)
- Ferdinando I d'Austria (1838) ![]() |
| La Corona Ferrea, corona del Regno d'Italia. |
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| Cartina dell'Europa con il luogo di provenienza, la tappe della migrazione nell'antica Pannonia dei Longobardi e i loro insediamenti in Italia. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 568 - I Langobardi, comunemente detti Longobardi, iniziano l'invasione dell'Italia. Romània (da cui Romagna) è il nome con cui i Longobardi indicavano i possedimenti dell'impero romano (d'oriente, detto poi bizantino) in Italia, in particolare la zona di Ravenna. Si disgrega quindi l'unità territoriale dell'impero parzialmente riunito da Giustiniano. Nella popolazione italiana è mal tollerata l'elevata imposizione fiscale imperiale, necessaria a ripagare le spese della riconquista. E' poi molto forte nel nord e nord-est lo scisma tricapitolino. Inoltre la principessa bavara Teodelinda (oggi chiamata Teodolinda), in qualità di regina Longobarda trasferirà nel dominio Longobardo del nord Italia la fede cattolica tricapitolina. Ormai le società barbarizzate occidentali stanno imboccando un percorso non comune all'oriente, mentre iniziano lunghe guerre fra l'impero e gli invasori.
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| Cartina dell'Europa e Mediterraneo nel 600. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 590 - Inizia il pontificato di Gregorio Magno, durante il quale i Longobardi, cristiani di fede ariana, si convertiranno al cattolicesimo. Il romano, di fatto e di cultura, Gregorio, si sente suddito dell'imperatore d'oriente, ma deve difendere e tutelare il territorio di Roma dall'invasione longobarda da solo. Ricompone comunque l'integrità della cristianità occidentale ed è proprio in questa fase che si intende per Europa l'insieme della cristianità nei territori barbarizzati dell'ex impero romano d'occidente.
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| Cartina dell'Europa e Mediterraneo nel 600. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Teodelinda (Teodolinda) |
Donna bella e intelligente, fu molto
amata dal suo popolo, che poté godere durante il suo regno e quello
di Agilulfo di anni prosperi e fruttuosi. La regina fu una grande
mecenate e fornì Monza - la città da lei resa capitale estiva del
Regno longobardo - di una ricca basilica dedicata a san Giovanni
Battista, di un palazzo reale e di numerosi oggetti d'arte, tra i
quali molte reliquie. Fondò molti altri edifici religiosi
nell'intera zona brianzola e favorì la predicazione di San
Colombano.
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| Cartina dell'Europa Nord-Occidentale nel 600 |
Teodolinda è inoltre venerata beata
anche se la Chiesa non ne ha mai confermato il culto. Teodolinda ebbe un notevole influsso
sulle scelte politiche del marito. Cattolica (a differenza del marito
e di gran parte del popolo longobardo, ariano e pagano), dopo un
iniziale sostegno allo scisma tricapitolino (con ogni probabilità fino al 612 anno
della morte del suo
| Papa Gregorio Magno |
Nel 600 - L'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi ha prodotto un regno longobardo d'Italia al centro-nord, con capitale Pavia, e due ducati longobardi al centro-sud, con Benevento e Spoleto come capitali. (I titoli Duca e Doge, Duchessa e Dogadessa al femminile, derivano dal latino Dux, "Duce").
Da qui iniziano i diversi destini delle aree nord e sud della penisola, producendo quelle differenze che sono tuttora visibili.
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| Cartina con segnalati i Sassi di Rocca Malatina, il Passo di Croce Arcana e il Passo dell'Abetone. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 610 - Maometto inizia la predicazione del Corano. La predicazione di Maometto iniziò nel mese di Ramadan del 610, quando, secondo la tradizione tramandata dal Corano, sul Monte Hira, nei pressi della Mecca, al Profeta sarebbe apparso l'arcangelo Gabriele che gli disse queste parole:"Leggi, in nome del tuo Signore che ha creato, che ha creato l'uomo da un grumo di sangue. Leggi nel nome del tuo Signore il più generoso, che ha insegnato per mezzo del calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva." Maometto sulle prime credette di aver sognato, tanto più che c'è un periodo tra la prima apparizione del Monte Hira e quelle che a distanza di tempo sensibile le seguiranno (ricordiamo che Maometto seguitò a ricevere apparizioni angeliche per tutta la vita). Inizialmente Maometto confidò queste esperienze solo a pochi intimi, tra i quali il cugino Alì e i congiunti Othman e Abu Bakr, mentre solo verso la fine del decennio successivo iniziò a predicare in pubblico una rivelazione monoteistica. Egli predicava un Dio unico "Allah" (parola araba dalla stessa radice dell'ebraico Elohim), per il quale era l'Inviato (rasūl) per concludere il messaggio profetizzato nella Bibbia. Le caratteristiche della sua predicazione erano un duro tono apocalittico e una ferma condanna del politeismo, che con i pellegrinaggi era una delle attività più remunerative alla Mecca.
Nel 632 - Muore Maometto. A Medina, il giorno stesso della morte
del loro profeta, i compagni fedelissimi di Maometto, primi fra cui
Abu Bakr, Omar ibn al-Khattab, Abu Ubayda ibn al-Jarrah, Talha ibn
Ubayd Allah e alcuni altri, tutti meccani coreisciti (cioè più o
meno imparentati con la tribù dei Quraysh della Mecca), si radunano
per dare una successione a Maometto. Si voleva evitare che i medinesi
nominassero uno di loro al governo, e il prescelto fu Abu Bakr. Abu Bakr 'Abd Allah ibn Abi Quhafa era
coetaneo di Maometto, suo amico d'infanzia e primo convertito maschio
e maggiorenne all'Islam (lo avevano preceduto la moglie di Maometto,
Khadija, e il minorenne cuginetto Ali ibn Abi Talib). Fu eletto come
"Khalīfat rasūl Allāh" (Vicario o successore del Profeta
di Allah), che in italiano è ridotta a "califfo". Questo
titolo ingombrerà la Storia araba fino al 1926. Il neo-califfo Abu
Bakr dovette lottare subito contro lo scissionismo delle tribù arabe
ribelli, moto che è passato alla storia come "Ridda". La
Ridda fu combattuta e vinta da due grandi generali musulmani, Khalid
ibn al-Walid e Ikrima ibn Abī Jahl, che fra le altre vittorie,
annoverano quella nella battaglia di 'Aqraba', contro la tribù dei
Banu Hanifa, nel 633 Abū Bakr, passato ai posteri come un
personaggio mite e gentile, regnò fino al 634 anno in cui morì.
Alla sua successione fu chiamato Omar ibn al-Khattab.
Nel 634 - Omar ibn al-Khattab, secondo califfo
dell'Islam, salito al potere trovò, dopo la Ridda, la Penisola
arabica unita sotto il vessillo islamico. Quindi poté anzitutto, con
l'ausilio del suo generale Khalid ibn al-Walid, scagliarsi contro le
province di confine del deserto arabo-siriano, soggiogando i reami
semi-sedentarizzati del Nord. Quindi, le armate musulmane si
riversarono in Siria, Persia ed Egitto. I due
ciclopi che premevano l'Arabia a Nord, l'Impero Sasanide e quello Bizantino, erano in crisi dopo la ventennale guerra che era
terminata solo nel 628. Bisanzio, retta dall'imperatore Eraclio,
aveva recuperato Siria e Palestina sconfiggendo i Sasanidi, ma né il
vincitore né tanto meno lo sconfitto erano in grado ancora di
affrontare un nuovo scontro militare. Sicché le armate musulmane
senza grosse difficoltà poterono in pochi anni prendere Palestina e
Siria. Già nel 633 Abū Bakr aveva inviato forze ausiliare contro la
Palestina, creando disordini ai Bizantini. Poi, nell'aprile 634
Khalid ibn al-Walid invase la Siria
con un esercito regolare che, assoggettò la in disordine, occupò
prima Palmira e poi Damasco. Eraclio reclutò un poderoso esercito,
conPalestina cui poté scacciare i musulmani da Damasco, ma
non poté sostenere l'urto di uno scontro frontale nel luglio 636,
nella battaglia sul fiume Yarmuk, Siria e Palestina erano stabilmente
sotto dominazione araba, e vennero rette da Abū Ubayda. Il
califfo Omar visitò Damasco nel 637 Gerusalemme cade l'anno
dopo. Nel frattempo, gli arabi tenevano un altro fronte aperto, ed
era quello contro i Sasanidi. Nel 633 milizie arabe avevano occupato
al-Ḥīra, capitale dello stato vassallo dei Persiani. Ne erano
stati scacciati dall'imperatore persiano Yazdagird nel 634, con la
perduta Battaglia del Ponte. Ma i musulmani non rinunciarono.
Nell'estate 637 un piccolo contingente arabo sbaragliò un esercito
sasanide di 20.000 uomini nella Battaglia di al-Qadisiyya. Pochi mesi
dopo, la capitale Ctesifonte cadeva in mano araba, e poi ancora anche
tutto l'Iraq e la Persia, dopo la battaglia di Ǧalūla. L'Impero
sasanide era completamente inglobato nel Califfato arabo. E le
vittorie arabe proseguivano ancora. Ora Medina puntava all'Egitto.
Qui i Copti, come i Monofisiti in Siria, erano scontenti del governo
ortodosso bizantino. E quando il generale Amr ibn al-Āṣ occupò la
cittadina egizia di frontiera di Arish (12 dicembre 639) per far
dispetto al Califfo, molti furono quasi contenti. Amr ibn al-Āṣ,
vista la situazione, si spinse anche fino ad occupare Pelusio, sul
Delta, e poi marciò su Babilonia (che era un fortino nei pressi
dell'odierno Cairo), caposaldo bizantino. Qui, con l'aiuto di un
contingente arabo in ausilio alla sua cavalleria yemenita, sbaraglia
i Bizantini (luglio 640) occupando la città (641). Nel frattempo, si
era combattuta una battaglia ad Eliopoli (640). Quindi, preso
tutto l'Egitto, restava ai bizantini solo Alessandria, che resse un
anno, fino a che nel 642 il Patriarca copto non firmò una
pace con gli Arabi, in seguito alla quale i bizantini si ritirarono
via mare. Preso l'Egitto, l'espansionismo arabo diresse le sue mire
sulla Cirenaica. Le fiorenti città costiere bizantine di Cirene,
Leptis Magna, Bengasi caddero in tre anni, tra il 642 ed il 645.
L'Africa settentrionale si avviava ad essere una terra musulmana.
| Cartina con le conquiste Arabe e le espansioni dal 622, con Maometto, al 945, i percorsi commerciali e le incursioni degli Arabi. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 643 - Editto di Rotari, fondamentale per la legislazione Longobarda. Nella cultura longobarda era fortissima l'usanza tribale della faida per gestire i conflitti. Le lunghe catene di omicidi che provocava impediva una continuità politico-amministrativa e con l'editto si fissò un prezzo per ogni sopruso, evitando così ulteriori bagni di sangue.
Nel 680 - I Bulgari invadono i Balcani.
- la
persona e tutti gli scritti del teologo antiocheno Teodoro di
Mopsuestia (morto intorno al 428),
- gli scritti di Teodoreto di
Cirro (morto nel 457) contro il patriarca di Alessandria Cirillo,
-
una lettera di Iba di Edessa (morto nel 457) a difesa dello stesso
Teodoro.
Questi scritti, raccolti appunto in tre
"capitoli", venivano considerati di tendenza nestoriana
poiché negavano valore al termine Theotokos e sembravano eccessivi
nella difesa della duplice natura del Cristo. Teodoro, inoltre, era
considerato il maestro di Nestorio e nei suoi scritti tendeva a
giustapporre le due nature, senza riuscire a spiegare, in maniera
soddisfacente, come potessero coesistere nella stessa persona.
Teodoreto e Iba avevano già, col tempo, anatemizzato Nestorio, per
cui Giustiniano evitò di condannarli in toto. Da notare che erano
tutti e tre esponenti della scuola teologica di Antiochia, ed erano
morti da tempo. La confutazione dei "Tre Capitoli" era
stata preparata da Teodoro Askida, vescovo di Cesarea. Il vescovo
africano Facondo di Ermiane, contrario alla condanna, pubblicò la
Difesa dei Tre Capitoli esponendo in modo circostanziato i motivi
della sua contrarietà. Giustiniano convocò anche un concilio
ecumenico, il secondo Costantinopolitano, aperto il 5 maggio 553, in
modo che l'assemblea dei vescovi recepisse l'editto e desse alla
condanna dei tre teologi un valore ancora maggiore. Gran parte dei
patriarchi e vescovi orientali accettò la cosa senza grandi
reazioni. Più difficile era ottenere l'assenso del papa romano,
Vigilio, che venne trasferito a forza a Costantinopoli, fu
imprigionato, e dopo vari tentennamenti firmò la condanna dei Tre
Capitoli (8 dicembre 553). Molti vescovi dell'Italia
Settentrionale, della Gallia e del Norico, non accettarono
l'imposizione del concilio voluto da Giustiniano, anche perché già
durante il concilio di Calcedonia, nel 451, i teologi antiocheni
erano stati riammessi nelle loro sedi e la vicenda doveva essere
chiusa. Pertanto, questi vescovi non si considerarono più in
comunione con gli altri vescovi che avevano accettato supinamente la
cosa. Tra questi "ribelli" all'autorità imperiale e
conciliare c’erano i vescovi delle province ecclesiastiche di
Milano, Ansano e di Aquileia, Macedonio. Il loro dissenso si acuì
ulteriormente ai tempi del successore di papa Vigilio, papa Pelagio I
(556 - 561), il quale, dopo tentativi di chiarimento e persuasione,
invitò Narsete a ridurre lo scisma con la forza. Narsete non volle
però obbedire alla richiesta del papa. Frattanto la Chiesa di
Aquileia si era resa gerarchicamente indipendente ed il suo vescovo
Paolino I (557 -569) fu nominato Patriarca dai suoi suffraganei (568:
patriarcato autonomo) per sottolineare la propria autonomia. Nello stesso anno 568 i Longobardi
iniziarono l'invasione del Nord Italia. Il patriarca Paolino trasferì
la sua sede e le reliquie alla città di Grado (Aquileia Nova),
rimasta bizantina.
Dopo la
sua morte e quella del
patriarca Probino, il sinodo di Aquileia-Grado elesse nel 571 Elia,
tricapitolino, a vescovo e patriarca. Nel 579, papa Pelagio II,
concesse al patriarca Elia la metropolia sulla Venezia e sull'Istria,
per avvicinare la composizione dello scisma. Lo stesso patriarca
avviò, nel 580, la riedificazione della basilica patriarcale di
Sant'Eufemia a Grado. Morto Elia, nel 586 venne eletto il
patriarca Severo. Lo scisma aveva un grande seguito popolare; quando
il patriarca Severo, successore di Elia, tradotto con forza a Ravenna
dall'esarca bizantino Smaragdo e costretto a sottomettersi
all'autorità del papa di Roma, rientrò a Grado trovò grande
ostilità proprio nel popolo, che non volle riceverlo finché non
avesse ritrattato l'abiura. Severo perciò radunò un sinodo a
Marano Lagunare, nel 590, dove convocò i vescovi: Pietro II di Altino,
Chiarissimo Elia di Concordia, Ingenuino di Sabiona nella Rezia
Seconda, Agnello di Trento, Juniore di Verona, Oronzio di Vicenza,
Rustico di Treviso, Fonteio di Feltre, Agnello di Asolo, Lorenzo di
Belluno, Massenzio di Giulio Carnico, Andriano di Pola, Severo di
Trieste, Giovanni di Parenzo, Patrizio di Emona (odierna
Lubiana), Vindemio di Cissa (in Istria,
città scomparsa nei pressi di Rovigno), Giovanni di Celeja (odierna
Celje,
in Slovenia). Al sinodo di Marano il patriarca Severo
dichiarò che l'abiura ai Tre Capitoli, a Ravenna, gli era stata
strappata con la forza e che intendeva perseverare nella posizione
tricapitolina in separazione da Roma. Nel 606, alla morte di Severo, il
Patriarcato di Aquileia si divise in due sedi: Aquileia e Grado. Ad
Aquileia venne nominato il patriarca Giovanni, tricapitolino, con il
sostegno dei Longobardi (duca del Friuli Gisulfo II); a Grado, alla
cui sede venne riservata la giurisdizione sui territori di
dominazione bizantina, fu nominato il patriarca Candidiano,
cattolico, sostenuto dall'esarca bizantino Smaragdo). La Chiesa scismatica tricapitolina,
come aveva ribadito un sinodo convocato a Grado nel 579 dal patriarca
Elia, rimaneva rigorosamente calcedoniana: manteneva il credo
niceno-costantinopolitano, non professava alcuna eresia cristologica
(anzi era decisamente anti-monofisita e anti-monotelita, come
prevedibile) e venerava Maria "madre di Dio" a differenza
dei Nestoriani. La Chiesa scismatica di Aquileia non riconobbe più
l'autorità del papa perché contestò vigorosamente, fino alla
rottura, l'atteggiamento che riteneva ondivago del papato nella
questione dei tre teologi condannati, in quanto, secondo essa, non
contrastava adeguatamente l'ingerenza del potere dell'imperatore
bizantino nelle questioni dottrinarie e, inoltre, i tricapitolini non
ritenevano necessaria tale condanna perché i teologi antiocheni
avevano accettato la cristologia espressa dal concilio di Calcedonia. L'arcidiocesi di Milano, che
inizialmente faceva parte del gruppo che aveva rifiutato con sdegno
la condanna dei tre teologi antiocheni, tornò però presto in
comunione con l'ortodossia romana e greco-orientale: l'arcivescovo
Onorato, incalzato dall'invasione longobarda intorno all'anno 570, si
trasferì con il clero maggiore a Genova (ancora città bizantina) e
rientrò in piena comunione con Roma e con Bisanzio. Il clero minore
milanese, rimasto sul territorio diocesano, che dal 568 era sotto la
dominazione longobarda, rimase prevalentemente tricapitolino ancora
per diversi anni. Le altre diocesi dipendenti dal
metropolita di Aquileia (dei due, quello che aveva la sua sede
proprio ad Aquileia longobarda) rimasero scismatiche. In particolare
la diocesi di Como, il cui vescovo sant'Abbondio aveva avuto un ruolo
diplomatico importante proprio durante la preparazione del concilio
di Calcedonia, recise il rapporto di dipendenza dall'arcidiocesi di
Milano e Como divenne suffraganea di Aquileia. La diocesi comense
venera ancora oggi, con il titolo di santo, un vescovo, Agrippino
(vescovo dal 607 al 617), che si mantenne in modo intransigente su
posizioni scismatiche in opposizione anche alla sede romana. I fatti che condussero alla conclusione
dello scisma furono determinati dalle lotte di potere tra i clan
longobardi. Nella definitiva battaglia di Coronate (oggi Cornate
d'Adda), avvenuta nel 689, il re longobardo Cuniperto, cattolico,
sbaragliò il duca Alachis, ariano, che capeggiava un fronte
d'insorti dell'Austria longobarda (l'Italia nord-orientale), tra i
quali c'erano anche molti aderenti allo scisma tricapitolino. Con la
vittoria di Coronate, l'elemento "cattolico" si impose
definitivamente non solo sui Longobardi, che si professavano ariani,
ma anche sui dissidenti, che ancora restavano fedeli allo scisma dei
Tre Capitoli. Il consolidamento anche nell'Italia settentrionale,
dopo che nel resto dell'Europa, di un cattolicesimo saldamente unito
alla sede romana fu propiziato dall'opera missionaria dell'abate
irlandese san Colombano, fondatore nel 614 dell'abbazia di San
Colombano a Bobbio, territorio donatogli dai sovrani longobardi
Agilulfo e Teodolinda; Colombano riprese il simbolo del trifoglio,
già utilizzato anche da san Patrizio, per descrivere la Trinità, ma
anche per contribuire al dialogo fra i territori extra-bizantini ed
il papato di Gregorio I e successori. Nel 698 Cuniperto convocò un sinodo a
Pavia in cui i vescovi cattolici e tricapitolini, tra cui Pietro I,
Patriarca di Aquileia, ricomposero "nello spirito di Calcedonia"
la loro comunione dottrinaria e gerarchica.
Nel 711 - Gli Arabi attraversano lo stretto di Gibilterra e invadono il regno Visigotico di Spagna. La mancanza di un esercito centralizzato, ma drappelli agli ordini di signori e vassalli del re, non opposero agli Arabi una consistente resistenza. Un principe della Spagna
visigota si reca dal Wali di Qayrawan per chiedere appoggio agli
arabi e riprendere il trono usurpatogli. Un corpo arabo-berbero parte
per la Penisola iberica e sbarca sotto quello che sarà chiamato
Ǧabal al-Tāriq (da Tāriq b. Ziyād che comandava questo
contingente) e che oggi è Gibilterra. Per la prima volta un
esercito arabo in armi entra in Europa. A Jerez de la Frontera
nel 711 le forze arabe sconfiggono i visigoti, che perdono il
mezzogiorno della Spagna e il Portogallo e che alla fine vedono
scomparire il loro regno. La cavalcata dei musulmani (che colà
qualcuno comincerà a chiamare "mori" per il fatto
d'esser giunti dall'Africa, definita Mauritania, "terra
dei Mauri") è inarrestabile: tutta la Penisola iberica è
occupata e solo i Pirenei fanno da ostacolo naturale ad un procedere
dell'avanzata. La Spagna è araba: negli 8 secoli e oltre di
dominazione araba della Spagna sorgeranno alcuni dei più bei
capolavori dell'architettura araba (l'Alcázar di Siviglia e
l'Alhambra di Granada) e verranno scritte alcune opere capitali della
letteratura mondiale.
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| Cartina con le conquiste Arabe e le espansioni dal 632, con Maometto, al 750, le conquiste dopo il 750 e i percorsi delle incursioni degli Arabi. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
Nel 718 - L'avanzata musulmana sembra inarrestabile: mentre un altro pezzo di Anatolia è preso ai Bizantini, nel 718 Costantinopoli è di nuovo sotto assedio da parte degli arabi, che ora possono dirsi i veri padroni anche del mare. Hanno sconfitto sul mare i bizantini nella Battaglia degli Alberi e ad Alessandria, a Cartagine sulla terraferma, e hanno stabilito basi nel Mar Egeo.
In Occidente, cade Narbona e Perpignano
è in mano araba. La resistenza dei principi di Provenza è debole,
poiché questi preferiscono fare un dispetto al Re merovingio e ai
suoi maggiordomi di Palazzo (che esercitano di fatto il potere
militare) piuttosto che difendere i loro possessi dagli arabi, che
così occupano trionfalmente tutta la Provenza e lambiscono le Alpi.
Il maggiordomo di turno, Carlo Martello, si accinge a marciare dal
Nord della Francia, dove ha sede il Re, fino al Sud. L'Aquitania
oppone una resistenza, ma gli arabi arrivano a Poitiers, a 100
chilometri da Parigi. Qui per una settimana le armate merovingie
e le forze arabe si schierano, e alla fine si affrontano. È il 732,
e la battaglia di Poitiers segna una grande vittoria per i Franchi.
Ciò però non impedisce agli arabi di mantenere il controllo
sulla Provenza e del Narbonese, e anzi di passare le Alpi per fare
incursioni in Piemonte e Liguria. Infine Narbona è
definitivamente ripresa dai cristiani, ma solo Carlo Magno, 50 anni
dopo, potrà cacciare via stabilmente gli arabi dalla Francia.
Nel 732 - Carlo Martello sconfigge i Mori (o Saraceni, gli Arabi) nella battaglia di Poitiers, fermando la loro avanzata, dalla Spagna, nei territori dei Franchi.
I Carolingi devono il loro nome al loro
antenato diretto, Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino di
Heristal, "maggiordomo di palazzo" dell'Austrasia. Egli si
trovò a capo di una milizia coinvolta nel 732 o nel 733 nella
cosiddetta battaglia di Poitiers, un evento secondo le tesi storiche
più moderne di portata relativamente modesta, ma ingigantito in
secoli di storiografia come l'evento cardine del Medioevo che bloccò
l'espansione islamica in Europa e legittimò la dinastia carolingia. Lo scontro in sé dovette essere di
modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né
vinti. La "battaglia" non fermò le scorrerie saracene
nella Gallia-Francia: nel 734 infatti veniva presa Avignone e
contemporaneamente veniva saccheggiata Arles. Nel 737 gli arabi
arrivarono a saccheggiare la Borgogna, dove prelevarono un'enorme
quantità di schiavi da portare in Spagna. Carlo Martello era
impegnato nelle continue campagne nel sud della Francia, ma i
continui doppi giochi di alleanze trasversali e di tradimenti rende
impossibile una netta divisione tra i due schieramenti, tanto che ad
alcuni franchi i raid musulmani fecero anche comodo, all'interno di
una lotta per il potere molto complessa. L'esaurirsi della spinta
araba fu graduale e probabilmente fu la conclusione di un processo
naturale di esaurimento delle forze. Se si dovesse scegliere un
evento significativo dell'arresto sarebbe più sensato indicare la
distruzione della flotta araba durante l'assedio a Costantinopoli del
717, ma il fatto che fosse riuscito grazie ad un imperatore "eretico"
Leone III, mise già da allora in una luce secondaria l'evento agli
occhi degli occidentali.
Comunque è rilevante come man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo Pipinidi accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Importante fu invece la riorganizzazione del regno dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche a nuove tecniche come l'introduzione della staffa che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a un consenso per una futura appropriazione del trono. Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli a persone di fiducia, e più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi.I re merovingi, per quanto "fannulloni", godevano della sacralità dell'antica tradizione germanica. Carlo Martello, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo, riuscì a far sì che Teodorico IV morisse nel 737 senza eredi.
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| Cartina dell'espansione del regno dei Franchi dal 481 all' 814. Nell'800 Carlo Magno fonda il Sacro Romano Impero Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Comunque è rilevante come man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo Pipinidi accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Importante fu invece la riorganizzazione del regno dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche a nuove tecniche come l'introduzione della staffa che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a un consenso per una futura appropriazione del trono. Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli a persone di fiducia, e più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi.I re merovingi, per quanto "fannulloni", godevano della sacralità dell'antica tradizione germanica. Carlo Martello, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo, riuscì a far sì che Teodorico IV morisse nel 737 senza eredi.
Nel 751 - I Longobardi conquistano Ravenna
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| Cartina dei domini dello Stato della Chiesa alla fine dell'VIII sec. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 756 - In Italia Pipino sconfigge i
Longobardi. Dopo la capitolazione bizantina in Romagna, il papa decide di non fidarsi dei Longobardi, definisce l'impero romano d'oriente "Imperio Grecorum", "impero dei greci", e verrà quindi definito come "bizantino", da Bisanzio, antico nome della città in cui venne fondata Costantinopoli nuova Roma da Costantino. Quindi pensò bene di chiamare i Franchi a sconfiggere
i Langobardi e reclamò il dominio su questi territori producendo un
falso documento: il lascito di Costantino. Il documento fece la sua
apparizione per la prima volta, nell'VIII secolo, in seguito ad una
vicenda politica che interessò papa Stefano II. I Langobardi avevano
conquistato Ravenna, capitale dell'esarcato dell'Impero Bizantino nel
751, e cominciarono a fare pressione su Roma. Nel 754 il pontefice si
rivolse quindi a Pipino il Breve, Maggiordomo di Palazzo del Regno
dei Franchi e, per convincerlo a muovere guerra ai Longobardi, gli
mostrò un documento: la “Donazione di Costantino” secondo il
quale l'imperatore avrebbe donato alla Chiesa numerose terre in
Italia. Di conseguenza Stefano pretese la consegna di parte del
Veneto, quasi tutta l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, le
Marche, il Lazio, metà dell'Abruzzo e la Corsica, in cambio Pipino
avrebbe potuto inglobare i restanti territori Longobardi ed essere
consacrato protettore della cristianità. Pipino sconfisse i
Longobardi nel 756 e assegnò al papa i territori che sarebbero
appartenuti alla Chiesa per circa mille anni.
Nel 760 - Gli Arabi iniziano gli studi di algebra, trigonometria e astronomia.
Spesso la storiografia di matrice cristiana ha rappresentato questi insediamenti come di corsari o pirati, ma in verità essi avevano molto in comune con le esperienze di poco posteriori delle repubbliche marinare italiche, con i quali gli scontri e i colpi di mano si alternarono spesso a rapporti di buon vicinato commerciale. Se fino al X secolo gli insediamenti arabi erano decisamente più attivi, solo a partire dall'XI si ebbe un miglioramento dinamico di quelli cristiani. Uno degli insediamenti musulmani più fiorenti fu Almeria, specializzata nel commercio dei pregiati schiavi bianchi (i saqaliba), che venivano castrati dagli ebrei della vicina Pechina. In Oriente gli insediamenti vennero maggiormente osteggiati dai bizantini, che nella seconda metà del X secolo si ripresero Cipro e Creta. I commerci, dopo una fase critica durante il picco dell'espansione, ripresero gradualmente, anche se l'Europa occidentale non era il mercato più interessante per i musulmani. Nel Libro delle rotte e dei regni di Ibn Khordadhbeh dell'846 si parla di mercanti occidentali nei porti arabi, anche se non erano cristiani, ma ebrei "rodaniti" (forse del Rodano?) che commerciavano pellicce, schiavi ed armi nei porti del delta del Nilo, spedendole via Mar Rosso alle rotte verso India e Cina, in cambio di muschio, aloe, canfora e cardamomo, che venivano smerciati in Egitto, a Costantinopoli ed alle "rozze" (in confronto) corti dell'Europa occidentale. Erano prodotti europei particolarmente apprezzati le spade "franche" di ferro e il legname, che scarseggiava nel mondo arabo ed era necessario per costruire le imbarcazioni.
Nel 768 - Carlo Magno diventa re dei Franchi, e, vinti i Longobardi diviene Re D’Italia. D'ora in avanti il territorio dei Franchi sarà chiamato Francia. Alla morte di Carlo Martello (741) la Francia era priva di re, ma non di maggiordomi, coi figli di Carlo Pipino il Breve e Carlomanno più forti che mai. Essi misero sul trono Childerico III, dalla genealogia incerta, eloquentemente soprannominato il re fantasma, essendo solo un fantoccio nelle mani dei Pipinidi. Il regno era di fatto comandato da Carlomanno (il nord con Austrasia, Alemannia e Turingia) e Pipino (il sud con Neustria, Borgogna e Provenza). Carlomanno si ritirò in seguito in un'abbazia, così che Pipino si trovò ad essere di fatto l'unico uomo di potere. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per saggiarne la disponibilità a incoronarlo re.Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III e si proclamò re al suo posto. La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino divenne così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa cattolica. Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino), sia che Pipino stesse usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia che il papa si stesse arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il documento falso della Donazione di Costantino). Nacque in quegli anni anche la cerimonia dell'unzione regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di Re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi. Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il sostegno di Pipino il Breve, che ricevette con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo dei Longobardi.
Tra VIII e X secolo, partendo dalla
Spagna ma soprattutto da Nord Africa, i musulmani cominciarono a
razziare le isole e le coste dei paesi cristiani europei: nelle
isole greche, in Sicilia, in Sardegna e nelle Baleari queste
incursioni furono la rovina per gli insediamenti costieri che vennero
spesso abbandonati in favore dei più impervi insediamenti centrali.
Le razzie erano spesso di durata fulminea, con il prelievo di gente
per alimentare il mercato degli schiavi o, talvolta, per la
riscossione di riscatti e tributi; più raramente gli arabi si
impiantavano stabilmente in un "nido" (piccola colonia
commerciale e militare), come accadde in maniera duratura a
Creta, a Malta, in Sicilia e sulle Isole Baleari.
| Carta geografica della scorrerie e invasione degli Arabi in Italia, dall' 800 al X° sec. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Spesso la storiografia di matrice cristiana ha rappresentato questi insediamenti come di corsari o pirati, ma in verità essi avevano molto in comune con le esperienze di poco posteriori delle repubbliche marinare italiche, con i quali gli scontri e i colpi di mano si alternarono spesso a rapporti di buon vicinato commerciale. Se fino al X secolo gli insediamenti arabi erano decisamente più attivi, solo a partire dall'XI si ebbe un miglioramento dinamico di quelli cristiani. Uno degli insediamenti musulmani più fiorenti fu Almeria, specializzata nel commercio dei pregiati schiavi bianchi (i saqaliba), che venivano castrati dagli ebrei della vicina Pechina. In Oriente gli insediamenti vennero maggiormente osteggiati dai bizantini, che nella seconda metà del X secolo si ripresero Cipro e Creta. I commerci, dopo una fase critica durante il picco dell'espansione, ripresero gradualmente, anche se l'Europa occidentale non era il mercato più interessante per i musulmani. Nel Libro delle rotte e dei regni di Ibn Khordadhbeh dell'846 si parla di mercanti occidentali nei porti arabi, anche se non erano cristiani, ma ebrei "rodaniti" (forse del Rodano?) che commerciavano pellicce, schiavi ed armi nei porti del delta del Nilo, spedendole via Mar Rosso alle rotte verso India e Cina, in cambio di muschio, aloe, canfora e cardamomo, che venivano smerciati in Egitto, a Costantinopoli ed alle "rozze" (in confronto) corti dell'Europa occidentale. Erano prodotti europei particolarmente apprezzati le spade "franche" di ferro e il legname, che scarseggiava nel mondo arabo ed era necessario per costruire le imbarcazioni.
Erano invece praticamente assenti i
contatti con l'Italia centro-settentrionale, che rimase inizialmente
anche all'oscuro delle conquiste tecnico-scientifiche musulmane. È
alquanto isolato il viaggio di Harun ibn Yahya che vistò
Costantinopoli e poi, lungo la via Francigena, Pavia, capitale dei
Longobardi, e Roma narrato nel X secolo dal geografo Ibn Rusta.
Dal X secolo i veneziani stabilirono più volte dei divieti di
commercio con i saraceni, che indicano d'altronde come, se di divieto
ci fosse bisogno, che essi dovevano essere ben fiorenti, se fosse
necessario reiterare più volte tale leggi. Nel 992 però il
doge Pietro II Orseolo stabilì la celebre crisobolla per regolare
rapporti mercantili sia con Costantinopoli sia con il Cairo fatimide.
Ritrovamenti di archeologia subacquea, di monete musulmane nell'alto
Tirreno e di documentazione scritta (anche se piuttosto rarefatta,
nonostante il notevole archivio della Geniza degli ebrei-palestinesi
del Cairo) provano comunque una discreta circolazione di merci e
persone tra mondo "franco" e mondo arabo tra i secoli IX e
X.
Nel 768 - Carlo Magno diventa re dei Franchi, e, vinti i Longobardi diviene Re D’Italia. D'ora in avanti il territorio dei Franchi sarà chiamato Francia. Alla morte di Carlo Martello (741) la Francia era priva di re, ma non di maggiordomi, coi figli di Carlo Pipino il Breve e Carlomanno più forti che mai. Essi misero sul trono Childerico III, dalla genealogia incerta, eloquentemente soprannominato il re fantasma, essendo solo un fantoccio nelle mani dei Pipinidi. Il regno era di fatto comandato da Carlomanno (il nord con Austrasia, Alemannia e Turingia) e Pipino (il sud con Neustria, Borgogna e Provenza). Carlomanno si ritirò in seguito in un'abbazia, così che Pipino si trovò ad essere di fatto l'unico uomo di potere. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per saggiarne la disponibilità a incoronarlo re.Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III e si proclamò re al suo posto. La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino divenne così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa cattolica. Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino), sia che Pipino stesse usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia che il papa si stesse arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il documento falso della Donazione di Costantino). Nacque in quegli anni anche la cerimonia dell'unzione regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di Re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi. Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il sostegno di Pipino il Breve, che ricevette con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo dei Longobardi.
La benevolenza del papato e l'energia
dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva
qualsiasi ricordo di usurpazione.
Nel 773 - Diffusione della numerazione araba, derivata dalla numerazione sanscrita dell'India, che usiamo ancora oggi.
Nel 788 - In Spagna, costruzione della grande moschea di Cordova.
Nell' 800 - La notte di Natale, a Roma, papa Leone III incorona Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero, nuova entità politica erede, attraverso la romanità cristiana, dell'impero romano d'occidente: avendo definito però "impero dei greci", l'impero romano d'oriente, il papato si erge a dispensatore del potere imperiale romano a livello universale.
Nel 843 - Trattato di Verdun, che sancisce la divisione in tre parti dell'impero carolingio. La consuetudine dei Franchi di lasciare ai discendenti il regno, dividendolo, portava inevitabilmente alla frantumazione dei poteri a discapito di un riferimento centralizzato, come già era avvenuto con i Merovingi.
Si formarono quindi i regni di Francia, di Borgogna, di Provenza, d’Italia e di Germania.
Nel 860 - Gli Scandinavi fondano Novgorod in Russia.
Nel 863 - Adozione dell'alfabeto cirillico nei territori slavi.
L'alfabeto cirillico è l'alfabeto
usato per scrivere varie lingue slave (il bielorusso, il
serbo-bosniaco, il bulgaro, il macedone, il russo, il ruteno, il
serbo e l'ucraino) e lingue non slave parlate in territori
appartenenti all'ex Unione Sovietica e nell'odierna Federazione
russa. È il terzo alfabeto ufficiale
dell'Unione europea.
Le versioni moderne oggi in uso in vari
paesi dell'Europa orientale derivano da un primo alfabeto comune, ma
hanno subìto nei secoli diverse modifiche, sia nella grafìa sia
nella pronuncia. L'alfabeto cirillico deriva
dall'alfabeto glagolitico, usato nel IX secolo e inventato dai
fratelli Santi Cirillo e Metodio, provenienti da Tessalonica (ai quei
tempi territorio dell'Impero Bizantino). I caratteri sono le
variazioni del greco di Bisanzio. Alcuni di essi, specie quelli
che rappresentano suoni inesistenti nel greco medievale, conservano
la forma originaria glagolitica. Anche se ormai è largamente
accettato che l'alfabeto glagolitico sia stato inventato da San
Cirillo e San Metodio, le origini dell'alfabeto cirillico arcaico
sono ancora fonte di controversie. Un'ipotesi abbastanza diffusa
attribuisce la paternità dell'alfabeto cirillico a San Clemente di
Ocrida, un discepolo dei santi Cirillo e Metodio, ma si ritiene più
probabile che l'alfabeto sia stato creato e sviluppato alla Scuola
letteraria di Preslav nella Bulgaria nord-orientale, dove sono state
ritrovate le più antiche iscrizioni in cirillico datate all'incirca
940. All'epoca, nella ricca Costantinopoli, era fiorente il mercato degli schiavi, con grande predilezione, soprattutto da parte della corte imperiale, per gli eunuchi, ritenuti più "spirituali". Nel bizantino ducato delle Venezie, era rinomata un'isola dove si praticavano gli interventi chirurgici a tale scopo. Sempre nello stesso periodo, per la grande povertà, le popolazioni che abitavano la pianura russa, all'avvicinarsi dell'inverno vendevano i propri figli come schiavi, pur di non vederli morire di fame. Per cui il termine "Slavi", riferito a tali popolazioni, deriva da "schiavi". L'afabeto cirillico sarà il veicolo dell'evangelizzazione dei popoli nell'attuale area slava che determinerà poi la fondazione di Mosca come la terza Roma, erede della continuità cristiana costantinopolitana, uno dei tasselli fondamentali nella cultura europea.
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| Alfabeto cirillico con corrispondenze all'alfabeto latino e pronuncia. |
Nel 871 - In Britannia, Alfredo, re del Wessex, arresta la penetrazione scandinava dei Danesi.
Nel 887 - La deposizione di Carlo il Grosso, ultimo sovrano carolingio, sancisce l'inizio del periodo di "anarchia feudale". Inizia il fenomeno dell'incastellamento. I primi castelli saranno sostanzialmente palizzate con edificio interno in legno, poi, progressivamente si costruirà con mura, pietre e mattoni.
Nel 900 - In Spagna si producono tessuti di cotone e di seta secondo le tecniche introdotte dagli Arabi.
Nel 926 - Ugo di Provenza diventa Re D’Italia.
Nel 946 - Gli succede Berengario D’Ivrea.
Nel 951 - Ottone di Sassonia divenne
Re di Germania e dopo Re D’Italia, si fece incoronare
Imperatore a Roma nel 962, dando vita al Sacro Romano Impero di
Germania, dopo di lui il titolo di Re D’Italia è di diritto dinastico senza
investitura dell’Imperatore.
Nel 955 - Ottone di Sassonia sconfigge i Magiari a Lechfeld.
Nel 962 - A Roma Ottone di Sassonia è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.
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| Cartina dell'Europa nel X secolo - Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 987 - In Francia sale al trono la dinastia dei Capetingi.
Nel 994 - Canuto il Grande regna sull'Inghilterra.
Nel 1000 - Si costruiscono in Spagna i primi mulini a vento.
| Cartina degli imperi nel mondo conosciuto, nel X secolo. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Dal 1000 - Si formano in Italia settentrionale e centrale i
Comuni. Il vuoto del potere imperiale ha lasciato autonomia, di fatto
alle nuove città in cui è sviluppata e organizzata l'attività economica e
culturale. Il ceto medio si organizza in corporazioni e delega ad un
Podestà, con cui interagisce, il governo cittadino. Nei primi tempi il
Podestà è forestiero (come i sovrani nell'antica Roma) per non favorire
parti del tessuto sociale cittadino. Poi, col tempo, i Podestà
diverranno dinastici e le Signorie si sostituiranno ai Comuni.
Caratteristica del Comune è il Carroccio, su cui è la croce, la campana e lo stendardo del
Comune, difeso dalla Compagnia
della Morte. Il Carroccio, il carro sacro di battaglia, fu ideato dagli eserciti dei grandi
centri economici e militari dell'alta Italia, che lo utilizzarono per
circa trecento anni a partire dall'XI secolo.
L'uso del carro era diffuso soprattutto in pianura, dato che le dimensioni della sua struttura erano tali da renderne particolarmente difficile l'impiego sui pendii. Le città che per tradizione ricorsero all'uso del Carroccio furono Brescia, Cremona, Milano, Padova e Vercelli, e in tutti i casi il sacro carro è descritto come un mezzo dalle dimensioni superiori alla norma. Per tirare i carri da guerra di ognuna delle cinque città sopra menzionate occorrevano da tre a quattro paia di buoi, perché il pianale era tanto alto da permettere al capitano d'armi di controllare lo svolgimento della battaglia e al tempo stesso tanto robusto da resistere agli attacchi dei nemici e alle insidie dei campi. Le descrizioni concordano pure nel menzionare per ciascuno dei carri un pennone, una campanella e una croce: in tutti i casi il pennone serviva a reggere il vessillo dell'esercito raccolto attorno al Carroccio, mentre la campana ("Martinella" per i milanesi, "Nola" per i cremonesi e "Berta" per i padovani) serviva a scandire i tempi del trasferimento e a chiamare a raccolta gli armati durante la battaglia. La croce aveva invece il valore simbolico che anche oggi le e' universalmente riconosciuto dalla cristianità: posta solitamente alla base del pennone serviva a richiamare i valori della fede e del sacrificio, ricordando al tempo stesso a fanti e cavalieri che Dio era sceso in campo al loro fianco.
Quindi, a differenza delle altre regioni europee e del sud d'Italia in cui nacquero le monarchie, nell'Italia centro-settentrionale si assiste alla nascita di poteri locali autonomi che passano sotto il titolo di "Comuni".
La nascita di queste nuove realtà fu resa possibile:
Nel 1014 - A Clontarf, in Irlanda, vengono sconfitti gli Scandinavi "vichinghi" (vichinghi significa pirati), che devono lasciare il paese.
L'uso del carro era diffuso soprattutto in pianura, dato che le dimensioni della sua struttura erano tali da renderne particolarmente difficile l'impiego sui pendii. Le città che per tradizione ricorsero all'uso del Carroccio furono Brescia, Cremona, Milano, Padova e Vercelli, e in tutti i casi il sacro carro è descritto come un mezzo dalle dimensioni superiori alla norma. Per tirare i carri da guerra di ognuna delle cinque città sopra menzionate occorrevano da tre a quattro paia di buoi, perché il pianale era tanto alto da permettere al capitano d'armi di controllare lo svolgimento della battaglia e al tempo stesso tanto robusto da resistere agli attacchi dei nemici e alle insidie dei campi. Le descrizioni concordano pure nel menzionare per ciascuno dei carri un pennone, una campanella e una croce: in tutti i casi il pennone serviva a reggere il vessillo dell'esercito raccolto attorno al Carroccio, mentre la campana ("Martinella" per i milanesi, "Nola" per i cremonesi e "Berta" per i padovani) serviva a scandire i tempi del trasferimento e a chiamare a raccolta gli armati durante la battaglia. La croce aveva invece il valore simbolico che anche oggi le e' universalmente riconosciuto dalla cristianità: posta solitamente alla base del pennone serviva a richiamare i valori della fede e del sacrificio, ricordando al tempo stesso a fanti e cavalieri che Dio era sceso in campo al loro fianco.
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| "La battaglia di Legnano" - Amos Cassoli Carroccio e Compagnia della Morte dei Comuni Medievali. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Quindi, a differenza delle altre regioni europee e del sud d'Italia in cui nacquero le monarchie, nell'Italia centro-settentrionale si assiste alla nascita di poteri locali autonomi che passano sotto il titolo di "Comuni".
La nascita di queste nuove realtà fu resa possibile:
1) dall'accentramento di poteri nelle
mani dei vescovi locali, i quali erano eletti dai canonici della
cattedrale e dai cittadini maggiorenti.
