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giovedì 31 maggio 2012

Europa: Storia e Cultura dal mito all'Unione Europea - 2° - dal 600 d.C. ad Oggi

L'Europa, entità cristiana nata dalle ceneri dell'Impero
 Romano, coronata con la Corona d'Italia.
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La Corona Ferrea o Corona del Ferro è un'antica e preziosa corona che venne usata dall'Alto Medioevo fino al XIX secolo per l'incoronazione dei Re d'Italia. Per lungo tempo, gli imperatori del Sacro Romano Impero ricevettero questa incoronazione. All'interno della corona vi è una lamina circolare di metallo: la tradizione vuole che essa sia stata forgiata con il ferro di uno dei chiodi che servirono alla crocifissione di Gesù. Per questo motivo la corona è venerata anche come reliquia, ed è custodita nel duomo di Monza nella Cappella di Teodolinda. Secondo la tradizione cristiana verso l'anno 324 Elena, madre dell'imperatore Costantino I, fece scavare l'area del Golgota in cerca degli strumenti della Passione di Gesù.
 Fu rinvenuta quella che venne identificata come la "vera Croce", con i chiodi ancora conficcati. Elena lasciò la croce a Gerusalemme, portando invece con sé i chiodi: tornata a Roma, con uno di essi creò un morso di cavallo, e ne fece montare un altro sull'elmo di Costantino, affinché l'imperatore ed il suo cavallo fossero protetti in battaglia. La storica Valeriana Maspero ritiene invece che la corona fosse il diadema montato sull'elmo di Costantino, dove il sacro chiodo era già presente. L'elmo e il morso, insieme alle altre insegne imperiali, furono portati a Milano dall'imperatore Teodosio I, che vi risiedeva: Ambrogio li descrive nella sua orazione funebre de obitu Teodosii. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'elmo fu portato a Costantinopoli, ma in seguito fu reclamato dal goto Teodorico il Grande, re d'Italia, il quale aveva a Monza la sua residenza estiva. I bizantini gli inviarono il diadema trattenendo la calotta dell'elmo. Il "Sacro Morso" rimase a Milano: oggi è conservato nel duomo della città. Due secoli dopo papa Gregorio I avrebbe donato uno dei chiodi a Teodolinda, regina dei Longobardi, che fece erigere il duomo di Monza; ella fece fabbricare la corona e vi inserì il chiodo, ribattuto a forma di lamina circolare. La tradizione che legava la corona alla Passione di Cristo e al primo imperatore cristiano ne facevano un oggetto di straordinario valore simbolico, che legava il potere di chi la usava a un'origine divina e a una continuità con l'impero romano.
La Corona del Regno d'Italia: la Corona Ferrea.
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La Corona Ferrea fu usata dai re Longobardi, e poi da Carlo Magno (che la ricevette nel 775) e dai suoi successori, per l'incoronazione dei re d'Italia. Indagini storiche più recenti ritengono che la conformazione odierna della corona sia dovuta a interventi databili tra il V e il IX secolo. Essa potrebbe essere stata un'insegna reale Ostrogota, passata poi ai Longobardi e quindi ai Carolingi, i quali, dopo averla restaurata, la donarono al Duomo di Monza, chiesa reale fatta erigere da Teodolinda. Gli imperatori del Sacro Romano Impero venivano incoronati tre volte: una come Re di Germania, una come Re d'Italia, una come Imperatore (quest'ultima corona veniva imposta dal Papa). L'incoronazione con la Corona Ferrea si svolgeva a Milano, nella basilica di Sant'Ambrogio; altre volte tuttavia la cerimonia si svolse a Monza (nel Duomo o nella Chiesa di S.Michele) oppure a Pavia, e saltuariamente in altre città ancora. Tra un'incoronazione e l'altra, la Corona Ferrea risiedeva nel Duomo di Monza, che per questo motivo era dichiarata "città regia", proprietà diretta dell'imperatore, e godeva di privilegi ed esenzioni fiscali. La corona attraversò tuttavia alcune vicissitudini: nel 1248 fu data in pegno all'ordine degli Umiliati, a garanzia di un ingente prestito contratto dal capitolo del duomo per pagare una pesante imposta straordinaria di guerra, e fu riscattata solo nel 1319. Successivamente fu trasferita ad Avignone, allora sede papale, dove rimase dal 1324 al 1345: durante questo periodo fu persino rubata, ma il ladro fu catturato e la refurtiva recuperata. Papa Innocenzo VI, nel quadro della lotta per le investiture, promulgò nel 1354 un editto con il quale rivendicava il diritto di Monza all'imposizione della Corona Ferrea nel Duomo, subito disatteso. La tradizione della triplice incoronazione si interruppe con Carlo V, che fu incoronato nel 1530 a Bologna: abdicando nel 1556, egli divise l'impero in due, separando così i regni di Italia e Germania. Nel 1576 san Carlo Borromeo istituì il culto del Sacro Chiodo, per celebrare la venerazione della Corona e legarla all'altro Chiodo della Passione nel Duomo di Milano. Due secoli dopo, però, il ducato di Milano passò all'Austria e la tradizione riprese: l'imperatore Francesco I ricevette la Corona Ferrea nel 1792. L'incoronazione più famosa è però quella di Napoleone Bonaparte, che si incoronò re d'Italia nel 1805: nel rito celebrato nel Duomo di Milano, egli si impose da solo la corona sul capo, pronunciando la frase: "Dio me l'ha data e guai a chi me la toglie!". Per devozione alla corona Napoleone istituì poi l'Ordine della Corona del Ferro. Dopo la parentesi napoleonica, l'incoronazione ritornò prerogativa degli imperatori d'Austria, e Ferdinando I la ricevette nel 1838. Durante le guerre di indipendenza italiane, la corona fu requisita da Monza e portata a Vienna, ma nel 1866, dopo la sconfitta dell'Austria nella terza guerra di indipendenza, fu restituita all'Italia e ritornò a Monza. I Savoia tuttavia non la utilizzarono mai per le incoronazioni, poiché conservarono la corona del regno di Sardegna (anche nello stemma regio). Inoltre essa era diventata negli anni precedenti un simbolo della dominazione austriaca, oltre a ciò il Regno d'Italia era in conflitto con il Papato, in seguito alla presa di Roma, e l'utilizzo di una corona che era anche una preziosa reliquia era poco opportuno. In ogni caso la corona faceva parte delle insegne reali, come testimonia l'esposizione di essa ai funerali di Vittorio Emanuele II (1878), il quale aveva anche istituito l'Ordine cavalleresco della Corona d'Italia. Il re Umberto I forse meditava di incoronarsi con la Corona Ferrea quando il clima politico fosse stato più favorevole: nel 1890 egli inserì la Corona Ferrea nello stemma reale, e nel 1896 donò al duomo di Monza, città in cui egli amava risiedere, la teca di vetro blindato in cui essa è tuttora custodita. Il suo assassinio nel 1900 interruppe i suoi progetti, ma di nuovo alle sue esequie venne esposta la Corona e la sua tomba al Pantheon ne reca una copia bronzea. Il figlio Vittorio Emanuele III non volle alcuna cerimonia di incoronazione. Con la proclamazione della Repubblica Italiana nel 1946, la Corona Ferrea smise definitivamente di essere un simbolo di potere, per essere solo una reliquia e un prezioso cimelio storico. L'ultimo viaggio della corona avvenne durante la seconda guerra mondiale: temendo che i tedeschi volessero impadronirsene, nel 1943 il cardinale Ildefonso Schuster la fece trasferire segretamente in Vaticano, dove rimase fino al 1946. Essa ritornò portata da due canonici del duomo di Monza, nascosta in una cappelliera dentro una valigia. Lo storico monzese Bartolomeo Zucchi, che scriveva intorno al 1600, contò 34 incoronazioni avvenute fino a quel momento.
Non tutte queste incoronazioni sono però comprovate da documentazioni storiche.Tra quelle sicure, oltre a quelle longobarde, si ricordano:- Carlo Magno (800)
- Corrado (1024)
- Corrado III (1128)
- Federico Barbarossa (1155)
- Enrico VI (1186, in occasione delle nozze con Costanza d'Altavilla)
- Carlo IV (1355, presente Francesco Petrarca)
- Carlo V d'Asburgo (1530, a Bologna)
- Napoleone I (1805)
- Ferdinando I d'Austria (1838)
La Corona Ferrea, corona del Regno d'Italia.
Per stilare l'elenco di chi è stato incoronato Re d'Italia, con la Corona D'Italia, dovremmo cominciare da Teoderico, Re Ostrogoto D'Italia nel 493 per concessione dell'Imperatore Romano d'Oriente, che probabilmente fu anche colui che fece assemblare la corona con le gemme e le reliquie giunte da Costantinopoli; poi fu la volta dei Re Longobardi, di cui Agilulfo, che divenne Re nel 591. Nel  768 Carlo Magno Re dei Franchi, vinti i Longobardi divenne Re D’Italia, e fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nell'800, con la Corona Ferrea. Dopo la sua morte, dalla ripartizione dell’Impero  dell’888 si formarono i regni di Francia, di  Borgogna, di Provenza,  d’Italia e di Germania. Nel 926 divenne Re D’Italia Ugo di Provenza, nel 946 gli  successe Berengario  D’Ivrea. Nel 951 Ottone  di Sassonia  divenne Re di Germania e dopo Re D’Italia, si fece incoronare  Imperatore a Roma nel 962, dando vita al Sacro Romano Impero di Germania, dopo di lui Il titolo di Re D’Italia è di diritto senza investitura dell’Imperatore. Alla Casa di Sassonia morto  Enrico II nel 1024, vi  successe la Casa di Franconia e dopo  Enrico V °, seguì la Casa Sveva. L’Imperatore Enrico VI ° sposò Costanza D’Altavilla della Casa Normanna, erede al trono di Sicilia che includeva la Sardegna e la Corsica. Unificati i tre regni vi  successe il figlio Federico, I ° fra i Re di Sicilia e II ° fra gli Imperatori di Germania.  Federico ebbe quattro mogli: Costanza figlia del Re d’Aragona, madre di Enrico che diverrà Re di Germania, Iole figlia del Re di Gerusalemme e madre di Corrado VI°, ereditiera del trono di Gerusalemme, titolo che verrà tramandato a tutti i Re di Sicilia. Dal matrimonio con  Margherita D’Austria, nasce il piccolo Corradino che lascerà il titolo sotto tutela della madre. La terza moglie dell’Imperatore fu  la principessa Isabella  d’Inghilterra, sorella di Enrico III °. L’ultima  moglie fu Bianca Lanza dei Conti di Fondi. Nel 1249 il figlio Enzo Re di Sardegna, nella guerra contro i Comuni fu catturato dai bolognesi, e visse in prigione per venti anni in un palazzo della città di Bologna. Federico morì l’anno seguente nel mese di dicembre. Al trono Imperiale successe il figlio Manfredi che muore  a Benevento nel 1266 durante la guerra contro gli Angioini i quali, dopo la morte di  Corradino succederanno al trono di Sicilia. Re Pietro III d’Aragona avendo sposato la Sveva Costanza figlia di Manfredi  rivendica il Regno di Sicilia dando inizio alla guerra del Vespro. Nel 1302 con la pace di Caltabellotta, Carlo II D’Angiò pur mantenendo il titolo di Re di Sicilia e Gerusalemme appartenenti alla Casa Sveva, cederà  il Regno a Federico II ° D’Aragona, (III ° di Sicilia) con il titolo di Re di Trinacria. Nel 1249 il figlio Enzo Re di Sardegna, nella guerra contro i Comuni fu catturato dai bolognesi, e visse in prigione per venti anni in un palazzo della città di Bologna. Federico morì l’anno seguente nel mese di dicembre. Al trono Imperiale successe il figlio Manfredi che muore  a Benevento nel 1266 durante la guerra contro gli Angioini i quali dopo la morte di  Corradino succederanno al trono di Sicilia. Re Pietro III d’Aragona avendo sposato la Sveva Costanza figlia di Manfredi  rivendica il Regno di Sicilia dando inizio alla guerra del Vespro. Nel 1302 con la pace di Caltabellotta Carlo II D’Angiò pur mantenendo il titolo di Re di Sicilia e Gerusalemme appartenenti alla Casa Sveva  cederà  il Regno a Federico II ° D’Aragona, (III ° di Sicilia) con il titolo di Re di Trinacria. La perdita del Regno di Sicilia indebolì l’Impero Romano di Germania, con perdita di autorevolezza nella stessa Germania, e soltanto dopo anni della morte dell’Imperatore Federico II°, i grandi elettori rielessero un nuovo Imperatore, Rodolfo D’Habsburg (Asburgo o Absburgo) che consolidò la propria dinastia soprattutto in Austria. Gli successero gli Imperatori Enrico VII ° del Lussemburgo, Ludovico di Bavaria, e Carlo IV °. Nel XIV° secolo il Regno D’Italia è smembrato in Signorie e Principati  di fazione Imperiali o papiste. Nel 1395 Gian Galeazzo Visconti ottenne dall’Imperatore il titolo di duca di Milano, gli succederà nel 1450 il genero Francesco Sforza. A metà del Quattrocento a Firenze si istaura la Signoria dei Medici. Venezia diviene Repubblica. A Napoli morto il Re Roberto D’Angiò il figlio di Carlo II °, eredita il trono  la figlia Giovanna.  Nel Regno di Sicilia nel 1442 successe Re Alfonzo di Aragona divenuto anche Re di Napoli. Ad egli successe il figlio Ferdinando detto il Cattolico Re di Aragona, di Napoli e di Sicilia,  sposatosi con Isabella ereditiera della Corona di Castiglia crearono il Regno di Spagna. Sul finire del XV ° secolo il Re di Francia Luigi XII ° discendente di una Visconti di Milano rivendica occupandolo nel 1504 il Ducato di Milano, spodestando  Ludovico il Moro, il Regno di Napoli diverrà un Viceregno spagnolo.  Figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di Castiglia, Giovanna erede al trono di Spagna sposa Filippo il Bello figlio dell’Imperatore Massimiliano D’Asburgo, da questo matrimonio nascerà  Carlo V ° che tra il 1516 e il 1519 erediterà la Corona di  Spagna, i due viceregni di Napoli e Sicilia, le Colonie Americane, l’Austria, le Fiandre, e i Paesi Bassi e i diritti sulla Borgogna, dominio francese. Il 24 febbraio 1530 Carlo V° fu incoronato Imperatore nella città di Bologna dal Clemente VII°. A Carlo V ° successero i figli Filippo II ° erede del  Regno di Spagna con inclusi i viceregni di Napoli, Sicilia e Sardegna, e Ferdinando, erede dei reami di Casa D’Austria e del titolo di Imperatore dell’Impero Romano di Germania, essi contesero il Ducato di Milano ai Francesi annettendolo al Regno di Spagna, raggruppando di fatto le regioni dell’antico Regno D’Italia, politicamente non più esistente, tramandato solo nel titolo di Reale D’Italia.