2) dallo sviluppo economico basato, in un primo momento, sullo sfruttamento delle campagne. La nascita dei comuni permise lo sviluppo di realtà commerciali nuove come le corporazioni: una divisione del lavoro (anche topografica, vedi ad es. la via dei lanaioli a Firenze) a seconda delle mansioni. Queste associazioni furono alla base del concetto di Universitas, che in quei tempi cominciò a significare anche la libera associazione di studenti e docenti, la prima delle quali fu quella di Bologna (1158). Lo sviluppo dei comuni portò però ad un'ulteriore evoluzione: chi governava i comuni era, infatti, un podestà o capitano del popolo, che, inizialmente, doveva provenire da altri comuni; poi tale carica fu resa ereditaria dai capitani più ambiziosi. Si crearono così concentrazioni di potere nelle mani di poche famiglie, generando quindi vere e proprie signorie. Anche l'ordinamento territoriale fu modificato, col tempo i comuni che riuscirono ad accumulare una solida base economica e strategica ampliarono i loro confini trasformandosi in dominazioni regionali. Questo processo culminò con la pace di Lodi del 1454, che cercava di consolidare il risultato di questa espansione territoriale da parte dei comuni più potenti
2) dallo sviluppo economico basato, in un primo momento, sullo sfruttamento delle campagne. La nascita dei comuni permise lo sviluppo di realtà commerciali nuove come le corporazioni: una divisione del lavoro (anche topografica, vedi ad es. la via dei lanaioli a Firenze) a seconda delle mansioni. Queste associazioni furono alla base del concetto di Universitas, che in quei tempi cominciò a significare anche la libera associazione di studenti e docenti, la prima delle quali fu quella di Bologna (1158). Lo sviluppo dei comuni portò però ad un'ulteriore evoluzione: chi governava i comuni era, infatti, un podestà o capitano del popolo, che, inizialmente, doveva provenire da altri comuni; poi tale carica fu resa ereditaria dai capitani più ambiziosi. Si crearono così concentrazioni di potere nelle mani di poche famiglie, generando quindi vere e proprie signorie. Anche l'ordinamento territoriale fu modificato, col tempo i comuni che riuscirono ad accumulare una solida base economica e strategica ampliarono i loro confini trasformandosi in dominazioni regionali. Questo processo culminò con la pace di Lodi del 1454, che cercava di consolidare il risultato di questa espansione territoriale da parte dei comuni più potenti
Nel 1014 - A Clontarf, in Irlanda, vengono sconfitti gli Scandinavi "vichinghi" (vichinghi significa pirati), che devono lasciare il paese.
Nel 1024 - muore Enrico
II, che è anche Re d'Italia.
Nel 1031 - Cade, in Spagna, la dinastia degli Ommayyadi. Tra il 1147 ed il 1150 agli Almoravidi subentrano l'altra potente dinastia berbera degli Almohadi ma la Riconquista è solo rimandata. Dal 1246 fino alla caduta dell'ultimo baluardo arabo di Granada (1492) in mano spagnola l'Islam arretra fino a scomparire come realtà istituzionale dalla Penisola iberica.
Nel 1031 - Cade, in Spagna, la dinastia degli Ommayyadi. Tra il 1147 ed il 1150 agli Almoravidi subentrano l'altra potente dinastia berbera degli Almohadi ma la Riconquista è solo rimandata. Dal 1246 fino alla caduta dell'ultimo baluardo arabo di Granada (1492) in mano spagnola l'Islam arretra fino a scomparire come realtà istituzionale dalla Penisola iberica.
Nel 1036 - Nasce Sichelgaita di Salerno.
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| Sichelgaita di Salerno |
Tra le donne combattenti non si può fare a meno di parlare di Giovanna d’Arco, anche se la sua breve vita ha avuto un significato politico anche superiore ai fatti militari cui ha partecipato.
Nel 1050 - Si diffonde l'uso dell'aratura con vomere ricurvo frangizolle.
Nel 1054 - Scisma d'Oriente: si spezza l'unità della chiesa cristiana.
Nel 1054 - Scisma d'Oriente: si spezza l'unità della chiesa cristiana.
Nel 1065 - Prime edizioni di "La Chanson de Roland".
Nel 1066 - Dopo la battaglia di Hastings, Guglielmo il Conquistatore e i suoi normanni si impadroniscono dell'Inghilterra.
Nel 1066 - Dopo la battaglia di Hastings, Guglielmo il Conquistatore e i suoi normanni si impadroniscono dell'Inghilterra.
Nel 1071 - I normanni si insediano
nell'Italia meridionale espellendo i bizantini.
Nel 1073 - Viene eletto papa Gregorio VII:
inizia il periodo della lotta «per le investiture» tra papato
e impero.
Nel 1077 - L'imperatore
Enrico IV, scomunicato,
è costretto a chiedere perdono a Canossa.
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| Matilde di Canossa |
La Grancontessa Matilde di Canossa, o
Mathilde, o Matilde di Toscana (in latino Mathildis, in tedesco
Mathilde von Tuszien; Mantova, marzo 1046 – Bondeno di Roncore, 24
luglio 1115), fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale.
Matilde fu una potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato
nella lotta per le investiture; donna di assoluto primo piano per
quanto all'epoca le donne fossero considerate di rango inferiore,
arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della
Chiesa. Fu incoronata presso il Castello di Bianello (Quattro
Castella, Reggio Emilia) dall'imperatore Enrico V. Nel 1076 entrò in
possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia,
l'Emilia, la Romagna e la Toscana, e che aveva il suo centro a
Canossa, nell'Appennino reggiano. La Grancontessa (magna comitissa)
Matilde è certamente una delle figure più importanti e
interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di
continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una
forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni,
mostrando un'innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa
del suo tempo le valse l'ammirazione e il profondo amore di tutti i
suoi sudditi. Matilde nacque a Mantova nel 1046, terzogenita della
potentissima famiglia feudale italiana dei Canossa, marchesi di
Tuscia (già Ducato di Tuscia), di origine e madrelingua longobarda.
Il padre, Bonifacio di Canossa detto "il Tiranno", era
l'unico erede della dinastia canossiana, discendente diretto di
Adalberto Atto (o Attone), fondatore della casata degli Attoni. La
madre, Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una delle più nobili
famiglie imperiali, strettamente imparentata con i duchi di Svevia, i
duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, dei quali
Matilde era rispettivamente nipote e cugina prima, nonché con il
papa Stefano IX. Essendo figlia del signore della Tuscia, a Matilde
spettava il titolo di marchesa. La parola germanica Markgraf
qualificava difatti i "conti di confine". Tuttavia la
Tuscia era stata nell'Alto Medioevo una circoscrizione del Regno
longobardo, come tale definita "ducato". Ecco perché a
Matilde si attribuiscono sia il titolo di "marchesa" che
quello di "duchessa". Poco si sa dell'infanzia di Matilde,
sia perché le cronache del tempo preferirono occuparsi della
fanciullezza dei due fratelli maggiori, Federico (legittimo erede di
Bonifacio) e Beatrice, sia perché le fonti in nostro possesso si
concentrano soprattutto sulle imprese compiute da adulta. Tuttavia,
si può affermare con certezza che il nome, come per i fratelli, le
fu imposto dalla madre Beatrice che in questo modo intendeva
affermare la propria superiorità nobiliare rispetto al marito,
infatti il casato di Ardennes-Bar, a cui ella apparteneva, era senza
dubbio di stirpe regia. Matilde trascorse la sua gioventù tra i
freddi laghi ed i nevosi boschi padani e a differenza di molte
nobildonne del suo tempo, trascorse molto tempo dedicandosi alla
cultura letteraria.
A tal proposito, Donizone afferma: « Fin da piccola conosceva la lingua dei Teutoni e sapeva
anche parlare la garrula lingua dei Franchi. » (Vita Marhildis, libro II, cap. IV)
Trascorse i primi anni della propria
esistenza in agiatezza e serenità nel castello di Canossa, teatro di
grandi banchetti e feste sontuose organizzate dal padre. Tuttavia a
soli 6 anni, Matilde assistette al primo evento che cambiò
radicalmente il corso della sua vita: il 6 maggio 1052, il padre
Bonifacio fu ucciso a tradimento durante una battuta di caccia da uno
dei suoi vassalli, che lo trapassò alla gola con una freccia
avvelenata. L'agonia del duca durò alcune ore; nella tarda serata
dello stesso giorno spirò. La madre rimasta vedova con tre figli
piccoli aveva difficoltà a reggere il ruolo di Bonifacio. Nel 1053
Matilde ed i suoi fratelli ottennero un privilegio di protezione
personale dall'Imperatore Enrico III, ma in quello stesso anno i due
fratelli maggiori di Matilde morirono a causa di un maleficio
(probabilmente un avvelenamento involontario). Alla morte di papa
Leone IX, parente di entrambi i genitori di Matilde, venne eletto con
l'appoggio imperiale, papa Vittore II (1054). Papa Vittore II era
ospitato ad Arezzo dai Canossiani, quando morì nel 1057, lasciando
come successore papa Stefano IX. Visto il crescente potere della Casa
di Canossa e la scomparsa del loro alleato Leone IX, Enrico III prese
in ostaggio Matilde, che aveva solo 10 anni, e sua madre e le portò
in Germania; ma dopo un anno anche Enrico III morì e così Matilde
ritornò in Italia. La madre Beatrice cercò una nuova protezione
risposandosi con Goffredo il Barbuto, fratello di papa Stefano IX.
Goffredo, figlio di Gozzellone, Duca di Lotaringia, era un
aristocratico dedito alle armi ed alle arti guerresche di indole
belligerante. Fu lui a succedere a Bonifacio come signore della
Tuscia. La famiglia dei Canossa, padrona dell'Italia centrale e della
Lotaringia, imparentata con Papi e influente sugli imperatori, era in
quel momento la famiglia più potente d'Europa. Dopo la morte di
Enrico III, Goffredo il Gobbo tentò di approfittare del temporaneo
vuoto di potere per farsi incoronare Imperatore in terra tedesca; ma
non ci riuscì per la morte del papa in Tuscia, cioè in terra
canossiana. Per evitare il pericolo di sottomettersi in futuro
all'imperatore, il papato decise di introdurre un sistema di elezione
interna, il conclave dei cardinali, tuttora in vigore. Allontanatosi
così dall'impero, il pontificato si affidò alla tutela dei Canossa
che, grazie al diritto-dovere dell'accompagnamento dei Pontefici,
finirono col determinare la scelta dei Papi e quindi le loro sorti.
Anche il nuovo papa Benedetto X ebbe vita breve; morì infatti,
sempre alla corte dei Canossa, nel 1061. Dopo di lui vennero eletti
due papi: l'imperatore scelse il Vescovo di Parma Cadalo, che prese
il nome di Onorio II, mentre la Chiesa elesse il Vescovo di Lucca,
nonché ecclesiastico dei Canossa Anselmo da Baggio, che prese il
nome di Alessandro II. Dopo varie vicissitudini si concordò di
tenere un nuovo concilio nel cuore dei domini canossiani, a Mantova.
Papa Onorio II preferì non partecipare per timore di perdere la vita
e comunque Alessandro II dimostrò la legalità della propria
elezione; i Canossa, giudici dai quali dipendeva il Paparum Ducatus,
decisero quindi di assegnare il papato al loro candidato Alessandro
II. Matilde si ritrovò di nuovo con un papa suo alleato, che
inizialmente si aiutarono a vicenda ma che dopo divennero nemici per
questioni personali. Goffredo il Barbuto, sposando Beatrice, era
diventato signore della Tuscia. Una clausola del contratto di
matrimonio stabilì che il figlio naturale di Goffredo, Goffredo il
Gobbo, avrebbe sposato la figlia naturale di Beatrice, Matilde, per
consolidare il suo potere e quello dei Canossa, e per non dover in
seguito dividere i possedimenti delle rispettive casate. I due
promessi sposi erano così cugini di quarto grado. Le nozze furono
anticipate al 1069, allorché Goffredo si trovò in punto di morte.
Matilde alla fine dell'anno accorse al capezzale del patrigno in
Lotaringia; prima della sua morte Matilde e Goffredo il Gobbo si
unirono in matrimonio. Il marito era un giovane coraggioso e retto ma
afflitto da alcuni difetti fisici (tra gli altri gozzo e gobba),
comunque Matilde, conscia dei doveri nobiliari per i quali era stata
educata e con la persuasione della madre, seppur riluttante restò in
Lotaringia coabitando col marito e ne rimase incinta. Tra la fine del
1070 e l'inizio del 1071 partorì una bambina che chiamò Beatrice,
per poter rinnovare il nome della madre (nome molto frequente in
Lotaringia). Il parto però non fu facile e dopo pochi giorni la
piccola Beatrice morì, il 29 gennaio 1071. Il 29 agosto la Beatrice
madre eresse il monastero di Frassinoro, nell'Appennino Modenese,
com'era usanza tra i nobili, per "la grazia dell'anima della
defunta Beatrice mia nipote". La permanenza di Matilde in Belgio
(Orval) fu breve quanto difficile e rischiosa. Matilde rischiò la
vita non solo per i postumi di un parto difficile, che nel Medioevo
spesso si risolveva con la morte della madre, ma anche per l'ira del
casato di Lotaringia che accusò la Grancontessa di portare il
malocchio, in quanto non aveva dato un erede maschio al suo
"Signore", compito principale, se non unico, per le mogli
dell'epoca. Nel gennaio del 1072 fuggì appena le circostanze le
offrirono la possibilità, e rientrò a Canossa, presso la madre. Tra
il 1073 ed il 1074 il marito Goffredo scese nella penisola italiana
per riconquistare Matilde offrendole possedimenti ed armate, ma la
risposta della Grancontessa fu estremamente ferma e rigida. Sul suo
atteggiamento si è costruito il mito di una donna priva di
debolezze. Goffredo il Gobbo nel 1076 cadde vittima di un'imboscata
nelle sue terre nei pressi di Anversa. Lamberto di Hersfeld riporta
che durante la notte, spinto da bisogni corporali, si recò al
gabinetto e un sicario che stava in agguato gli conficcò una spada
tra le natiche lasciandogli l'arma piantata nella ferita.
Sopravvisse, ma una settimana dopo, il 27 febbraio 1076, morì,
lasciando Matilde vedova. Molti commentatori dell'epoca l'accusarono
di essersi macchiata personalmente del crimine; comunque come
colpevole viene indicato più verosimilmente il conte fiammingo
Roberto I delle Fiandre. In ogni caso Matilde non versò al clero
neppure un obolo per l'anima del marito ucciso, né fece recitare una
messa o gli dedicò un convento, com'era d'uso fare tra i nobili.
40
anni di regno: il 18
aprile 1076 muore Beatrice, la madre di Matilde, e da questo momento,
anche se prima aveva già regnato affiancata alla madre, diviene a 30
anni l'unica sovrana incontrastata di tutte le terre che vanno dal
Lazio al lago di Garda. Nel 1073 era salito al soglio pontificio
Ildebrando di Soana, col nome di Gregorio VII. Nello stesso anno il
nuovo imperatore Enrico IV, dopo aver riorganizzato il territorio
tedesco, si era rivolto verso i suoi possedimenti in Italia. Cominciò
tra i due personaggi un duro duello, che vide contrapposta l'autorità
della Chiesa a quella dell'Impero (lotta per le investiture). Nel
1076 il papa decise di scomunicare l'imperatore che da questa
iniziativa papale subì un doppio danno, vedendosi estraniato dai
riti religiosi e trovandosi con sudditi non più sottomessi. Matilde
si ritenne libera di agire secondo la sua completa volontà e si
schierò con decisione al fianco di papa Gregorio VII, nonostante
l'imperatore fosse suo secondo cugino. La scomunica indusse Enrico IV
a venire a patti col papa. L'imperatore scese in Italia per parlare
personalmente col pontefice. Gregorio VII lo ricevette nel gennaio
1077 mentre era ospite di Matilde nel castello di Canossa. In
quell'occasione l'imperatore, per ottenere la revoca della scomunica
da parte del papa, fu costretto ad attendere davanti al portale
d'ingresso del castello per tre giorni e tre notti inginocchiato col
capo cosparso di cenere faccia a faccia si risolse con un
compromesso (28 gennaio 1077): Gregorio revocò la scomunica a
Enrico, ma non la dichiarazione di decadenza dal trono. Nel 1079
Matilde donò al papa tutti i suoi domini, in aperta sfida con
l'imperatore, visti i diritti che il sovrano vantava su di essi, sia
come signore feudale, sia come parente prossimo. Ma in due anni le
sorti del confronto tra papato ed impero si ribaltarono: nel 1080
Enrico IV convocò un Concilio a Bressanone in cui fece deporre il
papa. L'anno seguente decise di scendere una seconda volta in Italia
per ribadire la sua signoria sui suoi territori. Decretò Matilde
deposta e bandita dall'impero. Ma la Grancontessa non se ne diede per
vinta e, mentre Gregorio VII era costretto all'esilio, Matilde
resistette e il 2 luglio 1084 riuscì a sbaragliare inaspettatamente
l'esercito imperiale nella famosa battaglia di Sorbara, presso Modena
riuscendo nella formazione di una coalizione favorevole al papato a
cui aderirono i bolognesi e contrapposta alla lega imperiale. Nel 1088 Matilde si trovò a
fronteggiare una nuova discesa dell'Imperatore Enrico IV e si preparò
al peggio con un matrimonio politico, dato che l'attuale pontefice
disgiungeva il potere vaticano da quello canossiano, com'era stato
sino a questo momento, per ultimo fino a Gregorio IV. Matilde scelse
il Duca diciannovenne Guelfo V (in tedesco Welf), erede della corona
ducale di Baviera. Le nozze facevano parte di una rete di alleanze di
cui faceva parte anche il nuovo papa, Urbano II, allo scopo di
contrastare efficacemente Enrico IV. La quarantatreenne Matilde inviò
una lettera al suo futuro sposo:
« Non per leggerezza femminile o
per temerarietà, ma per il bene di tutto il mio regno, ti invio
questa lettera accogliendo la quale tu accogli me e tutto il governo
della Longobardia. Ti darò tante città tanti castelli tanti nobili
palazzi, oro ed argento a dismisura e soprattutto tu avrai un nome
famoso, se ti renderai a me caro; e non segnarmi per l'audacia perché
per prima ti assalgo col discorso. È lecito sia al sesso maschile
che a quello femminile aspirare ad una legittima unione e non fa
differenza se sia l'uomo o la donna a toccare la prima linea
dell'amore, solo che raggiunga un matrimonio indissolubile. Addio. »
La Gran Contessa inviò migliaia di
armati al confine della Longobardia a prendere il Duca, lo accolse
con onori, organizzò una festa nuziale di 120 giorni con un apparato
di fronte al quale sarebbe impallidito qualunque sovrano medioevale.
Cosma di Praga, autore del Chronicon Boemorum, riporta che dopo il
matrimonio, per due notti, il duca aveva rifiutato il letto nuziale
ed il terzo giorno Matilde si presentò nuda su una tavola preparata
ad hoc su alcuni cavalletti dicendogli tutto è davanti a te e non
v'è luogo dove si possa celare maleficio. Ma il Duca rimase
interdetto; Matilde, indignata, lo assalì a suon di ceffoni e
sputandogli addosso lo cacciò con queste parole: Vattene di qua,
mostro, non inquinare il regno nostro, più vile sei di un verme, più
vile di un'alga marcia, se domani ti mostrerai, d'una mala morte
morirai.... Il Duca fuggì; per questo fu soprannominato Guelfo
l'impotente. Matilde e il giovane marito si separarono dopo
pochissimi giorni; ovviamente i due non ebbero mai figli.
Successivamente Matilde sobillò i due figli dell'imperatore, Corrado
di Lorena ed Enrico e ne appoggiò le rivolte contro il padre; si
appoggiò inoltre alla potente casata comitale dei Guidi in Toscana,
per ostacolare un'altra dinastia, gli Alberti, fedeli all'impero.
Dopo numerose vittorie, tra le quali quella sui Sassoni, l'imperatore
Enrico si prepara nel 1090 alla sua terza discesa in terra italica,
per infliggere una sconfitta definitiva alla Chiesa. L'itinerario fu
quello solito, il Brennero e Verona, confine coi possedimenti di
Matilde che iniziavano a partire dalle porte della città. La
battaglia si accentrò presso Mantova. Matilde si assicurò la
fedeltà degli abitanti esentandoli da alcune tasse come il teloneo
ed il ripatico e con la promessa di essere integrati nello status di
Cittadini Longobardi col diritto di caccia, pesca e taglialegna su
entrambe le rive del fiume Tartaro. La città resistette fino al
tradimento del giovedì santo, nel quale i cittadini cambiarono
fronte in cambio di alcuni ulteriori diritti concessi loro
dall'assediante Enrico IV. Matilde si arroccò nel 1092
sull'appennino reggiano attorno ai suoi castelli più inespugnabili.
Sin da Adalberto Atto il potere dei Canossa si era basato su una rete
di castelli, rocche e borghi fortificati situati nella Val d'Enza,
che costituivano un complesso sistema poligonale di difesa che aveva
sempre resistito ad ogni attacco portato sull'Appennino. Dopo alterne
e sanguinose battaglie, il potente esercito imperiale venne preso in
una morsa. Nonostante l'esercito imperiale fosse temibilissimo, fu
distrutto dalla vassalleria matildica dei piccoli feudatari ed
assegnatari dei borghi fortificati, che mantennero intatta la fedeltà
ai Canossa anche di fronte all'Impero. La conoscenza perfetta dei
luoghi, la velocità delle informazioni e degli spostamenti, la presa
delle posizioni strategiche in tutti i luoghi elevati della val
d'Enza, avevano avuto la meglio sul potente imperatore. Pare che la
stessa contessa avesse partecipato, con un manipolo di guerrieri
scelti e fedeli, alla battaglia, galvanizzando gli alleati all'idea
di combattere una guerra giusta. L'esercito imperiale fu preso a
tenaglia nella vallata, ma la sconfitta totale fu più di una guerra
persa: Enrico IV si rese conto dell'impossibilità di penetrare quei
luoghi asperrimi, ben diversi dalla Pianura Padana o della Sassonia:
non si trovava più di fronte ai confini tracciati dai fiumi
dell'Europa centrale, ma a scoscesi sentieri, calanchi, luoghi
impervi protetti da rocche turrite, da casetorri che svettavano verso
il cielo, dalle quali gli abitanti scaricavano dardi di ogni genere
su chiunque si avvicinasse: lance, frecce, forse anche olio bollente,
giavellotti, massi, picche infocate. Con queste armi chi si trovava
più in alto aveva spesso la meglio. Dopo la vittoria di Matilde
molte città come Milano, Cremona, Lodi e Piacenza si schierarono con
la Contessa canossiana per sottrarsi al controllo imperiale. Nel 1093
il figlio secondogenito dell'Imperatore, Corrado di Lorena, sostenuto
dal papa, da Matilde e da una lega di città lombarde, veniva
incoronato Re d'Italia. Matilde liberò e diede rifugio persino alla
moglie dell'imperatore, Prassede, figlia del Re di Russia ed ex
vedova del Marchese di Brandeburgo, che aveva denunciato al Concilio
di Piacenza del 1095 le inaudite porcherie sessuali che aveva preteso
Enrico da lei e per le quali veniva relegata in una specie di
prigionia-alcova a Verona. Si accese dunque una lotta all'interno
stesso della famiglia imperiale, che indebolì sempre più Enrico IV,
finché morì, ormai sconfitto nel 1106; alla deposizione e morte di
Corrado di Lorena 1101, il figlio terzogenito del defunto imperatore
e nuovo imperatore, Enrico V del Sacro Romano Impero, riprese a sua
volta la lotta contro la Chiesa e l'Italia. Stavolta l'atteggiamento
della Granduchessa nei confronti della casa imperiale dovette
modificarsi e Matilde si conformò ai voleri dell'imperatore. Nel
1111, sulla via del ritorno in Germania, Enrico V la incontrò al
Castello di Bianello, vicino a Reggio Emilia. Matilde gli confermò i
feudi da lei messi in dubbio quando era vivo suo padre, chiudendo
così una vertenza che era durata oltre vent'anni. Enrico V conferì
alla Granduchessa un nuovo titolo. Così il figlio del suo vecchio
antagonista creò Matilde "Regina d'Italia" e
"Vicaria Papale". Sembra che anche la fondazione della
chiesa di S. Salvaro a Legnago (VR) sia dovuta a Matilde.
Vista la grande povertà delle popolazioni apenniniche, la cui unica risorsa era la legna da ardere, Matilde introdusse, dal vicino oriente, il castagno, l'"albero del pane",
dalle cui castagne si ottiene una farina ricca di proteine, e che
innestato da i marroni, grossi, gustosi e nutrienti. Fra l'altro
l'ordine matildeo con cui si disponevano le piante, era una serie di
cerchi inanellati, che permettevano alle piante di condividere la forza
del cerchio. Da lì in poi, castagne, farina di castagne e marroni
divennero la risorsa più comune delle popolazioni montane.
Matilde morì di gotta nel 1115. Venne
prima sepolta in San Benedetto in Polirone (San Benedetto Po), poi,
nel 1633, per volere del papa Urbano VIII, la sua salma venne
traslata a Roma in Castel Sant'Angelo. Nel 1645 i suoi resti
trovarono definitiva collocazione nella Basilica di San Pietro a
Roma, unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia e alla
polacca Maria Clementina Sobieski, consorte di Giacomo Francesco
Edoardo Stuart. La sua tomba, scolpita dal Bernini, è detta Onore e
Gloria d'Italia. Matilde non aveva lasciato eredi diretti; di
conseguenza il suo immenso patrimonio andò disperso. Alcuni castelli
rimasero in possesso di signori locali e Communi Militum, cioè
cavalieri e mercenari; altri dei discendenti di Prangarda, sorella di
Tedaldo, il nonno di Matilde (come forse le famiglie che diedero vita
alle dinastie parmensi dei Baratti e degli Attoni - o Iattoni - di
Antesica e di Beduzzo, effettive castellanze matildiche). Per quanto
riguarda i feudi appartenuti alla contessa, alcuni possedimenti
vennero addirittura dimenticati in un vuoto di potere, altri
semplicemente incamerati nei possedimenti papali. Dopo la sua morte attorno a Matilde
venne a crearsi un alone di leggenda. Gli agiografi ecclesiastici ne
mitizzarono il personaggio facendone una contessa semimonaca dedita
alla contemplazione e alla fede. Lo stesso Dante Alighieri ne sentì
parlare e la inserì nell'XI canto del Paradiso della Divina
Commedia, ponendola nella cerchia dei militanti per la fede. Qualcuno sostiene che si sia trattato
di un personaggio di forti passioni sia spirituali sia carnali. Ancora oggi nella popolazione di Carpi, si ricorda che Matilde veniva in carrozza per incontrare, intimamente, Pio, il signoredi Carpi. Probabilmente Gregorio VII ed il monaco
Anselmo condizionarono diverse sue scelte facendo leva sulla sua fede
quasi incondizionata. Si narra che dopo la morte di Anselmo, Matilde,
che soffriva di un eczema, per curarsi si coricasse senza vesti sul
tavolo dove era stato lavato il monaco defunto. In realtà nel
Medioevo il culto delle reliquie (e la certezza riguardante i loro
poteri miracolosi) fu molto sentito. Si dice che Matilde conservasse
tra le reliquie anche un anello vescovile, che utilizzava per calmare
i frequenti attacchi di epilessia.
Dal 1088 - Si fondano le prime Università: a Bologna nel 1088, a Parigi nel 1150, a Salerno nel 1173.
Nel 1095 - Al concilio di Clermont, papa Urbano II indice la crociata per liberare la Terrasanta dagli infedeli.
Nel 1095 - Al concilio di Clermont, papa Urbano II indice la crociata per liberare la Terrasanta dagli infedeli.
Nel 1096 - Ha inizio la
prima crociata.
Nel 1114 - Prime Fiere nella regione francese della Champagne.
Nel 1118 - Hugues de Payns fonda l'Ordine del Tempio, di cui è stato il primo Gran Maestro, la più alta carica dell'Ordine dei cavalieri templari.
![]() |
| L'antico sigillo dei Cavalieri Templari |
Quello dei "Pauperes commilitones
Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e
del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri Templari o
semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi
cavallereschi cristiani medioevali.
La nascita dell'Ordine si colloca nella
Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche
scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell'epoca le
strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da
tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere
i luoghi santi e i pellegrini nacquero diversi ordini religiosi.
Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il
nucleo originario dell'Ordine Templare, dandosi il compito di
assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che
continuavano a visitare Gerusalemme. L'Ordine venne ufficializzato
nel 1129, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo
di Chiaravalle, che fondò poi l'ordine dei Cistercensi. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che
contraddistinse l'Ordine Templare negli anni della sua maturità, fu
sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.
![]() |
| La Croce "patente", adottata dai Cavalieri Templari |
L'ordine Templare si dedicò nel corso
del tempo anche alle attività agricole, creando un grande sistema
produttivo, e a quelle finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e
arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario
dell'epoca. I Templari furono i primi in Europa ad emettere lettere di credito, veri e propri assegni, che permetteveno così di versare in qualsiasi presidio dell'ordine denaro, e potere incassarlo in altri presidi Templari. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l'ordine si
fece nemico il re di Francia Filippo il Bello (che non riuscì a farsi finanziare dall'ordine) e andò incontro,
attraverso un drammatico processo, alla dissoluzione definitiva tra
il 1312 e il 1314.
I templari erano identificabili per la
loro sopravveste bianca, a cui in seguito si aggiunse una distinta
croce rossa (la croce patente), ricamata sulla spalla, che assunse infine grandi
dimensioni sul torace o sulla schiena, come si vede in molte
rappresentazioni dei cavalieri crociati. Accanto alla croce rossa in
campo bianco, fra i simboli dei templari c'era il beauceant.
![]() |
| Beauceant |
Il Beauceant (anche Baucéans,
Bauceant, Beauséant, Baussant) era il vessillo dei cavalieri
templari, ed era una bandiera od uno scudo. La sua particolarità
consisteva sempre nella caratteristica divisione in due parti
simmetriche, i cui colori erano il bianco ed il nero.
Questo dualismo rappresentando forse il
dualismo tra il Bene e il Male, è stato utilizzato come ipotesi,
poco attendibile tra l'altro, circa aspetti esoterici, e quindi tra
le forze cosmiche opposte e complementari. Questo dualismo comunque
molto diffuso nel medioevo, si ritrova in molteplici rappresentazioni
tra cui le matrici sigillari classiche e quelle criptiche.
Nell'immaginario popolare la figura dei
Templari rimane una delle più controverse, sia per il valore etico
dell'ordine stesso, sia per gli enormi dubbi sollevati contro la
storiografia ufficiale, da parte di alcuni studiosi, riguardo
un'evidente resistenza occulta dell'ordine alla scomparsa ufficiale.
Tale resistenza farebbe sopravvivere i Templari fino ai giorni
nostri, tramite moderne associazioni come la Massoneria.
Nel 1122 - Concordato di Worms che pone fina alla lotta per le investiture.
Nel 1150 - Gli Arabi introducono in Spagna la tecnica di fabbricazione della carta.
Nel 1154 - Scende in Italia l'imperatore Federico I Barbarossa. Il processo di autonomia dei Comuni, fu rafforzato dalla crisi in cui precipitò la Germania, che fu lacerata da un’aspra contesa fra due opposte fazioni a sostegno di due casate rivali. Si chiamavano Ghibellini i fautori della Casa di Svevia, essi si proclamavano difensori dell’onore dell’Impero perché affermavano la superiorità dell’imperatore sul Papa, sostenuta dal Privilegio ottoniano. Si chiamavano Guelfi i sostenitori della Casa di Baviera, fautori della libertà della Chiesa romana, e quindi favorevoli al Concordato di Worms.
L’elezione di Federico I di Svevia
(1152), passato alla storia con il nome di Barbarossa, fu resa
possibile dal fatto che era imparentato con entrambe le casate di
Svevia e di Baviera. Ristabilita la pace in Germania,
Federico decise di ripristinare l'autorità imperiale in Italia,
infatti le difficoltà dell'impero avevano consentito ai comuni
italiani di sottrarsi di fatto al controllo politico dell'imperatore.
Nel 1154 scese in Italia per farsi
incoronare imperatore e convocò la Dieta di Roncaglia per condannare
la rivendicazione di sovranità dei comuni
Nel 1158 scese una seconda volta e
distrusse Crema e Milano che si erano ribellate
I comuni si coalizzarono nel 1167 nella
Lega Lombarda, insieme di 36 città che nella battaglia di
Legnano del 1176 sconfissero il Barbarossa.
![]() |
| Cartina dell'Europa nell'anno 1154, quandoFederico I Barbarossa scende in Italia per sottomettere i Comuni. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1154 - Inizia la costruzione della
cattedrale di Chartres.
Nel 1160 - Redazione del "Tristano e Isotta" e
dell'epopea dei Nibelunghi.
Brunilde della Saga dei Nibelunghi: Brunilde è la regina d'Islanda di cui Gunther, re dei Burgundi, fratello di Grimilde, Gernot e Giselher, si innamora. Per poter ottenere la sua mano il re decide di chiedere aiuto al compagno d'armi Sigfrido, figlio di Siegmund e di Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi. Questi, in cambio della mano di Grimilde, decide di aiutarlo. Ma l'islandese, vergine guerriera dalla forza immensa, impone una duplice prova ai suoi pretendenti: la sposerà solo chi riuscirà a raggiungere d'un balzo un masso scagliato da lei lontano, e riuscirà a vincerla in duello. La situazione è grave per il burgundo, tanto più che numerosi e valorosi guerrieri sono morti prima di lui nel medesimo modo: ma è Sigfrido a combattere al suo fianco, facendosi forte del suo cappuccio dell'invisibilità che gli dava le sembianze di Gunther. Gunther, considerato alfine vincitore, porta la sua bella promessa sposa a Worms, città sul Reno, centro del regno burgundo. Si svolgono quindi parallelamente le nozze Sigfrido-Crimilde e Gunther-Brunilde: ma quando Gunther cerca di consumare il matrimonio, la moglie lo lega, lo porta ad un uncino e lo appende a una parete. Umiliato, il re chiede di nuovo aiuto a Sigfrido, che, assumendo nuovamente le sembianze del re, riesce a sopraffare la donna, e, quindi, a farla unire con Gunther. Ma Sigfrido, prima di allontanarsi dai due nuovi amanti, sottrae a Brunilde un anello d'oro e una cintura preziosa. Quando, nell'avventura 14a del manoscritto C dei Nibelunghi, Brunilde vede indossato da Crimilde quello che un tempo apparteneva a lei, capisce di essere stata ingannata per ben due volte dal figlio di Siegmund: adirata, dopo un terribile litigio con la sorella di Gunther, affida ad Hagen il compito di uccidere Sigfrido. Brunilde non viene più menzionata dalla 15ª alla 39ª (ed ultima) avventura; secondo alcune versioni della leggenda, però, alla morte di Sigfrido venne colta da un'enorme senso di colpa che la spinse a suicidarsi gettandosi nella pira costruita per l'eroe defunto. Ne L'anello del Nibelungo di Richard Wagner è la protagonista al fianco di Sigfrido delle tre giornate (la prima opera, L'oro del Reno, è considerata un prologo). Compare per la prima volta nella prima giornata, La Valchiria, della quale è l'eponima, ove è presentata come figlia di Wotan (Odino) e di Erda, nonché una delle nove Valchirie. Viene bandita dalla razza divina perché ha tentato di contrastare la volontà del padre aiutando Siegmund e Sieglinde. È inoltre lei a dare il nome al nascituro Sigfrido ("Colui che gioisce nella vittoria"). Nella seconda giornata, Sigfrido, viene svegliata dal lungo sonno in cui Wotan l'aveva sprofondata da Sigfrido, mentre nella terza, Il crepuscolo degli dei, a causa di un intrico di complotti di palazzo manovrati da Hagen, va in sposa a Gunther, re dei Burgundi. Sigfrido sposa la sorella del re Gutrune e Brunilde chiede ad Hagen di vendicarla. Questi uccide Sigfrido, che in punto di morte recupera la memoria che Hagen aveva cancellato con un filtro, e muore col nome dell'amata Valchiria sulle labbra. Quando il corpo di Sigfrido è posto sulla pira funebre, Brunilde, montando in sella al suo cavallo Grane si getta tra le fiamme, indossando l'Anello maledetto (che Sigfrido le aveva precedentemente donato). Così l'Anello torna al Reno mentre con un brano orchestrale intitolato non a caso "Glorificazione di Brunilde" si conclude l'opera. L'interpretazione grafica più comune della "Glorificazione" è il rogo del Walhalla (con al suo interno tutti gli dèi) e l'inizio di una nuova età per il genere umano, libero dall'eredità di morte ed oppressione costituita dal vecchio credo germanico: l'amore tra Brunilde e Sigfrido ha sconfitto la maledizione dell'Anello e tutto ciò che era stato costruito su di esso (tra cui il Walhalla e, per estensione, tutto ciò che è il pantheon norreno).
Brunilde della Saga dei Nibelunghi: Brunilde è la regina d'Islanda di cui Gunther, re dei Burgundi, fratello di Grimilde, Gernot e Giselher, si innamora. Per poter ottenere la sua mano il re decide di chiedere aiuto al compagno d'armi Sigfrido, figlio di Siegmund e di Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi. Questi, in cambio della mano di Grimilde, decide di aiutarlo. Ma l'islandese, vergine guerriera dalla forza immensa, impone una duplice prova ai suoi pretendenti: la sposerà solo chi riuscirà a raggiungere d'un balzo un masso scagliato da lei lontano, e riuscirà a vincerla in duello. La situazione è grave per il burgundo, tanto più che numerosi e valorosi guerrieri sono morti prima di lui nel medesimo modo: ma è Sigfrido a combattere al suo fianco, facendosi forte del suo cappuccio dell'invisibilità che gli dava le sembianze di Gunther. Gunther, considerato alfine vincitore, porta la sua bella promessa sposa a Worms, città sul Reno, centro del regno burgundo. Si svolgono quindi parallelamente le nozze Sigfrido-Crimilde e Gunther-Brunilde: ma quando Gunther cerca di consumare il matrimonio, la moglie lo lega, lo porta ad un uncino e lo appende a una parete. Umiliato, il re chiede di nuovo aiuto a Sigfrido, che, assumendo nuovamente le sembianze del re, riesce a sopraffare la donna, e, quindi, a farla unire con Gunther. Ma Sigfrido, prima di allontanarsi dai due nuovi amanti, sottrae a Brunilde un anello d'oro e una cintura preziosa. Quando, nell'avventura 14a del manoscritto C dei Nibelunghi, Brunilde vede indossato da Crimilde quello che un tempo apparteneva a lei, capisce di essere stata ingannata per ben due volte dal figlio di Siegmund: adirata, dopo un terribile litigio con la sorella di Gunther, affida ad Hagen il compito di uccidere Sigfrido. Brunilde non viene più menzionata dalla 15ª alla 39ª (ed ultima) avventura; secondo alcune versioni della leggenda, però, alla morte di Sigfrido venne colta da un'enorme senso di colpa che la spinse a suicidarsi gettandosi nella pira costruita per l'eroe defunto. Ne L'anello del Nibelungo di Richard Wagner è la protagonista al fianco di Sigfrido delle tre giornate (la prima opera, L'oro del Reno, è considerata un prologo). Compare per la prima volta nella prima giornata, La Valchiria, della quale è l'eponima, ove è presentata come figlia di Wotan (Odino) e di Erda, nonché una delle nove Valchirie. Viene bandita dalla razza divina perché ha tentato di contrastare la volontà del padre aiutando Siegmund e Sieglinde. È inoltre lei a dare il nome al nascituro Sigfrido ("Colui che gioisce nella vittoria"). Nella seconda giornata, Sigfrido, viene svegliata dal lungo sonno in cui Wotan l'aveva sprofondata da Sigfrido, mentre nella terza, Il crepuscolo degli dei, a causa di un intrico di complotti di palazzo manovrati da Hagen, va in sposa a Gunther, re dei Burgundi. Sigfrido sposa la sorella del re Gutrune e Brunilde chiede ad Hagen di vendicarla. Questi uccide Sigfrido, che in punto di morte recupera la memoria che Hagen aveva cancellato con un filtro, e muore col nome dell'amata Valchiria sulle labbra. Quando il corpo di Sigfrido è posto sulla pira funebre, Brunilde, montando in sella al suo cavallo Grane si getta tra le fiamme, indossando l'Anello maledetto (che Sigfrido le aveva precedentemente donato). Così l'Anello torna al Reno mentre con un brano orchestrale intitolato non a caso "Glorificazione di Brunilde" si conclude l'opera. L'interpretazione grafica più comune della "Glorificazione" è il rogo del Walhalla (con al suo interno tutti gli dèi) e l'inizio di una nuova età per il genere umano, libero dall'eredità di morte ed oppressione costituita dal vecchio credo germanico: l'amore tra Brunilde e Sigfrido ha sconfitto la maledizione dell'Anello e tutto ciò che era stato costruito su di esso (tra cui il Walhalla e, per estensione, tutto ciò che è il pantheon norreno).
Nel 1163 - Inizia la costruzione della
cattedrale di Notre-Dame a Parigi.
Nel 1175 - Si diffondono in Stiria i primi altiforni che rendono possibile la produzione della ghisa. La Stiria (Steiermark in tedesco, Štajerska in sloveno) è un Land del sud-est dell'Austria.
Nel 1175 - Si diffondono in Stiria i primi altiforni che rendono possibile la produzione della ghisa. La Stiria (Steiermark in tedesco, Štajerska in sloveno) è un Land del sud-est dell'Austria.
Nel 1176 - La Lega Lombarda sconfigge a Legnano Federico Barbarossa.
Nel ricordo della battaglia, è affiorata la memoria di Alberto da Giussano, un personaggio storico del XII secolo; condottiero italiano citato in alcune opere letterarie scritte in secoli successivi, non ne è univocamente determinata la effettiva esistenza storica. Con l'esclusione della possibile provenienza, Giussano, una città a 25 km a nord di Milano, non si hanno notizie storiche e biografiche certe.
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| Legnano - Monumento ad Alberto da Giussano. |
La via Francigena era la strada (sarebbe però più corretto dire l'insieme di strade) che nel Medioevo collegava il regno di Borgogna con l'Italia e che rappresentava il più importante canale di comunicazione con il Nord Europa. Il nome "Francigena" deriva dal fatto che i primi segmenti di questa strada attraversavano le Alpi dalla Francia al Piemonte, passando per i valichi dei Moncenisio, dei Monginevro e del Gran San Bernardo; tale nome sarebbe poi rimasto a comprendere anche altri itinerari aperti al transito verso il centro e il nord Europa, fino al Mar Baltico da un lato ed al canale della Manica dall'altro.
La via Francigena non è nata, al
contrario della rete delle comunicazioni imperiali, da un progetto
strategico unitario, ma dalla necessità dei pellegrini di andare
verso i luoghi consacrati per guadagnare la benevolenza di Dio. La meta privilegiata dalla maggior
parte dei pellegrini era Roma perciò, prima dell'anno Mille, la via
Francigena veniva denominata Via Sancti Petri o Romea
Nel 1183 - Con il Trattato di Costanza i Comuni videro riconosciuta la loro sovranità. Le lotte in Germania non si placarono e
furono una delle principali cause del fallimento della politica
imperiale.
Nel 1190 - Muore Federico I Hohenstaufen detto "Barbarossa" (1122 – Saleph, 10 giugno 1190).
Sovrano tedesco e imperatore del Sacro Romano Impero, salì al
trono di Germania il 4 marzo 1152 succedendo allo zio Corrado III, e
fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155.
Non sono noti con certezza né il luogo né la data di nascita di Federico III di Hohenstaufen, è tuttavia quasi certo che sia nato nel castello di Waiblingen, nella prima metà degli anni '20 del XII secolo, le ipotesi spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II di Svevia duca di Svevia e apparteneva al partito detto poi in Italia dei ghibellini, proprio dal nome del castello di Freya o Staufer-Waiblingen. La madre era Giuditta di Baviera, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito antagonista: quello dei guelfi. Federico rappresentava agli occhi dei principali elettori dell'Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen; inoltre dopo la crisi di potere seguita alla morte di Enrico V, incapace di assicurare in modo definitivo alla propria dinastia la successione al trono di Germania, per la prima volta, alla morte di Corrado III si ebbe una minore conflittualità per il regno. La contesa che si creò inevitabilmente, come sempre era avvenuto per l'elezione del re di Germania, fra le due principali casate del regno si risolse il 4 marzo 1152 a Francoforte grazie ad un compromesso: Enrico il Leone, dei Welfen, uno dei principali pretendenti al trono, rinunciò ad esso in cambio della sovranità sulla Sassonia, oltre che sulla Baviera, e re di Germania fu eletto Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I. Fu incoronato ad Aquisgrana il 9 marzo 1152 all'età di circa trentanni. Da subito Federico I mostrò di voler rafforzare l'autorità imperiale, per cui indisse una dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori di papa Anastasio IV (1153-54); ad essi Federico espresse la convinzione che potere politico e spirituale potessero collaborare su un piano di parità, per cui ribadì i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi ma allo stesso tempo assicurò di voler rispettare prestigio e potenza della Chiesa, in cambio della promessa di essere incoronato imperatore. Ma a Costanza c'erano anche ambasciatori di Lodi, Pavia e Como, venuti ad implorare aiuto contro la prepotenza di Milano, che dopo aver distrutto Lodi ne impediva la riedificazione, mentre delle altre limitava fortemente lo sviluppo.
Le pretese sull'Italia - Federico ne approfittò per intervenire nella politica italiana: egli seguiva un ideale di impero universale, e il controllo sia sui Comuni a nord sia sul Regno di Sicilia a sud era essenziale a questo scopo. L'Italia era per l'imperatore tedesco il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali per realizzare la costruzione dell'impero universale: la supremazia nella contesa col papato per la potestà civile universale, il legame con la tradizione dell'impero romano, cui Federico si ispirava, e la sovranità su Comuni e feudatari. A tal scopo dispose un saldo controllo su tutti i territori della Corona, utilizzando funzionari di umili origini e provata fedeltà, i ministeriales, e si pose l'obiettivo di recuperare gli iura regalia, le regalie, ossia gli inalienabili diritti del potere regio (amministrazione della giustizia, difesa del territorio, riscossione delle imposte), poiché il potere comunale in Italia si stava arrogando poteri propri del sovrano sia all'interno sia all'esterno del territorio urbano, come dimostrava l'esempio di Milano, che aveva apertamente aggredito altri sudditi dell'imperatore. Dopo la dieta di Costanza le condizioni per scendere in Italia c'erano tutte: lo chiedevano le famiglie feudali per limitare il potere comunale, lo chiedevano i piccoli Comuni alleatisi contro Milano, lo chiedeva il papa stesso, Adriano IV (salito al soglio papale dopo il breve pontificato di Anastasio IV), che auspicava l'intervento di Federico contro il Comune di Roma, in cui a partire dal 1143 si era formato un regime capeggiato da Arnaldo da Brescia, un riformatore patarino contestatore del potere temporale dei papi che aveva costretto papa Adriano a ritirarsi ad Orvieto.
Le guerre in Italia - Nell'ottobre 1154 Federico scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e fu incoronato re a Pavia, dopodiché convocò una dieta a Roncaglia, Piacenza, in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Fatto ciò passò all'azione di forza: distrusse alcune località minori come Galliate e alcuni Comuni maggiori come Asti e Chieri (consegnate poi al marchese di Monferrato, suo fedele vassallo) e, nell'aprile del 1155, Tortona, alleata di Milano (quest'ultima venne messa al bando e privata di tutti i suoi privilegi). Quindi si mise in marcia verso Roma per cingere la corona di imperatore, incontrò papa Adriano a Viterbo e si accordò con lui per far catturare e giustiziare Arnaldo da Brescia, abbattendo il regime comunale romano. Successivamente rifiutò la corona imperiale offertagli dai cittadini romani per ricevere quella consegnatagli dal papa (giugno 1155), ma quest'ultimo sgarbo, oltre alla sottomissione che la città aveva dovuto subire, scatenò una serie di violenti tumulti contro l'esercito tedesco, per cui Federico tornò indietro verso l'Italia settentrionale e per ritorsione saccheggiò Spoleto.
Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e imperatore, e d'altra parte non mancavano altri motivi di contrasto tra i due, a causa dell'eccessiva ingerenza di Federico nell'elezione dei vescovi in Germania. Un conflitto vero e proprio scoppiò nella dieta di Besançon (1157), in occasione della quale si scontrarono le due opposte concezioni del cesaropapismo imperiale e della teocrazia papale: la prima concezione vede il potere temporale dell'imperatore dotato di un'autorità e una libertà decisionale assolutamente superiori in ogni campo a qualsiasi altra autorità, anche quella sacra, mentre la seconda è la concezione del potere riassunta nel Dictatus Papae di Gregorio VII che vede l'indiscussa supremazia del potere spirituale del papa su quello dell'imperatore, anche in materia di concessione di autorità politiche, per cui il papa può perfino svincolare i sudditi dalla sovranità imperiale. L'anno dopo (giugno 1158), alla luce di questi contrasti di natura ideologica col pontefice e dato che Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia, provvedendo, per esempio, alla ricostruzione di Tortona, Federico decise per una seconda discesa in Italia, stavolta alla testa di truppe più ingenti. Fatta ricostruire Lodi, assediò Milano, obbligandola a sottoporre all'approvazione imperiale la nomina dei suoi consoli. A novembre dello stesso anno venne convocata la seconda, e più importante, dieta di Roncaglia, cui parteciparono importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna che fornirono a Federico, su sua esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi, poi inserito nella Constitutio de regalibus: elezione di duchi, conti e marchesi, nomina dei consoli comunali e dei magistrati cittadini, riscossione delle tasse, conio delle monete, imposizione di lavori di carattere pubblico. Tutti questi diritti Federico era anche disposto a lasciarli ai Comuni, in cambio però di un tributo annuo e del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere. In base a quest'ultimo principio Federico emanò anche la Constitutio de pacis con cui proibì le leghe fra città e le guerre private. Per quanto riguarda infine i beni fondiari, rivendicò per quelli pubblici (contee, ducati, ecc.) la dipendenza regia e per quelli allodiali il diritto dell'imperatore di dare o meno il proprio consenso a che un proprietario potesse esercitare diritti signorili: gli allodi diventarono quasi dei feudi a tutti gli effetti. Inviò ovunque propri funzionari che ricevessero l'omaggio vassallatico dai signori e controllassero in modo diretto, in qualità di podestà, i Comuni più riottosi. Intanto moriva Adriano IV e al suo posto la maggioranza dei cardinali eleggeva papa Alessandro III, che si accostava subito dalla parte dei Comuni, mentre la minoranza votava un cardinale parente di Federico, col nome di Vittore IV. Federico pretese di decidere quale dei due fosse il legittimo pontefice e convocò un concilio a Pavia, ma Alessandro rifiutò di riconoscere la competenza di Federico in materia e, poiché il concilio riconobbe papa Vittore IV, scomunicò l'imperatore, dopodiché si rifugiò in Francia. Milano intanto rifiutava ancora di arrendersi, attaccando e sconfiggendo a più riprese le truppe imperiali. Stavolta però la reazione di Federico fu definitiva: il 10 marzo 1162 Milano fu costretta alla resa e subito dopo iniziò la sua distruzione. Federico sembrava all'apogeo della sua potenza e tornò in Germania, per ridiscendere tuttavia solo l'anno dopo, nel 1163, perché già incalzava la riscossa italiana; intanto moriva l'antipapa Vittore IV, cui ne sarebbero seguiti altri due, Pasquale III e Callisto III, mentre papa Alessandro III, ricevuto il riconoscimento della sua autorità dagli altri sovrani d'Europa, poteva tornare a Roma nel 1165.
La Lega Lombarda - La terza discesa in Italia di Federico si concluse tuttavia con un nulla di fatto: organizzata una campagna militare contro i Normanni, per la quale doveva avere l'appoggio di Pisa e Genova, Federico dovette desistere a causa di una malattia, e tra l'altro anche Pisa e Genova, impegnate in un'aspra contesa per il controllo della Sardegna, avevano alla fine rinunciato, per cui l'imperatore tornò in patria. Nel frattempo le città della marca veronese (Verona, Treviso, Vicenza e Padova), con l'appoggio di Venezia (che mirava però, più che al riconoscimento del regime comunale, all'ampliamento ulteriore della propria autonomia) fondavano nel 1164 la Lega veronese, venendo meno alla Constitutio de pacis, mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore, gli si rivoltava contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i Milanesi, dato che non avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas Lombardiae, la Lega Lombarda. Ad essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro diede il proprio appoggio, mentre non lo fece il Regno di Sicilia, a causa di un momento di riassestamento dinastico (dopo la morte di Guglielmo il Malo, il successore, Guglielmo II il Buono, non aveva l'età per governare e finì sotto la tutela della madre).
La battaglia di Legnano e il tramonto del sogno imperiale - Federico reagì prontamente: sceso per la quarta volta in Italia nel 1166, si impadronì subito di Roma, dove si fece incoronare imperatore per la seconda volta dall'antipapa Pasquale (1 agosto 1167), mentre Alessandro si rifugiava a Benevento. Poi si volse contro i Normanni, ma una grave epidemia scoppiata nell'esercito lo costrinse a riparare a Pavia, insieme a Como l'unica città rimastagli fedele, dopodiché dovette tornare in Germania, dandosi quasi alla fuga e riuscendovi solo con l'appoggio del marchese di Monferrato. Federico rimase in patria 6 anni, durante i quali rafforzò la propria posizione, ma anche la Lega lombarda nel frattempo diventava sempre più potente, le città e perfino i signori feudali che vi aderivano erano sempre più numerosi e ora il Regno di Sicilia e perfino l'impero bizantino vi partecipavano, mentre Milano risorgeva rapidamente e per neutralizzare la possibilità di intervento da parte di Pavia e del marchese del Monferrato si fondava sul Tanaro una nuova città, chiamata Alessandria in onore del papa (1168). Nel 1174 Federico scese per la quinta volta in Italia: subito prese Asti e mosse contro Alessandria un assedio di ben 7 mesi, interrotto solo dal sopraggiungere dell'imponente esercito della Lega. A quel punto Federico fu costretto per la seconda volta a rifugiarsi a Pavia, né ebbero alcun risultato positivo per lui i successivi accordi armistiziali di Montebello dell'aprile di quello stesso anno, che valsero solo a guadagnare tempo in attesa dei rinforzi militari in arrivo dalla Germania, che non furono però numerosi come sperato perché in patria i signori feudali si stavano stancando delle onerose spedizioni militari italiane, che tra l'altro andavano incontro ad alterne vicende, mentre della Germania Federico non sembrava occuparsi troppo. E proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, Federico aveva appena ripreso la marcia verso sud, l'imperatore venne travolto a Legnano, il 29 maggio 1176, dall'esercito della Lega, incappando in una disastrosa sconfitta, della quale massimi artefici furono, non a caso, i milanesi, che, suddivisi in due compagnie, quella del Carroccio e quella della Morte, impedirono che si convertisse in fuga precipitosa il primo ripiegamento cui la cavalleria tedesca aveva costretto parte dell'esercito lombardo, dopodiché spinsero quest'ultimo al decisivo contrassalto. L'esercito tedesco trovò rifugio, ancora una volta, a Pavia, dopodiché Federico si affrettò a cercare di risolvere la questione con la diplomazia, avviando le trattative di pace direttamente col pontefice, con il quale si giunse ad un accordo: Federico disconobbe l'antipapa e restituì al Comune di Roma le sue regalie e i suoi territori, mentre Alessandro III garantì la propria mediazione con i Comuni (accordi preliminari di Anagni, novembre 1176), che però la rifiutarono, non gradendo il cambiamento di atteggiamento del pontefice.
La pace di Costanza - Si giunse così al nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1177, cui parteciparono papa, imperatore, Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una tregua lunga col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Federico tornò a quel punto in Germania per risolvere definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con Enrico il Leone, reo di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare. L'ostinata resistenza di Enrico fu infine vinta (1180) e nel frattempo anche in Italia la situazione andava migliorando, poiché la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e, dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III Federico si imbarcò per la Terza Crociata (1189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (noto anche come Riccardo Cuor di Leone), ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia. A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI.
La morte a Saleph o Ex Alphi - Le esatte circostanze della morte di Federico sono sconosciute. È ipotizzabile che l'anziano imperatore sia stato disarcionato da cavallo e lo shock dovuto all'acqua fredda gli abbia causato un arresto cardiaco oppure, forse appesantito dalla sua stessa armatura e fiaccato dall'intensa calura del giugno siriano, Federico I affogò nelle acque che a mala pena arrivavano ai fianchi, secondo quanto riferisce il cronista arabo Ibn al-Athīr nel suo al-Kāmil fī taʾrīkh (La perfezione nella storia). Il peso dell'armatura di quel giorno, progettata per essere la più leggera possibile, fu tale comunque da trascinare con sé un uomo in salute in acque poco profonde.
La morte di Federico gettò il suo esercito nel caos. Senza comandante, in preda al panico e attaccati da tutti i lati dai turchi, molti tedeschi furono uccisi o disertarono. Solo 5.000 soldati, una piccola frazione delle forze iniziali, arrivarono ad Acri. Il figlio del Barbarossa, Federico V di Svevia, proseguì con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dar sepoltura all'imperatore a Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere utilizzando l'aceto fallirono. Quindi le spoglie di Federico furono seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso.
L'improvvisa morte di Federico lasciò l'esercito crociato sotto il comando dei rivali Filippo II di Francia e Riccardo I d'Inghilterra che, giunti in Palestina separatamente via mare, lo portarono infine a dissoluzione. Riccardo Cuor di Leone continuò verso Est dove affrontò il Saladino con alterni esiti, ma senza raggiungere il suo obiettivo finale, la conquista di Gerusalemme.
Nel 1198 - Innocenzo III è eletto papa. Forse a proposito di nessun altro papa si è parlato tanto di teocrazia quanto nei riguardi di Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, 1198-1216), ed a lui più che ad altri è stata fatta risalire la responsabilità di atteggiamenti troppo superbi o di condanne ingiustificate delle autorità temporali.
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| Federico I Hohenstaufen detto "Barbarossa" |
Non sono noti con certezza né il luogo né la data di nascita di Federico III di Hohenstaufen, è tuttavia quasi certo che sia nato nel castello di Waiblingen, nella prima metà degli anni '20 del XII secolo, le ipotesi spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II di Svevia duca di Svevia e apparteneva al partito detto poi in Italia dei ghibellini, proprio dal nome del castello di Freya o Staufer-Waiblingen. La madre era Giuditta di Baviera, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito antagonista: quello dei guelfi. Federico rappresentava agli occhi dei principali elettori dell'Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen; inoltre dopo la crisi di potere seguita alla morte di Enrico V, incapace di assicurare in modo definitivo alla propria dinastia la successione al trono di Germania, per la prima volta, alla morte di Corrado III si ebbe una minore conflittualità per il regno. La contesa che si creò inevitabilmente, come sempre era avvenuto per l'elezione del re di Germania, fra le due principali casate del regno si risolse il 4 marzo 1152 a Francoforte grazie ad un compromesso: Enrico il Leone, dei Welfen, uno dei principali pretendenti al trono, rinunciò ad esso in cambio della sovranità sulla Sassonia, oltre che sulla Baviera, e re di Germania fu eletto Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I. Fu incoronato ad Aquisgrana il 9 marzo 1152 all'età di circa trentanni. Da subito Federico I mostrò di voler rafforzare l'autorità imperiale, per cui indisse una dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori di papa Anastasio IV (1153-54); ad essi Federico espresse la convinzione che potere politico e spirituale potessero collaborare su un piano di parità, per cui ribadì i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi ma allo stesso tempo assicurò di voler rispettare prestigio e potenza della Chiesa, in cambio della promessa di essere incoronato imperatore. Ma a Costanza c'erano anche ambasciatori di Lodi, Pavia e Como, venuti ad implorare aiuto contro la prepotenza di Milano, che dopo aver distrutto Lodi ne impediva la riedificazione, mentre delle altre limitava fortemente lo sviluppo.
Le pretese sull'Italia - Federico ne approfittò per intervenire nella politica italiana: egli seguiva un ideale di impero universale, e il controllo sia sui Comuni a nord sia sul Regno di Sicilia a sud era essenziale a questo scopo. L'Italia era per l'imperatore tedesco il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali per realizzare la costruzione dell'impero universale: la supremazia nella contesa col papato per la potestà civile universale, il legame con la tradizione dell'impero romano, cui Federico si ispirava, e la sovranità su Comuni e feudatari. A tal scopo dispose un saldo controllo su tutti i territori della Corona, utilizzando funzionari di umili origini e provata fedeltà, i ministeriales, e si pose l'obiettivo di recuperare gli iura regalia, le regalie, ossia gli inalienabili diritti del potere regio (amministrazione della giustizia, difesa del territorio, riscossione delle imposte), poiché il potere comunale in Italia si stava arrogando poteri propri del sovrano sia all'interno sia all'esterno del territorio urbano, come dimostrava l'esempio di Milano, che aveva apertamente aggredito altri sudditi dell'imperatore. Dopo la dieta di Costanza le condizioni per scendere in Italia c'erano tutte: lo chiedevano le famiglie feudali per limitare il potere comunale, lo chiedevano i piccoli Comuni alleatisi contro Milano, lo chiedeva il papa stesso, Adriano IV (salito al soglio papale dopo il breve pontificato di Anastasio IV), che auspicava l'intervento di Federico contro il Comune di Roma, in cui a partire dal 1143 si era formato un regime capeggiato da Arnaldo da Brescia, un riformatore patarino contestatore del potere temporale dei papi che aveva costretto papa Adriano a ritirarsi ad Orvieto.
Le guerre in Italia - Nell'ottobre 1154 Federico scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e fu incoronato re a Pavia, dopodiché convocò una dieta a Roncaglia, Piacenza, in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Fatto ciò passò all'azione di forza: distrusse alcune località minori come Galliate e alcuni Comuni maggiori come Asti e Chieri (consegnate poi al marchese di Monferrato, suo fedele vassallo) e, nell'aprile del 1155, Tortona, alleata di Milano (quest'ultima venne messa al bando e privata di tutti i suoi privilegi). Quindi si mise in marcia verso Roma per cingere la corona di imperatore, incontrò papa Adriano a Viterbo e si accordò con lui per far catturare e giustiziare Arnaldo da Brescia, abbattendo il regime comunale romano. Successivamente rifiutò la corona imperiale offertagli dai cittadini romani per ricevere quella consegnatagli dal papa (giugno 1155), ma quest'ultimo sgarbo, oltre alla sottomissione che la città aveva dovuto subire, scatenò una serie di violenti tumulti contro l'esercito tedesco, per cui Federico tornò indietro verso l'Italia settentrionale e per ritorsione saccheggiò Spoleto.
Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e imperatore, e d'altra parte non mancavano altri motivi di contrasto tra i due, a causa dell'eccessiva ingerenza di Federico nell'elezione dei vescovi in Germania. Un conflitto vero e proprio scoppiò nella dieta di Besançon (1157), in occasione della quale si scontrarono le due opposte concezioni del cesaropapismo imperiale e della teocrazia papale: la prima concezione vede il potere temporale dell'imperatore dotato di un'autorità e una libertà decisionale assolutamente superiori in ogni campo a qualsiasi altra autorità, anche quella sacra, mentre la seconda è la concezione del potere riassunta nel Dictatus Papae di Gregorio VII che vede l'indiscussa supremazia del potere spirituale del papa su quello dell'imperatore, anche in materia di concessione di autorità politiche, per cui il papa può perfino svincolare i sudditi dalla sovranità imperiale. L'anno dopo (giugno 1158), alla luce di questi contrasti di natura ideologica col pontefice e dato che Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia, provvedendo, per esempio, alla ricostruzione di Tortona, Federico decise per una seconda discesa in Italia, stavolta alla testa di truppe più ingenti. Fatta ricostruire Lodi, assediò Milano, obbligandola a sottoporre all'approvazione imperiale la nomina dei suoi consoli. A novembre dello stesso anno venne convocata la seconda, e più importante, dieta di Roncaglia, cui parteciparono importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna che fornirono a Federico, su sua esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi, poi inserito nella Constitutio de regalibus: elezione di duchi, conti e marchesi, nomina dei consoli comunali e dei magistrati cittadini, riscossione delle tasse, conio delle monete, imposizione di lavori di carattere pubblico. Tutti questi diritti Federico era anche disposto a lasciarli ai Comuni, in cambio però di un tributo annuo e del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere. In base a quest'ultimo principio Federico emanò anche la Constitutio de pacis con cui proibì le leghe fra città e le guerre private. Per quanto riguarda infine i beni fondiari, rivendicò per quelli pubblici (contee, ducati, ecc.) la dipendenza regia e per quelli allodiali il diritto dell'imperatore di dare o meno il proprio consenso a che un proprietario potesse esercitare diritti signorili: gli allodi diventarono quasi dei feudi a tutti gli effetti. Inviò ovunque propri funzionari che ricevessero l'omaggio vassallatico dai signori e controllassero in modo diretto, in qualità di podestà, i Comuni più riottosi. Intanto moriva Adriano IV e al suo posto la maggioranza dei cardinali eleggeva papa Alessandro III, che si accostava subito dalla parte dei Comuni, mentre la minoranza votava un cardinale parente di Federico, col nome di Vittore IV. Federico pretese di decidere quale dei due fosse il legittimo pontefice e convocò un concilio a Pavia, ma Alessandro rifiutò di riconoscere la competenza di Federico in materia e, poiché il concilio riconobbe papa Vittore IV, scomunicò l'imperatore, dopodiché si rifugiò in Francia. Milano intanto rifiutava ancora di arrendersi, attaccando e sconfiggendo a più riprese le truppe imperiali. Stavolta però la reazione di Federico fu definitiva: il 10 marzo 1162 Milano fu costretta alla resa e subito dopo iniziò la sua distruzione. Federico sembrava all'apogeo della sua potenza e tornò in Germania, per ridiscendere tuttavia solo l'anno dopo, nel 1163, perché già incalzava la riscossa italiana; intanto moriva l'antipapa Vittore IV, cui ne sarebbero seguiti altri due, Pasquale III e Callisto III, mentre papa Alessandro III, ricevuto il riconoscimento della sua autorità dagli altri sovrani d'Europa, poteva tornare a Roma nel 1165.
La Lega Lombarda - La terza discesa in Italia di Federico si concluse tuttavia con un nulla di fatto: organizzata una campagna militare contro i Normanni, per la quale doveva avere l'appoggio di Pisa e Genova, Federico dovette desistere a causa di una malattia, e tra l'altro anche Pisa e Genova, impegnate in un'aspra contesa per il controllo della Sardegna, avevano alla fine rinunciato, per cui l'imperatore tornò in patria. Nel frattempo le città della marca veronese (Verona, Treviso, Vicenza e Padova), con l'appoggio di Venezia (che mirava però, più che al riconoscimento del regime comunale, all'ampliamento ulteriore della propria autonomia) fondavano nel 1164 la Lega veronese, venendo meno alla Constitutio de pacis, mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore, gli si rivoltava contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i Milanesi, dato che non avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas Lombardiae, la Lega Lombarda. Ad essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro diede il proprio appoggio, mentre non lo fece il Regno di Sicilia, a causa di un momento di riassestamento dinastico (dopo la morte di Guglielmo il Malo, il successore, Guglielmo II il Buono, non aveva l'età per governare e finì sotto la tutela della madre).
La battaglia di Legnano e il tramonto del sogno imperiale - Federico reagì prontamente: sceso per la quarta volta in Italia nel 1166, si impadronì subito di Roma, dove si fece incoronare imperatore per la seconda volta dall'antipapa Pasquale (1 agosto 1167), mentre Alessandro si rifugiava a Benevento. Poi si volse contro i Normanni, ma una grave epidemia scoppiata nell'esercito lo costrinse a riparare a Pavia, insieme a Como l'unica città rimastagli fedele, dopodiché dovette tornare in Germania, dandosi quasi alla fuga e riuscendovi solo con l'appoggio del marchese di Monferrato. Federico rimase in patria 6 anni, durante i quali rafforzò la propria posizione, ma anche la Lega lombarda nel frattempo diventava sempre più potente, le città e perfino i signori feudali che vi aderivano erano sempre più numerosi e ora il Regno di Sicilia e perfino l'impero bizantino vi partecipavano, mentre Milano risorgeva rapidamente e per neutralizzare la possibilità di intervento da parte di Pavia e del marchese del Monferrato si fondava sul Tanaro una nuova città, chiamata Alessandria in onore del papa (1168). Nel 1174 Federico scese per la quinta volta in Italia: subito prese Asti e mosse contro Alessandria un assedio di ben 7 mesi, interrotto solo dal sopraggiungere dell'imponente esercito della Lega. A quel punto Federico fu costretto per la seconda volta a rifugiarsi a Pavia, né ebbero alcun risultato positivo per lui i successivi accordi armistiziali di Montebello dell'aprile di quello stesso anno, che valsero solo a guadagnare tempo in attesa dei rinforzi militari in arrivo dalla Germania, che non furono però numerosi come sperato perché in patria i signori feudali si stavano stancando delle onerose spedizioni militari italiane, che tra l'altro andavano incontro ad alterne vicende, mentre della Germania Federico non sembrava occuparsi troppo. E proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, Federico aveva appena ripreso la marcia verso sud, l'imperatore venne travolto a Legnano, il 29 maggio 1176, dall'esercito della Lega, incappando in una disastrosa sconfitta, della quale massimi artefici furono, non a caso, i milanesi, che, suddivisi in due compagnie, quella del Carroccio e quella della Morte, impedirono che si convertisse in fuga precipitosa il primo ripiegamento cui la cavalleria tedesca aveva costretto parte dell'esercito lombardo, dopodiché spinsero quest'ultimo al decisivo contrassalto. L'esercito tedesco trovò rifugio, ancora una volta, a Pavia, dopodiché Federico si affrettò a cercare di risolvere la questione con la diplomazia, avviando le trattative di pace direttamente col pontefice, con il quale si giunse ad un accordo: Federico disconobbe l'antipapa e restituì al Comune di Roma le sue regalie e i suoi territori, mentre Alessandro III garantì la propria mediazione con i Comuni (accordi preliminari di Anagni, novembre 1176), che però la rifiutarono, non gradendo il cambiamento di atteggiamento del pontefice.
La pace di Costanza - Si giunse così al nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1177, cui parteciparono papa, imperatore, Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una tregua lunga col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Federico tornò a quel punto in Germania per risolvere definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con Enrico il Leone, reo di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare. L'ostinata resistenza di Enrico fu infine vinta (1180) e nel frattempo anche in Italia la situazione andava migliorando, poiché la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e, dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III Federico si imbarcò per la Terza Crociata (1189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (noto anche come Riccardo Cuor di Leone), ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia. A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI.
La morte a Saleph o Ex Alphi - Le esatte circostanze della morte di Federico sono sconosciute. È ipotizzabile che l'anziano imperatore sia stato disarcionato da cavallo e lo shock dovuto all'acqua fredda gli abbia causato un arresto cardiaco oppure, forse appesantito dalla sua stessa armatura e fiaccato dall'intensa calura del giugno siriano, Federico I affogò nelle acque che a mala pena arrivavano ai fianchi, secondo quanto riferisce il cronista arabo Ibn al-Athīr nel suo al-Kāmil fī taʾrīkh (La perfezione nella storia). Il peso dell'armatura di quel giorno, progettata per essere la più leggera possibile, fu tale comunque da trascinare con sé un uomo in salute in acque poco profonde.
La morte di Federico gettò il suo esercito nel caos. Senza comandante, in preda al panico e attaccati da tutti i lati dai turchi, molti tedeschi furono uccisi o disertarono. Solo 5.000 soldati, una piccola frazione delle forze iniziali, arrivarono ad Acri. Il figlio del Barbarossa, Federico V di Svevia, proseguì con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dar sepoltura all'imperatore a Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere utilizzando l'aceto fallirono. Quindi le spoglie di Federico furono seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso.
L'improvvisa morte di Federico lasciò l'esercito crociato sotto il comando dei rivali Filippo II di Francia e Riccardo I d'Inghilterra che, giunti in Palestina separatamente via mare, lo portarono infine a dissoluzione. Riccardo Cuor di Leone continuò verso Est dove affrontò il Saladino con alterni esiti, ma senza raggiungere il suo obiettivo finale, la conquista di Gerusalemme.
Nel 1198 - Innocenzo III è eletto papa. Forse a proposito di nessun altro papa si è parlato tanto di teocrazia quanto nei riguardi di Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, 1198-1216), ed a lui più che ad altri è stata fatta risalire la responsabilità di atteggiamenti troppo superbi o di condanne ingiustificate delle autorità temporali.
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| papa Innocenzo III |
Nel 1204 - Nell'ambito della Quarta Crociata, voluta da Innocenzo III, i crociati saccheggiano Costantinopoli e commettono innumerevoli stragi di cristiani.
| "La presa di Costantinopoli da parte dei crociati" - Palma il Giovane 1544-1620 |
Dopo che Alessio IV Angelo era salito al trono dei basileis (imperatore), insieme al padre Isacco II Angelo, grazie all'aiuto militare dei crociati, con l'assedio di Costantinopoli (1203), Alessio IV doveva dare il pagamento promesso ai veneziani e crociati, per l'aiuto che aveva ricevuto. Tuttavia l'usurpatore Alessio III Angelo quando si era reso conto che Costantinopoli era perduta, era riuscito a scappare in Grecia con la maggior parte del tesoro imperiale. Quindi Alessio IV non aveva più il denaro per aiutare i crociati e fu costretto a sottoporre la popolazione bizantina ad una fortissima tassazione. Nel frattempo i crociati, che si stavano spazientendo visto il ritardo del pagamento, iniziarono a saccheggiare i pressi di Costantinopoli, dando così inizio a scontri con la popolazione bizantina; era chiaro che Alessio IV aveva perso il controllo della situazione. Nella capitale bizantina iniziò a tirare aria di cospirazione e di questa situazione approfittò il protovestiario Alessio V Ducas, un potente nobile bizantino proveniente dalla famiglia imperiale dei Ducas. Alessio Murzuflo si adoperò per ottenere l'appoggio della nobiltà bizantina nella salita al trono, poi, l'8 febbraio 1204 irruppe nel palazzo imperiale avvisando Alessio IV del divampare di una rivolta. Questi si fece convincere ad uscire dal palazzo dove i sicari lo aspettavano per assassinarlo. Anche Isacco II, il co-imperatore, morì durante la notte, in cause misteriose, probabilmente assassinato, ma non si esclude che sia morto, per ironia della sorte, di morte naturale. Alessio Murzuflo raggiunse quindi la Basilica di Santa Sofia e si fece incoronare dal patriarca Giovanni X Camatero imperatore bizantino, col nome di Alessio V Ducas. Alessio V sparse la voce che il predecessore fosse morto soffocato nella notte, lo fece seppellire con tutti gli onori destinati a un basileus, fingendo addirittura di piangerlo.
Il lutto del nuovo regnante non
convinse però i principali sostenitori dei precedenti imperatori,
ovvero le armate della quarta crociata e la flotta della Repubblica
di Venezia, che si trovavano a Costantinopoli su richiesta dei due
Angelo, dopo aver permesso ad Alessio IV di conquistare il potere
scacciando suo zio Alessio III. La popolazione di Costantinopoli non
appoggiò subito il nuovo sovrano, infatti venne acclamato imperatore
Nicola Canabo, a minaccia della sua stessa vita, se si fosse
rifiutato di accettare la carica, ma per togliere di mezzo
l'usurpatore Alessio V non esitò a inviare le sue guardie variaghe e
a gettarlo in prigione.
I latini, dal canto loro, sospettando a
ragione che Alessio V fosse il responsabile della morte di Alessio
IV, lo accusavano di avere usurpato il trono. In risposta, Alessio V
chiuse i negoziati con i crociati e con la Venezia, rifiutandosi di
rispettare le promesse di aiuti e finanziamenti alla spedizione che
il suo predecessore aveva fatto ai capi della crociata per ottenerne
l'appoggio e conquistare il trono. Anzi, il nuovo sovrano fece
rinforzare le mura e alzare la guardia sulle mura Teodosiane. Queste
misure, insieme alle posizioni assunte nei confronti dei latini da
Alessio, che era inoltre contrario alla riunificazione tra la chiesa
ortodossa e quella cattolica promessa nei precedenti accordi e
considerava i crociati nemici dell'Impero, gli fecero in breve
guadagnare credito tra i suoi sudditi. Dopo questi avvenimenti, i capi latini,
tra cui si distinse per determinazione soprattutto l'anziano doge di
Venezia, Enrico Dandolo, pianificarono la conquista della città e la
spartizione dell'impero. Scoppiò la guerra: lo scontro più
importante fu quello tra Enrico di Fiandra e Alessio V. Enrico aveva
armato un esercito per razziare Filea, sul Mar Nero; mentre i
crociati tornavano all'accampamento, lungo la strada furono attaccati
in un'imboscata da Alessio V: La retroguardia comandata direttamente
da Enrico fu presa di sorpresa. Fu una battaglia aspra il cui esito
fu tuttavia una sconfitta per i bizantini, che oltre a essere battuti
persero anche il vessillo imperiale ed un'icona d'oro della Vergine
portata sempre in battaglia come protezione; l'icona, che era
arricchita da pietre preziose incastonate, fu portata a Citeaux. Al ritorno, Alessio annunciò ai suoi
sudditi la vittoria, e a coloro i quali gli domandavano dove fosse
l'icona e il vessillo, rispose che erano stati messi al sicuro.
Quando queste voci giunsero al campo dei crociati, questi caricarono
il vessillo e l'icona su una nave veneziana, issandoli in modo che
gli abitanti di Costantinopoli potessero vederli e sapere della
menzogna del loro imperatore. Il primo attacco dei crociati venne
sferrato il 9 aprile 1204 ma fu respinto e procurò solo forti
perdite. Il 12 aprile venne compiuto un nuovo tentativo e questa
volta i veneziani ricorsero ad uno stratagemma. Avevano costruito
piattaforme sulle cime degli alberi delle navi, poi avevano inclinato
le imbarcazioni fino a che le piattaforme andavano a toccare le mura.
Il veneziano Piero Alberti fu il primo a saltare sulle mura di una
torre nemica, ma fu subito ucciso. Fu seguito da un francese, André
Dureboise, che riuscì a resistere all'attacco dei difensori
permettendo ad altri veneziani e crociati di occupare le mura. Poco
tempo dopo le porte della città vennero aperte dagli attaccanti
penetrati all'interno e per Costantinopoli non ci fu più scampo.
Alessio V s'era rifugiato con alcune truppe nel suo palazzo
imperiale. Nella notte, forse perché temevano un attacco di
sorpresa, alcuni crociati tedeschi appiccarono il fuoco a delle case
e nuovamente l'incendio divampò in città. Vista l'impossibile
situazione, Alessio V si dette alla fuga. Durante quella notte dove
regnava il caos a Costantinopoli, visto che l'imperatore era
scappato, fu eletto imperatore Costantino XI Lascaris, che ordinò
una sortita contro i crociati, guidata dal fratello del nuovo
imperatore, il generale bizantino Teodoro Lascaris (futuro imperatore
di Nicea) non ebbe successo alcuno. Il giorno dopo ebbe inizio il grande
saccheggio che, come tramandano i cronisti, non aveva avuto simile in
tutta la storia dell'umanità. Mentre Bonifacio di Monsarrat occupava
il palazzo imperiale che, secondo Roberto di Chiari, aveva ben 500
stanze tutte riccamente addobbate e ben trenta cappelle, gli
scatenati crociati entravano nelle case ed asportavano qualsiasi cosa
di valore che avessero trovavo. Tutte le chiese vennero spogliate dei
vasi sacri, delle immagini, dei candelabri e quanto non si poteva
asportare veniva semplicemente distrutto. Anche la basilica di S.
Sofia venne completamente saccheggiata, l'altare venne spezzato, gli
arazzi fatti a pezzi. Un cronista dell'epoca, testimone oculare,
tramanda che una prostituta, seduta sul trono del patriarca, cantava
strofe oscene in lingua francese. Mentre i veneziani si concentravano
su quelle cose che avevano un grande valore, i francesi arraffavano
tutto quello che luccicava, si fermavano solo per ammazzare e
violentare. Le cantine vennero depredate e la città era piena di
soldataglia avvinazzata che trucidava chiunque trovasse lungo il
cammino. Cittadini venivano torturati perché rivelassero dove
avevano nascosto i loro valori. I conventi vennero presi d'assalto,
le monache stuprate. Vecchi, donne e bambini giacevano in pozze di
sangue per le strade, già morti o morenti. L'inferno durò per tre
giorni interi. Infine i comandanti degli assalitori
intervennero, dettero ordine di cessare il saccheggio (tanto ben poco
era rimasto da depredare) ed ordinarono che qualsiasi bottino doveva
essere portato in tre chiese e sorvegliato da fidati crociati e
veneziani. Questo perché il contratto prevedeva la spartizione dei
beni saccheggiati: tre ottavi ai veneziani, tre ottavi ai crociati;
il restante quarto era destinato al futuro imperatore. Fra l'altro i
veneziani portarono a casa i quattro cavalli di bronzo che ornano
(attualmente in copia) la Basilica di San Marco, l'icona della
Madonna Nicopeia e molte preziose reliquie che ancora sono serbate
nel tesoro di San Marco. Così ebbe fine la quarta crociata che
istituita con l'intenzione di combattere i saraceni, aggredì e
saccheggiò unicamente paesi cristiani. Terminata la
strage ed il saccheggio si venne alla spartizione del bottino che
alcuni storici calcolano di circa 900.000 marche imperiali d'argento,
oggi equivalente a molte centinaia di milioni di Euro. Il calcolo è
però difficile perché molti degli oggetti artistici depredati hanno
un valore incalcolabile. Poi si passò all'elezione dell'imperatore
latino. Bonifacio del Monferrato sperava sempre di essere eletto ma
trovò la forte opposizione dei veneziani. Infine crociati e
veneziani furono d'accordo nell'eleggere il conte Baldovino IX di
Fiandra che prese possesso del trono di Costantinopoli. Parte del
regno però andò a Venezia, secondo quanto previsto dal contratto.
Per ampliare la propria potenza marittima Venezia reclamò ed ottenne
la costa occidentale della Grecia, tutto il Peloponneso (Morea),
Nasso, Andros, Negroponte (oggi Eubea), Gallipoli (Turchia),
Adrianopoli e i porti della Tracia sul Mar di Marmara. Da allora il
Doge assunse il titolo di “Dominus quartae partis et dimidiae
totius Imperii Romaniae”, cioè Signore di un quarto e mezzo
dell'Impero Romano d'Oriente. I veneziani pretesero anche tre ottavi
della città di Costantinopoli ed occuparono il quartiere dove è
oggi ubicata l'Agia Sofia, ex Cattedrale di Santa Sofia. A ricoprire
la carica di patriarca venne nominato il nobile veneziano Tommaso
Morosini. Baldovino fu incoronato in pompa magna il 16 maggio 1204
nella Cattedrale di Santa Sofia. Alla notizia degli orrori compiuti e
della barbarie dimostrata dai crociati Innocenzo III rimase
esterrefatto. Inorridito scrisse lettere a Costantinopoli deplorando
e condannando che, senza il suo sapere, stato e chiesa erano stati
divisi; ma ciò non cambiò la situazione. Il suo dispiacere crebbe
ancora quando venne a sapere che il suo proprio legato, Pietro di San
Marcello, aveva svincolato i crociati dalla promessa di liberare
Gerusalemme. La crociata da lui predicata ed indetta si era tramutata
in guerra contro stati cristiani. Le atrocità commesse dai crociati
durante il saccheggio di Costantinopoli non contribuirono certamente
a migliorare i rapporti fra la chiesa ortodossa e quella cattolica di
Roma. Le due chiese rimasero separate dal 1054 fino al giorno d'oggi,
sebbene recentemente il papa abbia condannato quanto commesso durante
la quarta crociata.
Nel 1205 - Con la bolla "Etsi Iudaeos", Innocenzo III elaborò giuridicamente la teoria della "perpetua servitù" degli Ebrei (riaffermata da papa Gregorio IX nel 1234) con queste parole: «Furono condannati dal Signore, alla morte del quale contribuirono, come servi; almeno si riconoscano servi di coloro che la morte di Cristo fece liberi, rendendo loro servi». Secondo il papa gli ebrei erano come Caino il fratricida e contro di loro gridava il sangue di Gesù Cristo; non dovevano essere uccisi ma condannati a errare sulla terra come infelici vagabondi, finché non si fossero ravveduti e avessero cercato il Salvatore. Gli ebrei furono inoltre esclusi dall’agricoltura e dalle corporazioni e non restò loro che dedicarsi al commercio e all'artigianato.
Nel 1205 - Con la bolla "Etsi Iudaeos", Innocenzo III elaborò giuridicamente la teoria della "perpetua servitù" degli Ebrei (riaffermata da papa Gregorio IX nel 1234) con queste parole: «Furono condannati dal Signore, alla morte del quale contribuirono, come servi; almeno si riconoscano servi di coloro che la morte di Cristo fece liberi, rendendo loro servi». Secondo il papa gli ebrei erano come Caino il fratricida e contro di loro gridava il sangue di Gesù Cristo; non dovevano essere uccisi ma condannati a errare sulla terra come infelici vagabondi, finché non si fossero ravveduti e avessero cercato il Salvatore. Gli ebrei furono inoltre esclusi dall’agricoltura e dalle corporazioni e non restò loro che dedicarsi al commercio e all'artigianato.
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| Cartina delle città Catare in Occitania (regione Languedoc). Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Occitani - Sigillo di Raimondo VI Conte di Tolosa (1156-1222). Sullo scudo appaiono la croce d'Oc e, sulla destra, la stella a sette punte. |
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| Cartina dell' Occitania, assoggettata da secoli alla Francia. Territori Occitani con i nomi delle regioni in Occitano. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| La bandiera Occitana |
Nel 1212 - Sconfitta araba in Spagna a Las Navas de Tolosa.
Nel 1215 - Giovanni Senza Terra, re
d'Inghilterra, concede la "Magna Charta". Dopo il Trattato di Costanza fra i Comuni italiani uniti nella Lega Lombarda e l'imperatore Federico Barbarossa, il primo ordinamento giuridico-politico che
limita i poteri del sovrano.
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| Una copia della "Magna Charta" |
La Magna Carta (Magna Charta
Libertatum) è un documento, scritto in latino, che il re
d'Inghilterra Giovanni Senzaterra fu costretto a concedere ai baroni
del Regno, propri feudatari diretti, presso Runnymede, il 15 giugno
1215. Venne chiamata magna per tenerla distinta da un provvedimento
minore, una charta rilasciata proprio in quegli anni per
regolamentare i diritti di caccia. Quando Enrico II d'Inghilterra morì il
7 luglio 1189, gli succedette il quarto dei suoi figli, Riccardo Cuor
di Leone. Durante l'assenza di re Riccardo a causa della III crociata
salì al trono il fratello minore Giovanni Senzaterra (John
Lackland), chiamato così perché perse i suoi possedimenti in
Francia, o forse perché essendo il quintogenito maschio, il padre
Enrico non gli lasciò in eredità alcun possedimento territoriale.
Giovanni, per difendere e poi riconquistare i possedimenti dei
Plantageneti in Francia, dovette ingaggiare una guerra con il regno
di Francia, finanziata tramite una forte tassazione dei suoi baroni,
che ne denunciarono pubblicamente l'arbitrarietà, segnalando in
particolare gravi abusi nell'applicazione dello scutagium. A causa
dell'esito negativo della spedizione francese (le truppe inglesi,
alleate a quelle dell'imperatore tedesco Ottone IV, vennero sconfitte
a Bouvines nel 1214) e della successiva rivolta dei baroni, che il 5
maggio 1215 rifiutarono la fedeltà al re, Giovanni Senzaterra,
durante l'incontro con i ribelli avvenuto il 15 giugno nella
brughiera di Runnymede, si vide costretto, in cambio della rinnovata
obbedienza, a una serie di concessioni che costituiscono il contenuto
principale della Magna Charta. La Magna Charta Libertatum è stata
interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il
riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, sebbene essa
vada inscritta nel quadro di una giurisprudenza feudale in cui,
durante il XII e XIII secolo, la concessione di privilegi
(libertates) da parte di sovrani a comunità o sudditi, offre altri
esempi di natura analoga (Federico Barbarossa alla Lega Lombarda nel
1183, il re Andrea II d'Ungheria ai loro vassalli nel 1222). In
sostanza la Magna Charta conferma i privilegi del clero e dei
feudatari, eliminando o diminuendo l'influenza del re.
Tra i suoi articoli ricordiamo:
- il divieto per il sovrano di imporre
nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del
"commune consilium regni" (consiglio comune del regno,
formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni, da
convocarsi con un preavviso di almeno quaranta giorni e deliberante a
maggioranza dei presenti (articoli 12 e 14)
- la garanzia, valida per tutti gli
uomini di condizione libera, di non poter essere imprigionati senza
prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di
pari, se la norma era incerta o il tribunale non competente, o
secondo la "legge del regno" (articolo 39, in cui si
ribadisce il principio del " habeas corpus integrum")
- la proporzionalità della pena
rispetto al reato (articolo 20)
- l'istituzione di una commissione di
venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi
solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di
tutti i sudditi (articolo 61, in cui si manifesta il futuro principio
della legittima resistenza all'oppressione di un governo ingiusto)
- l'integrità e libertà della Chiesa
inglese (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla
disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l'arcivescovo di
Canterbury Tommaso Becket sulla giurisdizione regia nelle cause
criminali contro gli ecclesiastici, sia dall'iniziale mancato
riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del papa
Innocenzo III) dell'arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori
ispiratori della Charta) da parte del re Giovanni. La Magna Charta regolamentava inoltre
l'importante legge consuetudinaria detta "della foresta",
abolendo i demani regi (in latino foreste) creati sotto il regno di
Giovanni e le relative multe comminate ai trasgressori (articoli 47 e
48). In materia economica, la Charta faceva salve le "antiquas
libertates" della città di Londra, dei borghi, delle ville e
dei porti (articolo 13) e concedeva a tutti i mercanti, esclusi
quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito
di ingresso e di uscita dal paese (articolo 41); infine per agevolare
il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate
identiche misure per vino, birra e grano ed inoltre che le stoffe
fossero confezionate in misure standardizzate (articolo 35). Benché la Magna Charta nel corso dei
secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate
dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale
della monarchia britannica. Una copia ben conservata si trova nella
cattedrale di Salisbury. Il documento, nella sua forma
definitiva, fu redatto, dopo la morte di Giovanni, dal legato
pontificio, Guala Bicchieri, dal Gran Giustiziere, Uberto di Burgh, e
dal reggente di Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo.