Cartina dell'Europa con il luogo di provenienza, la tappe della migrazione
nell'antica Pannonia dei Longobardi e i loro insediamenti in Italia.
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Nel 568 - I Langobardi, comunemente detti Longobardi, iniziano l'invasione dell'Italia. Romània (da cui Romagna) è il nome con cui i Longobardi indicavano i possedimenti dell'impero romano (d'oriente, detto poi bizantino) in Italia, in particolare la zona di Ravenna. Si disgrega quindi l'unità territoriale dell'impero parzialmente riunito da Giustiniano. Nella popolazione italiana è mal tollerata l'elevata imposizione fiscale imperiale, necessaria a ripagare le spese della riconquista. E' poi molto forte nel nord e nord-est lo scisma tricapitolino. Inoltre la principessa bavara Teodelinda (oggi chiamata Teodolinda), in qualità di regina Longobarda trasferirà nel dominio Longobardo del nord Italia la fede cattolica tricapitolina. Ormai le società barbarizzate occidentali stanno imboccando un percorso non comune all'oriente, mentre iniziano lunghe guerre fra l'impero e gli invasori.

Cartina dell'Europa e Mediterraneo nel 600.
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Nel 590 - Inizia il pontificato di Gregorio Magno, durante il quale i Longobardi, cristiani di fede ariana, si convertiranno al cattolicesimo. Il romano, di fatto e di cultura, Gregorio, si sente suddito dell'imperatore d'oriente, ma deve difendere e tutelare il territorio di Roma dall'invasione longobarda da solo. Ricompone comunque l'integrità della cristianità occidentale  ed è proprio in questa fase che si intende per Europa l'insieme della cristianità nei territori barbarizzati dell'ex impero romano d'occidente.

Cartina dell'Europa e Mediterraneo nel 600.
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Teodelinda (Teodolinda)
Nel 591 - A Milano, Agilulfo è incoronato Re Longobardo d'Italia, grazie al matrimonio, nel 590, con Teodelinda. Teodolinda o Teodelinda (Ratisbona 570 - Monza, 22 gennaio 627) fu regina dei Longobardi e regina d'Italia dal 589 al 616. Figlia del duca dei Bavari, Teodolinda era una principessa di stirpe regale, discendente per parte materna della casata longobarda maggior portatrice del "carisma" regale, i Letingi. Per suggellare l'alleanza tra Bavari e Longobardi venne data in sposa ad Autari, re dei Longobardi, asceso al trono dopo una fase di assenza di potere regio. Morto Autari, dopo solo un anno di nozze, Teodolinda si risposò con Agilulfo, duca di Torino, da cui ebbe un figlio, Adaloaldo, futuro re dei Longobardi e il primo ad essere battezzato nella fede cattolica. Teodolinda, infatti, essendo cattolica, anche se aderente allo scisma dei Tre Capitoli, rappresentò il primo stabile collegamento tra i Longobardi ariani e la Chiesa di Roma, grazie ai suoi rapporti amichevoli con papa Gregorio Magno.
Donna bella e intelligente, fu molto amata dal suo popolo, che poté godere durante il suo regno e quello di Agilulfo di anni prosperi e fruttuosi. La regina fu una grande mecenate e fornì Monza - la città da lei resa capitale estiva del Regno longobardo - di una ricca basilica dedicata a san Giovanni Battista, di un palazzo reale e di numerosi oggetti d'arte, tra i quali molte reliquie. Fondò molti altri edifici religiosi nell'intera zona brianzola e favorì la predicazione di San Colombano.
Cartina dell'Europa Nord-Occidentale nel 600
Dopo la morte di Agilulfo fu reggente per il figlio Adaloaldo, ma quando questi venne deposto da una congiura di corte - dopo dieci anni di regno - la regina si ritirò a vita privata e poco dopo morì. Fu sepolta con tutti gli onori nella basilica di San Giovanni, ora Duomo di Monza, dove fu venerata dal popolo locale come una santa. La sua figura, divenuta mitica, fu amatissima e divenne il fulcro di numerose leggende e storie popolari. La sua fama raggiunse l'apice nel XV secolo quando gli Zavattari affrescarono nel Duomo di Monza una celebre serie di affreschi con le Storie della regina Teodolinda, il più ampio ciclo italiano del Gotico internazionale.
Teodolinda è inoltre venerata beata anche se la Chiesa non ne ha mai confermato il culto. Teodolinda ebbe un notevole influsso sulle scelte politiche del marito. Cattolica (a differenza del marito e di gran parte del popolo longobardo, ariano e pagano), dopo un iniziale sostegno allo scisma tricapitolino (con ogni probabilità fino al 612 anno della morte del suo 
Papa Gregorio Magno
consigliere Secondo di Non) dialogò con la Chiesa di papa Gregorio Magno (590-604), con il quale intratteneva uno scambio epistolare. Tale scambio riguardò soprattutto la funzione di mediatrice che la regina esercitò per assicurare periodi di tregua nella guerra in corso fra longobardi e romani. Per il possibile influsso di Teodolinda, furono inoltre restituiti beni alla Chiesa, reinsediati vescovi e avviati sforzi per comporre lo Scisma tricapitolino che divideva il papa di Roma al patriarca di Aquileia. In quegli anni il monaco Secondo di Non, tricapitolino, fu primo consigliere alla corte. Il figlio di Agilulfo e Teodolinda ed erede al trono, Adaloaldo, fu battezzato con rito cattolico nel 603, mentre l'aperto incoraggiamento dato dalla coppia regale alla riforma monastica di san Colombano approdò, nel 614, alla fondazione del monastero di Bobbio.

Nel 600 - L'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi ha prodotto un regno longobardo d'Italia al centro-nord, con capitale Pavia, e due ducati longobardi al centro-sud, con Benevento e Spoleto come capitali. (I titoli Duca e Doge, Duchessa e Dogadessa al femminile, derivano dal latino Dux, "Duce"). 
Da qui iniziano i diversi destini delle aree nord e sud della penisola, producendo quelle differenze che sono tuttora visibili.

Cartina dell'Italia nel 652, alla morte del Re Longobardo Rotari.
  In giallo i territori Bizantini, in arancio i Longobardi, in fucsia
i territori contesi fra Longobardi e Bizantini. Sono indicate le
regioni, i monasteri cristiani e la maggiori città.
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Cartina con segnalati i Sassi di Rocca Malatina,
il Passo di Croce Arcana e il Passo dell'Abetone.
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Nel nuovo assetto politico della penisola si cambieranno i nomi di alcune regioni italiane: l'area più importante del regno longobardo verrà chiamata Longobardìa, da cui Lombardia, e Romània (da cui Romagna) era il nome con cui i Longobardi indicavano i possedimenti dell'impero romano d'oriente, che chiameremo d'ora in poi bizantino, in Italia, in particolare la zona di Ravenna. E' il periodo in viene fondata Venezia, su cinque isole lagunari, per non subire incursioni. Intanto a sud il bizantino ducato di Calabria, coinvolgendo una piccola parte dell'antica Calabria (in cui risiedevano gli antichi Apuli, oggi chiamata Puglie) e parte dell'antico Bruzio (anticamente abitata dai Brutii) fece in modo che si intenderà poi per Calabria solo l'antico Brutio. Inoltre, la via appenninica che fino ad allora portava a Roma da nord, e che passava alla destra del fiume Panaro attraverso il passo della Croce Arcana, situato fra gli odierni comuni di Fanano (MO) e Cutigliano (PT), era controllata dall'Esarcato dell'impero romano d'oriente, presso gli attuali Sassi di Rocca Malatina (MO), che qui presidiava il confine con i territori controllati dai Longobardi. I Longobardi approntarono allora una via che attraversava il passo dell'Abetone, fra gli attuali comuni di Fiumalbo (MO) e Cutigliano (PT), percorrendo la riva sinistra del Panaro ed aggirando così il monte Cimone, e questa via di comunicazione è utilizzata ancora oggi. A testimonianza di quei giorni, è da segnalare che nel dialetto modenese della valle del Panaro, per "paiolo" si dice "calzeder", parola derivata dal greco, la lingua parlata nell'impero bizantino. Sempre in valle, ci si distingue ancora oggi fra di qua o di là dall'acqua (il Panaro stesso), intendendo rimarcare profonde differenze culturali.

Cartina delle lingue e dialetti nell'Italia del Nord e nell'Italia Centrale.
derivati dalle antiche lingue degli autoctoni e influenzati dal Latino
  e dalle lingue dei popoli migranti. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina delle lingue e dialetti nell'Italia Centrale e nell'Italia Meridionale e
isole, derivati dalle antiche lingue degli autoctoni e influenzati dal Latino
  e dalle lingue dei popoli migranti. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Carta dell'Europa occidentale con i nomi dei dialetti derivati dalle
lingue etniche originarie influenzate dal Latino. Manca, per l'Europa
orientale, la Romania e la Moldavia.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 610 - Maometto inizia la predicazione del Corano. La predicazione di Maometto iniziò nel mese di Ramadan del 610, quando, secondo la tradizione tramandata dal Corano, sul Monte Hira, nei pressi della Mecca, al Profeta sarebbe apparso l'arcangelo Gabriele che gli disse queste parole:"Leggi, in nome del tuo Signore che ha creato, che ha creato l'uomo da un grumo di sangue. Leggi nel nome del tuo Signore il più generoso, che ha insegnato per mezzo del calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva." Maometto sulle prime credette di aver sognato, tanto più che c'è un periodo tra la prima apparizione del Monte Hira e quelle che a distanza di tempo sensibile le seguiranno (ricordiamo che Maometto seguitò a ricevere apparizioni angeliche per tutta la vita). Inizialmente Maometto confidò queste esperienze solo a pochi intimi, tra i quali il cugino Alì e i congiunti Othman e Abu Bakr, mentre solo verso la fine del decennio successivo iniziò a predicare in pubblico una rivelazione monoteistica. Egli predicava un Dio unico "Allah" (parola araba dalla stessa radice dell'ebraico Elohim), per il quale era l'Inviato (rasūl) per concludere il messaggio profetizzato nella Bibbia. Le caratteristiche della sua predicazione erano un duro tono apocalittico e una ferma condanna del politeismo, che con i pellegrinaggi era una delle attività più remunerative alla Mecca.

Carta dell'espansione delle conquiste dell'Islam dall'impero di Maometto nel
1632 ai sucessivi 4 califfi dal 1632 al 1750. Sono segnalate le avanzate
Arabe e le battaglie con le date. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 632 - Muore Maometto. A Medina, il giorno stesso della morte del loro profeta, i compagni fedelissimi di Maometto, primi fra cui Abu Bakr, Omar ibn al-Khattab, Abu Ubayda ibn al-Jarrah, Talha ibn Ubayd Allah e alcuni altri, tutti meccani coreisciti (cioè più o meno imparentati con la tribù dei Quraysh della Mecca), si radunano per dare una successione a Maometto. Si voleva evitare che i medinesi nominassero uno di loro al governo, e il prescelto fu Abu Bakr. Abu Bakr 'Abd Allah ibn Abi Quhafa era coetaneo di Maometto, suo amico d'infanzia e primo convertito maschio e maggiorenne all'Islam (lo avevano preceduto la moglie di Maometto, Khadija, e il minorenne cuginetto Ali ibn Abi Talib). Fu eletto come "Khalīfat rasūl Allāh" (Vicario o successore del Profeta di Allah), che in italiano è ridotta a "califfo". Questo titolo ingombrerà la Storia araba fino al 1926. Il neo-califfo Abu Bakr dovette lottare subito contro lo scissionismo delle tribù arabe ribelli, moto che è passato alla storia come "Ridda". La Ridda fu combattuta e vinta da due grandi generali musulmani, Khalid ibn al-Walid e Ikrima ibn Abī Jahl, che fra le altre vittorie, annoverano quella nella battaglia di 'Aqraba', contro la tribù dei Banu Hanifa, nel 633 Abū Bakr, passato ai posteri come un personaggio mite e gentile, regnò fino al 634 anno in cui morì. Alla sua successione fu chiamato Omar ibn al-Khattab.

Nel 634 - Omar ibn al-Khattab, secondo califfo dell'Islam, salito al potere trovò, dopo la Ridda, la Penisola arabica unita sotto il vessillo islamico. Quindi poté anzitutto, con l'ausilio del suo generale Khalid ibn al-Walid, scagliarsi contro le province di confine del deserto arabo-siriano, soggiogando i reami semi-sedentarizzati del Nord. Quindi, le armate musulmane si riversarono in Siria, Persia ed Egitto. I due ciclopi che premevano l'Arabia a Nord, l'Impero Sasanide e quello Bizantino, erano in crisi dopo la ventennale guerra che era terminata solo nel 628. Bisanzio, retta dall'imperatore Eraclio, aveva recuperato Siria e Palestina sconfiggendo i Sasanidi, ma né il vincitore né tanto meno lo sconfitto erano in grado ancora di affrontare un nuovo scontro militare. Sicché le armate musulmane senza grosse difficoltà poterono in pochi anni prendere Palestina e Siria. Già nel 633 Abū Bakr aveva inviato forze ausiliare contro la Palestina, creando disordini ai Bizantini. Poi, nell'aprile 634 Khalid ibn al-Walid invase la Siria con un esercito regolare che, assoggettò la in disordine, occupò prima Palmira e poi Damasco. Eraclio reclutò un poderoso esercito, conPalestina cui poté scacciare i musulmani da Damasco, ma non poté sostenere l'urto di uno scontro frontale nel luglio 636, nella battaglia sul fiume Yarmuk, Siria e Palestina erano stabilmente sotto dominazione araba, e vennero rette da Abū Ubayda. Il califfo Omar visitò Damasco nel 637 Gerusalemme cade l'anno dopo. Nel frattempo, gli arabi tenevano un altro fronte aperto, ed era quello contro i Sasanidi. Nel 633 milizie arabe avevano occupato al-Ḥīra, capitale dello stato vassallo dei Persiani. Ne erano stati scacciati dall'imperatore persiano Yazdagird nel 634, con la perduta Battaglia del Ponte. Ma i musulmani non rinunciarono. Nell'estate 637 un piccolo contingente arabo sbaragliò un esercito sasanide di 20.000 uomini nella Battaglia di al-Qadisiyya. Pochi mesi dopo, la capitale Ctesifonte cadeva in mano araba, e poi ancora anche tutto l'Iraq e la Persia, dopo la battaglia di Ǧalūla. L'Impero sasanide era completamente inglobato nel Califfato arabo. E le vittorie arabe proseguivano ancora. Ora Medina puntava all'Egitto. Qui i Copti, come i Monofisiti in Siria, erano scontenti del governo ortodosso bizantino. E quando il generale Amr ibn al-Āṣ occupò la cittadina egizia di frontiera di Arish (12 dicembre 639) per far dispetto al Califfo, molti furono quasi contenti. Amr ibn al-Āṣ, vista la situazione, si spinse anche fino ad occupare Pelusio, sul Delta, e poi marciò su Babilonia (che era un fortino nei pressi dell'odierno Cairo), caposaldo bizantino. Qui, con l'aiuto di un contingente arabo in ausilio alla sua cavalleria yemenita, sbaraglia i Bizantini (luglio 640) occupando la città (641). Nel frattempo, si era combattuta una battaglia ad Eliopoli (640). Quindi, preso tutto l'Egitto, restava ai bizantini solo Alessandria, che resse un anno, fino a che nel 642 il Patriarca copto non firmò una pace con gli Arabi, in seguito alla quale i bizantini si ritirarono via mare. Preso l'Egitto, l'espansionismo arabo diresse le sue mire sulla Cirenaica. Le fiorenti città costiere bizantine di Cirene, Leptis Magna, Bengasi caddero in tre anni, tra il 642 ed il 645. L'Africa settentrionale si avviava ad essere una terra musulmana.

Cartina con le conquiste Arabe e le espansioni dal 622,
con Maometto, al 945, i percorsi commerciali e le incursioni
 degli Arabi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 643 - Editto di Rotari, fondamentale per la legislazione Longobarda. Nella cultura longobarda era fortissima l'usanza tribale della faida per gestire i conflitti. Le lunghe catene di omicidi che provocava impediva una continuità politico-amministrativa e con l'editto si fissò un prezzo per ogni sopruso, evitando così ulteriori bagni di sangue.

Nel 680 - I Bulgari invadono i Balcani.

Nel 698 - Si ricompone lo Scisma Tricapitolino. Giustiniano, in qualità di Pontefice Massimo, poichè l'imperatore era il capo della chiesa cristiana fondata da Costantino, nel 545 emana l'Editto contro i "Tre Capitoli" che provocherà lo scisma della cristianità dell'Italia settentrionale e nord-orientale. Con scisma tricapitolino (o Scisma dei Tre Capitoli, in greco trîa kephálaia) si indica una divisione all’interno della Chiesa avvenuta tra i secoli VI e VII, causata da un folto gruppo di vescovi, per lo più occidentali, che interruppero le relazioni con gli altri vescovi e con il papa, rifiutando le decisioni del Concilio di Costantinopoli II del 553. L'imperatore bizantino Giustianiano I (527-565), per salvaguardare l'unità dell'impero romano d'Oriente nel suo disegno di espansione dell'egemonia sui paesi dell'area mediterranea, cercò di ingraziarsi gli eretici monofisiti (numerosi e con molti agganci politici, compresa l'imperatrice Teodora, alla corte di Costantinopoli). Le tesi monofisiste, che racchiudevano in un'unica natura la divinità e l'umanità di Cristo, vennero condannate dal concilio di Calcedonia (451), ma l'imperatore, poiché non avrebbe potuto rigettare un concilio ecumenico già celebrato un secolo prima e riconosciuto da gran parte delle Chiese, decise di condannare alcuni teologi del passato, assertori di teorie difisiste sospettate di nestorianesimo, che a Calcedonia avevano goduto di grande autorevolezza. Pertanto, con un editto imperiale intorno all'anno 545, Giustiniano condannò come eretici:
- la persona e tutti gli scritti del teologo antiocheno Teodoro di Mopsuestia (morto intorno al 428), 
- gli scritti di Teodoreto di Cirro (morto nel 457) contro il patriarca di Alessandria Cirillo, 
- una lettera di Iba di Edessa (morto nel 457) a difesa dello stesso Teodoro.
Questi scritti, raccolti appunto in tre "capitoli", venivano considerati di tendenza nestoriana poiché negavano valore al termine Theotokos e sembravano eccessivi nella difesa della duplice natura del Cristo. Teodoro, inoltre, era considerato il maestro di Nestorio e nei suoi scritti tendeva a giustapporre le due nature, senza riuscire a spiegare, in maniera soddisfacente, come potessero coesistere nella stessa persona. Teodoreto e Iba avevano già, col tempo, anatemizzato Nestorio, per cui Giustiniano evitò di condannarli in toto. Da notare che erano tutti e tre esponenti della scuola teologica di Antiochia, ed erano morti da tempo. La confutazione dei "Tre Capitoli" era stata preparata da Teodoro Askida, vescovo di Cesarea. Il vescovo africano Facondo di Ermiane, contrario alla condanna, pubblicò la Difesa dei Tre Capitoli esponendo in modo circostanziato i motivi della sua contrarietà. Giustiniano convocò anche un concilio ecumenico, il secondo Costantinopolitano, aperto il 5 maggio 553, in modo che l'assemblea dei vescovi recepisse l'editto e desse alla condanna dei tre teologi un valore ancora maggiore. Gran parte dei patriarchi e vescovi orientali accettò la cosa senza grandi reazioni. Più difficile era ottenere l'assenso del papa romano, Vigilio, che venne trasferito a forza a Costantinopoli, fu imprigionato, e dopo vari tentennamenti firmò la condanna dei Tre Capitoli (8 dicembre 553). Molti vescovi dell'Italia Settentrionale, della Gallia e del Norico, non accettarono l'imposizione del concilio voluto da Giustiniano, anche perché già durante il concilio di Calcedonia, nel 451, i teologi antiocheni erano stati riammessi nelle loro sedi e la vicenda doveva essere chiusa. Pertanto, questi vescovi non si considerarono più in comunione con gli altri vescovi che avevano accettato supinamente la cosa. Tra questi "ribelli" all'autorità imperiale e conciliare c’erano i vescovi delle province ecclesiastiche di Milano, Ansano e di Aquileia, Macedonio. Il loro dissenso si acuì ulteriormente ai tempi del successore di papa Vigilio, papa Pelagio I (556 - 561), il quale, dopo tentativi di chiarimento e persuasione, invitò Narsete a ridurre lo scisma con la forza. Narsete non volle però obbedire alla richiesta del papa. Frattanto la Chiesa di Aquileia si era resa gerarchicamente indipendente ed il suo vescovo Paolino I (557 -569) fu nominato Patriarca dai suoi suffraganei (568: patriarcato autonomo) per sottolineare la propria autonomia. Nello stesso anno 568 i Longobardi iniziarono l'invasione del Nord Italia. Il patriarca Paolino trasferì la sua sede e le reliquie alla città di Grado (Aquileia Nova), rimasta bizantina.
Dopo la sua morte e quella del patriarca Probino, il sinodo di Aquileia-Grado elesse nel 571 Elia, tricapitolino, a vescovo e patriarca. Nel 579, papa Pelagio II, concesse al patriarca Elia la metropolia sulla Venezia e sull'Istria, per avvicinare la composizione dello scisma. Lo stesso patriarca avviò, nel 580, la riedificazione della basilica patriarcale di Sant'Eufemia a Grado. Morto Elia, nel 586 venne eletto il patriarca Severo. Lo scisma aveva un grande seguito popolare; quando il patriarca Severo, successore di Elia, tradotto con forza a Ravenna dall'esarca bizantino Smaragdo e costretto a sottomettersi all'autorità del papa di Roma, rientrò a Grado trovò grande ostilità proprio nel popolo, che non volle riceverlo finché non avesse ritrattato l'abiura. Severo perciò radunò un sinodo a Marano Lagunare, nel 590, dove convocò i vescovi: Pietro II di Altino, Chiarissimo Elia di Concordia, Ingenuino di Sabiona nella Rezia Seconda, Agnello di Trento, Juniore di Verona, Oronzio di Vicenza, Rustico di Treviso, Fonteio di Feltre, Agnello di Asolo, Lorenzo di Belluno, Massenzio di Giulio Carnico, Andriano di Pola, Severo di Trieste, Giovanni di Parenzo, Patrizio di Emona (odierna Lubiana), Vindemio di Cissa (in Istria, città scomparsa nei pressi di Rovigno), Giovanni di Celeja (odierna Celje, in Slovenia). Al sinodo di Marano il patriarca Severo dichiarò che l'abiura ai Tre Capitoli, a Ravenna, gli era stata strappata con la forza e che intendeva perseverare nella posizione tricapitolina in separazione da Roma. Nel 606, alla morte di Severo, il Patriarcato di Aquileia si divise in due sedi: Aquileia e Grado. Ad Aquileia venne nominato il patriarca Giovanni, tricapitolino, con il sostegno dei Longobardi (duca del Friuli Gisulfo II); a Grado, alla cui sede venne riservata la giurisdizione sui territori di dominazione bizantina, fu nominato il patriarca Candidiano, cattolico, sostenuto dall'esarca bizantino Smaragdo).  La Chiesa scismatica tricapitolina, come aveva ribadito un sinodo convocato a Grado nel 579 dal patriarca Elia, rimaneva rigorosamente calcedoniana: manteneva il credo niceno-costantinopolitano, non professava alcuna eresia cristologica (anzi era decisamente anti-monofisita e anti-monotelita, come prevedibile) e venerava Maria "madre di Dio" a differenza dei Nestoriani. La Chiesa scismatica di Aquileia non riconobbe più l'autorità del papa perché contestò vigorosamente, fino alla rottura, l'atteggiamento che riteneva ondivago del papato nella questione dei tre teologi condannati, in quanto, secondo essa, non contrastava adeguatamente l'ingerenza del potere dell'imperatore bizantino nelle questioni dottrinarie e, inoltre, i tricapitolini non ritenevano necessaria tale condanna perché i teologi antiocheni avevano accettato la cristologia espressa dal concilio di Calcedonia. L'arcidiocesi di Milano, che inizialmente faceva parte del gruppo che aveva rifiutato con sdegno la condanna dei tre teologi antiocheni, tornò però presto in comunione con l'ortodossia romana e greco-orientale: l'arcivescovo Onorato, incalzato dall'invasione longobarda intorno all'anno 570, si trasferì con il clero maggiore a Genova (ancora città bizantina) e rientrò in piena comunione con Roma e con Bisanzio. Il clero minore milanese, rimasto sul territorio diocesano, che dal 568 era sotto la dominazione longobarda, rimase prevalentemente tricapitolino ancora per diversi anni. Le altre diocesi dipendenti dal metropolita di Aquileia (dei due, quello che aveva la sua sede proprio ad Aquileia longobarda) rimasero scismatiche. In particolare la diocesi di Como, il cui vescovo sant'Abbondio aveva avuto un ruolo diplomatico importante proprio durante la preparazione del concilio di Calcedonia, recise il rapporto di dipendenza dall'arcidiocesi di Milano e Como divenne suffraganea di Aquileia. La diocesi comense venera ancora oggi, con il titolo di santo, un vescovo, Agrippino (vescovo dal 607 al 617), che si mantenne in modo intransigente su posizioni scismatiche in opposizione anche alla sede romana. I fatti che condussero alla conclusione dello scisma furono determinati dalle lotte di potere tra i clan longobardi. Nella definitiva battaglia di Coronate (oggi Cornate d'Adda), avvenuta nel 689, il re longobardo Cuniperto, cattolico, sbaragliò il duca Alachis, ariano, che capeggiava un fronte d'insorti dell'Austria longobarda (l'Italia nord-orientale), tra i quali c'erano anche molti aderenti allo scisma tricapitolino. Con la vittoria di Coronate, l'elemento "cattolico" si impose definitivamente non solo sui Longobardi, che si professavano ariani, ma anche sui dissidenti, che ancora restavano fedeli allo scisma dei Tre Capitoli. Il consolidamento anche nell'Italia settentrionale, dopo che nel resto dell'Europa, di un cattolicesimo saldamente unito alla sede romana fu propiziato dall'opera missionaria dell'abate irlandese san Colombano, fondatore nel 614 dell'abbazia di San Colombano a Bobbio, territorio donatogli dai sovrani longobardi Agilulfo e Teodolinda; Colombano riprese il simbolo del trifoglio, già utilizzato anche da san Patrizio, per descrivere la Trinità, ma anche per contribuire al dialogo fra i territori extra-bizantini ed il papato di Gregorio I e successori. Nel 698 Cuniperto convocò un sinodo a Pavia in cui i vescovi cattolici e tricapitolini, tra cui Pietro I, Patriarca di Aquileia, ricomposero "nello spirito di Calcedonia" la loro comunione dottrinaria e gerarchica.

Nel 711 - Gli Arabi attraversano lo stretto di Gibilterra e invadono il regno Visigotico di Spagna. La mancanza di un esercito centralizzato, ma drappelli agli ordini di signori e vassalli del re, non opposero agli Arabi una consistente resistenza. Un principe della Spagna visigota si reca dal Wali di Qayrawan per chiedere appoggio agli arabi e riprendere il trono usurpatogli. Un corpo arabo-berbero parte per la Penisola iberica e sbarca sotto quello che sarà chiamato Ǧabal al-Tāriq (da Tāriq b. Ziyād che comandava questo contingente) e che oggi è Gibilterra. Per la prima volta un esercito arabo in armi entra in Europa. A Jerez de la Frontera nel 711 le forze arabe sconfiggono i visigoti, che perdono il mezzogiorno della Spagna e il Portogallo e che alla fine vedono scomparire il loro regno. La cavalcata dei musulmani (che colà qualcuno comincerà a chiamare "mori" per il fatto d'esser giunti dall'Africa, definita Mauritania, "terra dei Mauri") è inarrestabile: tutta la Penisola iberica è occupata e solo i Pirenei fanno da ostacolo naturale ad un procedere dell'avanzata. La Spagna è araba: negli 8 secoli e oltre di dominazione araba della Spagna sorgeranno alcuni dei più bei capolavori dell'architettura araba (l'Alcázar di Siviglia e l'Alhambra di Granada) e verranno scritte alcune opere capitali della letteratura mondiale.