Nel 1215 - Nel novembre del 1215, papa Innocenzo III convocò
il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico), che
emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente
dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro
potere secolare, quale unica depositaria della Grazia e esclusiva
mediatrice tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il
tribunale dell'Inquisizione contro le eresie, dall'altro si
incoraggiava la predicazione popolare legittimando gli Ordini
mendicanti. In tal modo la Chiesa da un lato è l'unica e vera sposa
di Cristo, e in quanto tale è suprema e santa, dall'altro lato
ricordando il riconoscimento degli ordini mendicanti (si veda
l'attività apostolica del patrono d'Italia, san Francesco). Si
decise inoltre una crociata generale in Terra Santa (la quinta
crociata): Gerusalemme era infatti sempre nelle mani dei musulmani.
Nel 1236 - Comincia in Russia l'invasione
mongola, che raggiungerà la Polonia, la Boemia, i Balcani.
Nel 1242 - I Russi, guidati da Aleksandr Nevskij, sconfiggono i
Cavalieri Portaspada Teutonici sul lago Peipus.
Nel 1243 - Innocenzo IV è eletto papa. Innocenzo IV, fu il primo vero papa teocratico, e soprattutto che la sua preoccupazione eminente fu quella religiosa e che soltanto in funzione di questa si spiegano i suoi gesti in campo politico. Eliminata pertanto ogni possibilità di fraintendimenti si può indicar nei suoi giusti termini la concezione innocenziana del potere spirituale e la sua teologia del primato; non s'incontreranno novità dottrinali nel vero senso della parola, ma un'inusata energia nell'affermazione dei diritti della sede romana ed una più consapevole dimostrazione delle basi che li giustificano. Egli ribadì anzitutto l'idea che la preminenza del papa nella Chiesa è fondata sul passo evangelico di Matteo, dato che esso consacrava il posto del primo pontefice e giustificava tutte le prerogative che vennero poi formulate a favore dei successori: «Il primato della sede apostolica, che Iddio ha stabilito, è provato dalle testimonianze dei Vangeli e degli Apostoli; da esse derivano le costituzioni canoniche che asseriscono concordemente che la Chiesa romana è sopra le altre come maestra e madre»; «come uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Gesù Cristo volle che nella sua Chiesa uno solo fosse il capo di tutti»; «Cristo mise a capo di tutti uno solo che ordinò suo vicario in terra perché, come a lui si piega ogni ginocchio, così a quello tutti ubbidiscano affinché vi sia un solo ovile ed un solo pastore». Da qui in poi il papa è il vicario di Cristo stesso.
Nel 1243 - Innocenzo IV è eletto papa. Innocenzo IV, fu il primo vero papa teocratico, e soprattutto che la sua preoccupazione eminente fu quella religiosa e che soltanto in funzione di questa si spiegano i suoi gesti in campo politico. Eliminata pertanto ogni possibilità di fraintendimenti si può indicar nei suoi giusti termini la concezione innocenziana del potere spirituale e la sua teologia del primato; non s'incontreranno novità dottrinali nel vero senso della parola, ma un'inusata energia nell'affermazione dei diritti della sede romana ed una più consapevole dimostrazione delle basi che li giustificano. Egli ribadì anzitutto l'idea che la preminenza del papa nella Chiesa è fondata sul passo evangelico di Matteo, dato che esso consacrava il posto del primo pontefice e giustificava tutte le prerogative che vennero poi formulate a favore dei successori: «Il primato della sede apostolica, che Iddio ha stabilito, è provato dalle testimonianze dei Vangeli e degli Apostoli; da esse derivano le costituzioni canoniche che asseriscono concordemente che la Chiesa romana è sopra le altre come maestra e madre»; «come uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Gesù Cristo volle che nella sua Chiesa uno solo fosse il capo di tutti»; «Cristo mise a capo di tutti uno solo che ordinò suo vicario in terra perché, come a lui si piega ogni ginocchio, così a quello tutti ubbidiscano affinché vi sia un solo ovile ed un solo pastore». Da qui in poi il papa è il vicario di Cristo stesso.
Nel 1246 - Avviene l’"Anschluss" (collegamento, nel senso di annessione) della Provenza.
Beatrice, ereditiera della contea, viene fatta sposare a Carlo
d’Angiò, parente del re di Francia. Le città provenzali si
rifiutano di riconoscere il nuovo sovrano per timore di perdere le
proprie libertà municipali. Carlo “pacifica” ad una ad una, naturalmente con le armi, Arles, Aix, Marsiglia… La resistenza Provenzale dura, comunque, dieci anni.
Nel 1261 - Costantinopoli ridiventa capitale dell'impero bizantino.
Nel 1248 - In febbraio Federico II Hohenstaufen subisce
una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da
Montelongo. Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26
dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250) fu Re di
Sicilia (come Federico I di Sicilia, dal 1198 al 1250), Duca di
Svevia (come Federico VII di Svevia, dal 1212 al 1216), Re di
Germania (dal 1212 al 1220) e Imperatore dei Romani (come Federico II
del Sacro Romano Impero, eletto nel 1211, incoronato ad Aquisgrana
nel 1215, incoronato a Roma dal papa nel 1220), infine Re di
Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi a Gerusalemme
nel 1228). Apparteneva alla nobile famiglia sveva
degli Hohenstaufen e discendeva
![]() |
| Federico II Hohenstaufen Napoli - Palazzo Reale |
per parte di madre dalla dinastia
normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia. Conosciuto con gli
appellativi "stupor mundi" (meraviglia o stupore del mondo)
o puer Apuliae (fanciullo di Puglia), per la particolare predilezione che
ebbe per questa regione (Apulia da intendersi come la Puglia e la
Basilicata attuali o piuttosto l'intera Italia Meridionale, quindi il
Regno di Sicilia); ma il nomignolo Puer Apuliae era nato
con un intento spregiativo. Gli fu attribuito dagli intellettuali
tedeschi durante la lotta per il titolo imperiale con Ottone di
Brunswick e potrebbe essere tradotto come "ragazzino dell'Italia
meridionale", contrapposto al maturo cavaliere dei guelfi. Federico II era
dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla
sua epoca, ha polarizzato l'attenzione degli storici e del popolo,
producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel
bene e nel male. Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una
forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale,
volte ad unificare le terre e i popoli, fortemente contrastata dalla
Chiesa. Egli stesso fu un apprezzabile letterato, convinto protettore
di artisti e studiosi. La sua corte fu luogo di incontro fra le
culture greca, latina, araba ed ebraica. Federico nacque il 26 dicembre 1194 da
Enrico VI (a sua volta figlio di Federico Barbarossa I di Svevia), e
da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno, a Jesi,
nella Marca anconitana, mentre l'imperatrice stava raggiungendo a
Palermo il marito, incoronato appena il giorno prima, giorno di
Natale, re di Sicilia. Data l'età avanzata, nella popolazione vi era
un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perciò fu
allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove
l'imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio
sulla nascita dell'erede al trono. Costanza, che prima del battesimo
del figlio lo chiamò inizialmente col nome matronimico di
Costantino, portò il neonato a Foligno, città dove Federico visse i
suoi primissimi anni, affidato alla duchessa di Urslingen, moglie del
duca di Spoleto Corrado, uomo di fiducia dell'imperatore. Poi partì
immediatamente alla volta della Sicilia per riprendere possesso del
regno di famiglia, poco prima riconquistato dal marito. Qualche tempo
più tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella Cattedrale di
San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del
futuro sovrano venne definito in quello, "in auspicium cumulande
probitatis", di Federico Ruggero; "Federico" per
indicarlo a futura guida dei principi germanici quale nipote di
Federico Barbarossa, "Ruggero" per sottolineare la
legittima pretesa alla corona del Regno di Sicilia quale discendente
di Ruggero II. Quella fu la seconda ed ultima occasione in cui Enrico
VI vide il figlio. Federico nasceva già pretendente di
molte corone. Quella imperiale non era ereditaria, ma Federico era un
valido candidato a re di Germania, che comprendeva anche le corone
d'Italia e di Borgogna. Questi titoli assicuravano diritti e
prestigio, ma non davano un potere effettivo, mancando in quegli
stati una solida compagine istituzionale controllata dal sovrano.
Tali corone davano potere solo se si era forti, altrimenti sarebbe
stato impossibile far valere i diritti regi sui feudatari e sui
Comuni italiani. Inoltre per via materna aveva ereditato la corona di
Sicilia, dove invece esisteva un apparato amministrativo ben
strutturato a garantire che la volontà del sovrano venisse
applicata, secondo la tradizione di governo centralistico. L'unione
del regno di Germania e di Sicilia non veniva vista di buon occhio né
dai normanni né dal papa, che con i territori che a vario titolo
componevano lo Stato della Chiesa possedeva una striscia che avrebbe
interrotto l'unità territoriale del grande regno, facendolo sentire
di conseguenza accerchiato.
Infanzia ed educazione - Il 28 settembre 1197 Enrico VI moriva e
Costanza affidò il figlio a Pietro di Celano conte della Marsica
(fratello di Silvestro della Marsica che era stato Grande Ammiraglio
di Guglielmo I il Malo, re di Sicilia) e Berardo di Laureto
appartenente alla famiglia degli Altavilla conti di Conversano. Il 17
maggio del 1198 Costanza fece incoronare il figlio re di Sicilia a
soli quattro anni. Costanza morì il 27 novembre dello stesso anno,
dopo averlo posto sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, ed
aver costituito a favore del papa un appannaggio di 30.000 talenti
d'oro per l'educazione di Federico. Gualtiero di Palearia, vescovo di
Troia, era a Palermo il vero tutore di Federico. Federico risiedeva
nella reggia di Palermo, nel Castello della Favara, il Castello a
Mare, seguendo Gentile di Manopello fratello di Gualtiero. Suo primo
maestro fu frate Guglielmo Francesco, che ne rispondeva al vescovo
Rinaldo di Capua, il quale informava costantemente il papa dei
progressi scolastici, della crescita e della salute di Federico. Nell'ottobre 1199, Marcovaldo di
Annweiler, per volere di Filippo di Svevia zio di Federico,
s'impadronì della Sicilia per averne la reggenza e prese su di sé
anche la custodia del giovane, sottraendolo a quella di Gualtiero di
Palearia e, quindi, al tutoraggio di Innocenzo III, in aperto
contrasto col Papa e col suo paladino in Sicilia, Gualtieri III di
Brienne; ciononostante, Marcovaldo non privò Federico della tutela
dei suoi maestri. Il Papa accusò Gualtiero di Palearia di tradimento
quando suo fratello Gentile di Manopello consegnò Federico, assieme
alla città di Palermo, a Marcovaldo. Nel 1202 Gualtiero di Palearia
guidò una spedizione, unitamente a Diopoldo conte di Acerra, contro
il pretendente al trono Gualtieri di Brienne, il quale, dopo la morte
di Marcovaldo, consegnò Federico al conte Guglielmo di Capparone,
successore alla reggenza di Marcovaldo. Diopoldo liberò Federico da
Capparone nel 1206 e lo riconsegnò alla custodia di Gualtiero di
Palearia. Guglielmo Francesco, Gentile di
Manopello ed un imam musulmano, rimasto sconosciuto alla storia,
furono istruttori di Federico sino al 1201, quando Guglielmo
Francesco fu costretto ad abbandonare la Sicilia; tornò ad essere il
maestro di Federico dal 1206 al 1209, anno dell'emancipazione del
giovane. Dal 1201 al 1206 Federico, sotto la tutela di Marcovaldo e
poi di Guglielmo di Capparone, venne cresciuto dal popolo palermitano
più povero, autodidatta per ogni forma di cultura.
![]() |
| Stemma degli Hohenstaufen, attuale stemma del Land Baden Wurtemberg |
La corona imperiale - Il 26 dicembre 1208 Federico compì il
quattordicesimo anno di età e uscì dalla tutela papale assumendo il
potere nelle sue mani. Su consiglio del pontefice nell'agosto del
1209 sposò la venticinquenne Costanza d'Aragona, vedova del re
ungherese Emerico: Federico non aveva ancora compiuto quindici anni. In Germania, nel frattempo, dopo la
morte di Enrico VI nessuno era più riuscito a farsi incoronare
imperatore. Due erano i rivali che puntavano al titolo imperiale
vacante: il primo era appunto Filippo di Svevia, fratello minore di
Enrico VI, che fu eletto re dai principi tedeschi nel 1198 e
incoronato a Magonza; il secondo era Ottone di Brunswick, figlio
minore del duca di Baviera e Sassonia Enrico il Leone, che fu eletto
anch’egli re da alcuni principi tedeschi che si opponevano
all’elezione dello Staufer e incoronato ad Aquisgrana. Ottone
poteva contare sull’appoggio del re d’Inghilterra Giovanni I, che
era suo zio, e di Innocenzo III, che voleva evitare di vedere uno
svevo imperatore per scongiurare una rivendicazione di quest’ultimo
del regno di Sicilia; Filippo, a sua volta, poteva contare
sull’appoggio del re di Francia Filippo II Augusto. La situazione
si risolse solo nel 1208 quando Filippo di Svevia fu assassinato per
motivi personali e Ottone ebbe campo libero. Egli fece numerose
concessioni al papato, in particolare la corona doveva rinunciare
all’ingerenza nelle elezioni dei prelati e accettare senza limiti
il diritto d’appello del pontefice nelle cose ecclesiastiche;
inoltre si sarebbe posto fine ad abusi quali l’appropriazione delle
rendite delle diocesi vacanti. Il 4 ottobre del 1209, a Roma,
Innocenzo III incoronò imperatore Ottone IV. Nonostante le numerose
promesse di Ottone IV, l'imperatore, richiamandosi all’antiquum ius
imperii, rivendicava il dominio sull’Italia intera; così egli
sostò per circa un anno nell’Italia centrale, cosa che preoccupò
non poco Innocenzo III che proprio in quei territori stava cercando
di estendere lo Stato della Chiesa. Riccardo di San Germano ci dice
che: "Il detto imperatore Ottone,
attratto da Diopoldo e da Pietro conte di Celano, […] gettatosi
dietro le spalle il giuramento che aveva fatto alla chiesa di Roma,
entra nel regno dalla parte di Rieti e sotto la guida di coloro che
vi avevano prestato il giuramento di fedeltà, vi giunge attraverso
la Marsia e quindi attraverso il Comino; […] Il papa Innocenzo lo
scomunicò e pose l’interdetto alla chiesa di Capua, perché aveva
osato celebrare alla sua presenza e nell’ottava di S. Martino
scomunica anche tutti i suoi fautori." Salimbene de Adam aggiunge: "Nell’anno del Signore 1209
l’imperatore Ottone fu ospitato sul Reno (è un torrente nel
vescovado di Reggio) e fu pure ospitato a Salvaterra. E fu incoronato
da papa Innocenzo III il giorno 11 di ottobre. […] Ma il suddetto
Ottone, una volta incoronato, muove con molti sforzi contro il padre
che lo aveva incoronato e la madre chiesa che lo aveva generato, e si
armò rapidamente contro il piccolo re di Sicilia che non aveva altro
aiuto eccetto la chiesa. Perciò l’anno seguente, cioè l’anno
del Signore 1210, il venerabile padre Innocenzo potente in opere e in
parole scomunicò il già detto imperatore Ottone. Ciò nonostante,
costui mandò in Puglia un esercito cui era a capo il marchese Azzo
d’Este. E poi passando per la Toscana, raccolto un grande esercito,
prese alcune località con la forza, altre per resa; resistendogli
soltanto Viterbo, Orvieto e poche altre. Infine avanzò e svernò a
Capua." Dopo la scomunica papale e a causa
dell’ostilità di Filippo II Augusto, che incoraggiò la resistenza
in Germania, la nobiltà, che aveva appoggiato Filippo di Svevia e
ora vedeva Ottone IV combattere contro un Hohenstaufen, si ribellò
all’imperatore, che fu costretto a tornare in Germania. I feudatari
ribelli cercarono l’aiuto di Federico proponendolo come candidato
da opporre a Ottone IV; nel frattempo, in Sicilia, dove lo svevo era
appena divenuto padre del suo primogenito Enrico, che neonato venne
incoronato re di Sicilia (coreggente), si organizzò subito una
rapida spedizione verso Oltralpe: partito a marzo del 1212 da
Palermo, Federico giunse a Roma la domenica di Pasqua e prestò
giuramento vassallatico al papa; a settembre entrò trionfalmente a
Costanza, a ottobre indisse la sua prima dieta da re di Germania e a
novembre stipulò gli accordi col futuro re di Francia Luigi VIII per
combattere il rivale Ottone IV. Finalmente il 9 dicembre 1212
Federico veniva incoronato nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido
III di Eppstein, ma la sua effettiva sovranità doveva ancora essere
sancita. Il 12 luglio 1213, con la cosiddetta "Bolla d'Oro"
(o "promessa di Eger"), Federico promise di mantenere la
separazione fra Impero e Regno di Sicilia (vassallo del Pontefice) e
di rinunciare ai diritti germanici in Italia (promessa già di Ottone
IV, mai mantenuta). Promise inoltre di intraprendere presto una
crociata in Terrasanta, nonostante non ci fosse stata un'esplicita
richiesta da parte del papa. Federico II poté essere riconosciuto
unico pretendente alla corona imperiale solo dopo il 27 luglio 1214
quando, nella battaglia di Bouvines, Filippo Augusto re di Francia,
alleato di Federico, sbaragliò Ottone IV alleato degli inglesi. In
Germania resistevano al dominio di Federico soltanto Colonia, la
città più ricca e popolosa della Germania del tempo, i cui mercanti
vantavano particolari diritti commerciali e di traffico con
l'Inghilterra di Enrico II Plantageneto sin dal 1157, e Aquisgrana,
dove erano conservate le spoglie di Carlo Magno. Aquisgrana cadde nel
1215 e Federico vi ricevette una seconda e splendida incoronazione
(25 luglio 1215) che completò quella di Magonza. L'11 novembre 1215
venne aperto da Innocenzo III il IV Concilio Lateranense (XII
universale) cui anche Federico partecipò. Finché fu in vita il suo protettore
Innocenzo III, Federico evitò di condurre una politica personale
troppo pronunziata. Morto Innocenzo III e salito al soglio Onorio III
(18 luglio 1216), papa di carattere meno deciso del predecessore,
Federico fu incalzato dal nuovo papa a dare corso alla promessa di
indire la crociata. Federico tergiversò a lungo e nel 1220 fece
nominare dalla Dieta di Francoforte il figlio Enrico "re di
Germania". Il Pontefice ritenne che l'unico modo di impegnare
Federico era quello di nominarlo imperatore, ed il 22 novembre 1220
Federico fu incoronato imperatore in San Pietro a Roma da Papa Onorio
III. Federico non diede segno di voler
abdicare al Regno di Sicilia, ma mantenne la ferma intenzione di
tenere separate le due corone. La Germania la lasciava al figlio, ma
in quanto imperatore manteneva la suprema autorità su di essa.
Essendo stato allevato in Sicilia è probabile che si sentisse più
siciliano che tedesco, ma soprattutto conosceva bene il potenziale
del suo regno, con una fiorente agricoltura, città grandi e buoni
porti, oltre alla straordinaria posizione strategica al centro del
Mediterraneo.
Il trattato con i principi della chiesa, o “Confoederatio cum
principibus ecclesiasticis”, del 26 aprile 1220 fu emanato da
Federico II come concessione ad alcuni vescovi tedeschi per avere
la loro collaborazione all'elezione del figlio Enrico come re di
Germania. La Carta rappresenta una delle più importanti fonti
legislative del Sacro Romano Impero nel territorio tedesco. Con
questo atto Federico II rinunciava ad un certo numero di privilegi
reali in favore dei principi-vescovi. Fu un vero stravolgimento
nell'equilibrio del potere, un nuovo disegno che doveva portare a
maggiori vantaggi nel controllo di un territorio vasto e lontano.
Fra i tanti diritti acquisiti, i vescovi assunsero quello di
battere moneta, decretare tasse e costruire fortificazioni.
Inoltre questi ottennero anche la possibilità di istituire
tribunali nelle loro signorie e di ricevere l'assistenza del re o
dell'imperatore per far rispettare i giudizi emanati nei territori
in questione. La condanna da una corte ecclesiale significava
automaticamente una condanna e una punizione da parte del
Tribunale Reale o Imperiale. In più, l'emanazione di una
scomunica si traduceva automaticamente in una sentenza come
fuorilegge da parte del tribunale del re o dell'imperatore. Il
legame, quindi, fra il tribunale di Stato e quello locale del
Principe Vescovo si saldò indissolubilmente. L'emanazione di
questa legge si ricollegava direttamente al più tardo Statutum in
favorem principum che sanciva simili diritti per i principi laici.
Il potere dei signori si accresceva, ma aumentava anche la
capacità di controllo sul territorio dell'impero e sulle città.
In questo modo, Federico II sacrificò la centralità del potere
per assicurarsi una maggiore tranquillità nella parte
continentale dell'Impero stesso, in modo da poter rivolgere la sua
attenzione al fronte meridionale e mediterraneo.![]() |
| Augustale di Federico II (1231) |
L'attività nel Regno di Sicilia - Federico poté
dedicarsi a consolidare le istituzioni nel Regno di Sicilia,
indicendo due grandi assise a Capua e a Messina (1220-1221). In
quelle occasioni rivendicò che ogni diritto regio confiscato in
passato a vario titolo dai feudatari venisse immediatamente
reintegrato al sovrano. Introdusse inoltre il diritto romano,
nell'accezione giustinianea rielaborata dall'Università di Bologna
su impulso di suo nonno il Barbarossa. A Napoli fondò l'Università
nel 1224, dalla quale sarebbe uscito il ceto di funzionari in grado
di servirlo, senza che i suoi fedeli dovessero recarsi fino a Bologna
per studiare. Favorì anche l'antica e gloriosa scuola medica
salernitana. Il tentativo di Federico di accentrare
l'amministrazione del Regno e ridurre il potere dei feudatari locali
(soprattutto ordinando la distruzione delle fortificazioni che
potessero rappresentare un potenziale pericolo per il potere
centrale) incontrò molte resistenze, tra queste principalmente
quella del conte di Bojano, Tommaso da Celano, la cui contea, unita
con i possedimenti originali in Marsica, rappresentava il feudo di
maggiore estensione del regno. Il conte Tommaso si rifiutò di
smantellare i castelli come ordinato dallo svevo e organizzò la
resistenza presso le fortificazioni di Ovindoli e Celano in Marsica,
Civita di Bojano e Roccamandolfi in Molise, dove affrontò a partire
dal 1220 la forza d'urto dell'esercito imperiale. Le prime tre città
caddero nel giro del primo anno di guerra, mentre Roccamandolfi, dove
il da Celano aveva lasciato alla guida della resistenza la moglie
Giuditta, si arrese all'assedio nel 1223 dopo essere stato
danneggiato ma non preso. Il castello del capoluogo della contea,
Bojano, venne demanializzato e ricostruito; Ovindoli e Celano furono
distrutte, Roccamandolfi dovette essere ricostruita più a valle
lasciando il castello alla rovina; Tommaso da Celano, non avendo in
seguito rispettato i termini della resa, fu espropriato della contea
che cessò di essere la spina nel fianco nei possedimenti normanni di
Federico. Giunto a Melfi, l'imperatore, accolto
calorosamente dalla popolazione locale, pernottò nel castello
costruito dai suoi ascendenti normanni, apportandone in seguito
alcune restaurazioni. Nella località melfitana (ma anche a
Lagopesole, Palazzo San Gervasio e Monticchio), Federico II trascorre
il suo tempo libero, dedicandosi alla caccia con il falcone, poiché
le zone boschive del Vulture erano particolarmente ideali per il suo
passatempo preferito. Nel castello Federico II, con l'ausilio
del suo fidato notaio Pier delle Vigne, emanò nel 1231 le
Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi o
Liber Augustalis), codice legislativo del Regno di Sicilia, fondato
sul diritto romano e normanno, tra le più grandi opere della storia
del diritto per la sua importanza storica di recupero delle antiche
leggi normanne di cui si sono conservati pochissimi documenti. Le
costituzioni miravano a limitare i poteri e i privilegi delle locali
famiglie nobiliari e dei prelati, facendo tornare il potere nelle
mani dell'imperatore e a rendere partecipi anche le donne per quanto
riguardava la successione dei feudi. Ne doveva nascere uno Stato
centralizzato, burocratico e tendenzialmente livellatore, con
caratteristiche che gli storici hanno reputato "moderne".
La crociata e la scomunica da parte di
Gregorio IX -Negli anni seguenti Federico si dedicò
a riordinare il Regno di Sicilia, eludendo le continue richieste del
papa Onorio III di intraprendere la crociata. Per dilazionare
ulteriormente il suo impegno, Federico stipulò col papa un trattato
(Dieta di San Germano, nel luglio 1225), con il quale si impegnava a
organizzare la crociata entro l'estate del 1227, pena la scomunica.
In realtà il vero obiettivo di Federico era l'unione fra Regno di
Sicilia e Impero, nonché l'estensione del potere imperiale
all'Italia. In questo disegno rientrò il suo tentativo di recuperare
all'impero la marca di Ancona e il ducato di Spoleto, rientranti
nella sovranità papale. Inoltre in Sicilia procedette
all'occupazione di cinque vescovadi con sede vacante, alla confisca
dei beni ecclesiali e alla cacciata dei legati pontifici che si erano
colà recati per la nomina dei vescovi, pretendendo di provvedere
direttamente alle nomine. Il papa era molto adirato con Federico sia
perché non aveva adempito ai patti di tenere separati Impero e Regno
di Sicilia, sia perché non rispettava la libertà del clero nei suoi
territori intromettendosi sistematicamente nell'elezione dei vescovi
e perché non partiva per la crociata: durante la fallimentare
crociata del 1217-1221 (la quinta) Federico si era ben guardato da
aiutare i crociati, avendo più a cuore la pace con il sultano
d'Egitto i cui territori erano così vicini alla Sicilia e con il
quale era in rapporti di amicizia diplomatica. Nel frattempo, a causa delle mire di
controllo sull'Italia da parte di Federico, era risorta nel nord
Italia la Lega Lombarda: nell'aprile 1226 Federico convocò la Dieta
di Cremona con il pretesto di preparare la crociata ed estirpare le
dilaganti eresie, ma questa non poté avere luogo per l'opposizione
della Lega Lombarda, che impedì l'acceso ai delegati mentre Federico
non aveva al nord forze sufficienti per contrastare i Comuni ribelli. Il 9 settembre 1227, pressato dal
successore di Onorio, papa Gregorio IX, e sotto la minaccia di
scomunica, Federico tentò di onorare la promessa fatta al
predecessore partendo per la sesta Crociata, ma una pestilenza
scoppiata durante il viaggio in mare che falcidiò i crociati lo
costrinse a rientrare a Otranto: lui stesso si ammalò e dovette
ritirarsi a Pozzuoli per rimettersi in sesto. Gregorio IX interpretò
questo comportamento come un pretesto e, conformemente al trattato di
San Germano del 1225, lo scomunicò il 29 dello stesso mese a
Bitonto. A nulla valse una lettera di giustificazioni inviata al papa
da Federico nel novembre e la scomunica fu confermata il 23 marzo
1228. Nella primavera 1228, Federico decise
di partire per la Terrasanta, pur sapendo che durante la sua assenza
il Papa avrebbe cercato di riunire tutti i suoi oppositori in
Germania e in Sicilia, minacciando la Lombardia e il suo Regno
Meridionale. Come riferito dal cronista Riccardo di San Germano,
Federico celebrò a Barletta la Pasqua 1228 "in omni gaudio et
exultatione" e ai primi di maggio del 1228, convocata sempre a
Barletta un'assemblea pubblica, comunicò di persona le sue decisoni:
nominò Rainaldo di Urslingen, già Duca di Spoleto, suo sostituto in
Italia durante l'assenza; in caso di sua morte, nominò erede suo
figlio Enrico re dei Romani e in seconda istanza il piccolo Corrado,
nato pochi giorni prima ad Andria il 25 aprile da Jolanda di Brienne,
che nel frattempo era morta in seguito al parto. Quindi seppur scomunicato, partì da
Brindisi il 28 giugno 1228 per la sesta Crociata. Federico ottenne il
successo grazie a un accordo con il sultano ayyubide al-Malik
al-Kamil, nipote di Saladino: Gerusalemme venne ceduta ma smantellata
e indifendibile e con l'esclusione dell'area della moschea di Umar
(ritenuta dai cristiani il Tempio di Salomone) che era un luogo santo
musulmano. Questa soluzione aveva evitato la battaglia e aveva
sollevato Federico dall'incombenza della crociata, ma consegnava alla
cristianità una vittoria effimera e in balia dei musulmani. Il 18
marzo 1229 nella basilica del Santo Sepolcro Federico si incoronò re
di Gerusalemme (in quanto erede del trono per aver sposato nel 1225
Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, nonostante l'opposizione
del clero locale e di quasi tutti i feudatari). Durante l'assenza di Federico, Rinaldo
tentò di recuperare con le armi il ducato di Spoleto, mentre truppe
germaniche scesero in difesa della Sicilia. Il Papa assoldò altre
truppe per contrastarle, bandendo la paradossale crociata contro
Federico II, e i territori di Federico subirono l'invasione delle
medesime. Quando Federico ritornò in Italia dopo la crociata, trovò
molte città che appoggiavano il Papa: riuscì ad avere ragione delle
forze papali ma ritenne opportuno, per quel momento, riconciliarsi
col pontefice e con la Pace di San Germano del 23 luglio 1230,
promise di rinunciare alle violazioni che avevano determinato la
scomunica, di restituire i beni sottratti ai monasteri e alle chiese
e di riconoscere il vassallaggio della Sicilia al papa. D'altro canto
il papa non poteva non tener conto dell'obiettivo ottenuto da
Federico in Terra santa e il 28 agosto successivo ritirò scomunica:
il 1º settembre papa e imperatore si incontrarono ad Anagni. Nella diatriba fra papa e imperatore
intanto si erano inserite le città della Lega Lombarda ed era
ripresa la secolare divisione fra guelfi e ghibellini. Nel 1231
Federico convocò una Dieta a Ravenna nella quale fece riaffermare
l'autorità imperiale sui Comuni, ma ciò ebbe poca influenza sugli
eventi successivi.
In lotta col papato - Nel successivo periodo di pace e
distensione Federico approfittò per sistemare alcune questioni
giuridiche nei suoi regni, con particolare riguardo a quello siculo.
Il rinnovato accordo fra il papa e Federico venne utile a
quest'ultimo allorché nel 1234 suo figlio Enrico si ribellò al
padre: rivoltosi al papa, Federico ottenne la scomunica contro il
figlio, lo fece arrestare e lo tenne prigioniero fino alla morte,
avvenuta nel 1242. Alla corona tedesca venne allora associato l'altro
figlio Corrado IV (che non riuscì neppure lui a governare in pace
per l'opposizione dei nobili che gli misero davanti una serie di
antiré). Nel maggio dello stesso anno alcuni
violenti tumulti, organizzati da famiglie ostili a Gregorio IX,
costrinsero quest'ultimo a fuggire in Umbria. Federico, cui faceva
molto comodo politicamente apparire come il difensore della Chiesa,
accorse in armi, sconfisse i ribelli a Viterbo (ottobre 1237) e
ristabilì Gregorio sul trono romano (1238). Tuttavia egli
non era venuto meno ai suoi propositi di sottomettere l'Italia
all'impero germanico, favorendo l'instaurarsi di signorie ghibelline
a lui amiche (la più potente fu quella dei Da Romano che governava
su Padova, Vicenza, Verona e Treviso). Nel novembre 1237 Federico
colse una notevole vittoria sulla Lega Lombarda a Cortenuova,
conquistando il Carroccio che inviò in omaggio al papa. L'anno
successivo il figlio Enzo (o Enzio) sposò Adelasia di Torres, vedova
di Ubaldo Visconti, giudice di Torres e Gallura e Federico lo nominò
Re di Sardegna. Ciò non poteva essere accettato dal papa, visto che
la Sardegna era stata promessa in successione al papa dalla stessa
Adelasia. Alle rimostranze del pontefice, Federico rispose nel marzo
1239 tentando di sollevargli contro la curia e il papa lo scomunicò,
indicendo anche un concilio a Roma per la Pasqua del 1241. Federico,
per impedire lo svolgimento del Concilio che avrebbe confermato
solennemente la sua scomunica, bloccò le vie di terra per Roma e
fece catturare i cardinali stranieri in viaggio per mare dalla flotta
comandata dal figlio Enzo con una battaglia navale avvenuta presso
l'isola del Giglio. Le truppe imperiali giunsero alle porte di Roma,
ma il 22 agosto 1241 l'anziano papa Gregorio IX morì[19] e Federico,
dichiarando diplomaticamente che lui combatteva il papa ma non la
Chiesa (egli era sempre sotto scomunica), si ritirò in Sicilia. Dopo la morte di Gregorio IX, venne
eletto papa Goffredo Castiglioni, che prese il nome di Celestino IV,
ma che morì subito dopo. La prigionia di due cardinali catturati da
Federico e l'incombente minaccia delle sue truppe alle porte di Roma
provocarono una vacanza al soglio pontificio di un anno e mezzo,
periodo durante il quale si svolsero frenetiche trattative. Infine il
conclave si tenne ad Anagni e fu eletto il genovese Sinibaldo Fieschi
che prese il nome di Innocenzo IV. Il 31 marzo 1244 fu stilata in
Laterano una bozza di accordo fra Federico ed Innocenzo IV che
prevedeva, in cambio del ritiro della scomunica, la restituzione di
tutte le terre pontificie occupate dall'imperatore, ma nulla diceva
sulle pretese imperiali in Lombardia. L'accordo non fu mai
ratificato. Tra il 1243 e il 1246 Federico II trascorse le stagioni
invernali a Grosseto, approfittando del clima mite e delle aree umide
attorno alla città per praticare la caccia, suo passatempo
preferito. In quegli stessi decenni, circolarono
in Italia diverse opere di impronta apocalittica, che attribuivano a
Federico un ruolo di protagonista nella riforma della Chiesa. In
particolare, il commento al profeta Geremia Super Hieremiam
(attribuito pseudoepigraficamente a Gioacchino da Fiore ma prodotto
forse entro ambienti cistercensi o florensi e rielaborato e
aggiornato entro ambienti francescani rigoristi) riconosceva a
Federico II un ruolo paradossalmente provvidenziale, proprio in
quanto atteso persecutore della Chiesa corrotta e in special modo dei
cardinali.
Il declino e la fine -Papa Innocenzo IV decise che
l'assoggettamento della Lombardia all'impero non poteva essere
accettato: avrebbe significato l'accerchiamento dei domini pontifici
da parte dell'imperatore. Perciò decise di indire un Concilio per
confermare la scomunica a Federico e far nominare un altro
imperatore, rivolgendosi ai suoi nemici che in Germania erano
numerosi. Giunto a Lione svolse un'intensa attività diplomatica
presso i nobili tedeschi ed indisse un Concilio che si aprì il 28
giugno 1245. Lione, sebbene formalmente in Borgogna, quindi di
proprietà dell'imperatore, era fuori dal tiro di Federico ed era
sotto protezione del re di Francia. Il concilio confermò la scomunica a
Federico, lo depose, sciogliendo sudditi e vassalli dall'obbligo di
fedeltà, ed invitò i nobili elettori tedeschi a proclamare un altro
imperatore, bandendo contro Federico una nuova crociata. Non tutta la
Cristianità però accettò quanto deliberato nel concilio, che si
era tenuto in condizioni non troppo chiare. Il papa aveva finto fino
all'ultimo di voler patteggiare con Federico e molti si domandarono
se fosse giusto un provvedimento così grave contro l'imperatore in
un momento in cui nuove minacce si affacciavano all'orizzonte
(l'offensiva mongola). L'imperatore subì il gravissimo colpo
che ne appannò il prestigio e dal 1245 gli eventi iniziarono a
precipitare. Gli Elettori tedeschi trovarono il nuovo imperatore (in
realtà "re di Roma", titolo che preludeva alla nomina di
imperatore) in Enrico Raspe, margravio di Turingia, che il 5 agosto
1246 sconfisse nella battaglia di Nidda il figlio di Federico Corrado
(tuttavia, l'anno successivo, il Raspe morì). Nel febbraio del 1248 Federico subì
una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da
Montelongo. Dopo un assedio durato oltre sei mesi i parmigiani,
approfittando dell'assenza dell'imperatore che era andato a caccia
nella valle del Taro, uscirono dalla città e attaccarono le truppe
imperiali, distruggendo la città-accampamento di Vittoria.
L'imperatore riuscì a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove
raggiunse poi la fedele alleata Cremona. L'anno seguente il figlio
Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, fu catturato dai bolognesi
che lo tennero prigioniero fino alla morte (1272). Poco dopo Federico
subì il tradimento (o credette di subirlo) di uno dei suoi più
fidati consiglieri, Pier delle Vigne (celebre in un passo
dell'Inferno di Dante). La vittoria militare del figlio Corrado
sul successore di Raspe, Guglielmo II d'Olanda avvenuta nel 1250, non
portò alcun vantaggio per Federico, il quale nel dicembre dello
stesso anno morì a causa di un attacco di dissenteria. Nel suo
testamento nominava suo successore il figlio Corrado, ma il papa non
solo non riconobbe il testamento ma scomunicò pure Corrado (che morì
quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di ricuperare a sé
il regno di Sicilia).
La morte a Fiorentino di Puglia - Federico cadde probabilmente vittima di
un'infezione intestinale dovuta a malattie trascurate, durante un
soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti, invece, fu avvelenato.
Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in
cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Le sue condizioni
apparvero immediatamente gravi, tanto che si rinunciò a portarlo nel
più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella
domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna
Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia. Leggenda vuole che a Federico fosse
stata predetta dall'astrologo di corte, Michele Scoto, la morte “sub
flore”, ragione per la quale pare egli abbia sempre evitato di
recarsi a Firenze. Allorché fu informato del nome del borgo in cui
infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel Fiorentino
per l'appunto, Federico, comprese e accettò la prossimità della
fine. Stando al racconto del cronista inglese
Matthew Paris,
l'imperatore, sentendosi in punto di morte, volle indossare l'abito
cistercense e dettare così le sue ultime volontà nelle poche ore di
lucidità. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi
rappresentanti dell'Impero, reca la data del 17 dicembre 1250. La sua
fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti
anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata,
secondo cui l'imperatore era stato ucciso da Manfredi, il figlio
illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota
miniatura raffigura persino il principe mentre soffoca col cuscino il
padre morente. La salma di Federico fu sommariamente
imbalsamata, i funerali si svolsero nella sede imperiale di Foggia,
per sua espressa volontà il cuore venne deposto in un'urna collocata
nel Duomo, la sua salma omaggiata dalla presenza di moltitudini di
sudditi venne esposta per qualche giorno e trasportata poi a Palermo,
per essere tumulata nel Duomo, entro il sepolcro di porfido rosso
antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre
Costanza d'Altavilla, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II. Recentemente il sepolcro è stato
riaperto. Federico giace sul fondo sotto altre due spoglie (Pietro
III di Aragona e una donna sconosciuta). La tomba era stata già
ispezionata nel tardo XVIII secolo: il corpo, nel Settecento, era
mummificato e in buone condizioni di conservazione; ne risulta che
l'imperatore sia stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari
di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche e una corona a
cuffia. La tomba imperiale custodita nella
Cattedrale era destinata in origine al nonno Ruggero II che l'aveva
voluta come suo sarcofago per il Duomo di Cefalù. Il sepolcro
inoltre reca i simboli dei quattro evangelisti e la corona regia.
L'eredità culturale - Federico fu chiamato ai suoi tempi
Stupor Mundi (Stupore del Mondo), appellativo che deriva dalla sua
inestinguibile curiosità intellettuale, un eclettismo che lo portò
ad approfondire la filosofia, l'astrologia (consigliere molto
ascoltato fu l'astrologo Guido Bonatti), la matematica (ebbe
corrispondenza e fu in amicizia con il matematico pisano Leonardo
Fibonacci, che gli dedicò il suo Liber quadratorum), l'algebra, la
medicina e le scienze naturali (impiantò a Palermo persino uno zoo,
famoso ai suoi tempi, per il numero di animali esotici che
conteneva); scrisse anche un libro, un manuale sull'arte della
falconeria, il De arte venandi cum avibus che fu uno dei primi
manoscritti con disegni in tema naturalistico. Si dice che Federico
conoscesse ben nove lingue e che fosse un governante molto moderno
per i suoi tempi, visto che favorì la scienza e professò punti di
vista piuttosto avanzati in economia. Alla sua corte soggiornarono uomini di
gran cultura di quei tempi quali Michele Scoto, che tradusse alcune
opere di Aristotele, Teodoro da Antiochia, un arabo cristiano, e Juda
ben Salomon Cohen, grande enciclopedista ebreo.
L'attività legislativa - Federico condusse un'intensa attività
legislativa: a Capua e a Catania nel 1220, a Messina nel 1221, a
Melfi nel 1224, a Siracusa nel 1227 e a San Germano nel 1229, ma
soltanto ad agosto del 1231, nel corso di una fastosa cerimonia
tenutasi a Melfi, ne promulgò la raccolta organica ed armonizzata
secondo le sue direttive, avvalendosi di un gruppo di giuristi quali
Roffredo di Benevento, Pier delle Vigne, l'arcivescovo Giacomo di
Capua ed Andrea Bonello da Barletta. Questo corpo organico, preso
lungamente a modello come base per la fondazione di uno stato
moderno, è passato alla storia col nome di Costituzioni di Melfi o
Melfitane anche se il titolo originale Constitutiones Regni Utriusque
Siciliae rende più esplicita la volontà di Federico di
riorganizzare il suo stato, il Regno di Sicilia: quest'ultimo,
infatti, fu ripartito in undici distretti territoriali detti
giustizierati, poiché erano governati da funzionari di propria
nomina, i giustizieri, che rispondevano del loro operato in campo
amministrativo, penale e religioso ad un loro superiore, il maestro
giustiziere, referente diretto dell'imperatore che stava al vertice
di questa struttura gerarchica di tipo piramidale. Abolì i dazi
interni ed i freni alle importazioni all'interno del suo impero.
L'Università - Il 5 giugno 1224, all'età di
trent'anni, Federico istituì con editto formale, a Napoli, la prima
universitas studiorum statale e laica della storia d'Occidente, in
contrapposizione all'ateneo di Bologna, nato come aggregazione
privata di studenti e docenti e poi finito sotto il controllo papale.
L'università, polarizzata intorno allo studium di diritto e
retorica, contribuì all'affermazione di Napoli quale capitale della
scienza giuridica. Napoli non era ancora la capitale del Regno, ma
Federico la scelse per la sua posizione strategica ed il suo già
forte ruolo di polo culturale ed intellettuale di quei tempi.
Scrisse il trattato "De arte venandi cum avibus" (L'arte di cacciare con gli
uccelli), di cui molte copie illustrate nel XIII e XIV secolo
ancora sopravvivono. Il De arte venandi è un trattato nato
innanzitutto dall'osservazione, che non ha nulla delle enciclopedie
zoologiche fino ad allora redatte (i bestiari intrisi di mitologia,
teologia e superstizione). In esso i problemi di ornitologia, di
allevamento, di addestramento e di caccia sono trattati con
attenzione al principio dell'osservazione diretta e dell'esperienza,
con assoluto spirito di indipendenza rispetto alla trattatistica
precedente, per questo rappresenta un fondamentale passo verso la
scienza "moderna". Federico era un cacciatore
appassionato. Le battute di caccia erano un modo per socializzare con
persone dello stesso rango, per esercitarsi nell'uso delle armi e per
rappresentare il potere. Il suo hobby preferito era la caccia con il
falco addestrato, attività molto costosa e quindi elitaria: un falco
addestrato veniva a costare infatti quasi quanto un intero podere. La
caccia con i falchi per Federico non era un passatempo vero e proprio
ma una scienza. Egli si procurò trattati di ornitologia e arte
venatoria, e su ordini dell'imperatore questi testi furono raccolti
in un codice miscellaneo, concepito come un libro sulla falconeria.
Le fonti non sono certe se Federico abbia scritto il libro ma
sicuramente ha partecipato alla sua redazione esponendo i propri
punti di vista: il De arte venandi cum avibus, che segue una
trattazione sui metodi di cattura e addestramento dei falchi.
La
poesia siciliana - Contribuì a far nascere la letteratura
italiana ed in questo senso ebbe importanza fondamentale la Scuola
siciliana che ingentilì il volgare siculo con il provenzale, ed i
cui moduli espressivi e tematiche dominanti furono successivamente
ripresi dalla lirica della Scuola toscana. Gli sono inoltre
attribuite quattro canzoni. Appassionato della cultura araba, fece
tradurre molte opere da quella lingua e fu quasi sempre in ottimi
rapporti con gli esponenti di quella cultura al punto da guadagnarsi
il soprannome (fra i tanti) di "sultano battezzato". Nella corte era presente un gruppo di
poeti, per lo più funzionari, che scrivevano in volgare meridionale.
Nella corte di Federico si costituì una scuola poetica siciliana al
quale si deve l'invenzione di una nuova metrica, il sonetto.