Cartina con le conquiste Arabe e le espansioni dal 632,
con Maometto, al 750, le conquiste dopo il  750 e i percorsi
 delle incursioni degli Arabi. Clicca sull'immagine per ingrandirla

Nel 718 - L'avanzata musulmana sembra inarrestabile: mentre un altro pezzo di Anatolia è preso ai Bizantini, nel 718 Costantinopoli è di nuovo sotto assedio da parte degli arabi, che ora possono dirsi i veri padroni anche del mare. Hanno sconfitto sul mare i bizantini nella Battaglia degli Alberi e ad Alessandria, a Cartagine sulla terraferma, e hanno stabilito basi nel Mar Egeo.
In Occidente, cade Narbona e Perpignano è in mano araba. La resistenza dei principi di Provenza è debole, poiché questi preferiscono fare un dispetto al Re merovingio e ai suoi maggiordomi di Palazzo (che esercitano di fatto il potere militare) piuttosto che difendere i loro possessi dagli arabi, che così occupano trionfalmente tutta la Provenza e lambiscono le Alpi. Il maggiordomo di turno, Carlo Martello, si accinge a marciare dal Nord della Francia, dove ha sede il Re, fino al Sud. L'Aquitania oppone una resistenza, ma gli arabi arrivano a Poitiers, a 100 chilometri da Parigi. Qui per una settimana le armate merovingie e le forze arabe si schierano, e alla fine si affrontano. È il 732, e la battaglia di Poitiers segna una grande vittoria per i Franchi. Ciò però non impedisce agli arabi di mantenere il controllo sulla Provenza e del Narbonese, e anzi di passare le Alpi per fare incursioni in Piemonte e Liguria. Infine Narbona è definitivamente ripresa dai cristiani, ma solo Carlo Magno, 50 anni dopo, potrà cacciare via stabilmente gli arabi dalla Francia.

Nel 732 - Carlo Martello sconfigge i Mori (o Saraceni, gli Arabi) nella battaglia di Poitiers, fermando la loro avanzata, dalla Spagna, nei territori dei Franchi. 
I Carolingi devono il loro nome al loro antenato diretto, Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino di Heristal, "maggiordomo di palazzo" dell'Austrasia. Egli si trovò a capo di una milizia coinvolta nel 732 o nel 733 nella cosiddetta battaglia di Poitiers, un evento secondo le tesi storiche più moderne di portata relativamente modesta, ma ingigantito in secoli di storiografia come l'evento cardine del Medioevo che bloccò l'espansione islamica in Europa e legittimò la dinastia carolingia. Lo scontro in sé dovette essere di modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né vinti. La "battaglia" non fermò le scorrerie saracene nella Gallia-Francia: nel 734 infatti veniva presa Avignone e contemporaneamente veniva saccheggiata Arles. Nel 737 gli arabi arrivarono a saccheggiare la Borgogna, dove prelevarono un'enorme quantità di schiavi da portare in Spagna. Carlo Martello era impegnato nelle continue campagne nel sud della Francia, ma i continui doppi giochi di alleanze trasversali e di tradimenti rende impossibile una netta divisione tra i due schieramenti, tanto che ad alcuni franchi i raid musulmani fecero anche comodo, all'interno di una lotta per il potere molto complessa. L'esaurirsi della spinta araba fu graduale e probabilmente fu la conclusione di un processo naturale di esaurimento delle forze. Se si dovesse scegliere un evento significativo dell'arresto sarebbe più sensato indicare la distruzione della flotta araba durante l'assedio a Costantinopoli del 717, ma il fatto che fosse riuscito grazie ad un imperatore "eretico" Leone III, mise già da allora in una luce secondaria l'evento agli occhi degli occidentali.

Cartina dell'espansione del regno dei Franchi dal 481
all' 814. Nell'800 Carlo Magno fonda il Sacro Romano Impero
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Comunque è rilevante come man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo Pipinidi accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Importante fu invece la riorganizzazione del regno dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche a nuove tecniche come l'introduzione della staffa che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a un consenso per una futura appropriazione del trono. Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli a persone di fiducia, e più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi.I re merovingi, per quanto "fannulloni", godevano della sacralità dell'antica tradizione germanica. Carlo Martello, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo, riuscì a far sì che Teodorico IV morisse nel 737 senza eredi.

Nel 751 - I Longobardi conquistano Ravenna 

Cartina dei domini dello Stato della Chiesa alla fine
  dell'VIII sec. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Nel 756 - In Italia Pipino sconfigge i Longobardi. Dopo la capitolazione bizantina in Romagna, il papa decide di non fidarsi dei Longobardi, definisce l'impero romano d'oriente "Imperio Grecorum", "impero dei greci", e verrà quindi definito come "bizantino", da Bisanzio, antico nome della città in cui venne fondata Costantinopoli nuova Roma da Costantino. Quindi pensò bene di chiamare i Franchi a sconfiggere i Langobardi e reclamò il dominio su questi territori producendo un falso documento: il lascito di Costantino. Il documento fece la sua apparizione per la prima volta, nell'VIII secolo, in seguito ad una vicenda politica che interessò papa Stefano II. I Langobardi avevano conquistato Ravenna, capitale dell'esarcato dell'Impero Bizantino nel 751, e cominciarono a fare pressione su Roma. Nel 754 il pontefice si rivolse quindi a Pipino il Breve, Maggiordomo di Palazzo del Regno dei Franchi e, per convincerlo a muovere guerra ai Longobardi, gli mostrò un documento: la “Donazione di Costantino” secondo il quale l'imperatore avrebbe donato alla Chiesa numerose terre in Italia. Di conseguenza Stefano pretese la consegna di parte del Veneto, quasi tutta l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, il Lazio, metà dell'Abruzzo e la Corsica, in cambio Pipino avrebbe potuto inglobare i restanti territori Longobardi ed essere consacrato protettore della cristianità. Pipino sconfisse i Longobardi nel 756 e assegnò al papa i territori che sarebbero appartenuti alla Chiesa per circa mille anni.

Nel 760 - Gli Arabi iniziano gli studi di algebra, trigonometria e astronomia.
Tra VIII e X secolo, partendo dalla Spagna ma soprattutto da Nord Africa, i musulmani cominciarono a razziare le isole e le coste dei paesi cristiani europei: nelle isole greche, in Sicilia, in Sardegna e nelle Baleari queste incursioni furono la rovina per gli insediamenti costieri che vennero spesso abbandonati in favore dei più impervi insediamenti centrali. Le razzie erano spesso di durata fulminea, con il prelievo di gente per alimentare il mercato degli schiavi o, talvolta, per la riscossione di riscatti e tributi; più raramente gli arabi si impiantavano stabilmente in un "nido" (piccola colonia commerciale e militare), come accadde in maniera duratura a Creta, a Malta, in Sicilia e sulle Isole Baleari.

Carta geografica della scorrerie e invasione degli Arabi in
Italia, dall' 800 al X° sec. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Spesso la storiografia di matrice cristiana ha rappresentato questi insediamenti come di corsari o pirati, ma in verità essi avevano molto in comune con le esperienze di poco posteriori delle repubbliche marinare italiche, con i quali gli scontri e i colpi di mano si alternarono spesso a rapporti di buon vicinato commerciale. Se fino al X secolo gli insediamenti arabi erano decisamente più attivi, solo a partire dall'XI si ebbe un miglioramento dinamico di quelli cristiani. Uno degli insediamenti musulmani più fiorenti fu Almeria, specializzata nel commercio dei pregiati schiavi bianchi (i saqaliba), che venivano castrati dagli ebrei della vicina Pechina. In Oriente gli insediamenti vennero maggiormente osteggiati dai bizantini, che nella seconda metà del X secolo si ripresero Cipro e Creta. I commerci, dopo una fase critica durante il picco dell'espansione, ripresero gradualmente, anche se l'Europa occidentale non era il mercato più interessante per i musulmani. Nel Libro delle rotte e dei regni di Ibn Khordadhbeh dell'846 si parla di mercanti occidentali nei porti arabi, anche se non erano cristiani, ma ebrei "rodaniti" (forse del Rodano?) che commerciavano pellicce, schiavi ed armi nei porti del delta del Nilo, spedendole via Mar Rosso alle rotte verso India e Cina, in cambio di muschio, aloe, canfora e cardamomo, che venivano smerciati in Egitto, a Costantinopoli ed alle "rozze" (in confronto) corti dell'Europa occidentale. Erano prodotti europei particolarmente apprezzati le spade "franche" di ferro e il legname, che scarseggiava nel mondo arabo ed era necessario per costruire le imbarcazioni.
Erano invece praticamente assenti i contatti con l'Italia centro-settentrionale, che rimase inizialmente anche all'oscuro delle conquiste tecnico-scientifiche musulmane. È alquanto isolato il viaggio di Harun ibn Yahya che vistò Costantinopoli e poi, lungo la via Francigena, Pavia, capitale dei Longobardi, e Roma narrato nel X secolo dal geografo Ibn Rusta. Dal X secolo i veneziani stabilirono più volte dei divieti di commercio con i saraceni, che indicano d'altronde come, se di divieto ci fosse bisogno, che essi dovevano essere ben fiorenti, se fosse necessario reiterare più volte tale leggi. Nel 992 però il doge Pietro II Orseolo stabilì la celebre crisobolla per regolare rapporti mercantili sia con Costantinopoli sia con il Cairo fatimide. Ritrovamenti di archeologia subacquea, di monete musulmane nell'alto Tirreno e di documentazione scritta (anche se piuttosto rarefatta, nonostante il notevole archivio della Geniza degli ebrei-palestinesi del Cairo) provano comunque una discreta circolazione di merci e persone tra mondo "franco" e mondo arabo tra i secoli IX e X.

Carta geografica della scorrerie e invasione degli Arabi in: Provenza,
Borgogna (Burgundia) ,Liguria, Piemonte e territori limitrofi, fra l' 889
e il 970 d.C., IX° e X° sec.d.C.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 768 - Carlo Magno diventa re dei Franchi, e, vinti i Longobardi diviene Re D’Italia. D'ora in avanti il territorio dei Franchi sarà chiamato Francia. Alla morte di Carlo Martello (741) la Francia era priva di re, ma non di maggiordomi, coi figli di Carlo Pipino il Breve e Carlomanno più forti che mai. Essi misero sul trono Childerico III, dalla genealogia incerta, eloquentemente soprannominato il re fantasma, essendo solo un fantoccio nelle mani dei Pipinidi. Il regno era di fatto comandato da Carlomanno (il nord con Austrasia, Alemannia e Turingia) e Pipino (il sud con Neustria, Borgogna e Provenza). Carlomanno si ritirò in seguito in un'abbazia, così che Pipino si trovò ad essere di fatto l'unico uomo di potere. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per saggiarne la disponibilità a incoronarlo re.Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III e si proclamò re al suo posto. La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino divenne così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa cattolica. Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino), sia che Pipino stesse usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia che il papa si stesse arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il documento falso della Donazione di Costantino). Nacque in quegli anni anche la cerimonia dell'unzione regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di Re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi. Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il sostegno di Pipino il Breve, che ricevette con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo dei Longobardi.
La benevolenza del papato e l'energia dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva qualsiasi ricordo di usurpazione. 

Cartina dell'espansione del regno dei Franchi dal 481con Clodoveo
all' 814 con Carlo Magno. E' indicata Aquisgrana (Aachen).
Nell'800 Carlo Magno è incoronato imperatore del
Sacro Romano Impero. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 773 - Diffusione della numerazione araba, derivata dalla numerazione sanscrita dell'India, che usiamo ancora oggi.

Nel 788 - In Spagna, costruzione della grande moschea di Cordova.

Cartina dell'Europa nell'anno 800 con: il Sacro Romano Impero di Carlo
  Magno, i possedimenti occidentali dell'Impero Romano d'Oriente,
o Bizantino, i possedimenti degli Arabi (fra cui l'Emirato di Cordova)
e il Regno delle Asturie. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nell' 800 - La notte di Natale, a Roma, papa Leone III incorona Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero, nuova entità politica erede, attraverso la romanità cristiana, dell'impero romano d'occidente: avendo definito però "impero dei greci", l'impero romano d'oriente, il papato si erge a dispensatore del potere imperiale romano a livello universale.

Cartina dell'Europa nell'800. In verde il Sacro Romano Impero,
in viola gli insediamenti Vichinghi, in nocciola lo stato della Chiesa,
in rosso scuro i domini dell'impero Bizantino dopo l'invasione
dei Bulgari. La Spagna è interamente occupata dagli Arabi.
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Nel 843 - Trattato di Verdun, che sancisce la divisione in tre parti dell'impero carolingio. La consuetudine dei Franchi di lasciare ai discendenti il regno, dividendolo, portava inevitabilmente alla frantumazione dei poteri a discapito di un riferimento centralizzato, come già era avvenuto con i Merovingi.
Si formarono quindi i regni di Francia, di  Borgogna, di Provenza, d’Italia e di Germania.

Cartina dell'Europa nell'anno 843, quando, alla morte di Carlo Magno,
 con il trattato di Verdun, viene  diviso il Sacro Romano Impero
fra Lotario, Carlo il Calvo e Ludovico il Tedesco.
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Nel 860 - Gli Scandinavi fondano Novgorod in Russia.

Cartina dell'Europa da quando gli scandinavi fondano Novgorod
  nell'860, e i percorsi delle invasioni scandinave dei Vichinghi
dall'VIII secolo fino ai regni Normanni dell'XI secolo.
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Nel 863 - Adozione dell'alfabeto cirillico nei territori slavi.
L'alfabeto cirillico è l'alfabeto usato per scrivere varie lingue slave (il bielorusso, il serbo-bosniaco, il bulgaro, il macedone, il russo, il ruteno, il serbo e l'ucraino) e lingue non slave parlate in territori appartenenti all'ex Unione Sovietica e nell'odierna Federazione russa. È il terzo alfabeto ufficiale dell'Unione europea.
Alfabeto cirillico con corrispondenze
all'alfabeto latino e pronuncia.
Le versioni moderne oggi in uso in vari paesi dell'Europa orientale derivano da un primo alfabeto comune, ma hanno subìto nei secoli diverse modifiche, sia nella grafìa sia nella pronuncia. L'alfabeto cirillico deriva dall'alfabeto glagolitico, usato nel IX secolo e inventato dai fratelli Santi Cirillo e Metodio, provenienti da Tessalonica (ai quei tempi territorio dell'Impero Bizantino). I caratteri sono le variazioni del greco di Bisanzio. Alcuni di essi, specie quelli che rappresentano suoni inesistenti nel greco medievale, conservano la forma originaria glagolitica. Anche se ormai è largamente accettato che l'alfabeto glagolitico sia stato inventato da San Cirillo e San Metodio, le origini dell'alfabeto cirillico arcaico sono ancora fonte di controversie. Un'ipotesi abbastanza diffusa attribuisce la paternità dell'alfabeto cirillico a San Clemente di Ocrida, un discepolo dei santi Cirillo e Metodio, ma si ritiene più probabile che l'alfabeto sia stato creato e sviluppato alla Scuola letteraria di Preslav nella Bulgaria nord-orientale, dove sono state ritrovate le più antiche iscrizioni in cirillico datate all'incirca 940. All'epoca, nella ricca Costantinopoli, era fiorente il mercato degli schiavi, con grande predilezione, soprattutto da parte della corte imperiale, per gli eunuchi, ritenuti più "spirituali". Nel bizantino ducato delle Venezie, era rinomata un'isola dove si praticavano gli interventi chirurgici a tale scopo. Sempre nello stesso periodo, per la grande povertà, le popolazioni che abitavano la pianura russa, all'avvicinarsi dell'inverno vendevano i propri figli come schiavi, pur di non vederli morire di fame. Per cui il termine "Slavi", riferito a tali popolazioni, deriva da "schiavi". L'afabeto cirillico sarà il veicolo dell'evangelizzazione dei popoli nell'attuale area slava che determinerà poi la fondazione di Mosca come la terza Roma, erede della continuità cristiana costantinopolitana, uno dei tasselli fondamentali nella cultura europea.

Carta del mondo con la diffusione degli alfabeti usati dalle varie
popolazioni: il Greco limitato alla Grecia in blu, il Latino, derivato
dal Greco Occidentale in azzurro, il Cirillico nelle dominazioni slave
 in lilla, l'Arabo in nord Africa e Asia sudoccidentale in verde,
Devangari in India e altri orientali in tonalità ocra, ideogrammi in
Cina e Giappone in giallo, alfabeti sillabici in rosso.
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Nel 871 - In Britannia, Alfredo, re del Wessex, arresta la penetrazione scandinava dei Danesi.

Nel 887 - La deposizione di Carlo il Grosso, ultimo sovrano carolingio, sancisce l'inizio del periodo di "anarchia feudale". Inizia il fenomeno dell'incastellamento. I primi castelli saranno sostanzialmente palizzate con edificio interno in legno, poi, progressivamente si costruirà con mura, pietre e mattoni.

Nel 900 - In Spagna si producono tessuti di cotone e di seta secondo le tecniche introdotte dagli Arabi.

Nel 926 -  Ugo di Provenza diventa Re D’Italia.

Nel 946 - Gli  succede Berengario  D’Ivrea.

Nel 951 - Ottone  di Sassonia  divenne Re di Germania e dopo Re D’Italia, si fece incoronare  Imperatore a Roma nel 962, dando vita al Sacro Romano Impero di Germania, dopo di lui il titolo di Re D’Italia è di diritto dinastico senza investitura dell’Imperatore.

Nel 955 - Ottone di Sassonia sconfigge i Magiari a Lechfeld.

Nel 962 - A Roma Ottone di Sassonia è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.

Cartina dell'Europa nel X secolo - Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 987 - In Francia sale al trono la dinastia dei Capetingi.

Nel 994 - Canuto il Grande regna sull'Inghilterra.

Nel 1000 - Si costruiscono in Spagna i primi mulini a vento.

Cartina degli imperi nel mondo conosciuto, nel X secolo.
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Dal 1000 - Si formano in Italia settentrionale e centrale i Comuni. Il vuoto del potere imperiale ha lasciato autonomia, di fatto alle nuove città in cui è sviluppata e organizzata l'attività economica e culturale. Il ceto medio si organizza in corporazioni e delega ad un Podestà, con cui interagisce, il governo cittadino. Nei primi tempi il Podestà è forestiero (come i sovrani nell'antica Roma) per non favorire parti del tessuto sociale cittadino. Poi, col tempo,  i Podestà diverranno dinastici e le Signorie si sostituiranno ai Comuni. Caratteristica del Comune è il Carroccio, su cui è la croce, la campana e lo stendardo del Comune, difeso dalla Compagnia della Morte. Il Carroccio, il carro sacro di battaglia, fu ideato dagli eserciti dei grandi centri economici e militari dell'alta Italia, che lo utilizzarono per circa trecento anni a partire dall'XI secolo.
L'uso del carro era diffuso soprattutto in pianura, dato che le dimensioni della sua struttura erano tali da renderne particolarmente difficile l'impiego sui pendii. Le città che per tradizione ricorsero all'uso del Carroccio furono Brescia, Cremona, Milano, Padova e Vercelli, e in tutti i casi il sacro carro è descritto come un mezzo dalle dimensioni superiori alla norma. Per tirare i carri da guerra di ognuna delle cinque città sopra menzionate occorrevano da tre a quattro paia di buoi, perché il pianale era tanto alto da permettere al capitano d'armi di controllare lo svolgimento della battaglia e al tempo stesso tanto robusto da resistere agli attacchi dei nemici e alle insidie dei campi. Le descrizioni concordano pure nel menzionare per ciascuno dei carri un pennone, una campanella e una croce: in tutti i casi il pennone serviva a reggere il vessillo dell'esercito raccolto attorno al Carroccio, mentre la campana ("Martinella" per i milanesi, "Nola" per i cremonesi e "Berta" per i padovani) serviva a scandire i tempi del trasferimento e a chiamare a raccolta gli armati durante la battaglia. La croce aveva invece il valore simbolico che anche oggi le e' universalmente riconosciuto dalla cristianità: posta solitamente alla base del pennone serviva a richiamare i valori della fede e del sacrificio, ricordando al tempo stesso a fanti e cavalieri che Dio era sceso in campo al loro fianco.

"La battaglia di Legnano" - Amos Cassoli
Carroccio e Compagnia della Morte dei Comuni Medievali.
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Quindi, a differenza delle altre regioni europee e del sud d'Italia in cui nacquero le monarchie, nell'Italia centro-settentrionale si assiste alla nascita di poteri locali autonomi che passano sotto il titolo di "Comuni".
La nascita di queste nuove realtà fu resa possibile: 
1) dall'accentramento di poteri nelle mani dei vescovi locali, i quali erano eletti dai canonici della cattedrale e dai cittadini maggiorenti.
2) dallo sviluppo economico basato, in un primo momento, sullo sfruttamento delle campagne. La nascita dei comuni permise lo sviluppo di realtà commerciali nuove come le corporazioni: una divisione del lavoro (anche topografica, vedi ad es. la via dei lanaioli a Firenze) a seconda delle mansioni. Queste associazioni furono alla base del concetto di Universitas, che in quei tempi cominciò a significare anche la libera associazione di studenti e docenti, la prima delle quali fu quella di Bologna (1158). Lo sviluppo dei comuni portò però ad un'ulteriore evoluzione: chi governava i comuni era, infatti, un podestà o capitano del popolo, che, inizialmente, doveva provenire da altri comuni; poi tale carica fu resa ereditaria dai capitani più ambiziosi. Si crearono così concentrazioni di potere nelle mani di poche famiglie, generando quindi vere e proprie signorie. Anche l'ordinamento territoriale fu modificato, col tempo i comuni che riuscirono ad accumulare una solida base economica e strategica ampliarono i loro confini trasformandosi in dominazioni regionali. Questo processo culminò con la pace di Lodi del 1454, che cercava di consolidare il risultato di questa espansione territoriale da parte dei comuni più potenti
 
Nel 1014 - A Clontarf, in Irlanda, vengono sconfitti gli Scandinavi "vichinghi" (vichinghi significa pirati), che devono lasciare il paese.

Nel 1024 - muore Enrico II, che è anche Re d'Italia. 

Nel 1031 - Cade, in Spagna, la dinastia degli Ommayyadi. Tra il 1147 ed il 1150 agli Almoravidi subentrano l'altra potente dinastia berbera degli Almohadi ma la Riconquista è solo rimandata. Dal 1246 fino alla caduta dell'ultimo baluardo arabo di Granada (1492) in mano spagnola l'Islam arretra fino a scomparire come realtà istituzionale dalla Penisola iberica.

Nel 1036 - Nasce Sichelgaita di Salerno.
Sichelgaita di Salerno
Sichelgaita di Salerno (1036 – 16 aprile 1090) è stata una principessa longobarda, seconda moglie di Roberto il Guiscardo. Figlia di Guaimario IV, principe di Salerno, sposò Roberto il Guiscardo nel 1058, dopo il divorzio di quest'ultimo dalla prima moglie Alberada, attribuito a sospetti di consanguineità. Il fratello di Sichelgaita, il principe Gisulfo II, manifestò un ostinato rifiuto alle nozze, che furono comunque subito celebrate. Sua sorella Gaitelgrima aveva invece già sposato Drogone d'Altavilla, fratellastro di Roberto. Donna di grande cultura e fermo carattere, seppe affermare la propria personalità a corte ed esercitare una notevole influenza sull'energico marito, che accompagnò spesso nei suoi viaggi di conquista. La principessa si recò nella capitale Melfi e, nell’estate del 1059 riservò al pontefice Niccolò II un'accoglienza maestosa. Sichelgaita organizzò il Concilio di Melfi I e preparò lo svolgimento degli incontri che portarono al Trattato di Melfi ed al Concordato di Melfi. L’alleanza tra la Chiesa ed i Normanni avvenne tramite l’abate di Montecassino, Desiderio di Benevento, futuro papa Vittore III, mentre le trame degli accordi vennero tessute da Godano, vescovo di Acerenza, legato a Roberto il Guiscardo. Niccolò II tolse la scomunica allo stesso Guiscardo, lo ricevette come suo fidelem, e lo benedisse insieme alla consorte Sichelgaita. Salerno era uno di quei ducati longobardi che questi germani avevano mantenuto nel meridione d’Italia, mentre le loro terre settentrionali erano state conquistate dai Franchi confluendo nell’impero carolingio. Sikelgaita visse in un’epoca di transizione: si erano affermati nella sua terra i Normanni, che da avventurieri e predoni erano diventati sovrani nei propri feudi, e volevano molto di più. Roberto il Guiscardo aveva iniziato quella ascesa che avrebbe portato il suo popolo a spazzare via dal meridione Bizantini, Arabi e Longobardi per iniziare un regno che infine, a causa di politiche dinastiche, sarebbe stato ereditato da Federico II degli Hohenstaufen, un sovrano che avrebbe posto qui la base per il suo sogno di riconquista imperiale dell’Italia. L’ambizioso Roberto sposò Sikelgaita dopo un precedente divorzio, e probabilmente per impadronirsi dell’eredità di Guaimar IV di Salerno; la moglie cercò di evitare scontri tra il fratello Gisulfo II e il marito, ma Gisulfo alla fine venne punito per la politica aggressiva che aveva seguito contro i Normanni, venendo privato di tutte le proprie terre; in seguito Sikelgaita cercò di trattenere Roberto dall’attaccare i Bizantini, ma lo seguì quando non riuscì ad influenzarlo, e condivise con lui il comando dell’esercito. Si giunse alla battaglia di Durazzo (1081) dove i Bizantini contrattaccarono l’armata normanna che assediava la città, dopo aver distrutto la flotta nemica con l’aiuto dei Veneziani loro alleati. Un’ala dell’esercito normanno era in rotta quando Sikelgaita (che partecipava alla battaglia in armatura) riuscì a recuperarla con un richiamo paradossalmente funzionante: “Fermatevi! Siate uomini!” E la battaglia fu vinta per i Normanni, che però non riuscirono a sfruttarla in modo duraturo. Anna Comnena, storiografa dell’impero bizantino e altra donna notevole in campo culturale, in questa occasione paragonò Sikelgaita ad Atena, dea della guerra; forse avrebbe dovuto anche apprezzarne, se li avesse conosciuti, i tentativi di frenare gli eccessi aggressivi del marito. Va detto che a Durazzo Sikelgaita aveva già 45 anni e generato parecchi figli (quattro anni dopo però era di nuovo in guerra a Cefalonia, con Roberto, e sempre contro i Bizantini: fu qui che Roberto morì). Questa donna eccezionale divenne anche un’esperta di botanica, e ciò le valse l’accusa di aver cercato di avvelenare Boemondo, il figlio di primo letto di Roberto; comunque sia, la vittima non morì e Sikelgaita riuscì a mediare un accordo per cui parte dell’eredità andò al proprio figlio Ruggiero Borsa, che però non ereditò lo spirito dei bellicosi e capaci genitori. Sikelgaita, che visse solo 54 anni, quindi fu allo stesso tempo abile politica e donna guerriera, e riuscì anche a passare nel campo delle streghe (ovvero delle donne crudeli e intriganti) per il supposto tentativo di eliminare lo scomodo Boemondo e la difesa a oltranza del proprio figlio. Menzioniamo rapidamente il personaggio di Eleonora di Aquitania, che partecipò ad una crociata alla testa di parte dei cavalieri, ma non fece una gran figura; va detto che il marito inetto e imbelle non se la cavò meglio.
Tra le donne combattenti non si può fare a meno di parlare di Giovanna d’Arco, anche se la sua breve vita ha avuto un significato politico anche superiore ai fatti militari cui ha partecipato.

Nel 1050 - Si diffonde l'uso dell'aratura con vomere ricurvo frangizolle. 

Nel 1054 - Scisma d'Oriente: si spezza l'unità della chiesa cristiana.

Nel 1065 - Prime edizioni di "La Chanson de Roland".  

Nel 1066 - Dopo la battaglia di Hastings, Guglielmo il Conquistatore e i suoi nor­manni si impadroniscono dell'Inghil­terra.

Nel 1071 - I normanni si insediano nell'Italia meridionale espellendo i bizantini.

Nel 1073 - Viene eletto papa Gregorio VII: inizia il periodo della lotta «per le inve­stiture» tra papato e impero.