Le arti figurative - Federico II, essendo un generoso
mecenate, ospitò alla sua corte numerosi artisti che ebbero
probabilmente modo di spostarsi con lui nei suoi soggiorni in
Germania (a più riprese tra il 1212 e il 1226): ci fu infatti un
contatto con le novità del gotico tedesco, che proprio in quegli
anni produceva opere di rinnovato naturalismo come il Cavaliere di
Bamberga del Duomo di Bamberga (ante 1237, alto 267 cm), dove
era raffigurato un ritratto dell'Imperatore stesso riprendendo
l'iconografia delle statue equestri antiche. Inoltre Federico II
invitò nel sud-Italia i cistercensi già nel 1224, i quali diffusero
il loro sobrio stile gotico nell'architettura (abbazie laziali di
Fossanova e Casamari che probabilmente costituiscono i primi esempi
di applicazione italiana dello stile gotico). Oltre alla ricezione delle novità
gotiche, Federico promosse anche attivamente il recupero di modelli
classici, sia riusando opere antiche, sia facendone fare di nuove
secondo i canoni romani: per esempio le monete auree da lui fatte
coniare (gli augustali) presentano il suo ritratto idealizzato di
profilo, e numerosi sono i rilievi che ricordano la ritrattistica
imperiale romana (al già citato Duomo di Bamberga, alla distrutta
Porta di Capua, eccetera). In queste opere si nota una robustezza che
ricorda l'arte romana provinciale, una fluente plasticità, come nei
realistici panneggi, e gli intenti ritrattistici. Tra i rilievi
superstiti della Porta di Capua esiste anche un Busto di imperatore:
se si trattasse delle vere fattezze del sovrano saremmo di fronte al
primo ritratto pervenutoci dell'arte post-classica, un primato
altrimenti stabilito dal Ritratto di Carlo d'Angiò di Arnolfo di
Cambio. La seconda corrente predominante
all'epoca di Federico, dopo quella classicista, fu quella
naturalistica. Lo stesso Federico II nel De arte venandi cum avibus
scriveva come si dovesse rappresentare le cose che esistono così
come sono (ea quae sunt sicut sunt), un suggerimento che si può per
esempio riscontrare nell'originalissimo capitello attribuito a
Bartolomeo da Foggia e conservato al Metropolitan Museum di New York
(1229 circa). In questa opera quattro testine spuntano dagli angoli,
ma la loro raffigurazione è così realistica (nelle scavature degli
zigomi, nelle rughe, nelle imperfezioni fisiche) da sembrare un calco
da maschera mortuaria. I frequenti movimenti di Federico,
seguito dalla corte e dagli artisti, permisero la diffusione di uno
stile sovraregionale, con opere di sorprendente similarità
stilistica anche in aree molto distanti, come testimoniano, per
esempio, gli ingressi di alcuni castelli fredericiani: i leoni
scolpiti nel settentrionale castello dell'Imperatore di Prato sono
identici a quelli di Castel del Monte in Puglia. Nicola Pisano,
citato nei documenti più antichi come Nicola de Apulia,
probabilmente arrivò in Toscana proprio con Federico II, alla cui
corte potrebbe aver trovato la sintesi tra gli stimoli classici e
transalpini che caratterizzarono la sua rivoluzione figurativa.
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| Castel del Monte |
Le architetture - Nei pressi di Andria è presente la
costruzione più affascinante voluta dall'imperatore, Castel del
Monte, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Dal punto di
vista architettonico il castello è una sintesi tra le tendenze
europee e quelle arabo-musulmane (presentando soluzioni innovative,
quali torri sporgenti, feritoie ed elementi anticipatori del gotico). A Foggia, aveva fatto costruire un
magnifico Palatium, edificato da Bartolomeo da Foggia, su cui vi era
un'iscrizione (oggi conservata nel Portale di Federico) che recitava:
"Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede
inclita imp(er)ialis" (Ciò comandò Federico Cesare che fosse
fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede
imperiale). Federico II considerava la Capitanata un luogo ideale
anche per la caccia e perciò fece costruire altre due
importantissime dimore a Foggia. La prima, la Domus/Palacium
Solatiorum San Laurencii o Pantani, in località Pantano, tra gli
attuali quartieri Salice Nuovo, San Lorenzo ed Ordona Sud, dove il
Guiscardo aveva fatto edificare la chiesa di San Lorenzo in
Carmignano, testimonianza visiva, insieme alla Regia Masseria
Pantano, della vasta area che occupava la struttura federiciana; essa
includeva una residenza signorile, con giardini, vivarium con animali
acquatici ed esotici, padiglioni per il solacium. Il luogo è
attualmente un rilevante sito archeologico, oltre che medioevale,
anche romano e neolitico, a pochi chilometri dal centro di Foggia.
L'altra dimora del grande imperatore svevo era il Palacium
dell'Incoronata, nei pressi dell'omonimo Bosco/Santuario; in questo
caso, testimonianza importante della struttura federiciana è la
Regia Masseria Giardino, nelle immediate vicinanze della linea
ferroviaria Foggia - Potenza; anche questo complesso viene descritto
dalle cronache di quel tempo, come tra le dimore più belle e
sontuose dello "Stupor Mundi". Federico aveva però sparso castelli e
palazzi imperiali in tutta la regione, amata anche per le possibilità
di esercitarvi l'arte venatoria, alla quale era appassionato: tra
questi, il Castello di Lucera, che affidò ai Saraceni deportati
dalla Sicilia. Altre fortificazioni importanti, sono sorte con
l'edificazione del castello svevo di Trani, caratteristico per la sua
cortina sul mare e recentemente restaurato, e il Castello di
Barletta, risultato architettonico di una serie di successioni al
potere. Altre strutture fortificate sveve sono conservate a Bari,
Bisceglie, Manfredonia, Lucera, Gravina di Puglia, Brindisi, Mesagne,
Oria, ecc. Infine va menzionata la Porta di Capua,
che doveva esprimere visivamente la maestà imperiale e Castello
Ursino a Catania.
Fra mito e leggenda - L'intensa attività politica e
militare, l'innovazione portata nella sua legislazione del Regno di
Sicilia, l'interesse per scienze e letteratura fecero di Federico un
personaggio mitico, talvolta attirando una serie di leggende che in
parte resistettero alla sua scomparsa. L'amicizia praticata nei
confronti degli arabi (ebbe a lungo una Guardia personale costituita
da guerrieri arabi, e lui stesso parlava correntemente tale lingua)
unitamente alla lotta contro il papa Gregorio IX, che arrivò perfino
a definirlo anticipatore dell'Anticristo, fecero crescere attorno a
lui un alone di mistero e di leggende. I ghibellini vedevano in lui il
Reparator Orbis, il sovrano illuminato che avrebbe punito i preti
indegni e restaurato la purezza della Chiesa. La propaganda guelfa invece lo definì
come un ateo, autore del libro De tribus impostoribus o un eretico
epicureo (Dante stesso lo citò nel girone degli eretici vicino a
Farinata degli Uberti), o addirittura come un convertito all'Islam. Fu forse il suo essere stato definito
l'Anticristo (o il suo anticipatore, secondo la tradizione profetica
derivata da Gioacchino da Fiore) a dare origine, dopo la sua morte,
alla leggenda di una profezia secondo la quale egli sarebbe ritornato
dopo mille anni. Federico fu definito l'Anticristo anche in virtù di
una leggenda medievale che sosteneva che questo sarebbe nato
dall'unione fra una vecchia monaca ed un frate: si diceva infatti che
il padre Enrico VI in gioventù aveva pensato di intraprendere la
vita monastica, mentre Costanza d'Altavilla aveva 40 anni quando
partorì Federico e, prima del matrimonio, contratto all'età di 32
anni, sarebbe vissuta in un convento. Tale leggenda si collega anche
al personaggio di Fra Pacifico, al secolo Guglielmo Divini, il quale,
prima di divenire uno dei più intimi compagni di Francesco d'Assisi,
fu cavalier servente di Costanza, alla quale, secondo alcune testi,
fu legato da un amore segreto il cui frutto potrebbe essere stato
proprio Federico. Naturalmente la sua morte non poteva
non dar origine a leggende. Si narra che una volta fu fatta
all'Imperatore Federico II una profezia riguardante la sua morte:
egli sarebbe deceduto in un paese contenente la parola "fiore".
Per questo Federico II evitò di frequentare Florentia (Firenze), ma
non sapeva che nell'agro dell'odierna Torremaggiore, si ergeva un
borgo di origine bizantina, chiamato appunto Castel Fiorentino; le
sue rovine, affioranti da una collina detta dello Sterparone (m.
205), ancora testimoniano la presenza di alcuni locali, di una torre
di avvistamento e della Domus (palazzo nobiliare) all'interno della
quale morì Federico il 13 dicembre 1250.
La stessa leggenda racconta pure che,
secondo la profezia, egli non solo sarebbe morto appunto sub flore,
ma anche nei pressi di una porta di ferro. Secondo la tradizione
Federico, riavutosi leggermente dal torpore, chiese alle guardie che
lo vegliavano dove si trovasse e dove portasse una porta chiusa che
stava vedendo dal proprio letto. Quando la guardia gli rispose che si
trovava a Castel Fiorentino e che quella porta, murata dall'altra
parte, non era che un vecchio portone di ferro, l'imperatore sospirò:
«Ecco che è giunta dunque la mia ora», ed entrò in agonia.
Enzo di Hohenstaufen, anche conosciuto
come re Enzo di Sardegna (Cremona, 1220 – Bologna, 14 marzo 1272),
fu re del Regno di Torres dal 1241 al 1272 e vicario imperiale
nell'Italia centro-settentrionale per conto del padre, l'imperatore
Federico II. La casata bolognese dei Bentivoglio vantava discendenze
da Enzo di Sardegna.Enzo era il figlio naturale di Federico II di
Svevia e di Adelaide di Urslinghen. I suoi genitori si sarebbero
conosciuti nel castello di Hagenau, una delle residenze preferite
dall'imperatore del Sacro Romano Impero, ma si ritiene che possa
essere nato nella ghibellina Cremona dove la madre potrebbe aver
preso residenza. Il suo vero nome, Heinrich, venne abbreviato in
Heinz (lat. Encius, italianizzato in Enzio o, in maniera scorretta,
in Enzo), per distinguerlo dal fratellastro Enrico, primogenito
legittimo e figlio di Costanza d'Aragona. Molto bello e intelligente,
fu - col fratellastro Manfredi - prediletto dal padre, che di lui
ebbe a dire: ”nella figura e nel sembiante il nostro ritratto”.
Soprannominato il Falconetto per la grazia e il valore, amava, come
il padre, la falconeria e aveva numerosi interessi culturali. Dopo essere stato investito cavaliere a
Cremona (1238), nell'ottobre di quell'anno sposò per interessi
dinastici Adelasia, vedova del giudice di Torres e Gallura, divenendo
nominalmente rex Turrium et Gallurae e in realtà solo signore del
Logudoro, benché il padre imperatore lo ritenesse re di Sardegna. Il
papa Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell'Isola, scomunicò
per questa nomina Federico II e iniziò così una lunga serie di
battaglie che Enzo fronteggiò da protagonista e per cui venne
anch'egli scomunicato. Enzo, che si era stabilito a Sassari in un
palazzo che più tardi sarà conosciuto come la domus domini regis
Henthii, in Sardegna restò soltanto pochi mesi. Fu richiamato
dall'isola dal padre, che il 25 luglio 1239 lo nominò vicario
imperiale (Sacri Imperii totius Italiae legatus generalis): il
giovane re diveniva così figura di riferimento dei ghibellini
italiani e protagonista dello scontro che infuriava nell'Italia
centrosettentrionale tra l'Impero, i Comuni e il Papato. Strappò
alla Chiesa le città della Marca d'Ancona (Iesi, Macerata, Osimo)
che i papi avevano incamerato durante la minore età di Federico II;
si rivolse poi ai comuni guelfi di e Romagna e nel 1240 partecipò
all'assedio di Ravenna e a quello di Faenza. Il 3 maggio 1241, col
supporto delle flotte pisana e siciliana, catturò nei pressi
dell'isola del Giglio i cardinali francesi e inglesi che erano stati
convocati a Roma da papa Gregorio IX per il Concilio che avrebbe
dovuto deporre l'imperatore. Nel 1242 fu impegnato in una serie di
scorrerie nel Milanese e nel Piacentino; ferito ad una coscia, si
ritirò a Cremona e da qui proseguì le sue campagne in Lombardia:
nel 1243 si recò a Vercelli, poi in soccorso di Savona assediata dai
genovesi, quindi avanzò minaccioso verso Milano e infine, col
fratellastro Manfredi, verso Piacenza. Nel frattempo a Lione papa
Innocenzo IV deponeva Federico II e scomunicava ancora una volta il
re Enzo (7 luglio 1245). L'imperatore decise allora di attaccare
Milano: durante uno scontro vittorioso a Gorgonzola Enzo fu catturato
e rinchiuso, ma venne presto liberato dalle truppe imperiali. L'anno
dopo compì ancora scorrerie nel Piacentino e nel Piemonte. Nel 1247,
mentre Federico assediava Parma, Enzo ebbe il compito di controllare
i movimenti dei guelfi nella pianura padana e assediò, assieme alle
truppe di Ezzelino da Romano, il castello di Quinzano, presso
Verolanuova, per poi abbandonarlo. Ma nel febbraio 1248, alla notizia
della sconfitta di Vittoria ritornò a Cremona e assunse la
podesteria della città: in quel tempo sposò una nipote di Ezzelino
da Romano, di cui si ignora il nome. Nel febbraio 1249 assediò ed
espugnò il castello di Rolo. Poi, in primavera, avendo i guelfi di
Bologna attaccato Modena, si mosse in soccorso della città,
dirigendosi verso il fiume Panaro. Il 26 maggio 1249 in località
Fossalta le sue truppe furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria
bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di
Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a
milleduecento fanti e quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei
castelli di Castelfranco e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24
agosto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune
adiacente a Piazza Maggiore, che poi fu detto per questo Palazzo Re
Enzo. Mentre buona parte dei prigionieri
ottenneva la libertà dietro il pagamento di un riscatto, per Enzo la
prigionia si trasformò in reclusione a vita: i bolognesi infatti
rifiutarono irritualmente qualsiasi proposta di riscatto da parte
dell'imperatore. Malgrado fosse costretto alla prigionia, gli fu
concessa una vita abbastanza agiata, allietata dalla poesia e dalla
compagnia delle dame. In questo periodo, secondo una recente ipotesi,
Enzo avrebbe curato personalmente la redazione in sei libri del De
arte venandi cum avibus di Federico trasmessa dal testimone più
antico, lo splendido manoscritto conservato a Bologna nella
Biblioteca Universitaria e databile alla seconda metà del XIII
secolo. Dopo ventitré anni di prigionia morì
a Bologna il 14 marzo 1272 e fu sepolto presso la basilica di San
Domenico. Il sepolcro ebbe varie peripezie finché fu demolito e
disperso: oggi si conserva solo un cenotafio settecentesco. Dalle sue
unioni ebbe un figlio, Enrico, e dall'unione con una certa Frascha
ebbe Elena, che andò in sposa al conte Ugolino della Gherardesca. A
Bologna ebbe altre due figlie naturali, Maddalena e Costanza.
Nel 1260 - Presso gli arabi di Spagna vengono usati rudimentali cannoni.
Nel 1249 - Il 26 maggio in località Fossalta, fra Modena e Bologna,
le truppe di re Enzo di Hohenstaufen furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria bolognese e
costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di Modena, Enzo fu
disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e
quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco
e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24 agosto a Bologna e
imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza
Maggiore, che poi fu detto per questo Palazzo Re Enzo.
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| Bologna - Palazzo Re Enzo, adiacente a Piazza Maggiore |
Si attribuiscono comunemente a Enzo
quattro componimenti (due canzoni, un sonetto e un frammento
probabilmente di canzone), riconducibili alla tradizione poetica
della scuola siciliana, ascritti dai manoscritti che li tramandano a
Rex Hentius, Rex Enso, lo re Enzo.
Alegru cori, plenu
di tutta beninanza,
suvvegnavi s'eu penu
per vostra inamuranza;
ch'il nu vi sia in placiri
di lassarmi muriri talimenti,
ch'iu v'amo di buon cori e lialmenti.
di tutta beninanza,
suvvegnavi s'eu penu
per vostra inamuranza;
ch'il nu vi sia in placiri
di lassarmi muriri talimenti,
ch'iu v'amo di buon cori e lialmenti.
Alla Puglia, terra forse agognata dalla
lontana prigionia, dedicò alcuni versi:
Và, canzonetta mia...
Salutami Toscana
quella ched è sovrana
in cüi regna tutta cortesia:
e vanne in Puglia piana,
la magna Capitana,
là dov'è lo mio core nott'e dia.
Salutami Toscana
quella ched è sovrana
in cüi regna tutta cortesia:
e vanne in Puglia piana,
la magna Capitana,
là dov'è lo mio core nott'e dia.
Nel 1250 - Muore Federico II Hohenstaufen.
Nel 1260 - Presso gli arabi di Spagna vengono usati rudimentali cannoni.
Nel 1261 - Costantinopoli ridiventa capitale dell'impero bizantino.
Nel 1286 - L'inglese Ruggero Bacone costruisce i primi occhiali.
Nel 1291 - Nasce la Confederazione Elvetica.
Nel 1307 - Inizia la stesura della "Divina Commedia di Dante"; sarà completata nel 1314.
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| Cartina dell'Europa con le aree demografiche nel 1300, le vie commerciali Veneziane, Anseatiche e Genovesi, e in nero le città Anseatiche. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1307 - Inizia la stesura della "Divina Commedia di Dante"; sarà completata nel 1314.
Nel 1314 - L'ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Jacques de Molay muore sul rogo, a Parigi, per ordine del re Filippo IV (Filippo il Bello) di Francia.
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| Rappresentazione di Jacques de Molay |
Dopo il tremendo colpo
sferrato a sorpresa nel 1307 dal re di Francia, lenta fu l’agonia della
“Militia Templi” che nel 1311 era praticamente finita. In
Inghilterra era convinzione comune che i Templari fossero stati così
denigrati e coperti d’infamia da non potersi più riscattare. A
quei tempi non spettava all’accusa dimostrare la colpevolezza, ma
la difesa produrre le prove dell’innocenza. A questo punto lo
scioglimento dell’Ordine era inevitabile! Il 18 marzo 1314, Jacques Molay
e Goffredo di Charney, precettore di Normandia e custode della Sacra
Sindone, salirono sul rogo approntato su un'isoletta della Senna a Parigi, dove ora sorge Notre Dame, con
altri due alti funzionari del Tempio. Abbandonarono per sempre i loro
bianchi mantelli, frettolosamente arrotolati, e furono legati a un
palo, come gli eretici peggiori. Secondo una leggenda che non
tramonterà mai, sul rogo il sovrano maestro dei Templari lanciò una maledizione: avrebbe
chiamato Clemente V e Filippo il Bello dinanzi al Tribunale di Dio:
il papa entro 40 giorni, il re entro 40 settimane. E così accadde.
Clemente V morì il 20 aprile, meno di un mese dopo, il 12 aprile, a
Roquemare. Una morte senza gloria: per un’infezione intestinale. Quel giorno, a piangerlo, furono soltanto i suoi
parenti che aveva coperto d’oro, impunemente. Il suo pontificato fu
indubbiamente il trionfo della simonia e del commercio delle cariche
ecclesiastiche. Filippo “il Bello” lo avrebbe seguito il 29
novembre, otto mesi dopo: un’agonia straziante dopo una caduta da
cavallo a Fontainebleau. Da quel momento cominciò
a prendere piede la leggenda della maledizione templare. Si diffuse
la voce che la notte successiva al rogo del De Molay un piccolo
gruppo di sette “liberi muratori”, guidati da un templare, avesse
raggiunto il luogo del supplizio. Un convegno misterioso. Pare che
quel manipolo di audaci scagliò pugni di polvere in direzione del
palazzo del re, pronunciando la terribile maledizione del Machenach:
la stessa mormorata dalle labbra dei carpentieri quando fu ucciso
Chiram Abiff, architetto del re Hiram di Tiro, il maestro costruttore
che progettò il tempio di Salomone. Un legame misterioso legava i
Cavalieri dai bianchi mantelli ai “liberi muratori”, che avevano
per maestro il biblico architetto conoscitore dei segreti delle
piramidi: un legame che aveva reso possibile, in Europa, il trionfo
delle cattedrali gotiche. Un segreto custodito ermeticamente
all’ombra di un’acacia sempreverde. Ad ogni modo sembrò
davvero che una maledizione perseguitasse i discendenti di Filippo il
Bello. Ai suoi tre figli il destino riservò una sorte infausta:
morirono giovani, uno dopo l’altro. Più nessuno di loro regnava in
Francia pochi anni dopo, nel 1328. Dapprima toccò a Luigi X
“l’Attaccabrighe”; poi a Filippo V “il Lungo” e infine a
Carlo IV, che raggiunse suo padre nella tomba all’età di 34 anni,
dopo cinque anni di regno. Con la morte di Carlo IV il trono di
Francia si trovò senza eredi maschi, sebbene i tre figli di Filippo
il Bello avessero giaciuto con sei mogli. A corte, a succedere ai
genitori, c’erano soltanto bambine. In questo modo si estinse la
secolare casata dei Capetingi. Il trono, a questo punto,
spettava a Giovanna: figlia maggiore di Luigi X “l’Attaccabrighe”,
ma fu prontamente esautorata dallo zio Filippo di Valois, fratello di
Filippo IV “il Bello”, che si fece incoronare re con il nome di
Filippo V, come se il figlio di suo fratello, “il Lungo”, che
aveva preso quel nome regale prima di lui, non fosse mai esistito.
Subito dopo la cerimonia dell’incoronazione il nuovo re si
preoccupò di convocare un'assemblea di notabili e professori
dell'Università di Parigi, i quali sancirono il suo diritto al trono
in base a una legge istituita per l'occasione: la “legge salica”!
Secondo questa legge una donna non poteva regnare in Francia. Un
ostacolo insormontabile, per le generazioni future, alla successione
femminile sul trono di Francia e, in seguito, anche su quello
d'Italia.
Tutto sembrava a posto! Invece il sedicenne Edoardo III d'Inghilterra, figlio d’Isabella e nipote di Filippo “il Bello”, non accettò quella che definì “l’usurpazione dello zio” e fece udire la sua voce rivendicando per sé l’ambito trono di Francia. Affascinante la prospettiva! Un regno esteso dai Pirinei e dal Mediterraneo al Vallo Caledonico e all’Irlanda. Un regno potentissimo che, se attuato, avrebbe sconvolto l’Europa. E con questa rivendicazione cominciò la “Guerra dei Cent’anni”: il più lungo conflitto che la storia ricordi. Devastò la dolce Francia per un secolo, in compagnia del flagello della peste.
Restò nel vento l’esoterismo dei templari, destinato ad avvampare veemente nei tempi recenti. A volte basta una frase misteriosa a destare un’intensa curiosità. Ad esempio, che ci azzecca con i Templari “Sator arepo tenet opera rotas”? Una frase che si può leggere in tutti i sensi: da destra e da sinistra, anche a ritroso, con le parole disposte a formare un quadrato magico.
Tutto sembrava a posto! Invece il sedicenne Edoardo III d'Inghilterra, figlio d’Isabella e nipote di Filippo “il Bello”, non accettò quella che definì “l’usurpazione dello zio” e fece udire la sua voce rivendicando per sé l’ambito trono di Francia. Affascinante la prospettiva! Un regno esteso dai Pirinei e dal Mediterraneo al Vallo Caledonico e all’Irlanda. Un regno potentissimo che, se attuato, avrebbe sconvolto l’Europa. E con questa rivendicazione cominciò la “Guerra dei Cent’anni”: il più lungo conflitto che la storia ricordi. Devastò la dolce Francia per un secolo, in compagnia del flagello della peste.
Restò nel vento l’esoterismo dei templari, destinato ad avvampare veemente nei tempi recenti. A volte basta una frase misteriosa a destare un’intensa curiosità. Ad esempio, che ci azzecca con i Templari “Sator arepo tenet opera rotas”? Una frase che si può leggere in tutti i sensi: da destra e da sinistra, anche a ritroso, con le parole disposte a formare un quadrato magico.
S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
Una composizione molto
antica, probabilmente magica. La più remota rappresentazione nota
risale al 260 a.C., nel mosaico di una villa a Duoro-Europos, in
Asia, sull’Eufrate, nell’estremo confine orientale dell’Impero
Romano. Un altro suo ritrovamento importante è a Pompei, in una
palestra; ma è documentata anche su una parete del duomo di Siena e,
soprattutto, in molti castelli templari, come quello di Gisors.
Fin dove spinse l’esoterismo templare molte volte raffigurato con immagini dualistiche, come due cavalieri su un unico cavallo? Veramente i cavalieri dai bianchi mantelli teorizzarono l’esistenza di due Messia: Gesù e Giuda? Come pure troviamo ricorrenti i due Giovanni: il Battista, quello dell’equinozio d’estate, e l’Evangelista, quello dell’equinozio d’inverno. E vero che rinnegavano san Pietro e san Paolo, definiti eresiarchi della peggiore specie? E poi, per quale motivo la croce era vilipesa nei loro riti? Quali verità i Templari avevano scoperto a Gerusalemme? Avevano davvero elaborato una nuova teologia dualistica, neoplatonica, addirittura pagana? Domande destinate a restare senza risposte!
Di certo papa Clemente V cambiò improvvisamente opinione sul loro conto: se prima esternava la sua convinzione che i cavalieri dai bianchi mantelli fossero innocenti dalle accuse ascritte, improvvisamente volle cancellare quell’ordine cavalleresco, e addirittura autorizzò le peggiori torture durante gli interrogatari, come la bruciatura dei piedi finché le ossa fossero state scoperte!
Cos’era emerso di tanto pericoloso? Al di là di molte e suggestive ipotesi pare legittima l’ipotesi di una comunanza gnostica tra Albigesi, Templari e Assassini. Di certo furono sicuramente in contatto tra loro.
La setta degli Ismaeliti, l’albero portante degli Assassini, conosceva sette gradi di perfezione ed era caratterizzata da una palese opposizione all’autorità dogmatica dell’Islam. Pare che anche i Templari avessero sette gradi al loro interno e avessero sviluppato un’indubbia sofferenza verso i dogmi ecclesiastici. Presso gli “onesti Companions” ai tre gradi di Apprendista, Compagno d’Arte e Maestri andavano aggiunti i quattro gradi di “purificazione”: della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco. I sodalizi Templari, impregnati dalla gnosi della “Gaia Scienza d’Amore”, adottarono la segretezza dei misteri antichi e svilupparono per primi, in Occidente, le tecniche iniziatiche obliate con l’avvento del Cristianesimo, un tempo remoto in uso in Egitto, presso l’Antica Grecia e nelle scuole pitagoriche.
Ad ogni modo, accantonando esoterismo e comunanza gnostica, la cancellazione dell’Ordine del Tempio avvantaggiò incommensurabilmente i banchieri toscani. Era giunto il loro turno per gestire la riscossione di tasse e decime pontificie in tutta l’Europa e, anche, di amministrare le tesoriere di molti re, soprattutto a Parigi e Londra: il loro agente in Francia, Noffo Dei, aveva svolto un ottimo “lavoro”!
Squin de Florian e Noffo Dei, poi gran maestro degli Ospitalieri, oggi cavalieri di Malta, furono additati come i Templari traditori che tramarono per affossare l'ordine del Tempio.Fin dove spinse l’esoterismo templare molte volte raffigurato con immagini dualistiche, come due cavalieri su un unico cavallo? Veramente i cavalieri dai bianchi mantelli teorizzarono l’esistenza di due Messia: Gesù e Giuda? Come pure troviamo ricorrenti i due Giovanni: il Battista, quello dell’equinozio d’estate, e l’Evangelista, quello dell’equinozio d’inverno. E vero che rinnegavano san Pietro e san Paolo, definiti eresiarchi della peggiore specie? E poi, per quale motivo la croce era vilipesa nei loro riti? Quali verità i Templari avevano scoperto a Gerusalemme? Avevano davvero elaborato una nuova teologia dualistica, neoplatonica, addirittura pagana? Domande destinate a restare senza risposte!
Di certo papa Clemente V cambiò improvvisamente opinione sul loro conto: se prima esternava la sua convinzione che i cavalieri dai bianchi mantelli fossero innocenti dalle accuse ascritte, improvvisamente volle cancellare quell’ordine cavalleresco, e addirittura autorizzò le peggiori torture durante gli interrogatari, come la bruciatura dei piedi finché le ossa fossero state scoperte!
Cos’era emerso di tanto pericoloso? Al di là di molte e suggestive ipotesi pare legittima l’ipotesi di una comunanza gnostica tra Albigesi, Templari e Assassini. Di certo furono sicuramente in contatto tra loro.
La setta degli Ismaeliti, l’albero portante degli Assassini, conosceva sette gradi di perfezione ed era caratterizzata da una palese opposizione all’autorità dogmatica dell’Islam. Pare che anche i Templari avessero sette gradi al loro interno e avessero sviluppato un’indubbia sofferenza verso i dogmi ecclesiastici. Presso gli “onesti Companions” ai tre gradi di Apprendista, Compagno d’Arte e Maestri andavano aggiunti i quattro gradi di “purificazione”: della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco. I sodalizi Templari, impregnati dalla gnosi della “Gaia Scienza d’Amore”, adottarono la segretezza dei misteri antichi e svilupparono per primi, in Occidente, le tecniche iniziatiche obliate con l’avvento del Cristianesimo, un tempo remoto in uso in Egitto, presso l’Antica Grecia e nelle scuole pitagoriche.
Ad ogni modo, accantonando esoterismo e comunanza gnostica, la cancellazione dell’Ordine del Tempio avvantaggiò incommensurabilmente i banchieri toscani. Era giunto il loro turno per gestire la riscossione di tasse e decime pontificie in tutta l’Europa e, anche, di amministrare le tesoriere di molti re, soprattutto a Parigi e Londra: il loro agente in Francia, Noffo Dei, aveva svolto un ottimo “lavoro”!
Nel 1325 - Comincia con Ivan I l'ascesa di Mosca.
Nel 1337 - Inizia tra Francia e Inghilterra
la guerra dei Cent'anni.
Nel 1338 - Inizia tra Francia e Inghilterra la guerra dei Cent’anni. La guerra dei Cent’anni (1338-1453) non è stata soltanto una guerra tra la Francia e l’Inghilterra, ma anche una lunga lotta di resistenza degli Occitani occidentali contro l’annessionismo Francese. E’ un esercito Guascone, e non Inglese, quello che, dopo tante vittorie, viene disfatto dai Francesi a Castillon, nel 1453.
Nel 1339 - Costruzione del Cremlino a Mosca.
Nel 1348 - Comincia a diffondersi in tutta Europa la peste nera.
Nel 1338 - Inizia tra Francia e Inghilterra la guerra dei Cent’anni. La guerra dei Cent’anni (1338-1453) non è stata soltanto una guerra tra la Francia e l’Inghilterra, ma anche una lunga lotta di resistenza degli Occitani occidentali contro l’annessionismo Francese. E’ un esercito Guascone, e non Inglese, quello che, dopo tante vittorie, viene disfatto dai Francesi a Castillon, nel 1453.
Nel 1339 - Costruzione del Cremlino a Mosca.
Nel 1348 - Comincia a diffondersi in tutta Europa la peste nera.
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| Cartina delle Signorie in Nord e Centro Italia nel 1350. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1356 - «Bolla d'Oro» dell'imperatore Carlo IV che regola la procedura dell'elezione imperiale.
Nel 1376 - II papato ritorna a Roma.
Nel 1378 - Inizia il Grande Scisma
d'occidente (fino al 1418).
Nel 1389 - Con la vittoria di Kossovo i Turchi si impadroniscono dei Balcani.
Nel 1397 - Unione di Kalmar tra gli Stati Scandinavi.
Nel 1408 - In Olanda si perfeziona la vite di Archimede per sollevare l'acqua dai polder.
Nel 1410 - I polacchi sconfiggono i Cavalieri Teutonici a Tannenberg.
Nel 1408 - In Olanda si perfeziona la vite di Archimede per sollevare l'acqua dai polder.
Nel 1410 - I polacchi sconfiggono i Cavalieri Teutonici a Tannenberg.
Nel 1412 - A Domrémy, in Lorena, in una famiglia di poveri contadini, nasce Giovanna D'Arco.
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| Giovanna D'Arco |
Nel 1415 - Battaglia di Azincourt, nel corso
della guerra dei Cent'anni. Jan Hus, riformatore boemo,
viene messo al rogo come eretico.
Nel 1445 - Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. Il primo libro stampato è la Bibbia.
Nel 1453 - Si conclude la guerra dei Cent'anni: gli inglesi perdono ogni dominio in Francia.
Nel 1445 - Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. Il primo libro stampato è la Bibbia.
Nel 1453 - Si conclude la guerra dei Cent'anni: gli inglesi perdono ogni dominio in Francia.
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| Cartina della Francia nel 1477. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
I Turchi ottomani conquistano Costantinopoli, cade l'impero bizantino. Quando l'impero d'Oriente cadde (1453, conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II il Conquistatore), gli abitanti della penisola ellenica, malgrado la dominazione turca, trovarono rifugio nella fedeltà alla lingua, alla cultura greca e alla religione cristiana ortodossa, valori ai quali fecero ricorso per conquistare l'indipendenza nel secolo XIX.
Nel 1454 - Si firma la Pace di Lodi fra Milano e Venezia.
Inizio del Rinascimento.
La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda il 9 aprile 1454, mise fine allo scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio del Quattrocento. La rilevanza storica del trattato risiede nell'aver garantito all'Italia quarant'anni di pace stabile, contribuendo di conseguenza a favorire la rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento. Dopo la morte del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Milano venne proclamata la Repubblica Ambrosiana. I governanti decisero di affidare la difesa del neonato stato a Francesco Sforza. Questi, dopo tre soli anni, si proclamò Duca di Milano. Difatti da tempo Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e strinse così un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e l'imperatore Federico III d'Asburgo – che non aveva riconosciuto Francesco Sforza come Duca – contro quest'ultimo e i suoi alleati. Ma dopo soli tre anni giunse notizia della presa di Costantinopoli. Tale evento mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo, così la Serenissima decise di porre una temporanea tregua alle guerre in Italia settentrionale stipulando assieme ad altre potenze italiane la Pace di Lodi. Venezia e Milano conclusero la pace definitiva il 9 aprile 1454 presso la residenza di Francesco Sforza a Lodi; il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali (prima fra tutti Firenze, passata da tempo dalla parte di Milano). Il Nord Italia risultava in pratica spartito fra i due Stati nemici, nonostante persistessero alcune altre potenze (i Savoia, la Repubblica di Genova, i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabilì la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano, lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul fiume Adda, l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che culminò nell'adesione – in tempi diversi – alla Lega Italica. L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che – limitando le ambizioni particolari dei vari Stati – assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano. A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi – nella seconda parte del Quattrocento – Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.
Inizio del Rinascimento.
La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda il 9 aprile 1454, mise fine allo scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio del Quattrocento. La rilevanza storica del trattato risiede nell'aver garantito all'Italia quarant'anni di pace stabile, contribuendo di conseguenza a favorire la rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento. Dopo la morte del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Milano venne proclamata la Repubblica Ambrosiana. I governanti decisero di affidare la difesa del neonato stato a Francesco Sforza. Questi, dopo tre soli anni, si proclamò Duca di Milano. Difatti da tempo Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e strinse così un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e l'imperatore Federico III d'Asburgo – che non aveva riconosciuto Francesco Sforza come Duca – contro quest'ultimo e i suoi alleati. Ma dopo soli tre anni giunse notizia della presa di Costantinopoli. Tale evento mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo, così la Serenissima decise di porre una temporanea tregua alle guerre in Italia settentrionale stipulando assieme ad altre potenze italiane la Pace di Lodi. Venezia e Milano conclusero la pace definitiva il 9 aprile 1454 presso la residenza di Francesco Sforza a Lodi; il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali (prima fra tutti Firenze, passata da tempo dalla parte di Milano). Il Nord Italia risultava in pratica spartito fra i due Stati nemici, nonostante persistessero alcune altre potenze (i Savoia, la Repubblica di Genova, i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabilì la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano, lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul fiume Adda, l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che culminò nell'adesione – in tempi diversi – alla Lega Italica. L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che – limitando le ambizioni particolari dei vari Stati – assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano. A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi – nella seconda parte del Quattrocento – Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.
Nel 1478 - Ivan III sottomette Novgorod e si
libera del giogo mongolo (1480).
Nel 1492 - Caduta del regno di Granada, ultima presenza Araba in Spagna.
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| Cartina della Russia dal XIII al XVI secolo, con l'epansione dal 1300 al 1586. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1492 - Caduta del regno di Granada, ultima presenza Araba in Spagna.
Cristoforo Colombo compie il primo viaggio a occidente per raggiungere le Indie, e non si rende conto di scoprire un nuovo continente che da Amerigo Vespucci, che invece l'ha capito e mappato in parte, prenderà il nome di America.
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| Carta con il primo viaggio di Cristoforo Colombo in America nel 1492. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1493 - Trattato di Tordesillas: Spagna e
Portogallo si dividono il Nuovo Mondo.
Per visualizzare il post "Tribù, Storia e Culture dei Nativi Nord Americani:
gli Indiani d'America", clicca QUI
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| Cartina geografica delle tribù e gruppi etnici dei Nativi Sud Americani, denominati Indigeni o Indios, prima della colonizzazione degli europei. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1498 - Girolamo Savonarola è
bruciato sul rogo a Firenze.
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| Cartina geografica dell'Europa nel 1500. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1503 - Leonardo da Vinci dipinge "La
Gioconda".
Nel 1507 - All'America viene assegnato il nome che ha ancora oggi per ricordare Amerigo Vespucci. Amerigo Vespucci, (1454-1512) fu un navigatore italiano, Segretario e diplomatico al servizio dei Medici, lasciò Firenze per missioni in Francia e in Spagna, dove si stabilì a Siviglia. Dopo un primo viaggio che avrebbe effettuato nel 1497 verso i Caraibi, fu con Juan de la Cosa e Alonso de Hojeda nel 1499 in una spedizione organizzata per volere di re Ferdinando allo scopo di verificare le scoperte di Colombo, e toccò le foci del Rio delle Amazzoni e le coste del Brasile. In un successivo viaggio per conto del Portogallo esplorò la baia di Rio de Janiero e si spinse a sud fino in Patagonia. Convinto dalle relazioni di Vespucci che le terre appena esplorate fossero un nuovo continente e non l'Asia, il cosmografo tedesco Martin Waldeseemùller diede in suo onore il nome di America al "nuovo mondo" (1507).
Nel 1508 - Erasmo da Rotterdam afferma la necessità di un'imposta diretta sui redditi dei ricchi.
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| Monalisa, "La Gioconda" - Leonardo da Vinci (1503) |
Nel 1507 - All'America viene assegnato il nome che ha ancora oggi per ricordare Amerigo Vespucci. Amerigo Vespucci, (1454-1512) fu un navigatore italiano, Segretario e diplomatico al servizio dei Medici, lasciò Firenze per missioni in Francia e in Spagna, dove si stabilì a Siviglia. Dopo un primo viaggio che avrebbe effettuato nel 1497 verso i Caraibi, fu con Juan de la Cosa e Alonso de Hojeda nel 1499 in una spedizione organizzata per volere di re Ferdinando allo scopo di verificare le scoperte di Colombo, e toccò le foci del Rio delle Amazzoni e le coste del Brasile. In un successivo viaggio per conto del Portogallo esplorò la baia di Rio de Janiero e si spinse a sud fino in Patagonia. Convinto dalle relazioni di Vespucci che le terre appena esplorate fossero un nuovo continente e non l'Asia, il cosmografo tedesco Martin Waldeseemùller diede in suo onore il nome di America al "nuovo mondo" (1507).
Nel 1508 - Erasmo da Rotterdam afferma la necessità di un'imposta diretta sui redditi dei ricchi.
Nel 1509 - Nasce Giovanni Calvino, che istituirà, nell'ambito della Riforma, il Calvinismo. Peter Henle, di Norimberga, costruisce l'orologio.
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| Stemma della Marina Militare Italiana con le 4 bandiere delle antiche Repubbliche Marinare di Venezia, Genova, Amalfi e Pisa. Altre erano Ancona, Gaeta e la Ragusa aldilà del Mare Adriatico. |
L'Italia è stata quindi un laboratorio politico-economico-culturale che ha prodotto:
- I primi grandi capitali monetari che hanno determinato la nascita degli istituti bancari,
- Nuovi equilibri politici con nuovi soggetti politici, come ad esempio i Comuni, trasformatisi poi in Signorie e le Repubbliche Marinare.
Un'intreccio fra crescita economica e avanzamento del ceto medio non aristocratico che su scala più vasta verrà imitato dall'Europa.
- Sul versante culturale, la riscoperta dei classici degli antichi stimola l'uso della ragione, la ricerca e la sperimentazione,
e dopo secoli di oscurantismo, si pone l'individuo, e non più Dio, al centro dell'Universo.
Queste sono cellule fondanti dell'Età Moderna.
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| "Creazione di Adamo" (cappella Sistina) - Michelangelo Buonarroti |
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| "Creazione di Eva" (cappella Sistina) - Michelangelo Buonarroti |
Nel Rinascimento gli artisti riscoprirono le "divine proporzioni" della geometria sacra con cui costruivano gli antichi: la proporzione aurea.
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| La piramide di Cheope, a Giza |
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| La sezione aurea in un triangolo isoscele |
Per costruire la sezione aurea del
segmento AB, si traccia un triangolo rettangolo
ABF, in modo che il cateto BF sia metà di AB. Per ottenere questa
metà si tracciano due coppie di archetti a piacere nei punti C e D e
poi si uniscono: il punto E di AB è la metà ricercata. Poi con un
arco di cerchio con centro in B si interseca la verticale a B in F.
Fa seguito il congiungimento del punto A con F sul quale si punta il
compasso e si esegue l'arco che congiunge B con G del segmento AF. AG
è la sezione aurea che si cerca: di qui con il compasso, centrato in
A e di raggio AG, si disegna l'arco che interseca il segmento AB e,
lateralmente nei punti I ed L di confluenza con un arco di centro
E.
Ed ora l'ultima cosa da fare è tracciare due rette che collegano, B con I fino ad intersecare il prolungamento ortogonale al segmento AB in M, e poi, dalla parte opposta, B con L per arrivare alla semiretta ortogonale ad AB in N. Il triangolo MNB è il triangolo della piramide di Cheope eseguito secondo il canone della sezione aurea. II rapporto AB:AH, che è uguale al rapporto AH:HB, è un numero irrazionale a cui viene attribuito il valore approssimativo 1,618... Numericamente questo rapporto è espresso da:
Ed ora l'ultima cosa da fare è tracciare due rette che collegano, B con I fino ad intersecare il prolungamento ortogonale al segmento AB in M, e poi, dalla parte opposta, B con L per arrivare alla semiretta ortogonale ad AB in N. Il triangolo MNB è il triangolo della piramide di Cheope eseguito secondo il canone della sezione aurea. II rapporto AB:AH, che è uguale al rapporto AH:HB, è un numero irrazionale a cui viene attribuito il valore approssimativo 1,618... Numericamente questo rapporto è espresso da:
Si tratta anche di un numero che deriva
dai rapporti fra due termini successivi della serie di Fibonacci al
loro limite. In particolare, eseguendo dei semplici calcoli, si
ottiene che la semi-base di MN del triangolo MNB (che potremo
chiamare aureo) è:
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| Le proporzioni auree nel Partenone di Atene |
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| Studi geometrici sulla forma del Partenone di Atene. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Geometria sacra scoperta da Leonardo da Vinci nell'"Uomo Vitruviano" |
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| Sovrapposizione di "La Gioconda" e "l'uomo Vitruviano" |
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| Proporzioni nella "Gioconda", o Monalisa... |
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| "Sposalizio della Vergine" - Raffaello Sanzio |
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| Studi geometrici su: "Sposalizio della Vergine" - Raffaello Sanzio Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1517 - Martin Lutero pubblica le "Tesi di Wittenberg". Inizia la Riforma.
La conseguenza politico-economica più visibile nell'adesione alla cristianità riformata da parte di un Principe, era la secolarizzazione dei beni della chiesa cattolica di Roma nei suoi domini.
Così ad esempio, l'ordine dei Cavalieri Teutonici venne sciolto, il suo gran maestro divenne principe dei territori dell'ex-ordine, e tali territori presero il nome di Prussia.
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| Cartina dell'Europa nel XV - XVI secolo, con le aree delle religioni: cattolica, luterana, calvinista, anglicana, ortodossa, musulmana. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1518 - Dalla Cina viene introdotta in Europa la porcellana.
Nel 1519 - Inizia il regno di Carlo V.
Da questi anni in poi, l'Europa non è più solo un piccolo continente, ma un sistema di Stati interdipendenti.
Nel 1526 - Con la vittoria di Mohacs i Turchi si impadroniscono dell'Ungheria.
Nel 1529 - I Turchi assediano Vienna.
Nel 1530 - Francesco I fonda il College de France.
Nel 1533 - Nasce Elisabetta I d’Inghilterra.
| Elisabetta I |
| Maria Stuart |
Nel 1534 - Rottura fra il re Enrico VIII d'Inghilterra e il papato.
Rabelais pubblica "Gargantua
e Pantagruel".
Nel 1539 - Mercatore pubblica il suo
atlante cartografico del mondo.
Fondazione della Compagnia di Gesù da parte di Ignazio di Loyola.
Fondazione della Compagnia di Gesù da parte di Ignazio di Loyola.
Nel 1541 - Calvino fonda a Ginevra la sua chiesa riformata.