Nel 1077 - L'imperatore Enrico IV, scomuni­cato, è costretto a chiedere perdono a Canossa.
Matilde di Canossa
La Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde, o Matilde di Toscana (in latino Mathildis, in tedesco Mathilde von Tuszien; Mantova, marzo 1046 – Bondeno di Roncore, 24 luglio 1115), fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale. Matilde fu una potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture; donna di assoluto primo piano per quanto all'epoca le donne fossero considerate di rango inferiore, arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della Chiesa. Fu incoronata presso il Castello di Bianello (Quattro Castella, Reggio Emilia) dall'imperatore Enrico V. Nel 1076 entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia, l'Emilia, la Romagna e la Toscana, e che aveva il suo centro a Canossa, nell'Appennino reggiano. La Grancontessa (magna comitissa) Matilde è certamente una delle figure più importanti e interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni, mostrando un'innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa del suo tempo le valse l'ammirazione e il profondo amore di tutti i suoi sudditi. Matilde nacque a Mantova nel 1046, terzogenita della potentissima famiglia feudale italiana dei Canossa, marchesi di Tuscia (già Ducato di Tuscia), di origine e madrelingua longobarda. Il padre, Bonifacio di Canossa detto "il Tiranno", era l'unico erede della dinastia canossiana, discendente diretto di Adalberto Atto (o Attone), fondatore della casata degli Attoni. La madre, Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una delle più nobili famiglie imperiali, strettamente imparentata con i duchi di Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, dei quali Matilde era rispettivamente nipote e cugina prima, nonché con il papa Stefano IX. Essendo figlia del signore della Tuscia, a Matilde spettava il titolo di marchesa. La parola germanica Markgraf qualificava difatti i "conti di confine". Tuttavia la Tuscia era stata nell'Alto Medioevo una circoscrizione del Regno longobardo, come tale definita "ducato". Ecco perché a Matilde si attribuiscono sia il titolo di "marchesa" che quello di "duchessa". Poco si sa dell'infanzia di Matilde, sia perché le cronache del tempo preferirono occuparsi della fanciullezza dei due fratelli maggiori, Federico (legittimo erede di Bonifacio) e Beatrice, sia perché le fonti in nostro possesso si concentrano soprattutto sulle imprese compiute da adulta. Tuttavia, si può affermare con certezza che il nome, come per i fratelli, le fu imposto dalla madre Beatrice che in questo modo intendeva affermare la propria superiorità nobiliare rispetto al marito, infatti il casato di Ardennes-Bar, a cui ella apparteneva, era senza dubbio di stirpe regia. Matilde trascorse la sua gioventù tra i freddi laghi ed i nevosi boschi padani e a differenza di molte nobildonne del suo tempo, trascorse molto tempo dedicandosi alla cultura letteraria. 
A tal proposito, Donizone afferma: « Fin da piccola conosceva la lingua dei Teutoni e sapeva anche parlare la garrula lingua dei Franchi. » (Vita Marhildis, libro II, cap. IV)
Trascorse i primi anni della propria esistenza in agiatezza e serenità nel castello di Canossa, teatro di grandi banchetti e feste sontuose organizzate dal padre. Tuttavia a soli 6 anni, Matilde assistette al primo evento che cambiò radicalmente il corso della sua vita: il 6 maggio 1052, il padre Bonifacio fu ucciso a tradimento durante una battuta di caccia da uno dei suoi vassalli, che lo trapassò alla gola con una freccia avvelenata. L'agonia del duca durò alcune ore; nella tarda serata dello stesso giorno spirò. La madre rimasta vedova con tre figli piccoli aveva difficoltà a reggere il ruolo di Bonifacio. Nel 1053 Matilde ed i suoi fratelli ottennero un privilegio di protezione personale dall'Imperatore Enrico III, ma in quello stesso anno i due fratelli maggiori di Matilde morirono a causa di un maleficio (probabilmente un avvelenamento involontario). Alla morte di papa Leone IX, parente di entrambi i genitori di Matilde, venne eletto con l'appoggio imperiale, papa Vittore II (1054). Papa Vittore II era ospitato ad Arezzo dai Canossiani, quando morì nel 1057, lasciando come successore papa Stefano IX. Visto il crescente potere della Casa di Canossa e la scomparsa del loro alleato Leone IX, Enrico III prese in ostaggio Matilde, che aveva solo 10 anni, e sua madre e le portò in Germania; ma dopo un anno anche Enrico III morì e così Matilde ritornò in Italia. La madre Beatrice cercò una nuova protezione risposandosi con Goffredo il Barbuto, fratello di papa Stefano IX. Goffredo, figlio di Gozzellone, Duca di Lotaringia, era un aristocratico dedito alle armi ed alle arti guerresche di indole belligerante. Fu lui a succedere a Bonifacio come signore della Tuscia. La famiglia dei Canossa, padrona dell'Italia centrale e della Lotaringia, imparentata con Papi e influente sugli imperatori, era in quel momento la famiglia più potente d'Europa. Dopo la morte di Enrico III, Goffredo il Gobbo tentò di approfittare del temporaneo vuoto di potere per farsi incoronare Imperatore in terra tedesca; ma non ci riuscì per la morte del papa in Tuscia, cioè in terra canossiana. Per evitare il pericolo di sottomettersi in futuro all'imperatore, il papato decise di introdurre un sistema di elezione interna, il conclave dei cardinali, tuttora in vigore. Allontanatosi così dall'impero, il pontificato si affidò alla tutela dei Canossa che, grazie al diritto-dovere dell'accompagnamento dei Pontefici, finirono col determinare la scelta dei Papi e quindi le loro sorti. Anche il nuovo papa Benedetto X ebbe vita breve; morì infatti, sempre alla corte dei Canossa, nel 1061. Dopo di lui vennero eletti due papi: l'imperatore scelse il Vescovo di Parma Cadalo, che prese il nome di Onorio II, mentre la Chiesa elesse il Vescovo di Lucca, nonché ecclesiastico dei Canossa Anselmo da Baggio, che prese il nome di Alessandro II. Dopo varie vicissitudini si concordò di tenere un nuovo concilio nel cuore dei domini canossiani, a Mantova. Papa Onorio II preferì non partecipare per timore di perdere la vita e comunque Alessandro II dimostrò la legalità della propria elezione; i Canossa, giudici dai quali dipendeva il Paparum Ducatus, decisero quindi di assegnare il papato al loro candidato Alessandro II. Matilde si ritrovò di nuovo con un papa suo alleato, che inizialmente si aiutarono a vicenda ma che dopo divennero nemici per questioni personali. Goffredo il Barbuto, sposando Beatrice, era diventato signore della Tuscia. Una clausola del contratto di matrimonio stabilì che il figlio naturale di Goffredo, Goffredo il Gobbo, avrebbe sposato la figlia naturale di Beatrice, Matilde, per consolidare il suo potere e quello dei Canossa, e per non dover in seguito dividere i possedimenti delle rispettive casate. I due promessi sposi erano così cugini di quarto grado. Le nozze furono anticipate al 1069, allorché Goffredo si trovò in punto di morte. Matilde alla fine dell'anno accorse al capezzale del patrigno in Lotaringia; prima della sua morte Matilde e Goffredo il Gobbo si unirono in matrimonio. Il marito era un giovane coraggioso e retto ma afflitto da alcuni difetti fisici (tra gli altri gozzo e gobba), comunque Matilde, conscia dei doveri nobiliari per i quali era stata educata e con la persuasione della madre, seppur riluttante restò in Lotaringia coabitando col marito e ne rimase incinta. Tra la fine del 1070 e l'inizio del 1071 partorì una bambina che chiamò Beatrice, per poter rinnovare il nome della madre (nome molto frequente in Lotaringia). Il parto però non fu facile e dopo pochi giorni la piccola Beatrice morì, il 29 gennaio 1071. Il 29 agosto la Beatrice madre eresse il monastero di Frassinoro, nell'Appennino Modenese, com'era usanza tra i nobili, per "la grazia dell'anima della defunta Beatrice mia nipote". La permanenza di Matilde in Belgio (Orval) fu breve quanto difficile e rischiosa. Matilde rischiò la vita non solo per i postumi di un parto difficile, che nel Medioevo spesso si risolveva con la morte della madre, ma anche per l'ira del casato di Lotaringia che accusò la Grancontessa di portare il malocchio, in quanto non aveva dato un erede maschio al suo "Signore", compito principale, se non unico, per le mogli dell'epoca. Nel gennaio del 1072 fuggì appena le circostanze le offrirono la possibilità, e rientrò a Canossa, presso la madre. Tra il 1073 ed il 1074 il marito Goffredo scese nella penisola italiana per riconquistare Matilde offrendole possedimenti ed armate, ma la risposta della Grancontessa fu estremamente ferma e rigida. Sul suo atteggiamento si è costruito il mito di una donna priva di debolezze. Goffredo il Gobbo nel 1076 cadde vittima di un'imboscata nelle sue terre nei pressi di Anversa. Lamberto di Hersfeld riporta che durante la notte, spinto da bisogni corporali, si recò al gabinetto e un sicario che stava in agguato gli conficcò una spada tra le natiche lasciandogli l'arma piantata nella ferita. Sopravvisse, ma una settimana dopo, il 27 febbraio 1076, morì, lasciando Matilde vedova. Molti commentatori dell'epoca l'accusarono di essersi macchiata personalmente del crimine; comunque come colpevole viene indicato più verosimilmente il conte fiammingo Roberto I delle Fiandre. In ogni caso Matilde non versò al clero neppure un obolo per l'anima del marito ucciso, né fece recitare una messa o gli dedicò un convento, com'era d'uso fare tra i nobili. 
40 anni di regno: il 18 aprile 1076 muore Beatrice, la madre di Matilde, e da questo momento, anche se prima aveva già regnato affiancata alla madre, diviene a 30 anni l'unica sovrana incontrastata di tutte le terre che vanno dal Lazio al lago di Garda. Nel 1073 era salito al soglio pontificio Ildebrando di Soana, col nome di Gregorio VII. Nello stesso anno il nuovo imperatore Enrico IV, dopo aver riorganizzato il territorio tedesco, si era rivolto verso i suoi possedimenti in Italia. Cominciò tra i due personaggi un duro duello, che vide contrapposta l'autorità della Chiesa a quella dell'Impero (lotta per le investiture). Nel 1076 il papa decise di scomunicare l'imperatore che da questa iniziativa papale subì un doppio danno, vedendosi estraniato dai riti religiosi e trovandosi con sudditi non più sottomessi. Matilde si ritenne libera di agire secondo la sua completa volontà e si schierò con decisione al fianco di papa Gregorio VII, nonostante l'imperatore fosse suo secondo cugino. La scomunica indusse Enrico IV a venire a patti col papa. L'imperatore scese in Italia per parlare personalmente col pontefice. Gregorio VII lo ricevette nel gennaio 1077 mentre era ospite di Matilde nel castello di Canossa. In quell'occasione l'imperatore, per ottenere la revoca della scomunica da parte del papa, fu costretto ad attendere davanti al portale d'ingresso del castello per tre giorni e tre notti inginocchiato col capo cosparso di cenere faccia a faccia si risolse con un compromesso (28 gennaio 1077): Gregorio revocò la scomunica a Enrico, ma non la dichiarazione di decadenza dal trono. Nel 1079 Matilde donò al papa tutti i suoi domini, in aperta sfida con l'imperatore, visti i diritti che il sovrano vantava su di essi, sia come signore feudale, sia come parente prossimo. Ma in due anni le sorti del confronto tra papato ed impero si ribaltarono: nel 1080 Enrico IV convocò un Concilio a Bressanone in cui fece deporre il papa. L'anno seguente decise di scendere una seconda volta in Italia per ribadire la sua signoria sui suoi territori. Decretò Matilde deposta e bandita dall'impero. Ma la Grancontessa non se ne diede per vinta e, mentre Gregorio VII era costretto all'esilio, Matilde resistette e il 2 luglio 1084 riuscì a sbaragliare inaspettatamente l'esercito imperiale nella famosa battaglia di Sorbara, presso Modena riuscendo nella formazione di una coalizione favorevole al papato a cui aderirono i bolognesi e contrapposta alla lega imperiale. Nel 1088 Matilde si trovò a fronteggiare una nuova discesa dell'Imperatore Enrico IV e si preparò al peggio con un matrimonio politico, dato che l'attuale pontefice disgiungeva il potere vaticano da quello canossiano, com'era stato sino a questo momento, per ultimo fino a Gregorio IV. Matilde scelse il Duca diciannovenne Guelfo V (in tedesco Welf), erede della corona ducale di Baviera. Le nozze facevano parte di una rete di alleanze di cui faceva parte anche il nuovo papa, Urbano II, allo scopo di contrastare efficacemente Enrico IV. La quarantatreenne Matilde inviò una lettera al suo futuro sposo:
« Non per leggerezza femminile o per temerarietà, ma per il bene di tutto il mio regno, ti invio questa lettera accogliendo la quale tu accogli me e tutto il governo della Longobardia. Ti darò tante città tanti castelli tanti nobili palazzi, oro ed argento a dismisura e soprattutto tu avrai un nome famoso, se ti renderai a me caro; e non segnarmi per l'audacia perché per prima ti assalgo col discorso. È lecito sia al sesso maschile che a quello femminile aspirare ad una legittima unione e non fa differenza se sia l'uomo o la donna a toccare la prima linea dell'amore, solo che raggiunga un matrimonio indissolubile. Addio. » 
La Gran Contessa inviò migliaia di armati al confine della Longobardia a prendere il Duca, lo accolse con onori, organizzò una festa nuziale di 120 giorni con un apparato di fronte al quale sarebbe impallidito qualunque sovrano medioevale. Cosma di Praga, autore del Chronicon Boemorum, riporta che dopo il matrimonio, per due notti, il duca aveva rifiutato il letto nuziale ed il terzo giorno Matilde si presentò nuda su una tavola preparata ad hoc su alcuni cavalletti dicendogli tutto è davanti a te e non v'è luogo dove si possa celare maleficio. Ma il Duca rimase interdetto; Matilde, indignata, lo assalì a suon di ceffoni e sputandogli addosso lo cacciò con queste parole: Vattene di qua, mostro, non inquinare il regno nostro, più vile sei di un verme, più vile di un'alga marcia, se domani ti mostrerai, d'una mala morte morirai.... Il Duca fuggì; per questo fu soprannominato Guelfo l'impotente. Matilde e il giovane marito si separarono dopo pochissimi giorni; ovviamente i due non ebbero mai figli. Successivamente Matilde sobillò i due figli dell'imperatore, Corrado di Lorena ed Enrico e ne appoggiò le rivolte contro il padre; si appoggiò inoltre alla potente casata comitale dei Guidi in Toscana, per ostacolare un'altra dinastia, gli Alberti, fedeli all'impero. Dopo numerose vittorie, tra le quali quella sui Sassoni, l'imperatore Enrico si prepara nel 1090 alla sua terza discesa in terra italica, per infliggere una sconfitta definitiva alla Chiesa. L'itinerario fu quello solito, il Brennero e Verona, confine coi possedimenti di Matilde che iniziavano a partire dalle porte della città. La battaglia si accentrò presso Mantova. Matilde si assicurò la fedeltà degli abitanti esentandoli da alcune tasse come il teloneo ed il ripatico e con la promessa di essere integrati nello status di Cittadini Longobardi col diritto di caccia, pesca e taglialegna su entrambe le rive del fiume Tartaro. La città resistette fino al tradimento del giovedì santo, nel quale i cittadini cambiarono fronte in cambio di alcuni ulteriori diritti concessi loro dall'assediante Enrico IV. Matilde si arroccò nel 1092 sull'appennino reggiano attorno ai suoi castelli più inespugnabili. Sin da Adalberto Atto il potere dei Canossa si era basato su una rete di castelli, rocche e borghi fortificati situati nella Val d'Enza, che costituivano un complesso sistema poligonale di difesa che aveva sempre resistito ad ogni attacco portato sull'Appennino. Dopo alterne e sanguinose battaglie, il potente esercito imperiale venne preso in una morsa. Nonostante l'esercito imperiale fosse temibilissimo, fu distrutto dalla vassalleria matildica dei piccoli feudatari ed assegnatari dei borghi fortificati, che mantennero intatta la fedeltà ai Canossa anche di fronte all'Impero. La conoscenza perfetta dei luoghi, la velocità delle informazioni e degli spostamenti, la presa delle posizioni strategiche in tutti i luoghi elevati della val d'Enza, avevano avuto la meglio sul potente imperatore. Pare che la stessa contessa avesse partecipato, con un manipolo di guerrieri scelti e fedeli, alla battaglia, galvanizzando gli alleati all'idea di combattere una guerra giusta. L'esercito imperiale fu preso a tenaglia nella vallata, ma la sconfitta totale fu più di una guerra persa: Enrico IV si rese conto dell'impossibilità di penetrare quei luoghi asperrimi, ben diversi dalla Pianura Padana o della Sassonia: non si trovava più di fronte ai confini tracciati dai fiumi dell'Europa centrale, ma a scoscesi sentieri, calanchi, luoghi impervi protetti da rocche turrite, da casetorri che svettavano verso il cielo, dalle quali gli abitanti scaricavano dardi di ogni genere su chiunque si avvicinasse: lance, frecce, forse anche olio bollente, giavellotti, massi, picche infocate. Con queste armi chi si trovava più in alto aveva spesso la meglio. Dopo la vittoria di Matilde molte città come Milano, Cremona, Lodi e Piacenza si schierarono con la Contessa canossiana per sottrarsi al controllo imperiale. Nel 1093 il figlio secondogenito dell'Imperatore, Corrado di Lorena, sostenuto dal papa, da Matilde e da una lega di città lombarde, veniva incoronato Re d'Italia. Matilde liberò e diede rifugio persino alla moglie dell'imperatore, Prassede, figlia del Re di Russia ed ex vedova del Marchese di Brandeburgo, che aveva denunciato al Concilio di Piacenza del 1095 le inaudite porcherie sessuali che aveva preteso Enrico da lei e per le quali veniva relegata in una specie di prigionia-alcova a Verona. Si accese dunque una lotta all'interno stesso della famiglia imperiale, che indebolì sempre più Enrico IV, finché morì, ormai sconfitto nel 1106; alla deposizione e morte di Corrado di Lorena 1101, il figlio terzogenito del defunto imperatore e nuovo imperatore, Enrico V del Sacro Romano Impero, riprese a sua volta la lotta contro la Chiesa e l'Italia. Stavolta l'atteggiamento della Granduchessa nei confronti della casa imperiale dovette modificarsi e Matilde si conformò ai voleri dell'imperatore. Nel 1111, sulla via del ritorno in Germania, Enrico V la incontrò al Castello di Bianello, vicino a Reggio Emilia. Matilde gli confermò i feudi da lei messi in dubbio quando era vivo suo padre, chiudendo così una vertenza che era durata oltre vent'anni. Enrico V conferì alla Granduchessa un nuovo titolo. Così il figlio del suo vecchio antagonista creò Matilde "Regina d'Italia" e "Vicaria Papale". Sembra che anche la fondazione della chiesa di S. Salvaro a Legnago (VR) sia dovuta a Matilde. 
Vista la grande povertà delle popolazioni apenniniche, la cui unica risorsa era la legna da ardere, Matilde introdusse, dal vicino oriente, il castagno, l'"albero del pane", dalle cui castagne si ottiene una farina ricca di proteine, e che innestato da i marroni, grossi, gustosi e nutrienti. Fra l'altro l'ordine matildeo con cui si disponevano le piante, era una serie di cerchi inanellati, che permettevano alle piante di condividere la forza del cerchio. Da lì in poi, castagne, farina di castagne e marroni divennero la risorsa più comune delle popolazioni montane. 
Matilde morì di gotta nel 1115. Venne prima sepolta in San Benedetto in Polirone (San Benedetto Po), poi, nel 1633, per volere del papa Urbano VIII, la sua salma venne traslata a Roma in Castel Sant'Angelo. Nel 1645 i suoi resti trovarono definitiva collocazione nella Basilica di San Pietro a Roma, unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia e alla polacca Maria Clementina Sobieski, consorte di Giacomo Francesco Edoardo Stuart. La sua tomba, scolpita dal Bernini, è detta Onore e Gloria d'Italia. Matilde non aveva lasciato eredi diretti; di conseguenza il suo immenso patrimonio andò disperso. Alcuni castelli rimasero in possesso di signori locali e Communi Militum, cioè cavalieri e mercenari; altri dei discendenti di Prangarda, sorella di Tedaldo, il nonno di Matilde (come forse le famiglie che diedero vita alle dinastie parmensi dei Baratti e degli Attoni - o Iattoni - di Antesica e di Beduzzo, effettive castellanze matildiche). Per quanto riguarda i feudi appartenuti alla contessa, alcuni possedimenti vennero addirittura dimenticati in un vuoto di potere, altri semplicemente incamerati nei possedimenti papali. Dopo la sua morte attorno a Matilde venne a crearsi un alone di leggenda. Gli agiografi ecclesiastici ne mitizzarono il personaggio facendone una contessa semimonaca dedita alla contemplazione e alla fede. Lo stesso Dante Alighieri ne sentì parlare e la inserì nell'XI canto del Paradiso della Divina Commedia, ponendola nella cerchia dei militanti per la fede. Qualcuno sostiene che si sia trattato di un personaggio di forti passioni sia spirituali sia carnali. Ancora oggi nella popolazione di Carpi, si ricorda che Matilde veniva in carrozza per incontrare, intimamente, Pio, il signoredi Carpi. Probabilmente Gregorio VII ed il monaco Anselmo condizionarono diverse sue scelte facendo leva sulla sua fede quasi incondizionata. Si narra che dopo la morte di Anselmo, Matilde, che soffriva di un eczema, per curarsi si coricasse senza vesti sul tavolo dove era stato lavato il monaco defunto. In realtà nel Medioevo il culto delle reliquie (e la certezza riguardante i loro poteri miracolosi) fu molto sentito. Si dice che Matilde conservasse tra le reliquie anche un anello vescovile, che utilizzava per calmare i frequenti attacchi di epilessia. 

Dal 1088 - Si  fondano le prime Università: a Bologna nel 1088, a Parigi nel 1150, a Salerno nel 1173.

Nel 1095 - Al concilio di Clermont, papa Urbano II indice la crociata per liberare la Terrasanta dagli infedeli.

Nel 1096 -  Ha inizio la prima crociata.

Cartina dell'Europa con le aree indicanti la fede religiosa e i percorsi
delle Crociate dal XI al XIII secolo: Prima crociata 1096-1099,
Terza Crociata 1188-1192, Quarta Crociata 1202-1204, in cui i crociati
saccheggiarono Costantinopoli e perpetrarono stragi di cristiani,
Settima Crociata 1248-1254. Sono indicati i luoghi di raduno
dei Crociati. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1114 - Prime Fiere nella regione francese della Champagne.

Nel 1118 - Hugues de Payns fonda l'Ordine del Tempio, di cui è stato il primo Gran Maestro, la più alta carica dell'Ordine dei cavalieri templari. 
L'antico sigillo dei Cavalieri Templari
Quello dei "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri Templari o semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medioevali.
La nascita dell'Ordine si colloca nella Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell'epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini nacquero diversi ordini religiosi. Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell'Ordine Templare, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L'Ordine venne ufficializzato nel 1129, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle, che fondò poi l'ordine dei Cistercensi. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l'Ordine Templare negli anni della sua maturità, fu sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.
La Croce "patente", adottata dai Cavalieri Templari
L'ordine Templare si dedicò nel corso del tempo anche alle attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e a quelle finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell'epoca. I Templari furono i primi in Europa ad emettere lettere di credito, veri e propri assegni, che permetteveno così di versare in qualsiasi presidio dell'ordine denaro, e potere incassarlo in altri presidi Templari. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l'ordine si fece nemico il re di Francia Filippo il Bello (che non riuscì a farsi finanziare dall'ordine) e andò incontro, attraverso un drammatico processo, alla dissoluzione definitiva tra il 1312 e il 1314.
I templari erano identificabili per la loro sopravveste bianca, a cui in seguito si aggiunse una distinta croce rossa (la croce patente), ricamata sulla spalla, che assunse infine grandi dimensioni sul torace o sulla schiena, come si vede in molte rappresentazioni dei cavalieri crociati. Accanto alla croce rossa in campo bianco, fra i simboli dei templari c'era il beauceant.
Beauceant
Il Beauceant (anche Baucéans, Bauceant, Beauséant, Baussant) era il vessillo dei cavalieri templari, ed era una bandiera od uno scudo. La sua particolarità consisteva sempre nella caratteristica divisione in due parti simmetriche, i cui colori erano il bianco ed il nero.
Questo dualismo rappresentando forse il dualismo tra il Bene e il Male, è stato utilizzato come ipotesi, poco attendibile tra l'altro, circa aspetti esoterici, e quindi tra le forze cosmiche opposte e complementari. Questo dualismo comunque molto diffuso nel medioevo, si ritrova in molteplici rappresentazioni tra cui le matrici sigillari classiche e quelle criptiche.
Nell'immaginario popolare la figura dei Templari rimane una delle più controverse, sia per il valore etico dell'ordine stesso, sia per gli enormi dubbi sollevati contro la storiografia ufficiale, da parte di alcuni studiosi, riguardo un'evidente resistenza occulta dell'ordine alla scomparsa ufficiale. Tale resistenza farebbe sopravvivere i Templari fino ai giorni nostri, tramite moderne associazioni come la Massoneria.

Nel 1122 - Concordato di Worms che pone fina alla lotta per le investiture. 

Nel 1150 - Gli Arabi introducono in Spagna la tecnica di fabbricazione della carta.
 
Nel 1154 - Scende in Italia l'imperatore Fede­rico I Barbarossa. Il processo di autonomia dei Comuni, fu rafforzato dalla crisi in cui precipitò la Germania, che fu lacerata da un’aspra contesa fra due opposte fazioni a sostegno di due casate rivali. Si chiamavano Ghibellini i fautori della Casa di Svevia, essi si proclamavano difensori dell’onore dell’Impero perché affermavano la superiorità dell’imperatore sul Papa, sostenuta dal Privilegio ottoniano. Si chiamavano Guelfi i sostenitori della Casa di Baviera, fautori della libertà della Chiesa romana, e quindi favorevoli al Concordato di Worms.
L’elezione di Federico I di Svevia (1152), passato alla storia con il nome di Barbarossa, fu resa possibile dal fatto che era imparentato con entrambe le casate di Svevia e di Baviera. Ristabilita la pace in Germania, Federico decise di ripristinare l'autorità imperiale in Italia, infatti le difficoltà dell'impero avevano consentito ai comuni italiani di sottrarsi di fatto al controllo politico dell'imperatore.
Nel 1154 scese in Italia per farsi incoronare imperatore e convocò la Dieta di Roncaglia per condannare la rivendicazione di sovranità dei comuni
Nel 1158 scese una seconda volta e distrusse Crema e Milano che si erano ribellate
I comuni si coalizzarono nel 1167 nella Lega Lombarda,  insieme di 36 città che nella battaglia di Legnano del 1176 sconfissero il Barbarossa.

Cartina dell'Europa nell'anno 1154, quandoFederico I Barbarossa
 scende in Italia per sottomettere i Comuni.
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Nel 1154 - Inizia la costruzione della catte­drale di Chartres.

Nel 1160 - Redazione del "Tristano e Isotta" e dell'epopea dei Nibelunghi.
Brunilde della Saga dei Nibelunghi: Brunilde è la regina d'Islanda di cui Gunther, re dei Burgundi, fratello di Grimilde, Gernot e Giselher, si innamora. Per poter ottenere la sua mano il re decide di chiedere aiuto al compagno d'armi Sigfrido, figlio di Siegmund e di Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi. Questi, in cambio della mano di Grimilde, decide di aiutarlo. Ma l'islandese, vergine guerriera dalla forza immensa, impone una duplice prova ai suoi pretendenti: la sposerà solo chi riuscirà a raggiungere d'un balzo un masso scagliato da lei lontano, e riuscirà a vincerla in duello. La situazione è grave per il burgundo, tanto più che numerosi e valorosi guerrieri sono morti prima di lui nel medesimo modo: ma è Sigfrido a combattere al suo fianco, facendosi forte del suo cappuccio dell'invisibilità che gli dava le sembianze di Gunther. Gunther, considerato alfine vincitore, porta la sua bella promessa sposa a Worms, città sul Reno, centro del regno burgundo. Si svolgono quindi parallelamente le nozze Sigfrido-Crimilde e Gunther-Brunilde: ma quando Gunther cerca di consumare il matrimonio, la moglie lo lega, lo porta ad un uncino e lo appende a una parete. Umiliato, il re chiede di nuovo aiuto a Sigfrido, che, assumendo nuovamente le sembianze del re, riesce a sopraffare la donna, e, quindi, a farla unire con Gunther. Ma Sigfrido, prima di allontanarsi dai due nuovi amanti, sottrae a Brunilde un anello d'oro e una cintura preziosa. Quando, nell'avventura 14a del manoscritto C dei Nibelunghi, Brunilde vede indossato da Crimilde quello che un tempo apparteneva a lei, capisce di essere stata ingannata per ben due volte dal figlio di Siegmund: adirata, dopo un terribile litigio con la sorella di Gunther, affida ad Hagen il compito di uccidere Sigfrido. Brunilde non viene più menzionata dalla 15ª alla 39ª (ed ultima) avventura; secondo alcune versioni della leggenda, però, alla morte di Sigfrido venne colta da un'enorme senso di colpa che la spinse a suicidarsi gettandosi nella pira costruita per l'eroe defunto. Ne L'anello del Nibelungo di Richard Wagner è la protagonista al fianco di Sigfrido delle tre giornate (la prima opera, L'oro del Reno, è considerata un prologo). Compare per la prima volta nella prima giornata, La Valchiria, della quale è l'eponima, ove è presentata come figlia di Wotan (Odino) e di Erda, nonché una delle nove Valchirie. Viene bandita dalla razza divina perché ha tentato di contrastare la volontà del padre aiutando Siegmund e Sieglinde. È inoltre lei a dare il nome al nascituro Sigfrido ("Colui che gioisce nella vittoria"). Nella seconda giornata, Sigfrido, viene svegliata dal lungo sonno in cui Wotan l'aveva sprofondata da Sigfrido, mentre nella terza, Il crepuscolo degli dei, a causa di un intrico di complotti di palazzo manovrati da Hagen, va in sposa a Gunther, re dei Burgundi. Sigfrido sposa la sorella del re Gutrune e Brunilde chiede ad Hagen di vendicarla. Questi uccide Sigfrido, che in punto di morte recupera la memoria che Hagen aveva cancellato con un filtro, e muore col nome dell'amata Valchiria sulle labbra. Quando il corpo di Sigfrido è posto sulla pira funebre, Brunilde, montando in sella al suo cavallo Grane si getta tra le fiamme, indossando l'Anello maledetto (che Sigfrido le aveva precedentemente donato). Così l'Anello torna al Reno mentre con un brano orchestrale intitolato non a caso "Glorificazione di Brunilde" si conclude l'opera. L'interpretazione grafica più comune della "Glorificazione" è il rogo del Walhalla (con al suo interno tutti gli dèi) e l'inizio di una nuova età per il genere umano, libero dall'eredità di morte ed oppressione costituita dal vecchio credo germanico: l'amore tra Brunilde e Sigfrido ha sconfitto la maledizione dell'Anello e tutto ciò che era stato costruito su di esso (tra cui il Walhalla e, per estensione, tutto ciò che è il pantheon norreno).