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| Gli scismi nella cristianità dai concili di Efeso e Calcedonia alla Riforma protestante. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
Nel 1543 - Copernico pubblica "Delle
rivoluzioni dei corpi celesti", rivoluzionando le teorie
astronomiche.
Pubblicazione del "Trattato di Chirurgia" di
Ambroise Pare.
Fissazione di un tasso di interesse legale in Francia.
Fissazione di un tasso di interesse legale in Francia.
Nel 1546 - Fracastoro ipotizza
l'esistenza dei microbi.
Nel 1547 - I lavori della basilica di
San Pietro, a Roma passano sotto la direzione di Michelangelo.
Nel 1556 - Si conclude il regno di Carlo V; i domini degli Absburgo (o Asburgo) sono divisi tra la corona di Spagna e quella Austriaca. Il grande rammarico di Carlo V fu di non essere riuscito a restituire al cattolicesimo il dominio della cristianità. Pubblicazione a Basilea del testo di Georg Bauer "De Re metallica" con fondamentali nozioni di chimica e metallurgia.
Nel 1559 - Trattato di Cateau-Cambresis; inizia la dominazione spagnola in Italia.
Nel 1564 - Nascono William Shakespeare e Galileo Galilei.
Nel 1571 - A Lepanto la flotta cristiana sconfigge quella turca.
Nel 1581 - Le Province Unite (Olanda) si proclamano indipendenti dal dominio spagnolo.
Nel 1582 - Riforma del calendario gregoriano.
Nel 1598 - L'editto di Nantes pone fine alle guerre di religione in Francia.
Nel 1600 - Giordano Bruno è arso sul rogo, a Roma, dall'inquisiziome della chiesa cattolica.
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| Giordano Bruno - Roma, piazza di Campo de' Fiori |
Nel 1605 - Cervantes inizia la stesura del "Don Chisciotte della Mancia".
Nel 1607 - "La Favola d'Orfeo" di
Monteverdi è il primo esempio di opera lirica.
Nel 1609 - In Olanda viene costruito il
primo canocchiale.
Nel 1610 - Servendosi del cannocchiale,
Galileo scopre le lune di Giove e le fasi di Venere.
Nel 1612 - Viene pubblicato "L'arte di
fare il vetro" di Antonio Neri.
Nel 1618 - Inizia la guerra dei Trent'anni.
Nel 1620 - Ad Amsterdam viene stampato il primo giornale a cadenza settimanale.
Nel 1628 - Fondamentali scoperte sulla circolazione sanguigna di W. Harvey.
Nel 1631 - Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam e dipinge i suoi maggiori capolavori.
Nel 1632 - Galileo scrive i "Dialoghi sopra i due massimi sistemi" del mondo, ed è condannato dall'Inquisizione. Per una istituzione quale era la Chiesa cattolica del 1600, sarebbe stato molto difficile non condannare Galileo, dal momento che moltissimi scienziati del tempo presero posizione contro di lui e quei pochissimi che avrebbero potuto sostenerlo pubblicamente rimasero silenziosi. Durante la fase del processo nessun membro della comunità scientifica fece sentire la sua voce a favore di Galileo (l'unico che si levò a difenderlo fu un uomo di Chiesa, Tommaso Campanella, che, nell'anno del primo processo di Galileo, dalla prigione di Castel dell'Ovo in cui era rinchiuso, gli inviò la famosa Apologia pro Galileo).
Nel 1636 - Fondazione dell'Harvard
College, la prima università dell'America settentrionale.
Nel 1637 - "Discorso
sul metodo" di Cartesio.
Nel 1642 - B. Pascal inventa la macchina calcolatrice.
In Inghilterra ha inizio la Rivoluzione Inglese. La rivoluzione inglese, è stata una guerra civile. Si è svolta tra il 1642e il 1660.Il principio di tutto è da ricercarsi quando Giacomo I già redi Scozia, ottenne la corona di Inghilterra dopo la morte di Elisabetta (rimasta senza eredi), causando l’unione dei due regni per la prima volta nella storia.Sorsero due problemi principali:
Dal punto di vista politico: La cultura del re scozzese che era
portata, per tradizione, a considerare il potere monarchico
donato da Dio. Perciò il re non era disposto ascendere a compromessi
con un Parlamento con grossi poteri come era quello inglese. Tali
problemi si palesarono quando, nel 1625, succedette a Giacomo I il
figlio, Carlo I. Il re convocò il Parlamento nel 1628,
chiedendo di poter emanare delle tasse per iniziare una campagna
militare contro gli Ugonotti. Questo, anzi che prendere in
considerazione la proposta del re, gli chiese conto di tutte le
ingiustizie commesse durante il suo breve regno. Per via di questo il Parlamento chiese
che il re firmasse la Petition of Rights (petizione dei
diritti), che avrebbe diminuito ulteriormente le opportunità regie di
poter imporre il proprio potere indiscriminatamente. In seguito alla richiesta del
Parlamento, il re rispose sciogliendolo, dando
vita ad un governo personale.
Dal punto di vista religioso: Il re continuò ad appoggiare la chiesa
anglicana, poiché nella chiesa anglicana vi erano
vescovi e, in generale, un numero grandissimo di autorità che
permettevano al re di governare capillarmente il territorio e di
arricchirsi. Questo contribuì a rompere l’unità statale, infatti fra i
sudditi, i riformatori erano un numero sempre maggiore, e questo portò
ad una spaccatura.
Tutti questi elementi portarono, alla fine, a una
rivolta in Scozia, causando una riconvocazione del Parlamento,
dove venne proposta un’ordinanza per eliminare il re. Questa non
riuscì ad essere approvata e causò la vera e propria guerra civile,
che inizia nel 1642. L'influenza di Cromwell come comandante
militare durante la guerra civile inglese è stata di importanza
cruciale per la storia successiva delle Isole Britanniche. Cromwell
entrò nell'esercito dei parlamentari all'età di 43 anni e reclutò
un reparto di cavalleria al cui comando riportò una serie di
vittorie in Anglia Orientale, guadagnando esperienza ed una grande
reputazione. Era noto per scegliere i propri ufficiali in base al
merito piuttosto che al titolo nobiliare, come si era soliti fare a
quei tempi. Ecco, in proposito, una sua celebre
affermazione:
« Preferisco un capitano vestito
da rozzo contadino, che ama le cose per cui sta combattendo,
piuttosto che un cosiddetto gentiluomo che altro non è, appunto, che
un gentiluomo. »
Statua di Cromwell all'ingresso del
Palazzo di Westminster, Londra
|
È da notare come Cromwell pur non
avendo alcun tipo di addestramento in fatto di tattica militare,
dimostrò fin dall'inizio un innato talento per il comando. Riuscì
in molte occasioni a dimostrarsi più abile del Principe Rupert,
veterano di molte campagne in Europa. I soldati di Cromwell
impararono presto ad apprezzare ed ammirare il suo coraggio e la sua
costante preoccupazione di farli operare nelle migliori condizioni
possibili. Promosso comandante generale della
cavalleria, addestrò i suoi uomini a compiere rapide sortite, per
poi raggrupparsi velocemente dopo ogni attacco, tattica adottata con
grande successo nella Battaglia di Naseby. In combattimento i suoi
reparti dimostravano sempre un alto grado di disciplina e di
motivazione. Le vittorie ottenute sul campo fecero
aumentare progressivamente la sua influenza politica, fino a farlo
diventare il personaggio più potente ed autorevole del tempo. Nel
1646, alla fine della guerra civile, il re Carlo era di fatto
prigioniero del parlamento e ormai delegittimato, mentre Cromwell,
nella sua posizione di comandante in capo dell'esercito vittorioso,
era il vero arbitro del futuro dell'Inghilterra. Se durante la guerra civile Cromwell
dette ottima prova di sé come coraggioso comandante di reparti di
cavalleria, negli anni successivi guiderà intere armate con
eccezionale capacità e competenza. Le brillanti campagne che si
conclusero con la conquista dell'Irlanda e della Scozia dimostrarono
una grande abilità, oltre che sul campo di battaglia, anche, e
soprattutto, nell'organizzazione delle linee di rifornimento e delle
operazioni logistiche in quei territori ostili. I parlamentari, compreso Cromwell,
speravano di addivenire ad un compromesso col re Carlo I, il quale,
tuttavia, non era disposto ad accettare una qualsiasi soluzione in
contrasto con la propria concezione della monarchia fondata sul
diritto divino. La cosiddetta Seconda Guerra civile inglese,
scoppiata nel 1648 dopo che Carlo I riuscì ad evadere dalla
prigione, fece chiaramente capire a Cromwell che non sarebbe mai
stato possibile venire a patti col re. Il re fu nuovamente
imprigionato e processato per alto tradimento, e Cromwell fu subito
messo sotto pressione dai suoi seguaci perché "Il sanguinario
Carlo Stuart" fosse giustiziato.
Nel 1648 - I trattati di Westfalia (o Vestfalia) pongono fine alla guerra dei Trent'anni.
Nel 1648 - I trattati di Westfalia (o Vestfalia) pongono fine alla guerra dei Trent'anni.
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| Cartina dei Paesi Bassi nel XVII secolo, con le Province Unite indipendenti, (l'Olanda) dopo il trattato di Westfalia del 1648. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1649 - Gli Inglesi mandano al
patibolo re Carlo I e proclamano la Repubblica. Nel gennaio 1649, quando i membri
superstiti del parlamento, si riunirono a Whitehall per decidere se
procedere o meno alla condanna del re, le truppe di Cromwell fecero
irruzione nell'aula, e permisero di votare solo a coloro che erano
favorevoli al regicidio. La condanna a morte fu controfirmata da 59
membri del parlamento, e Carlo fu giustiziato il 30 gennaio. Sul
momento Cromwell non ebbe tempo di occuparsi del nuovo assetto
istituzionale da dare al paese, poiché dovette immediatamente
lasciare l'Inghilterra per attaccare le residue roccaforti reali in
Irlanda e Scozia. Sull'onda emotiva della cattura del re,
dopo il suo tentativo di fuga, la monarchia fu abolita e, fra il 1649
ed il 1653 il paese divenne nominalmente una repubblica, una vera
rarità nell'Europa del tempo. La repubblica venne denominata il
Commonwealth d'Inghilterra, anche se tutti i resoconti concordano
nell'indicare che Cromwell, durante quegli anni, governò a tutti gli
effetti come un dittatore militare. Molti atti politici di Cromwell dopo la
presa del potere vennero descritti dai commentatori dell'epoca come
"eccessivamente rigorosi, avventati e tirannici". Egli fu
spesso spietato nel reprimere gli ammutinamenti che si verificarono
nelle file dei suoi eserciti verso la fine della guerra (che furono a
volte causati dal rifiuto del parlamento di pagare il salario alle
truppe). Cromwell dimostrò poca simpatia per i Livellatori
(Levellers), un movimento egualitarista che aveva dato un grande
contributo all'affermazione della causa parlamentare. Il programma
politico dei Levellers era stato discusso vigorosamente in occasione
dei cosiddetti Putney debates (Dibattimenti di Putney), tenutisi fra
le varie fazioni appena prima della fuga del re. Cromwell non era
pronto a gestire una vera e propria democrazia radicale, ma d'altra
parte, come dimostrarono gli eventi successivi, non era nemmeno in
grado di istituire una repubblica parlamentare stabile, basata su una
oligarchia di fatto. Con la scomparsa del re e dei suoi
sostenitori venne a mancare il motivo principale del consenso
coagulatosi intorno a Cromwell, e le varie fazioni presenti in
parlamento avevano presto cominciato a contrapporsi l'una all'altra.
Seguendo, ironicamente, la stessa procedura adottata dal re
detronizzato (che aveva causato lo scoppio della guerra civile),
Cromwell sciolse il parlamento repubblicano nel 1653, ed assunse in
prima persona il controllo diretto del paese con i poteri di un vero
e proprio dittatore, forte della popolarità e dell'appoggio
incondizionato da parte di quell'esercito che lui stesso aveva creato
durante la guerra civile. La politica estera di Cromwell portò
allo scoppio della Prima guerra anglo-olandese (1652 – 1654),
contro la Repubblica delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi, poi
vinta dall'ammiraglio Robert Blake nel 1654. In coerenza con il
proprio impegno a garantire la più assoluta libertà religiosa a
tutte le confessioni, eccetto quella cattolica, incoraggiò gli Ebrei
a ritornare in Inghilterra a 350 anni di distanza dalla loro cacciata
ad opera di Edoardo I. Nel 1655 egli volse la sua attenzione
ai nemici tradizionali dell'Inghilterra, Francia e Spagna, cercando
di approfittare del conflitto fra i due, impegnati nella guerra
franco-spagnola (1635-1659). Sebbene egli fosse convinto che la
volontà di Dio era l'affermazione del protestantesimo come religione
prevalente in Europa, egli perseguì una politica estera pragmatica e
realistica, alleandosi con la Francia cattolica contro la Spagna,
anch'essa cattolica. In sostanza, dichiarando guerra alla Spagna,
egli contava sul ritorno alla politica di opportunismo mercantile già
perseguita ai tempi della regina Elisabetta e successivamente
abbandonata dagli Stuart. Alleatosi dunque con la Francia del
cardinale Mazarino, diede corso alla guerra inglese contro la Spagna
(1655-1660) ottenendo, grazie al risultato positivo di questa, il
porto di Dunkerque sulla Manica (secondo gli accordi con il Mazarino)
e l'isola di Giamaica nei Caraibi, strappata agli spagnoli grazie
all'azione della flotta inglese condotta da sir William Penn.
Nel 1656 - I Veneziani scacciano i Turchi dai Dardanelli.
Nel 1660 - In Inghilterra Carlo II restaura la monarchia. Nel 1657 il parlamento, appositamente ricostituito, offrì a Cromwell di assumere la corona di re, mettendolo di fronte ad un dilemma, dal momento che proprio lui era stato l'artefice del rovesciamento della monarchia. Dopo sei settimane di riflessione, alla fine respinse l'offerta, accettando, in compenso, di essere solennemente insignito nell'Abbazia di Westminster, assiso sul trono del precedente monarca, con il titolo di Lord Protettore. Si trattò, in buona sostanza, di una vera e propria incoronazione, che fece di lui un monarca "a tutti gli effetti, eccetto che nel nome". Inoltre fu stabilito che la carica non avrebbe potuto essere tramandata ereditariamente. Fu promulgata una nuova Costituzione scritta, che gli conferiva persino il potere di attribuire titoli nobiliari, prerogativa che egli utilizzò subito, esattamente alla stessa maniera dei precedenti sovrani. Cromwell soffriva di malaria e di "calcoli", un termine spesso usato a quell'epoca per definire generiche infezioni dell'apparato renale-urinario. Ciononostante il suo stato di salute era complessivamente buono. Improvvisamente colpito da un riacutizzarsi della malaria, subito seguito da sintomi di colica renale, rimase ottimista, insieme agli uomini del suo entourage, su un decorso favorevole della malattia. Un diplomatico veneziano, medico, che si trovava ospite a corte, lo visitò ed espresse l'opinione che i suoi medici personali non lo stessero curando in modo appropriato, causando un rapido peggioramento delle sue condizioni. A due anni di distanza dalla morte di Cromwell, ufficialmente attribuita a malaria, il 3 settembre 1658, il parlamento restaurò la monarchia incoronando Carlo II, poiché Richard Cromwell, figlio di Oliver, si era dimostrato un "successore non all'altezza". Il 30 gennaio 1661, nell'anniversario dell'esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall'Abbazia di Westminster e, insieme alle salme di Robert Blake, John Bradshaw ed Henry Ireton, sottoposta al macabro rituale dell'esecuzione postuma (hanged, drawn and quartered). Al termine il corpo fu gettato in una fossa comune, tranne la testa, infilata su un palo ed esposta davanti all'Abbazia di Westminster fino al 1685. In seguito questo macabro cimelio passò di mano molte volte, per essere finalmente sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College nel 1960. Nonostante il discredito gettato sulla sua memoria per tutto il periodo della Restaurazione monarchica, e la pessima reputazione che di lui si ha in Irlanda, ancora viva nel presente, va detto che la figura di Cromwell ha guadagnato nel tempo la stima di significativi settori dell'opinione pubblica inglese. Considerato "uno dei più ragguardevoli parlamentari inglesi", la sua statua fa bella mostra di sé di fronte al Palazzo di Westminster, nonostante il fatto che alcuni suoi atti siano tuttora considerati come "degni di un traditore". La figura di Cromwell gode inoltre di una particolare considerazione da parte dei gruppi protestanti e nella regione del Cambridgeshire, dove è ricordato come Il signore dei Fens. Oliver Cromwell, esponente della gentry inglese, era divenuto il leader dello schieramento degli Indipendenti, puritani fautori in ambito religioso della piena libertà di culto e di organizzazione per tutte le comunità protestanti (ma non per i cattolici). Inoltre, dopo due anni di conflitto tra realisti e parlamentari, lo stesso Cromwell fece pendere la bilancia dalla parte dei parlamentari per l'iniziativa assunta in campo militare: creò infatti la New Model Army, ovvero "esercito di nuova concezione" composto dai cosiddetti Ironsides, letteralmente "fianchi di ferro". Tale esercito si basava su due principi fortemente innovativi, ovvero l'elezione degli ufficiali da parte delle truppe - che consentiva una scelta sulla base della capacità e non dell'estrazione sociale - e la formazione politica dei soldati - con l'obiettivo di renderli consapevoli delle finalità per cui erano chiamati a combattere.
Nel 1656 - I Veneziani scacciano i Turchi dai Dardanelli.
Nel 1660 - In Inghilterra Carlo II restaura la monarchia. Nel 1657 il parlamento, appositamente ricostituito, offrì a Cromwell di assumere la corona di re, mettendolo di fronte ad un dilemma, dal momento che proprio lui era stato l'artefice del rovesciamento della monarchia. Dopo sei settimane di riflessione, alla fine respinse l'offerta, accettando, in compenso, di essere solennemente insignito nell'Abbazia di Westminster, assiso sul trono del precedente monarca, con il titolo di Lord Protettore. Si trattò, in buona sostanza, di una vera e propria incoronazione, che fece di lui un monarca "a tutti gli effetti, eccetto che nel nome". Inoltre fu stabilito che la carica non avrebbe potuto essere tramandata ereditariamente. Fu promulgata una nuova Costituzione scritta, che gli conferiva persino il potere di attribuire titoli nobiliari, prerogativa che egli utilizzò subito, esattamente alla stessa maniera dei precedenti sovrani. Cromwell soffriva di malaria e di "calcoli", un termine spesso usato a quell'epoca per definire generiche infezioni dell'apparato renale-urinario. Ciononostante il suo stato di salute era complessivamente buono. Improvvisamente colpito da un riacutizzarsi della malaria, subito seguito da sintomi di colica renale, rimase ottimista, insieme agli uomini del suo entourage, su un decorso favorevole della malattia. Un diplomatico veneziano, medico, che si trovava ospite a corte, lo visitò ed espresse l'opinione che i suoi medici personali non lo stessero curando in modo appropriato, causando un rapido peggioramento delle sue condizioni. A due anni di distanza dalla morte di Cromwell, ufficialmente attribuita a malaria, il 3 settembre 1658, il parlamento restaurò la monarchia incoronando Carlo II, poiché Richard Cromwell, figlio di Oliver, si era dimostrato un "successore non all'altezza". Il 30 gennaio 1661, nell'anniversario dell'esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall'Abbazia di Westminster e, insieme alle salme di Robert Blake, John Bradshaw ed Henry Ireton, sottoposta al macabro rituale dell'esecuzione postuma (hanged, drawn and quartered). Al termine il corpo fu gettato in una fossa comune, tranne la testa, infilata su un palo ed esposta davanti all'Abbazia di Westminster fino al 1685. In seguito questo macabro cimelio passò di mano molte volte, per essere finalmente sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College nel 1960. Nonostante il discredito gettato sulla sua memoria per tutto il periodo della Restaurazione monarchica, e la pessima reputazione che di lui si ha in Irlanda, ancora viva nel presente, va detto che la figura di Cromwell ha guadagnato nel tempo la stima di significativi settori dell'opinione pubblica inglese. Considerato "uno dei più ragguardevoli parlamentari inglesi", la sua statua fa bella mostra di sé di fronte al Palazzo di Westminster, nonostante il fatto che alcuni suoi atti siano tuttora considerati come "degni di un traditore". La figura di Cromwell gode inoltre di una particolare considerazione da parte dei gruppi protestanti e nella regione del Cambridgeshire, dove è ricordato come Il signore dei Fens. Oliver Cromwell, esponente della gentry inglese, era divenuto il leader dello schieramento degli Indipendenti, puritani fautori in ambito religioso della piena libertà di culto e di organizzazione per tutte le comunità protestanti (ma non per i cattolici). Inoltre, dopo due anni di conflitto tra realisti e parlamentari, lo stesso Cromwell fece pendere la bilancia dalla parte dei parlamentari per l'iniziativa assunta in campo militare: creò infatti la New Model Army, ovvero "esercito di nuova concezione" composto dai cosiddetti Ironsides, letteralmente "fianchi di ferro". Tale esercito si basava su due principi fortemente innovativi, ovvero l'elezione degli ufficiali da parte delle truppe - che consentiva una scelta sulla base della capacità e non dell'estrazione sociale - e la formazione politica dei soldati - con l'obiettivo di renderli consapevoli delle finalità per cui erano chiamati a combattere.
Nel 1661 - Iniziano
a Versailles i lavori del palazzo di Luigi XIV.
Nel 1662 - Fondazione a
Londra della Royal Society.
Nel 1666 - A Parigi viene
fondata l'Académie Française.
Nel 1667 - Serie di
guerre provocate da Luigi XIV di
Francia per imporre la sua egemonia in Europa.
Nel 1668 – Isaac Newton inventa il
telescopio a riflessione.
Nel 1670 - Pubblicati postumi a Parigi
i “Pensieri" di Blaise Pascal.
Nel 1673 - Molière scrive “Il Malato
immaginario”, sua ultima commedia.
Nel 1675 - Costruzione
dell'osservatorio di Greenwich.
Olaus Romer calcola la velocità della luce.
Olaus Romer calcola la velocità della luce.
Nel 1683 - I Turchi assediano Vienna.
Nel 1685 - Nascono due grandi
compositori, Handel e Bach.
Nel 1687 - Vengono pubblicati i
“Principiati” di Isaac Newton.
Nel 1689 - Guglielmo d'Orange, nuovo re
d'Inghilterra dopo la "Rivoluzione Gloriosa" del 1688,
accetta la «Dichiarazione dei Diritti».
Nel 1690 - Locke pubblica il “Saggio
sull'intelletto umano”.
Nel 1699 - Pace di Carlowitz, con la
quale gli Absburgo d'Austria tolgono ai Turchi l'Ungheria.
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| Cartina geografica dell'Europa nel 1700. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1703 - Pietro il Grande di Russia
fonda Pietroburgo.
Nel 1704 - In Inghilterra Daniel Defoe
pubblica “The Review”, uno dei primi giornali.
Nel 1707 - D. Papin, esule in Germania,
costruisce un battello sperimentale a vapore.
Nel 1709 - Pietro il Grande sconfigge
gli Svedesi a Pollava.
A. Darby perfeziona la tecnica di fusione della ghisa.
A. Darby perfeziona la tecnica di fusione della ghisa.
Nel 1714 - Si conclude con i Trattati
di Utrecht e Rastatt la guerra di successione spagnola.
Viene pubblicata la “Monadologia" di Leibniz.
G. Farenheit inventa il termometro a mercurio.
Viene pubblicata la “Monadologia" di Leibniz.
G. Farenheit inventa il termometro a mercurio.
Nel 1718 - T. Lombe brevetta una
macchina per la tessitura della seta.
Nel 1725 - Inizia la pubblicazione
della “Scienza Nuova” di Gian Battista Vico.
Nel 1730 - John Wesley fonda il
Metodismo.
Nel 1733 - Inizia la guerra di
successione polacca, che si concluderà cinque anni dopo con la pace
di Vienna.
J. May inventa la spoletta volante che consentirà la realizzazione dei telai meccanici.
J. May inventa la spoletta volante che consentirà la realizzazione dei telai meccanici.
Nel 1738 - Vengono pubblicati i
“Discorsi sull'uomo” di Voltaire.
Nel 1740 - Inizia la guerra di
successione austriaca. La guerra di successione austriaca era
motivata da una complessa situazione successoria: l'imperatore Carlo
VI, privo di figli maschi, con la Prammatica Sanzione del 1713
regolava la successione imperiale a vantaggio della figlia Maria
Teresa. Nonostante la precedente approvazione delle potenze europee,
alla morte di Carlo VI (19 ottobre 1740), nacque un conflitto europeo
scatenato dai disegni annessionistici di Federico II di Prussia,
della Spagna, del regno di Sardegna e dalle aspirazioni alla corona
imperiale dell'elettore di Baviera Carlo Alberto e di Augusto III di
Sassonia; il conflitto coinvolse anche la Francia e le colonie
spagnole, aggredite dalla Gran Bretagna.
Si concluderà nel 1748 con la pace di
Aquisgrana.![]() |
| Cartina geografica dell'Europa nel 1740 con i domini Borbonici, quelli degli Hohenzollern e degli Absburgo, con i confini del Sacro Romano Impero. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1742 - A. Celsius fissa la scala
delle temperature.
Nel 1746 - J. Roebruck inventa un
sistema per produrre acido solforico.
![]() |
| Cartina geografica dell'Europa nel 1748 che con la Pace di Aquisgrana vedeva concludersi la guerra di successione austriaca. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1748 - Con la pace di Aquisgrana si conclude la guerra di successione austriaca.
In base al trattato di Aquisgrana, venne confermata la Prammatica Sanzione del
1713 e riconosciuta la coppia imperiale formata da Maria Teresa e
Francesco Stefano di Lorena. La Francia restituì i Paesi Bassi
(cioè, nel linguaggio dell'epoca, il Belgio) all'Austria e accettò
il ristabilimento dello status quo nei territori d'Oltremare (scambio
di Madras con la Fortezza di Louisbourg; proroga per quattro anni
dell'asiento in favore della Gran Bretagna). Lo Stato che ottenne il
maggior vantaggio fu la Prussia che annetté definitivamente la
Slesia, strappata all'Austria.
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| Cartina geografica dell'Italia nel 1748 dopo la Pace di Aquisgrana. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Il trattato attribuì inoltre:
- il Ducato di Parma, Piacenza e
Guastalla a Filippo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di
Elisabetta Farnese
- il marchesato di Finale alla Repubblica
di Genova
- le contee di Angera, Vigevano, Voghera
e Bobbio al re Carlo Emanuele III di Sardegna
![]() |
| Schema delle guerre di successione in Europa dal 1700
Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1751 - Viene pubblicato il primo
volume dell'”Encyclopedie” di Diderot e D'Alembert; sarà
completata nel 1772.
Nel 1754 - Inizia a Pietroburgo la
costruzione del Palazzo d'Inverno.
Nel 1756 - Inizia la guerra dei Sette anni che vede la Prussia di Federico II e l'Inghilterra schierate contro Austria, Francia e Russia.
Nel 1756 - Inizia la guerra dei Sette anni che vede la Prussia di Federico II e l'Inghilterra schierate contro Austria, Francia e Russia.
Nel 1758 - J. Bird mette a punto il
sestante.
Nel 1759 - Voltaire pubblica “Candido”.
Nel 1762 - Jean Jacques Rousseau scrive
il “Contratto sociale”.
L'inglese John Harrison costruisce il primo cronometro.
Nel 1769 - Lo Scozzese James Watt brevetta la macchina a vapore.
L'inglese Richard Arkwright inventa il filatoio a energia idraulica.
L'inglese John Harrison costruisce il primo cronometro.
Nel 1769 - Lo Scozzese James Watt brevetta la macchina a vapore.
L'inglese Richard Arkwright inventa il filatoio a energia idraulica.
Nel 1771 -
Studi di Galvani sull'elettricità.
Nel 1772 - Prima spartizione della Polonia.
Nel 1774 - Trattato di Kuçiuk Kainarge, inizia il declino dell'impero Ottomano.
L'inglese Joseph Priestley scopre l'ossigeno.
Nel 1776 - Pubblicazione di "La ricchezza delle nazioni" dell'Inglese Adam Smith.
Il 9 marzo del 1776 veniva pubblicata
“La ricchezza delle nazioni”, bibbia dei moderni studi economici
e testo fondamentale del pensiero liberale. Un suo studio
attento aiuta a capire che lo Stato e le regole, per Smith, erano
molto importanti. E lo erano, perfino, le norme a tutela degli
operai. E' accezione comune individuare nella “Ricchezza delle
Nazioni” la nascita dell’economia classica e quindi, in parte,
del pensiero liberale. Infatti per molti autori neoclassici, il
concetto della “mano invisibile” è stato il precursore per lo
sviluppo della “teoria dell’equilibrio generale” introdotta da
Léon Walras nel 1874. Nato in concomitanza con la Prima
rivoluzione industriale, Adam Smith (1723-1790), può essere
considerato il filosofo che pose le basi per lo sviluppo della
moderna teoria economica. Definire Adam Smith un puro economista può
risultare erroneo per due motivi: da un lato, nei suoi libri non sono
presenti formule; dall’altro di formazione Smith era filosofo
morale. Docente di logica all’Università di Glasgow, nel 1759
venne pubblicata la “Teoria dei Sentimenti morali” in cui è
descritta la morale della simpatia. Secondo questa teoria, l’uomo è
mosso nelle sue azioni dal desiderio di ottenere l'approvazione e
quindi la simpatia dei sui simili, o meglio l’approvazione di
quello “spettatore imparziale” che rappresenta, appunto, la
collettività. Dopo un viaggio in Francia tra il 1764 e il 1766,
dove andò in visita ai suoi amici Hume (sotto vi propongo un
interessante scambio epistolare tra i due) e F. Quesnay, dopo quasi
17 anni dalla prima opera, pubblicò l’opera pilastro delle scienze
economico-sociali: La Ricchezza delle Nazioni. Quest’opera si articola in cinque
volumi nei quali viene analizzata l’economia nel suo complesso,
grazie all’unione delle varie componenti del puzzle economico. La
ricchezza di una nazione deriva da due fattori: il numero dei
lavoratori produttivi sul totale della popolazione (individuati nella
borghesia e distinti dai lavoratori improduttivi caratteristici del
sistema feudale) e la produttività di ogni lavoratore. Nel
primo volume “Delle cause del progresso nelle capacità produttive
del lavoro, e dell’ordine secondo cui il prodotto viene
naturalmente a distribuirsi tra i diversi ceti della popolazione”
vengono indagate le cause sia del miglioramento e dello sviluppo
economico (dovute alla divisione del lavoro) sia della distribuzione
naturale del reddito. Per esprimere l’utilità marginale derivante
dalla divisione del lavoro, raggiunta grazie alle prime forme di
meccanizzazione del lavoro stesso, Smith studia la famosa fabbrica di
spilli, notando come: «Si può dunque considerare che ogni
persona, facendo la decima parte di quarantottomila, fabbricasse
quattromilaottocento spilli al giorno. Se invece avessero lavorato
tutti in modo separato e indipendente e senza che alcuno di loro
fosse stato previamente addestrato a questo compito particolare, non
avrebbero certamente potuto fabbricare neanche venti spilli per
ciascuno». Viene esaltata così la divisione del lavoro la
quale segnerà, per sempre, la superiorità dell’industria
manifatturiera sui sistemi agricoli che, un tempo (ora non più), non
consentivano altrettanta divisione del lavoro. Fin dal primo volume,
e proprio sulla questione della divisione del lavoro, emerge
l’importanza dello Stato nell’economia, che può essere
sottolineata ricorrendo alle parole di Noam Chomsky: “Tutti leggnoo
solo il primo paragrafo delle ricchezza della nazioni dove viene
esaltata l’importanza e la magnificenza della divisione del lavoro.
Ma poche persone sono arrivate cento pagine più avanti, dove Smith
precisa che la divisione del lavoro distruggerà l’anima umana
rendendo le persone creature stupide ed ignoranti. Per questo in ogni
società civilizzata lo Stato deve necessariamente prendere delle
misure in modo tale da prevenire che la divisione del lavoro
raggiunga i suoi limiti”. Ed è in questo primo libro che Smith
attacca, fortemente, le “Caste”. Vengono ripetutamente criticati
quei politici o individui che grazie alla loro influenza (politica ed
economica) riescono a manipolare il funzionamento del governo per
poterne trarre un proprio vantaggio a scapito dell’interesse della
comunità. Viene precisato come l’interesse della comunità deve
necessariamente essere garantito dallo Stato e come associazioni
quali oligopoli, banchieri internazionali, trade unions possano
ostacolare l’interesse comune. Queste “istituzioni” che operano
in un mercato comune, secondo Smith, nei loro incontri pianificano
delle cospirazione contro la collettività, e questo il più delle
volte attraverso l’aumento del prezzo dei beni che producono.
Quello che viene proposto contro queste lobby, sono delle dure leggi
per riportare all’interno del mercato giustizia e libertà. È
evidente l’utilità di questa riflessione per capire ciò che
succede oggi giorno nel mercatoprovando a sottolineare l’importanza
che aveva per Smith, sia il ruolo dello Stato sia quello della
collettività, questioni che comunemente vengono escluse o
dimenticate. Considerando la maestosità dell’opera verranno
approfonditi solo pochi passaggi. Non so sei sia accurato
individuare la nascita del capitalismo in concomitanza con la
pubblicazione del secondo volum delle materie prime, in assoluto nel
mercato del grano, regolato da grandi lobby o più esattamente
oligopoli. È importante ricordare che nel caso della Compagnia
inglese delle Indie orientali, cioè di una società privata che
aveva conseguito un dominio monopolistico sul proprio mercato, Smith
si dichiarò a favore del controllo pubblico. Nel secondo volume, “Della natura,
dell’accumulazione e dell'impiego dei fondi”, viene illustrato il
ruolo della moneta e la teoria dell’accumulazione del capitale che
regola la proporzione dei lavoratori utili al sistema economico. In
questo libro viene analizzato il ruolo della moneta o meglio della
“nuova” cartamoneta che, nel 1717, fu ufficialmente ancorata al
valore dell’oro ad opera di Sir Isaac Newton. Ne viene esaltata la
facilità di scambio e l’ampliamento degli scambi che ne
conseguiva. Tutto questo, ovviamente, perché il valore ultimo era
rappresentato dall’oro. Anche le banche vengono promosse come mezzo
di sviluppo economico, precisando però che lo stato deve intervenire
con delle regolazioni: «Le uniche restrizioni bancarie necessarie
sono la proibizione di banconote di piccolo taglio e la prescrizione
che tutte le banconote siano pagabili su richiesta». È importante notare come il sistema
capitalistico-liberale (entrambi discepoli della filosofia di Adam
Smith) abbiano abolito la seconda restrizione proposta dall’autore.
Dal 1971 la nostra moneta è un moneta senza un sottostante, senza un
valore materiale reale una volta rappresentato dall’oro, la così
detta Fiat Money. La caratteristica di tutte le nostre monete è
quella di poter essere prodotta in quantità infinita. Mentre nel
1700 la moneta emessa da una banca rappresentava un debito (per la
banca stessa) perché doveva essere necessariamente convertibile in
oro, ora la moneta (che rappresenta sempre un debito) è convertibile
solo in altra moneta, che però rappresenta sempre un debito pagabile
con altra moneta, che comunque rimane debito e potrà essere ripagata
solo con altro moneta-debito, e cosi via infinitamente, come il
debito appunto. La Storia e La Storia del pensiero
economico, sono i protagonisti del terzo e del quarto volume. Nel
terzo libro intitolato “Del diverso progresso della prosperità
nelle diverse nazioni “ viene proposta una analisi storica delle
teorie economiche precedenti, dall'Iimpero romano in poi, chiarendo
che il «corso naturale delle cose porta prima all’agricoltura, poi
alle industrie e poi al commercio estero». Dopo una precisa
analisi storica, nel quarto libro “Dei sistemi di economia
politica” si sviluppa la critica alla Storia. Questo volume, può
essere ritenuto un piccolo trattato di storia del pensiero economico
con una critica aspra al sistema mercantilistico grazie anche
all’appoggio di una mano invisibile. Il sistema mercantilistico
sviluppatosi tra il XVI e la prima metà del XVII, era un sistema
economico relazionato a politiche economiche di carattere
nazionalistico e protezionistico. Le politiche dei mercantilisti
erano orientate verso forti esportazioni e poche importazioni, questo
per garantire un saldo attivo nelle casse dello Stato. Smith critica
apertamente queste politiche economiche poiché favorendo solo le
esportazioni, quello che si va a creare è una restrizione del
mercato generale. È in questo volume, più precisamente
all’interno del secondo capitolo che compare, per la seconda volta,
il concetto della mano invisibile (la prima volta venne citato nella
Teoria dei sentimenti morali). Si può ritenere che la mano
invisibile (o la mano della Provvidenza) discenda direttamente
dall’individualismo-illuministico settecentesco: «Non è dalla
benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio – dice Smith –
che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del
loro personale interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al
loro egoismo (self-love), e parliamo dei loro vantaggi, e mai delle
loro necessità». E ancora: ciascun individuo impiegando il
proprio capitale in modo da dare il massimo valore al suo prodotto
«mira soltanto al proprio guadagno» ed «è condotto da una mano
invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue
intenzioni». Secondo Amartya Sen, premio nobel per
l’Economia nel 1998, questo è stato uno dei passi più abusati
della teoria smitthiana. Il Premio Nobel e docente di Harvard, fa
notare come nel pensiero di Smith lo scambio, è si un beneficio per
il funzionamento del mercato, ma anche come la ricerca del solo
interesse personale non sia utile per il beneficio della
società. Infatti, analizzando la Teoria dei Sentimenti Morali in
una sua pubblicazione, Sen fa notare, come Smith nel libro precisi
che la prudenza sia la virtù più utile all'individuo ma anche che
“l’umanità, la giustizia, la generosità e lo spirito pubblico
(public spirit) sono le qualità più utili per gli altri”. Secondo
la rivisitazione di Sen del pensiero di Adam Smith: «Un’economia
di mercato per essere di successo richiede diversi valori che
includono la fiducia reciproca e la fiducia nell’altro». Nel quinto libro “Del reddito del
sovrano e della repubblica” (Of the Revenue of the Sovereign or
Commonwealth), Smith analizza appunto il ruolo dello Stato e delle
finanze statali nello sviluppo economico. I punti cruciali e critici
di questo libro sono 3:
Nel 1774 - Trattato di Kuçiuk Kainarge, inizia il declino dell'impero Ottomano.
L'inglese Joseph Priestley scopre l'ossigeno.
Nel 1776 - Pubblicazione di "La ricchezza delle nazioni" dell'Inglese Adam Smith.
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| Adam Smith |
1) Il mantenimento da parte dello Stato
della giustizia, attuabile prima di tutto garantendo la proprietà
privata, quest’ultima necessaria per evitare possibili rivolte del
popolo. Smith, in questo libro fa riferimento ai poveri e ai bisogni
in più passaggi;
2) Il ruolo dello Stato nel garantire una istruzione per tutto il Paese, a tutti gli individui. Secondo Smith il governo deve insistere affinché il Paese raggiunga un’alfabetizzazione generale della popolazione cosi da creare individui pronti per il mercato;
3) Il debito pubblico, sopratutto quello causato durante le guerre. Sembra strano, ma è facile notare come gli Stati Uniti non seguano affatto le indicazioni di Smith: fanno guerre e accumulano debito (che compra la Cina) mentre la Cina non fa guerra e punta su una forte produttività di ogni singolo lavoratore (sia in Cina che a Milano, comprandosi inoltre il debito Americano).
2) Il ruolo dello Stato nel garantire una istruzione per tutto il Paese, a tutti gli individui. Secondo Smith il governo deve insistere affinché il Paese raggiunga un’alfabetizzazione generale della popolazione cosi da creare individui pronti per il mercato;
3) Il debito pubblico, sopratutto quello causato durante le guerre. Sembra strano, ma è facile notare come gli Stati Uniti non seguano affatto le indicazioni di Smith: fanno guerre e accumulano debito (che compra la Cina) mentre la Cina non fa guerra e punta su una forte produttività di ogni singolo lavoratore (sia in Cina che a Milano, comprandosi inoltre il debito Americano).
Smith riconosce, inoltre, due obiettivi
fondamentali che l’economia politica deve perseguire:
Provvedere ad abbondanti redditi (revenue) per il sostentamento delle singole persone;
Offrire allo Stato o al commonwealth (bene comune) sufficienti redditi per garantire il servizio pubblico.
Provvedere ad abbondanti redditi (revenue) per il sostentamento delle singole persone;
Offrire allo Stato o al commonwealth (bene comune) sufficienti redditi per garantire il servizio pubblico.
Le prime critiche al sistema smitthiano
vengono dal filosofo-giurista Jeremy Bentham. Il primo dei teorici
dell’utilitarismo (teoria degli incentivi) critica Smith per
l’eccessivo ruolo che attribuisce allo Stato. Può sembrare strano,
ma come è ben sottolineato in quest’ultimo libro per Smith lo
Stato ha un ruolo importante sopratutto nella redistribuzione delle
risorse. Diversamente da Malthus e Bentham, Smith riconosceva
l’importanza delle Poor Laws (sistemi di assistenzialismo sociale)
proponendo anche riflessioni per il miglioramento di queste
ultime. Secondo Amartya Sen: «Smith sottolinea la necessità di
varie istituzioni che garantiscano il raggiungimento di alcuni
obiettivi che il mercato (da solo) non sarà mai in grado di
raggiungere. Lui era profondamente preoccupato dall’incidenza della
povertà, dell’alfabetizzazione e della relativa miseria
sull’economia. Tutti problemi che possono diffondersi nonostante il
buon funzionamento dell’economia di mercato. […] Smith richiede
diverse istituzioni e diverse motivazioni – non un mercato
monolitico e il solo dominio del profitto». Uno degli elementi più importanti e
discussi del pensiero di Smith è il Lavoro. Il valore di un bene è
proprio la quantità di lavoro impiegata, lo stesso lavoro che
rappresenta proprio il valore aggiunto alla materia prima, un valore
che in ultima istanza è determinato dalla produttività del
lavoratore. Anche in Italia il tema del lavoro è un tema caldo.
Entro marzo il governo Monti ha annunciato il via o la conclusione
della riforma del mercato del lavoro e del tanto discusso articolo
18.
Vorrei provare a far entrare in questo dibattito, tutto italiano, anche Adam Smith attraverso le sue stesse parole, dove parlando di norme viene dato risalto – anche in quest’ultimo caso – al ruolo dello Stato:
Vorrei provare a far entrare in questo dibattito, tutto italiano, anche Adam Smith attraverso le sue stesse parole, dove parlando di norme viene dato risalto – anche in quest’ultimo caso – al ruolo dello Stato:
«When the regulation, therefore, is in
favour of the workmen, it is always just and equitable, but it is
sometimes otherwise when in favour of the masters». «Quando la
regolamentazione (l’insieme delle norme), inoltre, è in favore
dell’operaio, essa è giusta ed equa, ma ciò spesso non avviene,
quando questa (la legge o norma) è in favore dei padroni».
Nel 1781 - Viene
pubblicata la “Critica della Ragion Pura” di Immanuel Kant.
Nel 1782 - Lo
Scozzese James Watt costruisce una macchina a vapore con cilindro a
duplice propulsione.
Nel 1783 - La Russia annette la Crimea.
Dopo la Rivoluzione Americana, o guerra d'Indipendenza delle colonie inglesi in nord America, l'Inghilterra, col Trattato di Parigi, riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Volo dei fratelli Montgolfier.
Dopo la Rivoluzione Americana, o guerra d'Indipendenza delle colonie inglesi in nord America, l'Inghilterra, col Trattato di Parigi, riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Volo dei fratelli Montgolfier.
Nel 1788 - A. Meikle
brevetta la trebbiatrice.
Nel 1789 - Con la presa della Bastiglia, fortezza-carcere parigina della monarchia di Luigi XVI, inizia la Rivoluzione Francese.
Emanazione della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino".
Emanazione della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino".
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| "La Libertà guida il Popolo" - Eugene Delacroix (1830). Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo
e del Cittadino del 1789 (Déclaration des Droits de l'Homme et du
Citoyen) è un testo giuridico elaborato nel corso della Rivoluzione
francese, contenente una solenne elencazione di diritti fondamentali
dell'individuo e del cittadino. È stata emanata il 26 agosto del
1789, basandosi sulla Dichiarazione d'indipendenza americana. Tale
documento ha ispirato numerose carte costituzionali e il suo
contenuto ha rappresentato uno dei più alti riconoscimenti della
libertà e dignità umana. Dopo il successo della Rivoluzione
francese, l'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare ad
una speciale Commissione di cinque membri eletta il 14 luglio 1789 il
compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del
passaggio dalla monarchia assoluta dell'Ancien Régime ad una
monarchia costituzionale. Basato sul testo proposto dal marchese di
La Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in
Assemblea dal 20 al 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu
accettato dal re Luigi XVI il 5 ottobre per essere inserito come
preambolo nella Carta costituzionale del 1791. L'impatto di questa elencazione di
principi fu innovatore e rivoluzionario allo stesso tempo. Sei mesi
dopo la presa della Bastiglia e sole tre settimane dopo l'abolizione
del feudalesimo, la Dichiarazione attuò uno sconvolgimento radicale
della società come mai era avvenuto nei secoli precedenti. La
Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino d'altro canto non
fu un episodio casuale e gran parte del contenuto della Dichiarazione
dei diritti dell'uomo e del cittadino è confluito a sua volta nella
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dalle Nazioni
Unite nel 1948.
Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo
e del Cittadino Preambolo: I Rappresentanti del Popolo Francese,
costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza,
l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause
delle sciagure pubbliche e della corruzione dei
governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i
diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa
dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri
del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i
loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del
potere legislativo e quelli del potere esecutivo dal poter
essere in ogni istanza paragonati con il fine di ogni istituzione
politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi
su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per
risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti.
In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in
presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i
seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.
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| La stampa originale della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino". Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono
liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono
essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2. Il fine di ogni associazione
politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili
dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la
sicurezza e la resistenza
all’oppressione.
Art. 3. Il principio di ogni sovranità
risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può
esercitare un’autorità che non emani direttamente da essa.
Art. 4. La libertà consiste nel poter
fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così, l’esercizio dei
diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che
assicurano agli altri membri della
società il godimento di questi stessi
diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge.
Art. 5. La legge ha il diritto di
vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è
vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere
costretto a fare ciò che
essa non ordina.
Art. 6. La legge è l’espressione
della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di
concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua
formazione. Essa deve essere
uguale per tutti, sia che protegga, sia
che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono
ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi
pubblici secondo le loro
capacità, e senza altra distinzione
che quella della loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7. Nessun uomo può essere
accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla
legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che procurano,
spediscono,
eseguono o fanno eseguire degli ordini
arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in
arresto, in virtù della legge, deve obbedire immediatamente;
opponendo
resistenza si rende colpevole.
Art. 8. La legge deve stabilire solo
pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere
punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata
anteriormente al
delitto, e legalmente applicata.
Art. 9. Presumendosi innocente ogni
uomo sino a quando non sia stato colpevole, se si ritiene
indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi
della sua persona
deve essere severamente represso dalla
legge.
Art.10. Nessuno deve essere molestato
per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di
esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.
Art.11. La libera comunicativa dei
pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo;
ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente,
salvo a rispondere
dell’abuso di questa libertà nei
casi determinati dalla legge.
Art.12. La garanzia dei diritti
dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa
forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per
l’utilità particolare di coloro ai
quali essa è affidata.
Art.13. Per il mantenimento della forza
pubblica, e per le spese di amministrazione, è indispensabile un
contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i
cittadini, in
ragione delle loro sostanze.
Art.14. Tutti i cittadini hanno il
diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro
rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo
liberamente, di controllarne l’impiego
e di determinarne la quantità, la
ripartizione e la durata.
Art.15. La società ha il diritto di
chieder conto ad ogni agente pubblico della sua amministrazione.
Art.16. Ogni società in cui la
garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri
determinata, non ha costituzione.
Art.17. La proprietà essendo un
diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo
quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in
maniera evidente, e previa
una giusta indennità.
Nel 1791 - Muore, a 36 anni e in miseria, Wolfgang Amadeus
Mozart.
Olympe de Gouges pubblica "La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina". La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicato nel settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata all'Assemblée nationale per esservi adottata. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituisce un'imitazione critica della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che elenca i diritti validi solo per gli uomini, allorché le donne non dispongono del diritto di voto, dell'accesso alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai diritti di possedimento, ecc. L'autrice vi difende, non senza ironia sulle considerazioni dei pregiudizi maschili, la causa delle donne, scrivendo che « La donna nasce libera e ha uguali diritti all'uomo ». Volendo, si può dire che Olympe de Gouges criticò la Rivoluzione francese di aver dimenticato le donne nel suo progetto di libertà e di uguaglianza.
Olympe de Gouges pubblica "La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina". La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicato nel settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata all'Assemblée nationale per esservi adottata. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituisce un'imitazione critica della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che elenca i diritti validi solo per gli uomini, allorché le donne non dispongono del diritto di voto, dell'accesso alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai diritti di possedimento, ecc. L'autrice vi difende, non senza ironia sulle considerazioni dei pregiudizi maschili, la causa delle donne, scrivendo che « La donna nasce libera e ha uguali diritti all'uomo ». Volendo, si può dire che Olympe de Gouges criticò la Rivoluzione francese di aver dimenticato le donne nel suo progetto di libertà e di uguaglianza.
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| Olympe de Gouges, colei che pubblicò: "La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina" |
Dichiarazione dei Diritti della
Donna e della Cittadina:
Uomo, sei capace d'essere giusto? È
una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo
diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere
il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella
sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu
sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l'esempio di
questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi,
studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni
della materia organizzata; e rendi a te l'evidenza quando te ne offro
i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi
nell'amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai
confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo
capolavoro immortale. Solo l'uomo s'è affastellato un principio di
questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in
questo secolo illuminato e di sagacia, nell'ignoranza più stupida,
vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le
facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e
reclama i suoi diritti all'uguaglianza, per non dire niente di più.
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| Donne, Cittadine del mondo. |
Preambolo
Le madri, le figlie, le sorelle,
rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in
Assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il
disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie
pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in
una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri
della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a
tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro
diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e
quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni
istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più
rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su
principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al
mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità
di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in
coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in
presenza e sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti Diritti
della Donna e della Cittadina:
Articolo I. La Donna nasce libera ed ha
gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali possono essere
fondate solo sull'utilità comune.
Articolo II. Lo scopo di ogni
associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e
imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la
libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza
all'oppressione.
Articolo III. Il principio di ogni
sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione
della donna e dell'uomo: nessun corpo, nessun individuo può
esercitarne l'autorità che non ne sia espressamente derivata.
Articolo IV. La libertà e la giustizia
consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri;
così l'esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti
solo la tirannia perpetua che l'uomo le oppone; questi limiti devono
essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
Articolo V. Le leggi della natura e
della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò
che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere
impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non
ordinano di fare.
Articolo VI. La legge deve essere
l'espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i
Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro
rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per
tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi
occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e
impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni
che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.
Articolo VII. Nessuna donna è esclusa;
essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla
Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.
Articolo VIII. La Legge non deve
stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno
può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata
anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.
Articolo IX. Tutto il rigore è
esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.
Articolo X. Nessuno deve essere
perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il
diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di
salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non
turbino l'ordine pubblico stabilito dalla legge.
Articolo XI. La libera comunicazione dei
pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della
donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri
verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono
la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio
barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere
dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Articolo XII. La garanzia dei diritti
della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno;
questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per
l'utilità particolare di quelle alle quali è affidata.
Articolo XIII. Per il mantenimento della
forza pubblica, e per le spese dell'amministrazione, i contributi
della donna e dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le
incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte
nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle
dignità e dell'industria.
Articolo XIV. Le Cittadine e i Cittadini
hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro
rappresentanti, la necessità dell'imposta pubblica. Le Cittadine non
possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un'uguale
divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche
nell'amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base
imponibile, la riscossione e la durata dell'imposta.
Articolo XV. La massa delle donne,
coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il
diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua
amministrazione.
Articolo XVI. Ogni società nella quale
la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei
poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è
nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione,
non ha cooperato alla sua redazione.
Articolo XVII. Le proprietà
appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno
un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come
vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica,
legalmente constatata, l'esiga in modo evidente, a condizione di una
giusta e preliminare indennità. Con il termine suffragette si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" che significa "dichiarazione della propria volontà in procedimenti elettivi o deliberativi; voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi col termine femminista. Il movimento presentò all'Assemblea Rivoluzionaria, all'inizio della rivoluzione francese, nel 1789, il "Cahier de Doléances des femmes", una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Negli stessi anni, sempre in Francia, Olympe de Gouges pubblicò "Le prince philosophe", romanzo che rivendicava i diritti delle donne, ed iniziò ad organizzare gruppi di donne. La sua azione tuttavia fu interrotta quando iniziò a criticare lo stesso Robespierre, e, nel 1793, venne ghigliottinata.
Nel 1792 - Proclamazione della Repubblica Francese.
Nel 1793 - Seconda spartizione della
Polonia.
David dipinge la "Morte di Marat".
Inevitabilmente, gli avvenimenti del 1789 scatenarono l’entusiasmo degli Occitani. Il vecchio ideale di libertà e di progresso, sempre perseguito con le motivazioni ideologiche più diverse e mai raggiunto, sembrava a un passo dalla sua realizzazione. Il colpo di Stato del marzo del 1793, che porta Robespierre al potere (e dietro di lui l’alleanza della piccola borghesia e del “popolo”) provoca un’immediata risposta in Occitania: la sollevazione girondina. L’ideologia Girondina, moderatamente federalista, era, del resto, condivisa in altre regioni “francesi”: in Normandia e a Lione, per esempio. Essa era tuttavia forte soprattutto in Occitania: e una motivazione nazionale occitanica, magari inconscia, certamente esisteva sul fondo. Infatti, la borghesia d’oc aderì subito all’appello di Vernhaud (Vergniaud), un politico limosino che riteneva giunto il momento di studiare “le misure da prendersi per formare, con i 24 dipartimenti del “Midi”, una repubblica federativa che vada da Bordeaux a Lione”. I Giacobini mandano subito un corpo di spedizione in Occitania. Tolone viene conquistata, Parigi ha vinto ancora una volta. L’Occitania appoggerà sempre i movimenti “rivoluzionari” che tenteranno di conferirle una propria autonomia nazionale ma verrà più volte tradita dalla mancanza dell’appoggio popolare. I suoi abitanti, infatti, sono sempre stati più portati allo scambio fraterno e culturale non riuscendo a darsi un'organizzazione unitaria politica. Solo ultimamente, con la caduta delle frontiere europee, l’Occitania sta prendendo una coscienza di Stato unitario ed indipendente. A differenza dei “fratelli” baschi, non sono le bombe a far parlare della voglia di autonomia, ma la musica, le danze, la poesia.
David dipinge la "Morte di Marat".
Inevitabilmente, gli avvenimenti del 1789 scatenarono l’entusiasmo degli Occitani. Il vecchio ideale di libertà e di progresso, sempre perseguito con le motivazioni ideologiche più diverse e mai raggiunto, sembrava a un passo dalla sua realizzazione. Il colpo di Stato del marzo del 1793, che porta Robespierre al potere (e dietro di lui l’alleanza della piccola borghesia e del “popolo”) provoca un’immediata risposta in Occitania: la sollevazione girondina. L’ideologia Girondina, moderatamente federalista, era, del resto, condivisa in altre regioni “francesi”: in Normandia e a Lione, per esempio. Essa era tuttavia forte soprattutto in Occitania: e una motivazione nazionale occitanica, magari inconscia, certamente esisteva sul fondo. Infatti, la borghesia d’oc aderì subito all’appello di Vernhaud (Vergniaud), un politico limosino che riteneva giunto il momento di studiare “le misure da prendersi per formare, con i 24 dipartimenti del “Midi”, una repubblica federativa che vada da Bordeaux a Lione”. I Giacobini mandano subito un corpo di spedizione in Occitania. Tolone viene conquistata, Parigi ha vinto ancora una volta. L’Occitania appoggerà sempre i movimenti “rivoluzionari” che tenteranno di conferirle una propria autonomia nazionale ma verrà più volte tradita dalla mancanza dell’appoggio popolare. I suoi abitanti, infatti, sono sempre stati più portati allo scambio fraterno e culturale non riuscendo a darsi un'organizzazione unitaria politica. Solo ultimamente, con la caduta delle frontiere europee, l’Occitania sta prendendo una coscienza di Stato unitario ed indipendente. A differenza dei “fratelli” baschi, non sono le bombe a far parlare della voglia di autonomia, ma la musica, le danze, la poesia.
Nel 1795 - Si adotta in Francia, e poi
in tutto il mondo, il sistema metrico decimale.
Nel 1796 - E. Jenner scopre la
vaccinazione antivaiolosa.
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| Cartina politica dell'Italia del Nord nei primi mesi del 1796, prima dell'abbattimento dei regimi aristocratico-monarchici da parte di Napoleone. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1797 - Nell'ambito delle guerre Napoleoniche ai vecchi regimi, in Italia vengono fondate la Repubblica Cisalpina, con capitale Milano e la Repubblica Cispadana comprendente i territori di Massa e Carrara, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Romagna, con capitale Bologna.
Nella Repubblica Cispadana si indicono elezioni aperte a tutti i maschi maggiorenni per eleggere un parlamento. Viene inoltre promulgata una Costituzione.
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| Costituzione della Repubblica Cispadana: i primi articoli. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Costituzione della Repubblica Cispadana: i capoluoghi dei territori e il concetto di cittadinanza. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Costituzione della Repubblica Cispadana: i comizi primari per le libere elezioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nella Repubblica Cispadana viene adottato il tricolore come bandiera della libera Repubblica.
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| Bandiera della Repubblica Cispadana, con stemma di faretra a 4 freccie. |
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| RC sta per Repubblica Cispadana con lo stemma di faretra a 4 freccie. |
I colori della bandiera Nazionale Italiana furono stabiliti dal Senato di Bologna, con un documento datato 28 ottobre 1796, in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso." A Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 fu fatta mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Viene decretato. Il congresso della Repubblica Cispadana convocato a Modena il 21 gennaio del 1797 confermando le deliberazioni di precedenti adunanze decretò vessillo di stato il tricolore per virtù d'uomini e di tempi fatto simbolo dell'unità indissolubile della nazione.
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| Il Tricolore, la Bandiera nazionale Italiana |
Nel 1798 - T. Malthus pubblica il "Saggio sul principio della popolazione".
Nel 1799 - Napoleone Bonaparte diventa Primo
Console.
II ritrovamento dei Francesi dello stele di Rosetta, in Egitto, permette a Champollion di decifrare i geroglifici egiziani.
II ritrovamento dei Francesi dello stele di Rosetta, in Egitto, permette a Champollion di decifrare i geroglifici egiziani.
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| Cartina geografica dell'Europa dal 1796 con le conquiste di Napoleone Bonaparte e dell'esercito della Repubblica Francese. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1800 - Alessandro Volta costruisce la pila elettrica.
Nel 1804 - Napoleone incoronato
imperatore dei Francesi.
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| "Napoleone valica il San Bernardo" - Jacques Louis David (1801) Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1805 - Napoleone è sconfitto dalla flotta Inglese comandata da Orazio Nelson nella battaglia navale di Trafalgar.
Nel 1806 - A Londra inizia
l'illuminazione stradale a gas.
Nel 1807 - Alleatosi con Alessandro I
zar di Russia, Napoleone proclama il blocco continentale (fino al
1810).
Viene pubblicata la "Fenomenologia dello spirito" di G.W.F. Hegel.
Viene pubblicata la "Fenomenologia dello spirito" di G.W.F. Hegel.
Nel 1808 - Guerra peninsulare: la
Francia invade la Spagna.
Dalton formula la teoria atomica.
Dalton formula la teoria atomica.
Nel 1810 – Francisco Goya inizia a
dipingere i disastri della guerra.
Nel 1812 - Napoleone invade la Russia;
l'anno successivo i resti del suo esercito sono battuti a
Lipsia.
Nel 1814 - Napoleone abdica ed è
esiliato all'Elba.
Nel 1815 - I Cento Giorni: Napoleone fugge dall'Elba e marcia su Parigi. Sconfitto a Waterloo è esiliato a S. Elena dove morirà nel 1821.
Il Congresso di Vienna restaura l'ordine monarchico-aristocratico in Europa.
Nel 1815 - I Cento Giorni: Napoleone fugge dall'Elba e marcia su Parigi. Sconfitto a Waterloo è esiliato a S. Elena dove morirà nel 1821.
Il Congresso di Vienna restaura l'ordine monarchico-aristocratico in Europa.
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| Cartina geografica dell'Europa dal 1814 con la restaurazione dei poteri prima esautorati da Napoleone Bonaparte e dall'esercito della Repubblica Francese. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1819 - Oersted scopre l'elettromagnetismo.
Nel 1820 - Moti rivoluzionari in
Spagna, Italia e Portogallo.
Nel 1821 – Napoleone Bonaparte muore
in esilio sulla sperduta isola africana di Sant'Elena.
Guerra d'indipendenza greca contro la dominazione ottomana.
M. Faraday inventa il generatore e il motore elettrico.
Guerra d'indipendenza greca contro la dominazione ottomana.
M. Faraday inventa il generatore e il motore elettrico.
Nel 1824 - Ludwig van Beethoven
compone la Nona Sinfonia.
Nel 1825 - Rivolta decembrista in
Russia contro lo zar Nicola I.
Prima ferrovia con treni a vapore per passeggeri tra Stockton e Darlington, in Inghilterra; la locomotiva è il Pocket di G. Stephenson.
Prima ferrovia con treni a vapore per passeggeri tra Stockton e Darlington, in Inghilterra; la locomotiva è il Pocket di G. Stephenson.
Nel 1829 - La Turchia riconosce
l'indipendenza della Grecia.
Nel 1830 - Moti rivoluzionari a
Parigi, in Prussia, in Polonia, in Italia; il Belgio diventa
indipendente. (Negli USA) Joseph Smith fonda negli Stati Uniti la setta
avventista del mormoni.
Viene pubblicato “Il rosso e il nero” di Stendhal.
Viene pubblicato “Il rosso e il nero” di Stendhal.
Nel 1832 - Muore W. Goethe.
Nel 1833 - Formazione dello
Zollverein, l'unione doganale tra gli Stati tedeschi.
Abolizione della schiavitù in tutto l'impero britannico.
Darwin inizia il suo viaggio a bordo della Beagle.
Abolizione della schiavitù in tutto l'impero britannico.
Darwin inizia il suo viaggio a bordo della Beagle.
Nel 1834 - Guerre carliste in Spagna
(fino al 1839).
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| Suffragette Inglesi |
Nel 1837 - Inizio del regno della
regina Vittoria in Gran Bretagna.
C. Wheatstone brevetta il telegrafo elettrico.
C. Wheatstone brevetta il telegrafo elettrico.
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| Cartina di Inghilterra, protagonista della Rivoluzione Industriale e Scozia nel XIX secolo, con i dati demografici del 1801 e le materie prime. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1839 - Theodor Schwann formula la
teoria cellulare.
Nel 1840 - Inizia
la pubblicazione dell'edizione definitiva dei "Promessi Sposi" di
Alessandro Manzoni. Primo servizio postale con francobolli
in Inghilterra.
Nel 1842 - C. Long introduce in
chirurgia l'anestesia con l'etere.
Nel 1844 - Morse trasmette il primo
messaggio telegrafico.
Nel 1845 - Una grande carestia in Irlanda causa una massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti. Prima traversata atlantica del Great Britain, nave a elica costruita in ferro.
Nel 1848 - Rivoluzione in Francia dove si
instaura la Repubblica.
Prima guerra d'indipendenza in Italia.
Moti rivoluzionari in Austria, Ungheria, Germania.
A
Londra esce il "Manifesto del Partito Comunista" di Karl Marx e Fredrich Engels, un librettino di sole 23 pagine destinato ad avere un successo editoriale di portata colossale.
Il manifesto compendia i principi fondamentali del marxismo:
Prima guerra d'indipendenza in Italia.
Moti rivoluzionari in Austria, Ungheria, Germania.
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| Karl Marx e Fredrich Engels |
Il manifesto compendia i principi fondamentali del marxismo:
1°) il principio della lotta di
classe, che la storia delle società civili (schiavismo, modo
asiatico di produzione, feudalesimo, capitalismo) è storia di lotte
di classi e che la lotta tra proletariato e borghesia culmina nella
dittatura del proletariato;
2°) il principio del carattere
conseguentemente rivoluzionario e universalmente liberatorio della
lotta proletaria in quanto di tutte le classi che stanno di fronte
alla borghesia soltanto il proletariato è una classe veramente
antagonista e, a differenza di tutte le altre classi che
impossessandosi del potere hanno assoggettato la società ai propri
interessi, esso libera l’intera società dal dominio dell’uomo
sull’uomo;
3°) il principio del raggiungimento
dell’autonomia di classe attraverso l’organizzazione in partito
politico;
4°) il principio che il partito
comunista è l’avanguardia che guida il proletariato al
rovesciamento del dominio borghese;
5°) il principio che il lavoro, che
nella società borghese serve ad arricchire il capitalista, nella
società comunista serve invece ad arricchire la vita sociale.
I concetti le idee la teoria esposta
nel Manifesto danno alla classe sfruttata gli strumenti elementari
per capire e rivoluzionare la società. Sono quindi il primo
armamentario dell’arsenale del marxismo.
Il Manifesto ebbe una prima grande
diffusione con le insurrezioni popolari del 18 marzo 1848 a Milano e
a Berlino. Da allora, sia pure con alti e bassi, esso ha formato
generazioni su generazioni.
“Uno spettro ossessiona l’Europa,
lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si
sono unite in una Santa Alleanza per braccare questo spettro: il Papa
lo Zar, Metternich e Guizot, i radicali di Francia e i poliziotti di
Germania.
Quale forza di opposizione non è stata
accusata di comunismo dai suoi avversari al potere? Quale è la forza
di opposizione che, a sua volta, non ha rinfacciato ai suoi avversari
di destra o di sinistra l’epiteto infamante di comunisti?
Da questi fatti si ricavano due
conclusioni.
1°) Ormai il comunismo è considerato
da tutte le potenze d’Europa come una potenza.
2°) È ora che i comunisti proclamino
al mondo intero il loro modo di vedere, i loro scopi e tendenze; è
ora che oppongano alla favola dello spettro del comunismo un
manifesto del partito.
A questo fine, dei comunisti di diverse
nazionalità si sono riuniti a Londra ed hanno redatto il seguente
manifesto, che sarà pubblicato in inglese, francese, tedesco,
italiano, fiammingo e danese...
...PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!" Karl Marx e Friedrich Engels
Nel 1850 - Un cavo telegrafico sottomarino viene steso sotto la Manica.
Nel 1851 - I. Singer perfeziona la
macchina per cucire.
Nel 1852 - Luigi Napoleone incoronato
imperatore di Francia come Napoleone III.
Nel 1854 - Inizia la guerra di Crimea;
sì concluderà due anni dopo col congresso di Parigi.
Nel 1856 - Flaubert scrive “Madame
Bovary”.
Bessemer scopre un metodo industriale di produzione dell'acciaio.
Bessemer scopre un metodo industriale di produzione dell'acciaio.
Nel 1857 - Viene pubblicato “I fiori
del male” di C. Baudelaire.
Nel 1859 - Seconda guerra
d'indipendenza italiana.
Darwin pubblica “L'origine delle specie”.
(Negli USA) Perforazione del primo pozzo petrolifero in Pennsylvania .
Darwin pubblica “L'origine delle specie”.
(Negli USA) Perforazione del primo pozzo petrolifero in Pennsylvania .
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| Cartina geografica degli Stati Uniti d'America, gli USA, con i nomi di tutti gli Stati federali, comprese Alaska e Isole Hawaii. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1861 - Proclamazione del regno
d'Italia.
Abolizione della servitù della gleba in Russia.
Pasteur perfeziona i suoi studi sui microrganismi patogeni.
Abolizione della servitù della gleba in Russia.
Pasteur perfeziona i suoi studi sui microrganismi patogeni.
Nel 1863 - A Parigi, al Salon des
Refusés, trovano consacrazione le opere dei pittori
impressionisti, tra cui Manet, Pissarro, Cézanne.
Costruzione della prima ferrovia sotterranea a Londra.
Costruzione della prima ferrovia sotterranea a Londra.
Nel 1864 - Guerra dei Ducati: la
Prussia sconfigge la Danimarca.
Nel 1865 - (Negli USA) Viene fondato il Massachusetts Institute of Technology.
Nel 1866 - Terza guerra d'indipendenza in Italia; la Prussia, nel corso del conflitto, vince gli austriaci a Sadowa.
Nobel inventa la dinamite.
Nel 1867 - Karl Marx pubblica il primo volume di “Il Capitale”.
Nel 1868 - Viene pubblicato “L'idiota” di F. Dostoievski.
Nel 1870 - Guerra Franco-Prussiana. Con la sconfitta di Sedan, Napoleone non può più proteggere il papa. La battaglia di Sedan ebbe luogo fra il
31 agosto ed il 1º settembre 1870; fu lo scontro decisivo della
prima fase della guerra franco-prussiana (19 luglio 1870 - 10 maggio
1871) e si concluse con il totale accerchiamento e la resa
dell'armata francese "di Châlons" al comando inizialmente
del Maresciallo di Francia Patrice de Mac-Mahon, e, dopo il ferimento
di quest'ultimo, dei generali Ducrot e de Wimpffen. L'imperatore
Napoleone III, presente sul campo di battaglia con le sue truppe, fu
costretto alla capitolazione, il 2 settembre, insieme ai resti
dell'armata, di fronte alla schiacciante superiorità dell'Esercito
prussiano guidato dall'abile feldmaresciallo von Moltke. A causa
della catastrofe, a Parigi venne rapidamente decisa (il 4 settembre)
la deposizione dell'imperatore e la fine del Secondo Impero. In
Francia apparve la rima: Napoléon, cedent Sedan cédé ses dents... (Napoleone, cedendo Sedan cedette i suoi denti)
La popolazione di Parigi decide di difendere i confini dai Prussiani costituendosi in "Comune", una repubblica popolare ispirata dal "comunismo".
In
Italia, con la conquista di Roma, continua l'unificazione, che si completerà nel 1918.Il XX settembre 1870, dopo varie azioni diplomatiche volte ad acquistare Roma dal Vaticano e approffittando della sconfitta di Napoleone III a Sedan, i bersaglieri prendono militarmente Roma; ne moriranno 45 contro 19 zuavi della guardia pontificia. Si indirà quindi un referendum per i romani che devono esprimersi se accettare l'inserimento di Roma nel Regno d'Italia o se rimanere sotto il regno del papa re. I voti a favore dell'appartenenza al Regno d'Italia saranno la larga maggioranza, e il papa, ritiratosi in castel Sant'Angelo lancerà un anatema contro i cristiani che collaboreranno con il Regno d'Italia. Fino al ventennio fascista infatti, i cattolici, non parteciperanno alla vita politica e il sentimento nazionale si manterrà fieramente anticlericale.
Nel 1871 - Formazione del Reich (impero) tedesco con Guglielmo I. Dopo la sconfitta della Comune di Parigi in Francia torna la repubblica.
Nel 1872 - Pubblicazione di "La nascita della tragedia" di Friedrich Nietzsche.
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| Friedrich Nietzsche |
Nell'opera "La nascita della tragedia", la tragedia greca viene vista come massima
espressione dello slancio vitale o "spirito dionisiaco",
istintivo e irrazionale. Esso, però, si coniuga e nello stesso tempo
si contrappone all'apollineo, razionale e astratto. Socrate è considerato da Nietzsche
come un pensatore che sottovaluta l'umanità finendo per
disumanizzarla in un modello astratto, in quanto padre di una
filosofia che prende in considerazione solo la conoscenza razionale e
il conseguimento di una virtù ideale. Da questa posizione nasce la
radicale critica di Nietzsche verso l'"intellettualismo etico"
socratico, considerato negazione della vita nella sua espressione più
genuina, libera, istintiva. Altrettanto forte è l'avversione di
Nietzsche nei confronti di Platone, che egli considera autore di una
concezione del mondo fondata sull'idealità metafisica e sul
disprezzo nei confronti della realtà tangibile. Da Platone egli
ritiene giustamente esser nata quella continuità ideologica che lega
Parmenide, Platone e poi Plotino all'idealismo tedesco
dell'Ottocento. Tutta l'opera di Nietzsche sarà incentrata sulla
demolizione di ogni metafisica e la critica di ogni idealismo. Nietzsche attacca, quindi, i
tradizionali valori fondamentali della società (filosofia, cristianesimo e democrazia), giungendo a mostrare la natura meramente
metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e della
stessa morale, così come di ogni concezione tradizionale. Il suo
obiettivo era di smascherare la falsità e l'ipocrisia del sistema
culturale su cui si fondava l'Europa dei suoi tempi e in particolare
il mondo germanico. Egli individua così la stessa storia
dell'Occidente come lungo processo di decadenza dell'uomo, come
negazione della vita; l'affermazione della libertà è invece il
destino dell'uomo. Destino che dovrà essere perseguito attraverso
l'esercizio della volontà di potenza, e che condurrà l'uomo alla
condizione di Oltreuomo (l'uomo in grado di oltrepassare se
stesso). Del pensiero dell'illustre pensatore si
appropriò l'ideologia nazionalsocialista, anche a causa delle
manipolazioni messe in atto dalla sorella Elisabeth sul materiale
inedito e postumo, in particolare sull'opera edita come "La volontà
di potenza"; queste manipolazioni furono in realtà soprattutto di
tipo filologico, piuttosto che schiettamente ideologizzate, ma
favorirono l'uso che il nazismo fece, successivamente, di alcuni
concetti nietzschiani. Nietzsche mostra come i grandi valori della
cultura occidentale, quali la verità, la scienza, il progresso, la
religione, vadano smascherati nella loro mancanza di fondamento e
nella loro natura di mera finzione. C'è nell'uomo una sostanziale
paura della creatività della vita, verso la volontà di potenza, che
produce valori collettivi sotto la cui giurisdizione la vita viene
disciplinata, regolata, schematizzata. Sono "valori che
disprezzano la vita", che generano un processo di nullificazione
della vita piena e gioiosa, della vita in quanto tale, a favore di un
"sembrare" ipocrita e bacchettone. Ecco l'aforisma sulla "Volontà di Potenza" [VP 300]:
"Immagino che ciascun corpo specifico
aspiri a dominare lo spazio intero,
ad estendere la sua forza (la sua volontà di potenza),
e a respingere tutto ciò che resiste alla sua espansione.
aspiri a dominare lo spazio intero,
ad estendere la sua forza (la sua volontà di potenza),
e a respingere tutto ciò che resiste alla sua espansione.
Ma si scontra senza sosta
sulle aspirazioni simili di altri corpi
e finisce per combinarsi
con quelli che gli sono affini:
sulle aspirazioni simili di altri corpi
e finisce per combinarsi
con quelli che gli sono affini:
essi allora cospirano assieme per conquistare la potenza.
E il processo continua..." Friedrich Nietzsche
La storia della cultura
occidentale è pertanto la storia del nichilismo, e quindi la storia
della decadenza. Il nichilismo è visto da Nietzsche in
maniera particolare: esso è il processo per cui i concetti capitali
della metafisica (essere, verità, realtà, ecc.) si rivelano
infondati e come tali si nullificano nella loro totale inconsistenza
filosofica. Nietzsche afferma che il nichilismo passivo
(Schopenhauer) coincide con la perdita o sfiducia di fede dell'uomo
europeo verso i valori della propria civiltà; coincide con la
"diminuzione vitale", con la massa di malattie, con la
pazzia, con tare psichiche e fisiche che colpiscono l'umanità. Nel
nichilismo viene meno anche la fiducia nella scienza, che ha ispirato
il positivismo. L'uomo nichilista è caduto nell'angoscia per aver
scoperto che i fini assoluti e le realtà trascendenti non esistono,
ma insiste nel perseguirli per omologazione e mancanza di
originalità. L'uomo ha dovuto illudersi per dare un
senso all'esistenza (si pensi anche a Freud), in quanto ha avuto
paura della verità, non essendo stato capace di accettare l'idea che
"la vita non ha alcun senso", che non c'è nessun "oltre"
di essa e che va vissuta con desiderio e libero abbandono pieno di
"fisicità". Se il mondo avesse un senso e se fosse
costruito secondo criteri di razionalità, di giustizia e di
bellezza, l'uomo non avrebbe bisogno di auto-illudersi per
sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni e morali. L'umanità
occidentale, passata attraverso il cristianesimo, percepisce ora un
senso di vuoto, trova che "Dio è morto", cioè che ogni
costruzione metafisica vien meno davanti alla scoperta che il mondo è
un caos irrazionale. Fino a che non sorgerà l'Oltreuomo, cioè un
uomo in grado di sopportare l'idea secondo cui l'Universo non ha un
senso, l'umanità continuerà a cercare dei valori assoluti che
possano rimpiazzare il vecchio dio (inteso come qualsiasi tipo di
realtà ultraterrena e non come semplice entità quale potrebbe
essere il Dio cristiano); dei sostituti idolatrici quali, ad esempio,
lo Stato, la scienza, il denaro, ecc. La mancanza, però, di un senso
metafisico della vita e dell'universo fa rimanere l'uomo nel
nichilismo passivo, o disperazione nichilista. È tuttavia possibile
uscire dal nichilismo superando questa visione e riconoscendo che è
l'uomo stesso la sorgente di tutti i valori e delle virtù della
volontà di potenza (nichilismo attivo). L'uomo, ergendosi al di
sopra del caos della vita, può generare propri significati e imporre
la propria volontà. Chi riesce a compiere questa impresa è
l'Oltreuomo, cioè l'uomo che ha compreso che è lui stesso a dare
significato alla vita. Attraverso le tre metamorfosi dello spirito,
di cui parla nel primo discorso del testo Così parlò Zarathustra,
Nietzsche mostra come il motto "Tu devi" vada trasformato
dapprima nell'"Io voglio", ed infine in un sacro "Dire
di sì", espresso dalla figura del fanciullo giocondo.
Ovviamente il nichilismo attivo non giustifica i modelli valoriali
proposti nel corso dei secoli per dare senso alla realtà, poiché
questi non sono altro che il frutto dello spirito apollineo e,
pertanto, non corrispondono all'effettiva essenza dell'uomo, che è
dionisiaco, ossia legato inscindibilmente a quei "valori"
(vitalità, potenza) intrinseci alla sua natura terrena.
Il valore fondamentale del suo pensiero è che nella storia, non esistono dei fatti, ma delle opinioni. Per crescere, l'individuo deve lasciare andare i vecchi rifugi dentro se stesso: Dio è Morto. Quindi , non essendoci più porti sicuri e spiegazioni rassicuranti, ci si avvia oltre il senso comune del vivere, evolvendosi nell'Oltre-Uomo (e Oltre-Donna).
Nel 1874 - II movimento impressionista, con una nuova mostra a Parigi, trova consacrazione ufficiale.
(Negli USA) A New York entrano in servizio i primi tram elettrici.
Nel 1875 - (Negli USA) A New York viene
fondata da Helena Blavatsky la Società Teosofica.
Nel 1874 - II movimento impressionista, con una nuova mostra a Parigi, trova consacrazione ufficiale.
(Negli USA) A New York entrano in servizio i primi tram elettrici.
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| "Impressione, sol levante" - Claude Monet (1872) |
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| Helena Petrovna Blavatsky |
Nel 1876 - (Negli USA) A. Bell brevetta il telefono, inventato nel 1854 da A. Meucci.
Nel 1877 - (Negli USA) T. A. Edison inventa il fonografo.
Nel 1878 - Congresso di Berlino sulle colonie e la "questione d'oriente".
A Londra prime strade con illuminazione elettrica.
Nel 1879 - (Negli USA) T. A. Edison brevetta la lampadina.
Nel 1880 - (Negli USA) Charles Russell fonda il movimento evangelico dei testimoni di Geova.
Nel 1882 - Triplice alleanza tra Austria, Germania e Italia.
(Negli USA) Prima centrale idroelettrica nel Wisconsin.
Nel 1884 - II Trattato di Berlino definisce la spartizione dell'Africa tra le potenze Europee.
Viene perfezionata la mitragliatrice Maxim.
Nel 1885 - Daimler e Benz mettono a punto i primi motori a scoppio.
Nel 1888 - Dunlop inventa i pneumatici.
Nel 1889 - A Parigi, in occasione dell'Esposizione Universale, viene costruita la Torre Eiffel.
Nel 1890 - Dimissioni di Bismarck.
Nel 1891 - Viene pubblicato “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.
Dal 1893 - Il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Negli Stati Uniti, a partire dal 1869, si verificarono movimenti analoghi a quelli inglesi, ma le donne riuscirono a ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. Tra le leader del movimento statunitense deve essere ricordata Alice Paul. In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919. In diversi altri paesi la conquista del suffragio universale fu più tortuoso. La Francia, ad esempio, che pure aveva avuto già nella rivoluzione francese una prima presa di coscienza, concesse il diritto solo nel 1945. La Svizzera riconobbe il diritto di voto alle donne solo nel 1971. In Italia il percorso fu in parte rallentato dalla unificazione avvenuta solo nel 1861. Nel 1919 le donne ottennero l'emancipazione giuridica, e pure papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente favorevole al diritto di voto alle donne.
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Anna Kuliscioff (1907)
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Nel 1894 - Affare Dreyfus in Francia.
Nel 1895 - Scoperta dei raggi X da parte di Rontgen;
Marconi inventa il telegrafo senza fili;
prima proiezione cinematografica pubblica dei fratelli Lumiére.
Nel 1896 - T. Herzl pubblica “Lo Stato ebraico”, testo fondamentale del movimento sionista.
Nel 1897 - A Vienna G. Klimt guida il movimento artistico della Sezession.
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| "Il Bacio" - Gustav Klimt |
Nel 1899 - La Bayer mette in commercio l'aspirina.
Nel 1900 - A Vienna Sigmund Freud pubblica "L'interpretazione dei sogni".
(Negli USA) M. Planck enuncia la “Teoria dei quanti”.
(Negli USA) M. Planck enuncia la “Teoria dei quanti”.
Nel 1903 - Primo volo di un aereo a motore, quello dei fratelli Wright.
Nel 1904 - Intesa Franco-Britannica.
Nel 1905 - Rivoluzione in Russia; lo zar concede il parlamento.
Nasce in Germania il gruppo di pittori espressionisti del movimento Die Brùcke; a Parigi Pablo Picasso, superata la fase del "periodo blu", vive il "periodo rosa" della sua pittura.
Einstein enuncia la teoria della relatività ristretta.
Nel 1907 - Pio X condanna il modernismo, che considera i dogmi idee morali e non verità assolute.
Nel 1908 - L'Austria si annette la Bosnia-Erzegovina.
(Negli USA) Inizia a Detroit la produzione in massa delle automobili con il Modello T della Ford.
Nel 1909 - Pubblicazione del "Manifesto del futurismo".
Produzione della bachelite, resina sintetica.
Nel 1910 - Comincia la pubblicazione dei “Principia mathematica” di B. Russell.
Nel 1911 - In Germania inizia la sua
attività il gruppo espressionista "der Blaue Reiter", con Kandinsky e
Klee.
A Parigi S. Diaghilev mette in scena il balletto "Petruska".
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| "Composition" - Wassily Kandinsky |
A Parigi S. Diaghilev mette in scena il balletto "Petruska".
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| Mimosa, il fiore che in Italia celebra l'8 marzo |
Produzione del cellophan.
Nel 1913 - V. Tatlin da inizio al movimento artistico russo del costruttivismo.
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| Cartina geografica del mondo nel 1914 con segnalate le potenze colonialiste, le colonie e gli stati indipendenti Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1914 - Inizia, dopo l'attentato di Sarajevo, la prima guerra mondiale.
Nel 1915 - Escono sugli schermi “Il vagabondo” di C. Chaplin e “La nascita di una nazione” di D.W. Griffith.
Rosa Luxemburg fonda assieme a Karl Liebknecht, il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in
seguito la Lega Spartachista.
Rosa Luxemburg, pseudonimo di Rozalia
Luksenburg (Zamość, 5 marzo 1870 o 1871 – Berlino, 15 gennaio
1919), è stata una politica, teorica socialista e rivoluzionaria
tedesca di origini polacche ed ebraiche.
La modernità pertanto dapprima ha allontanato le donne dal potere e dai campi di battaglia. Tuttavia in un secondo momento l’avvento della macchina portò, durante le grandi guerre, la massa femminile nelle fabbriche: a conoscere la tecnologia e a condividere il destino dell’uomo, un lavoro salariato. Da lì non fu possibile cacciarle e così ebbe luogo una delle trasformazioni sociali che spianarono la strada alla parità delle donne, fino al riaffermarsi del diritto a scendere sul campo di battaglia.
Nel 1917 - Rivoluzione in Russia.
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| Rosa Luxemburg |
Rosa Luxemburg nacque a Zamość nel
Voivodato di Lublino all'epoca nell'Impero Russo e ora in Polonia, da
una famiglia ebraica. Dopo essere fuggita in Svizzera per evitare la
detenzione, frequentò l'Università di Zurigo assieme ad altre
figure di spicco del socialismo, come Anatolij Lunačarskij e Leo
Jogiches. Contro il nazionalismo del Partito Socialista Polacco (PPS)
creò, nel 1893, assieme a Leo Jogiches e Julian Marchlewski, la
rivista Sprawa Robotnicza (La causa dei lavoratori). Riteneva che
l'indipendenza della Polonia sarebbe stata possibile solo tramite una
rivoluzione in Germania, Austria e Russia, e che la lotta contro il
capitalismo fosse più importante dell'indipendenza. Negava il
diritto di autodeterminazione delle nazioni, in disaccordo con Lenin.
Questo disaccordo non impedì però a Lenin di inviare alla Luxemburg
una copia del suo libro Materialismo ed Empiriocriticismo che la
Luxemburg recensirà l'8 ottobre 1909 su Die Neue Zeit. Nel 1897 ottenne la cittadinanza
tedesca e l'anno successivo si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Questo era allora, e fu
fino al 1914, il più forte partito socialista d'Europa ed il suo
segretario Karl Kautsky era considerato l'erede ed il continuatore di
Marx ed Engels, il detentore ed il custode della autentica dottrina
marxista, del marxismo più "puro" ed ortodosso.
A fianco di Kautsky, Rosa Luxemburg
condusse la polemica contro i riformisti, quando nel suo scritto
intitolato Riforma sociale o rivoluzione? (1899) prese risolutamente
posizione per il secondo termine dell'alternativa. Merita segnalare una curiosità
relativa a Rosa Luxemburg: l'univa a Kautsky sia la comune militanza
politica (anche se, come detto, non sempre in sintonia) sia una vera
e propria amicizia anche con la moglie Luise Kautsky. Di questa
amicizia ci è rimasta una sua lettera del 13 giugno 1909 a Luise in
cui fa un quadretto bellissimo di Levanto ove si trovava per una
breve villeggiatura. Nella sua difesa del marxismo
"classico" contro il revisionismo riformista, Rosa
Luxemburg introdusse alcune importanti note personali: interamente
suo è l'accento sulla creatività delle masse, sulla loro
spontaneità rivoluzionaria che i dirigenti del partito operaio non
devono né forzare, né reprimere o bloccare in una "camicia di
forza burocratica". Per Rosa Luxemburg, il compito del partito è
quello di indicare la via, ma l'iniziativa storica non spetta ad
esso, bensì alle masse: anche i passi falsi di un reale movimento
operaio sono storicamente più utili dell'infallibilità del miglior
comitato centrale. Fece parte del fronte pacifista
all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht,
nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in
seguito la Lega Spartachista. Questa fece parte in un primo tempo del
Partito Socialdemocratico e poi del Partito Socialdemocratico
Indipendente, prima di divenire il nucleo del Partito Comunista di
Germania. Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme
a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il fallimento di uno sciopero
internazionale e condannata a due anni di reclusione (dopo essere già
stata in carcere per un intero anno a partire dal febbraio 1915).
Durante questo lungo periodo scrisse diversi articoli, fra questi: la
cosiddetta Juniusbroschüre (1915), che contiene la nota espressione
socialismo o barbarie, indicante che nel futuro gli unici sbocchi
possibili per l'umanità sarebbero stati l'instaurazione della
società socialista o la barbarie; e La Rivoluzione Russa (1918), in
cui per prima critica "da sinistra" alcune scelte prese nei
primi mesi dal potere bolscevico (limitazione delle libertà
democratiche, scioglimento dell'Assemblea costituente, Terrore ecc.),
vedendovi già il pericolo di una burocratizzazione precoce del
processo rivoluzionario. Partecipò alla Rivoluzione Tedesca del
novembre 1918 e contribuì a fondare il Partito Comunista di
Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919. Nel corso della
"Rivolta di Gennaio", iniziata il 6 di gennaio 1919, il 15
gennaio 1919, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con
Liebknecht, dai soldati dei cosiddetti Freikorps, agli ordini del
governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro degli
Interni, Noske. Nel 1926, a lei e a Liebknecht venne dedicato un
monumento di Ludwig Mies van der Rohe, monumento che in seguito fu
distrutto dal regime nazista. Nel maggio
2009 il settimanale tedesco "Der Spiegel" ha pubblicato
notizia del ritrovamento del cadavere di Rosa Luxemburg. Secondo il
settimanale, le spoglie attualmente sepolte in un cimitero di
Berlino, non sarebbero i reali resti della Luxemburg, che invece si
troverebbero presso l'Istituto di medicina legale dell'ospedale
Charité di Berlino. Prova ne sarebbe la presenza di una
malformazione femorale di cui la Luxemburg soffriva, del tutto
assente invece nei resti finora ritenuti autentici. Rosa Luxemburg
fu infatti assassinata durante il suo trasporto in carcere. Il suo
corpo fu gettato in un canale e in seguito recuperato, ma subito
sorsero molti dubbi circa l'autenticità del riconoscimento a causa
delle discordanze anatomiche. Da molti considerata l'opera più
importante di Rosa Luxemburg, L'accumulazione del capitale (1913) è
dedicata all'analisi economica dell'imperialismo. Partendo dalla
critica degli "schemi della riproduzione allargata" che si
trovano nel II libro de Il Capitale di Karl Marx, Rosa Luxemburg
intende dimostrare che, in un ambiente puramente capitalistico (cioè
in una società composta esclusivamente da capitalisti e da
proletari), l'accumulazione del capitale sarebbe impossibile, in
quanto in tale ipotesi non potrebbe mai verificarsi la realizzazione
del plusvalore, cioè mancherebbe la domanda per la porzione delle
merci prodotte il cui valore corrisponde al plusvalore accumulato. Da
qui, secondo Rosa Luxemburg, deriva la necessità per l'economia
capitalista di cercare al di fuori di se stessa sempre nuovi
acquirenti per le proprie merci. Il capitalismo
si procura questi nuovi sbocchi commerciali dapprima all'interno
delle stesse nazioni capitalistiche, attraverso lo scambio con la
piccola produzione contadina e artigiana. In seguito la crescente
necessità di nuovi mercati conduce l'economia capitalistica alla
fase dell'imperialismo, caratterizzata dalla lotta degli Stati
capitalistici per la conquista delle colonie e delle sfere
d'influenza che permettono l'investimento dei capitali, dal sistema
dei prestiti internazionali, dal protezionismo economico, dalla
preponderanza del capitale finanziario e dei grandi trust industriali
nella politica internazionale. L'ultimo capitolo de L'accumulazione
del capitale è dedicato, significativamente, al militarismo, il
quale, secondo Rosa Luxemburg, non ha solo una rilevanza politica ma
ha anche un significato economico ben preciso, in quanto costituisce
"un mezzo di prim'ordine per la realizzazione del plusvalore,
cioè come campo di accumulazione". L'imperialismo nel suo insieme è
dunque, secondo Rosa Luxemburg, "un metodo specifico di
accumulazione" e in quanto tale è inseparabile dallo stesso
capitalismo, costituendo l'ultima sua fase di sviluppo. Infatti, per
Rosa Luxemburg, il capitalismo ha una necessità vitale di esercitare
l'interscambio con le economie precapitalistiche, in particolare
quelle dei paesi più arretrati; nello stesso tempo, il capitalismo
tende a distruggere queste formazioni economiche ed a sostituirsi
sempre più ad esse. Ma così facendo, il capitalismo prepara il
momento in cui ogni sua ulteriore espansione diventerà impossibile:
quando infatti non sussisteranno più economie e strati sociali non
capitalistici, l'accumulazione del capitale non potrà più avere
luogo. Tuttavia, Rosa Luxemburg ritiene che questo momento storico,
in realtà, non sarà mai raggiunto, perché il capitalismo nella sua
ultima fase esaspererà a tal punto l'antagonismo fra le classi
sociali ed il disordine economico e politico, da rendere inevitabili
la rivoluzione proletaria su scala mondiale ed il passaggio
all'economia socialista. L'analisi economica di Rosa Luxemburg è
stata molto criticata fin dal suo apparire, anche (e forse
soprattutto) da parte di altri economisti di orientamento marxista.
Nel suo testo noto come l'Anticritica (scritto nel 1913 ma pubblicato
postumo nel 1921) Rosa Luxemburg fece in tempo a rispondere ad alcune
delle prime obiezioni a lei rivolte. Altre e più sostanziali
critiche sarebbero state formulate negli anni successivi, spesso
contrapponendo l'analisi dell'imperialismo fornita da Lenin a quella
proposta dalla Luxemburg. Tuttavia molti sottolineano l'importanza
storica del contributo della Luxemburg alla teoria economica, in
quanto ella fu tra i primi economisti a porre l'accento sul problema
della domanda, che divenne di cruciale importanza dopo la grande
crisi del 1929; inoltre, si ritiene che Rosa Luxemburg abbia aperto
la strada agli economisti che dopo di lei studiarono i rapporti
economici fra le nazioni capitalistiche avanzate ed i paesi ex
coloniali; si ritiene infine che la Luxemburg abbia avviato un nuovo
campo d'indagine nella valutazione dell'importanza economica del
militarismo. Sulla rivoluzione russa, un esame critico
è una breve opera scritta da Rosa Luxemburg durante la sua
carcerazione nel 1918 e pubblicata postuma nel 1922 (recentemente
ripubblicata in traduzione italiana). In questo scritto la Luxemburg esalta
il coraggio dei bolscevichi che in condizioni difficilissime, quasi
disperate, hanno osato lanciare la parola d'ordine dell'insurrezione,
e contrappone questo coraggio alla pusillanimità dei
socialdemocratici tedeschi che si sono resi complici del militarismo
del loro governo. Per Rosa Luxemburg, l'unica possibilità
di salvezza per la rivoluzione russa è che il proletariato europeo,
stimolato dall'esempio dei russi, si sollevi a sua volta: non solo
non è possibile realizzare una società socialista in un solo paese,
per di più arretrato come la Russia, ma la situazione di isolamento
e di difficoltà oggettiva in cui si trovano i bolscevichi li
costringe, secondo la Luxemburg, a commettere degli errori, e ad
attuare delle misure che non vanno in direzione del socialismo. Rosa Luxemburg critica, in particolare,
l'abolizione delle libertà democratiche: senza libertà di stampa,
senza diritto d'associazione e di riunione, la rivoluzione non può
andare avanti, perché questi diritti sono uno strumento
indispensabile per l'auto-educazione politica delle masse popolari. I
bolscevichi hanno istituito i Soviet come organismo rappresentativo
delle masse lavoratrici: "ma col soffocamento della vita
politica in tutto il paese - scrive la Luxemburg - anche la vita dei
soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza
elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata,
libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si
spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la
burocrazia". Rosa Luxemburg condivide il principio della
dittatura del proletariato, ma per lei "questa dittatura deve
essere opera della classe, e non di una piccola minoranza di
dirigenti in nome della classe".La modernità pertanto dapprima ha allontanato le donne dal potere e dai campi di battaglia. Tuttavia in un secondo momento l’avvento della macchina portò, durante le grandi guerre, la massa femminile nelle fabbriche: a conoscere la tecnologia e a condividere il destino dell’uomo, un lavoro salariato. Da lì non fu possibile cacciarle e così ebbe luogo una delle trasformazioni sociali che spianarono la strada alla parità delle donne, fino al riaffermarsi del diritto a scendere sul campo di battaglia.
Nel 1917 - Rivoluzione in Russia.
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| "Vladimir Ilich Lenin parla" - di Vasili Filippovich Ivanov |
Nel 1918 - In novembre si conclude la I guerra mondiale.
Nel 1919 - Trattato di Versailles.
In Germania W. Gropius fonda la scuola di architettura della Bauhaus.
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| Cartina geografica dell'Europa nel 1919 dopo il Trattato di Versailles,
con i paesi vincitori, i vinti e gli stati di nuova formazione. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
La prima donna eletta al parlamento
inglese fu Lady Nancy Astor, nata Nancy Whitcher Langhorne, che era
originaria della Virginia (negli USA) ed aveva acquisito la cittadinanza inglese
sposando nel 1906, dopo aver divorziato dal primo marito Robert Goul
Shaw, il ricco II visconte di Astor, Waldorf Astor. Ella fu eletta
nel corso di una votazione suppletiva e fu proclamata deputato per il
partito conservatore il 1º novembre 1919. Il movimento femminile aveva come scopo
il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal
punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne
volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei
diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e
soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal
quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le
partecipanti al movimento: suffragette. Le aderenti al movimento utilizzavano
diffondere la proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o
cartelli con slogan del tipo "Votes for woman" o contenenti
frasi inneggianti alla promotrice della rivolta. Spesso queste
manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle
forze dell'ordine e con l'arresto di molte militanti femministe.
Durante la prima guerra mondiale, con
quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assunsero
molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comportò una nuova
considerazione delle capacità della donna. La guerra inoltre causò
una spaccatura nel movimento delle suffragette inglesi, con Emmeline
e Christabel Pankhurst, ed il loro Women's Social and Political
Union, disponibili a sospendere la loro campagna per la durata della
guerra, mentre le suffragette più radicali, rappresentata dal Sylvia
Pankhurst con il suo Women's Suffrage Federation continuò la lotta.
Tuttavia, nonostante le difficoltà e
le divisioni, le donne, con le loro organizzazioni, riuscirono ad
ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia.
Nel 1918 il parlamento britannico approvò la proposta del diritto di
voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età
(sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico. Solo più
tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte
le donne inglesi. Nel 1920 - Fondazione della Società delle Nazioni.
Iniziano regolari trasmissioni radiofoniche negli
Stati Uniti.
Nel 1921 - Messa a punto la prima telescrivente.
Nel 1921 - Messa a punto la prima telescrivente.
Nel 1922 - Mussolini diventa capo del governo in Italia.
Fondazione dello stato libero d'Irlanda (Eire).
Viene pubblicato l'”Ulisse” di J. Joyce. Viene isolata l'insulina.
Nel 1923 - In Turchia viene deposto l'ultimo sultano ottomano e proclamata la repubblica.
Si procede all'olocausto degli Armeni.
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| Cartina geografica politica dell'Europa nel 1922, dopo la Prima Guerra Mondiale. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1924 - Morte di Lenin. A. Schònberg compone la prima musica dodecafonica.
Nel 1925 - J.B. Watson elabora la teoria del behaviorismo che cerca di spiegare in termini psicologici il comportamento umano.
J.L. Baird inventa la televisione.
Nel 1926 - Sciopero generale in Gran Bretagna: è la prima manifestazione di questo tipo.
Esce sugli schermi il film “Metropolis” di F. Lang.
Nel 1928 - Stalin da inizio all'industrializzazione dell'URSS con il primo piano quinquennale.
Desta scandalo la pubblicazione di “L'amante di Lady Chatterley”.
Prime scoperte sugli antibiotici di A. Fleming.
Nel 1929 - Crolla la borsa di Wall Street con conseguente lunga crisi mondiale
Nel 1931 - La Spagna diventa repubblica. W. Carothers inventa il nylon.
Nel 1932 - Lev Trotzkij inizia la pubblicazione di “Storia della rivoluzione russa”.
Prima dell'”Opera da tre soldi” di B. Brecht.
Viene messo a punto il primo microscopio elettronico.
Nel 1933 - Hitler al potere in Germania. Incendio del Reichstag a Berlino.
Nel 1935 - Primi esperimenti sui radar.
Nel 1936 - Inizia la guerra civile in Spagna.
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| "Guernica" - Pablo Picasso |
Nel 1937 - Picasso dipinge "Guernica".
Nell’aprile 1937 la guerra civile spagnola vide confliggere da una parte le forze fedeli alla repubblica, governata dopo regolari elezioni dalla sinistra, e dall’altra le truppe degli insorti, che avevano trovato alleanza con le forze nazionaliste capeggiate dal generale Francisco Franco, di stanza con il suo esercito in Marocco, ma che, grazie all’aiuto di un ponte aereo e navale approntato dai tedeschi di Hitler e dai fascisti italiani, riuscì a sbarcare in Spagna e a ricongiungersi con le truppe che erano insorte in Spagna. I governi tedesco ed italiano si affrettarono a riconoscere quanto stabilito dalla giunta militare di Burgos che aveva nominato Franco generalissimo e capo del governo nazionalista. E non si limitarono a questo, ma assistettero gli insorti franchisti con consistenti aiuti in armi e in uomini, inviando, gli italiani, il Corpo Truppe Volontarie (CTV), e i tedeschi la Legione Condor. Nello scenario di questa guerra cruenta e per molti aspetti antefatto della seconda guerra mondiale, avvenne la fucilazione di Federico García Lorca, arrestato nel 1936 a Granada dai nazionalisti, che lo uccisero a Viznar senza processo. E in questo contesto è ambientato il romanzo di Ernest Hemingway "Per chi suona la campana". Il 26 aprile del 1937, la città basca di Guernica venne rasa al suolo durante un massiccio bombardamento aereo voluto da Hitler e al quale presero parte la Legione Condor tedesca e alcuni aerei dell’aviazione fascista italiana. Quello di Guernica fu il primo bombardamento a tappeto effettuato da una forza aerea e rappresentò un tragico preannuncio delle guerre aeree che si sarebbero da allora combattute.
Nell’aprile 1937 la guerra civile spagnola vide confliggere da una parte le forze fedeli alla repubblica, governata dopo regolari elezioni dalla sinistra, e dall’altra le truppe degli insorti, che avevano trovato alleanza con le forze nazionaliste capeggiate dal generale Francisco Franco, di stanza con il suo esercito in Marocco, ma che, grazie all’aiuto di un ponte aereo e navale approntato dai tedeschi di Hitler e dai fascisti italiani, riuscì a sbarcare in Spagna e a ricongiungersi con le truppe che erano insorte in Spagna. I governi tedesco ed italiano si affrettarono a riconoscere quanto stabilito dalla giunta militare di Burgos che aveva nominato Franco generalissimo e capo del governo nazionalista. E non si limitarono a questo, ma assistettero gli insorti franchisti con consistenti aiuti in armi e in uomini, inviando, gli italiani, il Corpo Truppe Volontarie (CTV), e i tedeschi la Legione Condor. Nello scenario di questa guerra cruenta e per molti aspetti antefatto della seconda guerra mondiale, avvenne la fucilazione di Federico García Lorca, arrestato nel 1936 a Granada dai nazionalisti, che lo uccisero a Viznar senza processo. E in questo contesto è ambientato il romanzo di Ernest Hemingway "Per chi suona la campana". Il 26 aprile del 1937, la città basca di Guernica venne rasa al suolo durante un massiccio bombardamento aereo voluto da Hitler e al quale presero parte la Legione Condor tedesca e alcuni aerei dell’aviazione fascista italiana. Quello di Guernica fu il primo bombardamento a tappeto effettuato da una forza aerea e rappresentò un tragico preannuncio delle guerre aeree che si sarebbero da allora combattute.
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| In verde le colonie Italiane in Africa nel 1938. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In rosa le colonie Inglesi (della Gran Bretagna) nel 1938 in Africa, Asia e Oceania. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In rosa le colonie Inglesi (della Gran Bretagna) nel 1938 in America del Nord e America del Sud. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In blu le colonie Francesi nel 1938 in Africa e Asia. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In blu la colonia Francese nel 1938 in America del Sud. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In marrone le colonie Portoghesi in Africa nel 1938. In giallo le colonie del Belgio in Africa nel 1938. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In marroncino le colonie Olandesi nel 1938 in Indonesia. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In marroncino la colonia Olandese nel 1938 in America del Sud. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| In arancione le colonie Spagnole in Africa nel 1938. Clicca sull'immagine per ingrandirla |
Nel 1939 - La Germania invade la Polonia; inizia la seconda guerra mondiale.
Sviluppo della penicillina.
A Berlino nasce Petra Krause.
Nel 1940 - Anche l'Italia entra in guerra nell'asse con Germania e Giappone.
Viene pubblicato “Per chi suona la campana” di H. Hemingway.
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| Petra Krause |
Petra Krause nasce nel 1939 a Berlino,
dopo pochi mesi viene rinchiusa con la sua famiglia ad Auschwitz. Negli
anni ' 70 è ricercata da polizie e
servizi di mezza Europa per attività terroristica e furti di
materiale bellico che serviva ad alimentare gli arsenali di diversi
gruppi eversivi: in Italia introduce ordigni nel ' 74-' 75. In Italia
arriva per la prima volta nel ' 57, e ci tornerà più volte: la
Cassazione la condannerà a 6 anni e 3 mesi nell'84.
Ed ecco un articolo del Corriere della Sera del 2000. "La terrorista tedesca starebbe dietro alla riorganizzazione dei gruppi armati a livello internazionale. Nelle indagini anche la primula rossa Petra Krause.
ROMA - Mentre i riflettori sono puntati sul presunto telefonista delle nuove Br, il lavoro sotterraneo di intelligence sulle radici profonde della rinascita dei gruppi armati ha, al centro, ancora una volta una donna. Una vecchia conoscenza delle polizie e dei servizi segreti di mezzo mondo e da almeno venticinque anni vera primula rossa del terrorismo internazionale: la cittadina tedesca Petra Krause, assurta agli onori della cronaca anche in Italia a metà degli anni Settanta perché arrestata, scarcerata, definitivamente condannata a sei anni di reclusione per aver introdotto nel nostro Paese materiale bellico, rubato all' esercito elvetico. Berlinese, la Krause è coetanea della francese Helyette Bess (la «pasionaria» di Action Directe che, secondo il gip romano Otello Lupacchini, potrebbe aver aiutato a entrare in clandestinità in Francia due esponenti br intorno ai quali si sarebbe riorganizzata la banda armata) e dell' italiano Giuseppe Maj, il leader dei Carc (Comitati d' appoggio alla resistenza per il comunismo), che per gli investigatori è la struttura di collegamento tra Br e altre formazioni. Ma sicuramente il «peso» specifico della Krause nelle vicende del terrorismo mondiale (non solo in Europa, ma anche in Sud America) sarebbe di gran lunga maggiore. Non solo per il passato, ma anche per il presente. Un ruolo che si sarebbe addirittura rafforzato dopo la cattura nell' agosto del 1994 in Sudan del famoso «Carlos», lo Sciacallo, arresto che potrebbe aver giocato il ruolo di spartiacque nelle vicende terroristiche più recenti. Da allora, infatti, si è registrata una ripresa dei gruppi armati europei che proprio intorno al ' 95 e al ' 96 sembrano essersi come rivitalizzati. A questa riorganizzazione, secondo le analisi e le informazioni in possesso dei servizi segreti europei, non sarebbe estranea la Krause. Di certo, il voluminoso fascicolo che riguarda la donna, conservato al ministero dell'Interno, si è incrementato, nei mesi scorsi, di numerosi e particolareggiati dossier, raccolti dopo l' assassinio di Massimo D' Antona. Rapporti in cui si citano decine e decine di nomi di personaggi che sono transitati, anni fa, come meteore nel firmamento del terrorismo italiano ed europeo. Personaggi che sono ormai usciti dal carcere, o sono in semilibertà. Da vecchi esponenti napoletani dei Nap a leve relativamente nuove, composte da quarantenni svizzeri: tutti collegati più o meno direttamente con la Krause. Viene, insomma, disegnata una ragnatela di rapporti, conoscenze e supporti che, avendo delle ben precise radici nel passato, è pericolosamente presente ancora adesso, dentro e fuori le nostre frontiere. Gli investigatori hanno in particolare messo in evidenza l' esistenza di una centrale elvetica di sostegno presso un noto studio legale. Qui, lavora un uomo vicino alla Krause. Si tratterebbe di «una vera e propria colonna esterna» di appoggio alle bande armate. Un «Soccorso rosso internazionale», in grado di assicurare assistenza a trecentosessanta gradi. Tutto ciò preoccupa non poco gli investigatori, perché si tratta di una struttura in grado anche di aggregare consenso e di influire sull' atteggiamento dei media (in favore della Krause, alla fine degli anni Settanta, ci fu una straordinaria mobilitazione di stampa), cioè di dilatare al massimo la capacità di raccogliere simpatie e appoggi di ogni tipo. Potrebbe essere letta in questa luce anche la presenza di quella «talpa istituzionale» della cui esistenza è certo il gip Lupacchini dopo la fuga di notizie sull' imminente arresto di Alessandro Geri e la cui azione è stata definita «dolosa» dal ministro dell' Interno, Enzo Bianco. A questo proposito, tra gli investigatori, c' è chi ricorda il caso della talpa di cui si sospettò l'esistenza dopo il delitto Giorgieri. Si trattava di un militante delle Ucc che lavorava presso il Viminale."
Ed ecco un articolo del Corriere della Sera del 2000. "La terrorista tedesca starebbe dietro alla riorganizzazione dei gruppi armati a livello internazionale. Nelle indagini anche la primula rossa Petra Krause.
ROMA - Mentre i riflettori sono puntati sul presunto telefonista delle nuove Br, il lavoro sotterraneo di intelligence sulle radici profonde della rinascita dei gruppi armati ha, al centro, ancora una volta una donna. Una vecchia conoscenza delle polizie e dei servizi segreti di mezzo mondo e da almeno venticinque anni vera primula rossa del terrorismo internazionale: la cittadina tedesca Petra Krause, assurta agli onori della cronaca anche in Italia a metà degli anni Settanta perché arrestata, scarcerata, definitivamente condannata a sei anni di reclusione per aver introdotto nel nostro Paese materiale bellico, rubato all' esercito elvetico. Berlinese, la Krause è coetanea della francese Helyette Bess (la «pasionaria» di Action Directe che, secondo il gip romano Otello Lupacchini, potrebbe aver aiutato a entrare in clandestinità in Francia due esponenti br intorno ai quali si sarebbe riorganizzata la banda armata) e dell' italiano Giuseppe Maj, il leader dei Carc (Comitati d' appoggio alla resistenza per il comunismo), che per gli investigatori è la struttura di collegamento tra Br e altre formazioni. Ma sicuramente il «peso» specifico della Krause nelle vicende del terrorismo mondiale (non solo in Europa, ma anche in Sud America) sarebbe di gran lunga maggiore. Non solo per il passato, ma anche per il presente. Un ruolo che si sarebbe addirittura rafforzato dopo la cattura nell' agosto del 1994 in Sudan del famoso «Carlos», lo Sciacallo, arresto che potrebbe aver giocato il ruolo di spartiacque nelle vicende terroristiche più recenti. Da allora, infatti, si è registrata una ripresa dei gruppi armati europei che proprio intorno al ' 95 e al ' 96 sembrano essersi come rivitalizzati. A questa riorganizzazione, secondo le analisi e le informazioni in possesso dei servizi segreti europei, non sarebbe estranea la Krause. Di certo, il voluminoso fascicolo che riguarda la donna, conservato al ministero dell'Interno, si è incrementato, nei mesi scorsi, di numerosi e particolareggiati dossier, raccolti dopo l' assassinio di Massimo D' Antona. Rapporti in cui si citano decine e decine di nomi di personaggi che sono transitati, anni fa, come meteore nel firmamento del terrorismo italiano ed europeo. Personaggi che sono ormai usciti dal carcere, o sono in semilibertà. Da vecchi esponenti napoletani dei Nap a leve relativamente nuove, composte da quarantenni svizzeri: tutti collegati più o meno direttamente con la Krause. Viene, insomma, disegnata una ragnatela di rapporti, conoscenze e supporti che, avendo delle ben precise radici nel passato, è pericolosamente presente ancora adesso, dentro e fuori le nostre frontiere. Gli investigatori hanno in particolare messo in evidenza l' esistenza di una centrale elvetica di sostegno presso un noto studio legale. Qui, lavora un uomo vicino alla Krause. Si tratterebbe di «una vera e propria colonna esterna» di appoggio alle bande armate. Un «Soccorso rosso internazionale», in grado di assicurare assistenza a trecentosessanta gradi. Tutto ciò preoccupa non poco gli investigatori, perché si tratta di una struttura in grado anche di aggregare consenso e di influire sull' atteggiamento dei media (in favore della Krause, alla fine degli anni Settanta, ci fu una straordinaria mobilitazione di stampa), cioè di dilatare al massimo la capacità di raccogliere simpatie e appoggi di ogni tipo. Potrebbe essere letta in questa luce anche la presenza di quella «talpa istituzionale» della cui esistenza è certo il gip Lupacchini dopo la fuga di notizie sull' imminente arresto di Alessandro Geri e la cui azione è stata definita «dolosa» dal ministro dell' Interno, Enzo Bianco. A questo proposito, tra gli investigatori, c' è chi ricorda il caso della talpa di cui si sospettò l'esistenza dopo il delitto Giorgieri. Si trattava di un militante delle Ucc che lavorava presso il Viminale."
Nel 1940 - Anche l'Italia entra in guerra nell'asse con Germania e Giappone.
Viene pubblicato “Per chi suona la campana” di H. Hemingway.
Nel 1941 - La Germania invade l'Unione Sovietica.
Vola negli USA il primo aviogetto sperimentale realizzato da F. Whittle.
Nel 1942 - Viene pubblicato “Lo straniero” di A. Camus.
Fermi realizza a Chicago la prima pila atomica a uranio e grafite.
Nel 1943 - I tedeschi sono sconfitti a Stalingrado.
L'8 settembre, dopo accordi presi con gli Alleati (Inghilterra, Stati Uniti e Francia) dalla fine di luglio e la fuga del re da Roma, Badoglio, nuovo capo del governo e dello stato maggiore militare, annuncia la resa dell'Italia, l'arresto di Mussolini e la nuova alleanza con gli Alleati. Nell'Italia centrale e settentrionale è stanziato l'esercito tedesco, ora nemico, e non vengono dati nuovi ordini alle truppe italiane, ormai allo sbando in Russia, Africa, Grecia e Albania.
J. P. Sartre in “L'essere e il nulla” delinea la teoria esistenzialista.
Nel 1944 - Sbarco in Normandia delle forze Alleate.
Accordi di Bretton Woods. La conferenza di Bretton Woods si tenne dal 1º al 22 luglio 1944 nell'omonima località nei pressi di Carroll (New Hampshire), per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.
Gli accordi di Bretton Woods furono il
primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario
totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra
stati nazionali indipendenti.
Mentre ancora non si era spento il
secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del sistema
monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate
per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United
Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel,
nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso
dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli Accordi di
Bretton Woods. Gli accordi erano un sistema di regole
e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di
Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di
adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di
cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così
eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni
delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli
squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo
Monetario Internazionale (o FMI).
Il piano istituì sia il FMI che la
Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche
Banca mondiale). Queste istituzioni sarebbero diventate operative
solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato
l'accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT
(General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle
Tariffe ed il Commercio) che si affiancava all'FMI ed alla Banca
mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.
Con le V-1 e le V-2 tedesche inizia l'era dei missili.Si diffonde l'uso del DDT.
La IBM produce una calcolatrice meccanica.
Nel 1945 - Germania e Giappone si arrendono. Alla Conferenza di Jalta, Churchill, Roosevelt e Stalin definiscono il nuovo assetto europeo.
Fabbricate ad Alamogordo le prime bombe atomiche.
Nel 1946 - Inizia il processo alla Germania nazista, a
Norimberga.
Nel 1947 - Scatta in aiuto dell'Europa distrutta, il Piano Marshall.
Le Corbusier costruisce a Marsiglia le prime Unitées d Habitation.
L'aerorazzo Bell i supera la barriera del suono.
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| Cartina geografica politica dell'Europa nel 1948, dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Germania è divisa in due zone, RFT e RDT. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1948 - I comunisti al potere in Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria. Blocco di Berlino.
Inizia l'era dei transistor.
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| Cartina del mondo durante la "Guerra Fredda": 1948 - 1973 In rosso USA e suoi alleati, in verde URSS (CCCP) e suoi alleati. I focolai di tensione con le date.Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1949 - Formazione della NATO. George Orwell pubblica “1984”.
Nel 1951 - Creazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio).
Prima centrale nucleare per la produzione di energia.
Nel 1952 - Viene messa a punto la pillola contraccettiva.
Nel 1953 - Morte di Stalin. Viene sperimentata la bomba all'idrogeno.
Scoperto il primo vaccino antipolio.
Watson, Crick e Wilkins scoprono il DNA.
Nel 1955 - Fondazione del Patto di Varsavia.
Nasce a Londra la pop-art con le opere di R. Hamilton, P. Blake e E. Paolozzi.
Nel 1956 - Rivolte all'imperialismo dell'URSS in Polonia e in Ungheria.
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| Cartina geografica politica dell'Europa, URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) e Asia dal 1948 al 1989. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1957 - Con i Trattati di Roma viene fondata la comunità economica europea (CEE o MEC). Pierluigi Nervi realizza il Palazzetto dello Sport di Roma.
L'URSS lancia nello spazio lo Sputnik I.
Nel 1958 - De Gaulle al potere in Francia fonda la Quinta repubblica.
Viene pubblicata “Antropologia strutturale” di C. Lévi-Strauss.
Nel 1959 - Fondazione dell'EFTA (associazione europea per il libero scambio).
Gli architetti Costa e Niemeyer al lavoro per la realizzazione di Brasilia.
Entra in funzione a titolo sperimentale l'hovercraft, veicolo a cuscino d'aria.
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| Cartina geografica delle Organizzazioni Economiche nell'economia mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Nel 1960 - Invenzione del laser.
Nel 1961 - Costruzione del muro di Berlino.
II primo uomo nello spazio è il russo Yuri Gagarin.
Nel 1962 - II Concilio Vaticano II cerca di eliminare le divergenze nel mondo cattolico.
Gli Stati Uniti lanciano in orbita il Telstar, primo satellite per comunicazioni.
Nel 1963 - Vengono scoperti i quasars.
Nel 1964 - Viene pubblicato “L'uomo a una dimensione” di H. Marcuse.
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| Mao Tse Tung |
Nel 1965 - Muore Winston Churchill.
Prime fotografie di Marte inviate a Terra dal
Mariner IV.
Nel 1967 - Colpo di stato militare in Grecia.
Viene pubblicato “Cent'anni di solitudine” di G. Garcia Marquez (premio Nobel 1982).
In Sudafrica Cristian Barnard esegue il primo trapianto di cuore.
Nel 1968 - Contestazione giovanile in Europa.
La "primavera di Praga" repressa dai carri armati sovietici.
Nel 1969 - Con lo scoppio della bomba in piazza Fontana a Milano, inizia in Italia la "strategia della tensione", orchestrata da organismi deviati dello stato, servizi segreti ed estremisti di destra.
L'americano Armstrong, con la missione Apollo II, mette piede sulla Luna.
Nel 1971 - Richard Nixon annuncia l'inconvertibilità dollaro-oro.
Nel 1973 - La finanza internazionale riprende le redini dei cambi, che non sono più fissi e ottiene il controllo dell'economia mondiale, dando il via alle speculazioni finanziarie: fine degli Accordi di Bretton Woods.
Gran Bretagna, Eire e Danimarca entrano nella CEE.
Lancio di Pioneer 11 verso Giove e Saturno.
Nel 1974 - Fine della dittatura in Portogallo e in Grecia.
Lo scrittore Solgenitsyn deve lasciare l'URSS. Morte di Picasso.
Prime fotografie di Giove avvicinato dai Pioneer 10 e 11.
Nel 1975 - Morte di Franco; fine della dittatura in Spagna.
Prime fotografie della superficie di Venere raggiunta da Venera 9 e Venera 10.
L'ONU proclama "l'anno internazionale della donna" a favore dell'emancipazione femminile nel mondo.
Nel 1976 - "The Mousetrap" compie la 10.000° replica a Londra e continua.
II Concorde è il primo aereo supersonico impiegato in voi commerciali e passeggeri.
Nel 1977 - A Bologna un carabiniere uccide uno studente: per tre giorni scontri fra Movimento degli studenti, disoccupati, non garantiti e la polizia. Per visualizzare il video "Movimento del '77 a Bologna", clicca QUI .
Scoperta in Grecia la tomba di Filippo II il Macedone.
Lancio di Voyager 1 e Voyager 2 destinati all'esplorazione dei pianeti esterni.
Nel 1978 - Morte di papa Paolo VI, breve pontificato di Giovanni Paolo I, morto misteriosamente dopo 30 giorni di pontificato: in uno dei suoi discorsi da papa, aveva detto "... Dio è anche madre, non solo padre".
Elezione di Giovanni Paolo II, primo papa polacco.
A Roma rapimento e assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
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| Aldo Moro prigioniero delle BR |
Assegnato a Begin e Sadat il premio Nobel per la pace. Non molto tempo dopo, Sadat sarà ucciso.
Nel 1979 - Prime elezioni a suffragio universale del Parlamento Europeo.
A Vienna firma del Trattato SALT-2 tra Reagan e Breznev.
L'auto-razzo di Barret supera la barriera del suono a terra.
Nel 1980 - A Bologna una bomba alla stazione ferroviaria provoca più di 80 vittime: episodio più ecclatante di tanti altri nell'ambito della "strategia della tensione".
In Jugoslavia muore Tito.
Imponenti scioperi in Polonia, nascita del sindacato Solidarnosc: il papa polacco dichiara guerra al comunismo. Prime fotografie degli anelli e delle lune di Saturno inviate a Terra da Pioneer 11 e Voyager 1.
Nel 1981 - A Bonn prime manifestazioni per la pace.
A Roma attentato a Giovanni Paolo II.
Volo della prima navicella spaziale utilizzabile per più missioni, il Columbia.
Nel 1982 - In Polonia è applicata la legge marziale.
In URSS muore Breznev.
Primo trapianto di un cuore artificiale.
Nel 1983 - Elezione di Andropov a presidente dell'URSS.
Coniata la prima moneta da 1 sterlina.
Nel 1984 - In Sudafrica Desmond Tutù, vescovo nero della Chiesa anglicana, riceve il premio Nobel per la pace.
Nel 1985 - Elezione di Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista in URSS.
Commando palestinese sequestra la motonave "Achille Lauro" in navigazione nel Mediterraneo e uccide un cittadino ebreo degli USA.
Nel 1986 - Crisi nel Golfo della Sirte tra USA e Libia.
Disastro nucleare al reattore di Chernobyl (Kiev), emergenza in Europa per la nube radioattiva. Attacchi terroristici in Francia.
Vertice Reagan-Gorbaciov a Reykjavik.
Prime fotografie di Urano inviate a Terra da Voyager 2.
In USA la navetta spaziale Challenger esplode dopo 60" dalla partenza.
A Napoli il primo caso in Europa di nascita col sesso preordinato.
Nel 1987 - Inizio dei lavori per la costruzione del tunnel sotto la Manica.
La Terra ha 5 miliardi di abitanti.
Nel 1988 - Fisici tedeschi riescono a superare di 0,15 gradi lo zero assoluto, toccando i —273,15 gradi.
Nel 1989 - Rivoluzione in Romania e deposizione di Ceausescu, che viene condannato a morte e fucilato. Elezioni libere in Polonia e Ungheria.
Fermenti anche in Cecoslovacchia.
Crolla il Muro di Berlino.
Il Dalai Lama ottiene il Nobel per la pace.
Scienziati americani prima, e italiani poi, dichiarano di avere realizzato la fusione nucleare «a freddo». Il Voyager invia le immagini di Nettuno.
L'Europa invia la sonda Galileo, destinata a raggiungere Giove.
Nel 1990 - Riunificazione delle due Germanie.
In Polonia, Lech Walesa di Solidarnosc è eletto presidente.
Fermenti in Jugoslavia e dissensi fra le repubbliche.
In Gran Bretagna si dimette Margaret Thatcher e al suo posto viene eletto John Major.
A Gorbaciov è assegnato il Nobel per la pace.
Lancio della sonda europea Ulisse; scopo della missione è l'invio di foto delle zone polari del sole.
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| Cartina geografica dell'Europa nel 1990, con la Germania riunificata. La Cecoslovacchia si scinderà nel 1992. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Comincia l'esodo in massa dei profughi albanesi.
Nel 1992 - Scissione della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia è esistita dal 1918 al 1992 (eccetto che
dal marzo 1939 sino al termine della seconda guerra mondiale),
quando si è divisa in due Stati distinti dopo il crollo dell'Unione Sovietica: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. La separazione è stata incruenta ed è
avvenuta ufficialmente il 1º gennaio 1993, tre anni dopo la
Rivoluzione di velluto.
La Repubblica Ceca: la capitale è
Praga. È formata storicamente da tre grandi regioni: Boemia (ovest),
Moravia (est) e Slesia (divisa con la Polonia).
Il paese conta oggi poco più di 10
milioni di abitanti, con una densità media di 132 ab./km². La
distribuzione della popolazione è ineguale, dato che in Boemia vi è
un forte accentramento urbano: si passa da aree densamente abitate ad
altre che hanno caratteristiche molto più rurali nelle regioni
montuose, le quali hanno naturalmente una bassa densità abitativa a
causa del territorio.
Gli abitanti della Repubblica Ceca sono
suddivisi in due gruppi etnici, che provengono dal medesimo ceppo
slavo: i boemi, che rappresentano la maggioranza della popolazione, e
i moravi, che rappresentano poco più del 30% e abitano nell'omonima
regione. Sono modeste le minoranze: slovacche (poco meno del 2%),
ungheresi, polacche e tedesche. Fino alla seconda guerra mondiale nei
Sudeti abitavano 3 milioni di tedeschi (su 10 milioni di abitanti);
finita la guerra, a causa del forte risentimento antitedesco, i
tedeschi furono espulsi.
Seguono le percentuali dei dati del
censimento del 2011: Cechi (Boemi e Moravi) 68,6%, Slovacchi 1,4%,
Ucraini 0,5%, Polacchi 0,4%, Tedeschi 0,3%, Russi 0,2%, Ungheresi 0,1%,
altri (rom, ruteni, rumeni, serbi,
croati, ed altri) 26%.
La Repubblica Ceca è abitata da una
delle popolazioni meno religiose di tutta Europa. Secondo il
censimento del 2001, il 59% della popolazione è atea, il 26,8% è
cattolico, il 2,5% è protestante (Hussiti 1%, Fratelli Boemi 1,2%,
Chiesa evangelica salesiana di confessione augustana 0,1%), lo 0,2%
ortodosso. L'8,8% non ha risposto al censimento.
Secondo un più recente sondaggio,
effettuato da Eurobarometro nel 2005, il 19% dei cittadini cechi
crede che ci sia un Dio (il secondo risultato più basso tra i paesi
dell'Unione Europea dopo l'Estonia con il 16%), mentre il 50% crede
che ci sia qualche tipo di spirito o forza vitale e il 30% non crede
che ci sia alcun tipo di spirito, Dio o forza vitale.
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| Repubblica Slovacca, o Slovacchia. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Slovacchia: la capitale è Bratislava, la popolazione slovacca è di oltre
5.000.000 di abitanti, i quali si addensano nelle aree urbane per il
58,5%. La popolazione è composta in
prevalenza da slovacchi (80,7% del totale). La principale minoranza
del paese è rappresentata dagli ungheresi (8,5%), che abitano
soprattutto le regioni meridionali e orientali. Vi sono poi rom,
cechi, ruteni, ucraini, tedeschi e polacchi. Stando all'ultimo
censimento, i rom sono il 2,0% della popolazione; tuttavia, sulla
base di interviste a sindaci e altri rappresentanti degli enti
locali, sarebbero il 5,6% (il che contrasterebbe con le stime secondo
cui slovacchi e ungheresi insieme compongono il 96% della
popolazione)
Seguono le percentuali dei dati del
censimento del 2011: Slovacchi 80,7%, Ungheresi 8,5%, Rom 2,0%, Cechi
0,6%, Ruteni 0,6%, Ucraini 0,1%, altri (Croati, Tedeschi, Polacchi,
Serbi, Ebrei, altri) 7,5%.
La Costituzione slovacca garantisce la libertà religiosa. Il 68,9% degli slovacchi si dichiara cattolico di rito romano, il 12,96% ateo, il 6,93% luterano, il 4,1% cattolico di rito bizantino, il 2,0% calvinista, lo 0,9% ortodosso, mentre il restante 1,1% professa altre religioni. Un tempo la comunità ebraica era molto numerosa (120.000 persone prima della seconda guerra mondiale), oggi restano solo 2.300 ebrei.
La Costituzione slovacca garantisce la libertà religiosa. Il 68,9% degli slovacchi si dichiara cattolico di rito romano, il 12,96% ateo, il 6,93% luterano, il 4,1% cattolico di rito bizantino, il 2,0% calvinista, lo 0,9% ortodosso, mentre il restante 1,1% professa altre religioni. Un tempo la comunità ebraica era molto numerosa (120.000 persone prima della seconda guerra mondiale), oggi restano solo 2.300 ebrei.
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| Cartina geografica dell'Europa politica in italiano con i nomi delle città Clicca sull'immagine per ingrandirla |
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| Cartina politica del continente Europa nel 2012 con i nomi in Italiano.
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| Cartina fisica del continente Europa con i nomi in Italiano.
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| Cartina fisica del continente Europa con i nomi in Italiano.
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| Bandiera dell'Unione Europea |
L'Unione europea non è una semplice
organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una
federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un
organismo sui generis (di un genere suo proprio), alle cui
istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità
nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla
difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e
alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni
dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per
esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche
ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina ad una
confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni)
o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera). Gli organi principali dell'Unione
comprendono il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di
Consiglio dei Ministri da parte del Trattato di Maastricht), la
Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio
europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione
dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono
democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a
suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni. Oggi
l'UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.
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| Unione Europea: Date,Trattati, Istituzioni, storia dell'Integrazione Europea. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
Cronologia degli eventi dell'Unione Europea:
09-05-1950 - La Dichiarazione Schuman
esprime la volontà di un'Europa Unita che porterà all'istituzione
della Comunità europea del carbone e dell'acciaio.
18-04-1951 - I sei stati fondatori nel
1951 (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi,
Lussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce
ufficialmente la CECA.
23-05-1952 - I sei stati firmano il
trattato istitutivo della Comunità europea di difesa.
30-08-1954 - L'Assemblea Nazionale
Francese rigetta la CED, che non entrerà mai in vigore.
01-06-1955 - Dal 1º al 3 giugno si
svolge la fondamentale Conferenza di Messina.
25-03-1957 - I Trattati di Roma
istituiscono la Comunità economica europea.
01-07-1968 - Entra in vigore l'unione
doganale.
01-01-1973 - Danimarca, Irlanda e Regno
Unito aderiscono alla CEE.
10-06-1979 - Prime elezioni a suffragio
universale diretto del Parlamento europeo.
01-01-1981 - La Grecia aderisce alla CEE.
19-06-1983 - I dieci paesi aderenti alle
Comunità europee adottano la Dichiarazione solenne sull'Unione
europea.
01-01-1986 - Portogallo e Spagna
aderiscono alla CEE.
03-10-1990 - L'unificazione tedesca
comporta l'adesione automatica della oramai ex Repubblica Democratica
Tedesca alla CEE.
07-02-1992 - I dodici stati CEE firmano
il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea.
01-11-1993 - Entra in vigore il Trattato
di Maastricht, che istituisce l'Unione europea.
01-01-1995 - Austria, Finlandia e Svezia
aderiscono all'Unione europea.
26-03-1995 - In Francia, Benelux,
Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di
Schengen.
22-07-1997 - La Dichiarazione sull'UEO
istituisce una cooperazione rafforzata fra UE e UEO.
02-10-1997 - I quindici stati membri
dell'Unione firmano il Trattato di Amsterdam.
26-10-1997 - Gli accordi di Schengen
entrano in vigore anche per l'Italia.
01-11-1997 - Gli accordi di Schengen
entrano in vigore anche per l'Austria.
01-01-1999 - Entra in vigore l'euro.
01-05-1999 - Entra in vigore il Trattato
di Amsterdam.
01-01-2000 - Gli accordi di Schengen
entrano in vigore anche per la Grecia.
25-03-2000 - Gli accordi di Schengen
entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e
Svezia.
19-04-2000 - Regno Unito e Spagna firmano
un accordo che estende la cittadinanza dell'Unione a Gibilterra, che
diventa il primo territorio esterno del Regno Unito ad entrare nei
confini dell'UE.
11-12-2000 - I quindici stati membri
firmano il Trattato di Nizza.
15-12-2001 - I quindici paesi dell'UE
adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della
Convenzione europea.
01-01-2002 - L'euro diviene la valuta
corrente di dodici paesi dell'Unione ed anche di San Marino, Vaticano
e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del
Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e
Montenegro) e in Andorra.
01-01-2003 - L'Unione succede all'ONU, in
Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione
della regione.
01-02-2003 - Entra in vigore il Trattato
di Nizza.
01-05-2004 - Cipro, Estonia, Lettonia,
Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e
Ungheria aderiscono all'UE.
29-10-2004 - Viene firmato a Roma il
trattato che adotta una costituzione per l'Europa.
01-01-2007 - Bulgaria e Romania
aderiscono all'UE. La Slovenia adotta l'euro.
25-03-2007 - L'UE compie 50 anni: in un
vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per
cercare di sbloccare l'impasse costituzionale.
23-06-2007 - Il Consiglio europeo trova
l'accordo sul Trattato di riforma che sostituirà la Costituzione
europea.
13-12-2007 - I capi di stato e di governo
firmano il trattato di Lisbona.
21-12-2007 - Gli accordi di Schengen
entrano in vigore anche per l'Estonia, la Lettonia, la Lituania,
Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e
l'Ungheria.
01-01-2008 - Cipro e Malta adottano
l'euro, portando la zona euro a quindici membri.
01-01-2009 - La Slovacchia adotta l'euro,
portando la zona euro a sedici membri.
01-12-2009 - Entra in vigore il Trattato
di Lisbona.
01-01-2011 - L'Estonia adotta l'euro,
portando la zona euro a diciassette membri.
31-03-2011 - Mayotte passa da COM a DOM
francese, diventando ufficialmente territorio dell'Unione Europea.
01-04-2012 - Il diritto d'iniziativa dei
cittadini europei consente ad un milione di cittadini europei di
prendere direttamente parte all'elaborazione delle politiche dell'UE,
invitando la Commissione europea a presentare una proposta
legislativa.
01-07-2013 - La Commissione europea
raccomanda tale data per l'adesione all'Unione della Croazia
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| Unione Europea: Tabella con bandiera degli Stati membri e data di adesione Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Unione Europea: Tabella con bandiere degli Stati membri e dati del 2007: Popolazione, Superficie, PIL di ogni Stato, PIL pro capite di ogni Stato, Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Unione Europea: Tabella con bandiera di ogni Stato membro, data di adesione all'Unione, territori speciali su cui ha sovranità. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Tabella dei dati macroeconomici del 2010 degli Stati membri dell'Unione Europea. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Cartina dell'Unione Europea con il PIL dei 27 Stati membri nel 2010. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Cartina del centro-nord dell'Unione Europea 2012 con i nomi degli Stati membri nella lingua originaria locale. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Cartina del sud dell'Unione Europea 2012 con i nomi degli Stati membri nella lingua originaria locale. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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| Unione Europea - i 10 maggiori comuni dell'UE con i dati della popolazione. Clicca sull'immagine per ingrandirla. |
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