Nel 1163 - Inizia la costruzione della catte­drale di Notre-Dame a Parigi. 

Nel 1175 - Si diffondono in Stiria i primi altiforni che rendono possibile la produzione della ghisa. La Stiria (Steiermark in tedesco, Štajerska in sloveno) è un Land del sud-est dell'Austria.
 
Nel 1176 - La Lega Lombarda sconfigge a Legnano Federico Barbarossa.
Nel ricordo della battaglia, è affiorata la memoria di Alberto da Giussano, un personaggio storico del XII secolo; condottiero italiano citato in alcune opere letterarie scritte in secoli successivi, non ne è univocamente determinata la effettiva esistenza storica. Con l'esclusione della possibile provenienza, Giussano, una città a 25 km a nord di Milano, non si hanno notizie storiche e biografiche certe.
Legnano - Monumento ad
Alberto da Giussano.
Appare per la prima volta nella cronaca storica della città di Milano scritta dal frate domenicano Galvano Fiamma nella prima metà del XIV secolo. La cronaca fu scritta per compiacere Galeazzo Visconti signore di Milano, ricostruendo la storia del medioevo del comune in toni eroici. Alberto venne descritto come il cavaliere che si distinse insieme ai due fratelli nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 per aver guidato la Compagnia della Morte. Secondo Galvano Fiamma, egli fondò, organizzò ed equipaggiò la Compagnia della Morte descritta come un'associazione militare di 900 giovani cavalieri scelti con il compito di difendere fino alla morte il carroccio, simbolo della Lega Lombarda, contro l'esercito imperiale di Federico I Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero. Alcuni storici ritengono tuttavia la sua figura poco attendibile in quanto "troppo romanzata ed idealizzante". Nell'immaginario collettivo egli rimane comunque un simbolo della libertà dei popoli oppressi dal potere centrale. Dopo la battaglia di Legnano, si giunse ad un nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1177, a cui parteciparono il papa, l'imperatore, Guglielmo II il Buono (Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono: Palermo, dicembre 1153 – Palermo, 18 novembre 1189, discendente della famiglia degli Altavilla, fu Re di Sicilia dal 1166 alla morte; era figlio di Guglielmo I il Malo e di Margherita di Navarra. Viene ricordato come uno dei monarchi normanni che ebbe la maggiore benevolenza popolare) e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una tregua lunga col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Federico tornò a quel punto in Germania per risolvere definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con Enrico il Leone, reo di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare. L'ostinata resistenza di Enrico fu infine vinta (1180) e nel frattempo anche in Italia la situazione andava migliorando, poiché la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e, dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III Federico si imbarcò per la Terza Crociata (1189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (noto anche come Riccardo Cuor di Leone), ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia. A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI.

Cartina del nord Italia nel 1176, quandoFederico I Barbarossa
 è sconfitto dai Comuni uniti nella Lega Lombarda a Legnano.
Con rombi rossi sono senalati alcuni dei Comuni aderenti alla Lega
Lombarda e, con rombi neri, quelli schierati con l'imperatore.
 E' indicata una parte della Via Francigena.
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La via Francigena era la strada (sarebbe però più corretto dire l'insieme di strade) che nel Medioevo collegava il regno di Borgogna con l'Italia e che rappresentava il più importante canale di comunicazione con il Nord Europa. Il nome "Francigena" deriva dal fatto che i primi segmenti di questa strada attraversavano le Alpi dalla Francia al Piemonte, passando per i valichi dei Moncenisio, dei Monginevro e del Gran San Bernardo; tale nome sarebbe poi rimasto a comprendere anche altri itinerari aperti al transito verso il centro e il nord Europa, fino al Mar Baltico da un lato ed al canale della Manica dall'altro.
La via Francigena non è nata, al contrario della rete delle comunicazioni imperiali, da un progetto strategico unitario, ma dalla necessità dei pellegrini di andare verso i luoghi consacrati per guadagnare la benevolenza di Dio. La meta privilegiata dalla maggior parte dei pellegrini era Roma perciò, prima dell'anno Mille, la via Francigena veniva denominata Via Sancti Petri o Romea

Nel 1183 - Con il Trattato di Costanza i Comuni videro riconosciuta la loro sovranità. Le lotte in Germania non si placarono e furono una delle principali cause del fallimento della politica imperiale.

Nel 1190 -  Muore Federico I Hohenstaufen detto "Barbarossa" (1122 – Saleph, 10 giugno 1190).
Federico I Hohenstaufen detto "Barbarossa"
Sovrano tedesco e imperatore del Sacro Romano Impero, salì al trono di Germania il 4 marzo 1152 succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155.
Non sono noti con certezza né il luogo né la data di nascita di Federico III di Hohenstaufen, è tuttavia quasi certo che sia nato nel castello di Waiblingen, nella prima metà degli anni '20 del XII secolo, le ipotesi spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II di Svevia duca di Svevia e apparteneva al partito detto poi in Italia dei ghibellini, proprio dal nome del castello di Freya o Staufer-Waiblingen. La madre era Giuditta di Baviera, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito antagonista: quello dei guelfi. Federico rappresentava agli occhi dei principali elettori dell'Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen; inoltre dopo la crisi di potere seguita alla morte di Enrico V, incapace di assicurare in modo definitivo alla propria dinastia la successione al trono di Germania, per la prima volta, alla morte di Corrado III si ebbe una minore conflittualità per il regno. La contesa che si creò inevitabilmente, come sempre era avvenuto per l'elezione del re di Germania, fra le due principali casate del regno si risolse il 4 marzo 1152 a Francoforte grazie ad un compromesso: Enrico il Leone, dei Welfen, uno dei principali pretendenti al trono, rinunciò ad esso in cambio della sovranità sulla Sassonia, oltre che sulla Baviera, e re di Germania fu eletto Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I. Fu incoronato ad Aquisgrana il 9 marzo 1152 all'età di circa trentanni. Da subito Federico I mostrò di voler rafforzare l'autorità imperiale, per cui indisse una dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori di papa Anastasio IV (1153-54); ad essi Federico espresse la convinzione che potere politico e spirituale potessero collaborare su un piano di parità, per cui ribadì i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi ma allo stesso tempo assicurò di voler rispettare prestigio e potenza della Chiesa, in cambio della promessa di essere incoronato imperatore. Ma a Costanza c'erano anche ambasciatori di Lodi, Pavia e Como, venuti ad implorare aiuto contro la prepotenza di Milano, che dopo aver distrutto Lodi ne impediva la riedificazione, mentre delle altre limitava fortemente lo sviluppo. 
Le pretese sull'Italia - Federico ne approfittò per intervenire nella politica italiana: egli seguiva un ideale di impero universale, e il controllo sia sui Comuni a nord sia sul Regno di Sicilia a sud era essenziale a questo scopo. L'Italia era per l'imperatore tedesco il contesto ideale per ottenere alcune prerogative essenziali per realizzare la costruzione dell'impero universale: la supremazia nella contesa col papato per la potestà civile universale, il legame con la tradizione dell'impero romano, cui Federico si ispirava, e la sovranità su Comuni e feudatari. A tal scopo dispose un saldo controllo su tutti i territori della Corona, utilizzando funzionari di umili origini e provata fedeltà, i ministeriales, e si pose l'obiettivo di recuperare gli iura regalia, le regalie, ossia gli inalienabili diritti del potere regio (amministrazione della giustizia, difesa del territorio, riscossione delle imposte), poiché il potere comunale in Italia si stava arrogando poteri propri del sovrano sia all'interno sia all'esterno del territorio urbano, come dimostrava l'esempio di Milano, che aveva apertamente aggredito altri sudditi dell'imperatore. Dopo la dieta di Costanza le condizioni per scendere in Italia c'erano tutte: lo chiedevano le famiglie feudali per limitare il potere comunale, lo chiedevano i piccoli Comuni alleatisi contro Milano, lo chiedeva il papa stesso, Adriano IV (salito al soglio papale dopo il breve pontificato di Anastasio IV), che auspicava l'intervento di Federico contro il Comune di Roma, in cui a partire dal 1143 si era formato un regime capeggiato da Arnaldo da Brescia, un riformatore patarino contestatore del potere temporale dei papi che aveva costretto papa Adriano a ritirarsi ad Orvieto. 
Le guerre in Italia - Nell'ottobre 1154 Federico scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e fu incoronato re a Pavia, dopodiché convocò una dieta a Roncaglia, Piacenza, in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Fatto ciò passò all'azione di forza: distrusse alcune località minori come Galliate e alcuni Comuni maggiori come Asti e Chieri (consegnate poi al marchese di Monferrato, suo fedele vassallo) e, nell'aprile del 1155, Tortona, alleata di Milano (quest'ultima venne messa al bando e privata di tutti i suoi privilegi). Quindi si mise in marcia verso Roma per cingere la corona di imperatore, incontrò papa Adriano a Viterbo e si accordò con lui per far catturare e giustiziare Arnaldo da Brescia, abbattendo il regime comunale romano. Successivamente rifiutò la corona imperiale offertagli dai cittadini romani per ricevere quella consegnatagli dal papa (giugno 1155), ma quest'ultimo sgarbo, oltre alla sottomissione che la città aveva dovuto subire, scatenò una serie di violenti tumulti contro l'esercito tedesco, per cui Federico tornò indietro verso l'Italia settentrionale e per ritorsione saccheggiò Spoleto.
Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, venne a patti con i Normanni, la cui potenza un tempo era stata in realtà giudicata pericolosa dal pontefice, concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Questo accordo però veniva meno ai patti tra papa e imperatore, e d'altra parte non mancavano altri motivi di contrasto tra i due, a causa dell'eccessiva ingerenza di Federico nell'elezione dei vescovi in Germania. Un conflitto vero e proprio scoppiò nella dieta di Besançon (1157), in occasione della quale si scontrarono le due opposte concezioni del cesaropapismo imperiale e della teocrazia papale: la prima concezione vede il potere temporale dell'imperatore dotato di un'autorità e una libertà decisionale assolutamente superiori in ogni campo a qualsiasi altra autorità, anche quella sacra, mentre la seconda è la concezione del potere riassunta nel Dictatus Papae di Gregorio VII che vede l'indiscussa supremazia del potere spirituale del papa su quello dell'imperatore, anche in materia di concessione di autorità politiche, per cui il papa può perfino svincolare i sudditi dalla sovranità imperiale. L'anno dopo (giugno 1158), alla luce di questi contrasti di natura ideologica col pontefice e dato che Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia, provvedendo, per esempio, alla ricostruzione di Tortona, Federico decise per una seconda discesa in Italia, stavolta alla testa di truppe più ingenti. Fatta ricostruire Lodi, assediò Milano, obbligandola a sottoporre all'approvazione imperiale la nomina dei suoi consoli. A novembre dello stesso anno venne convocata la seconda, e più importante, dieta di Roncaglia, cui parteciparono importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna che fornirono a Federico, su sua esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi, poi inserito nella Constitutio de regalibus: elezione di duchi, conti e marchesi, nomina dei consoli comunali e dei magistrati cittadini, riscossione delle tasse, conio delle monete, imposizione di lavori di carattere pubblico. Tutti questi diritti Federico era anche disposto a lasciarli ai Comuni, in cambio però di un tributo annuo e del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere. In base a quest'ultimo principio Federico emanò anche la Constitutio de pacis con cui proibì le leghe fra città e le guerre private. Per quanto riguarda infine i beni fondiari, rivendicò per quelli pubblici (contee, ducati, ecc.) la dipendenza regia e per quelli allodiali il diritto dell'imperatore di dare o meno il proprio consenso a che un proprietario potesse esercitare diritti signorili: gli allodi diventarono quasi dei feudi a tutti gli effetti. Inviò ovunque propri funzionari che ricevessero l'omaggio vassallatico dai signori e controllassero in modo diretto, in qualità di podestà, i Comuni più riottosi. Intanto moriva Adriano IV e al suo posto la maggioranza dei cardinali eleggeva papa Alessandro III, che si accostava subito dalla parte dei Comuni, mentre la minoranza votava un cardinale parente di Federico, col nome di Vittore IV. Federico pretese di decidere quale dei due fosse il legittimo pontefice e convocò un concilio a Pavia, ma Alessandro rifiutò di riconoscere la competenza di Federico in materia e, poiché il concilio riconobbe papa Vittore IV, scomunicò l'imperatore, dopodiché si rifugiò in Francia. Milano intanto rifiutava ancora di arrendersi, attaccando e sconfiggendo a più riprese le truppe imperiali. Stavolta però la reazione di Federico fu definitiva: il 10 marzo 1162 Milano fu costretta alla resa e subito dopo iniziò la sua distruzione. Federico sembrava all'apogeo della sua potenza e tornò in Germania, per ridiscendere tuttavia solo l'anno dopo, nel 1163, perché già incalzava la riscossa italiana; intanto moriva l'antipapa Vittore IV, cui ne sarebbero seguiti altri due, Pasquale III e Callisto III, mentre papa Alessandro III, ricevuto il riconoscimento della sua autorità dagli altri sovrani d'Europa, poteva tornare a Roma nel 1165. 
La Lega Lombarda - La terza discesa in Italia di Federico si concluse tuttavia con un nulla di fatto: organizzata una campagna militare contro i Normanni, per la quale doveva avere l'appoggio di Pisa e Genova, Federico dovette desistere a causa di una malattia, e tra l'altro anche Pisa e Genova, impegnate in un'aspra contesa per il controllo della Sardegna, avevano alla fine rinunciato, per cui l'imperatore tornò in patria. Nel frattempo le città della marca veronese (Verona, Treviso, Vicenza e Padova), con l'appoggio di Venezia (che mirava però, più che al riconoscimento del regime comunale, all'ampliamento ulteriore della propria autonomia) fondavano nel 1164 la Lega veronese, venendo meno alla Constitutio de pacis, mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore, gli si rivoltava contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i Milanesi, dato che non avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas Lombardiae, la Lega Lombarda. Ad essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro diede il proprio appoggio, mentre non lo fece il Regno di Sicilia, a causa di un momento di riassestamento dinastico (dopo la morte di Guglielmo il Malo, il successore, Guglielmo II il Buono, non aveva l'età per governare e finì sotto la tutela della madre). 
La battaglia di Legnano e il tramonto del sogno imperiale - Federico reagì prontamente: sceso per la quarta volta in Italia nel 1166, si impadronì subito di Roma, dove si fece incoronare imperatore per la seconda volta dall'antipapa Pasquale (1 agosto 1167), mentre Alessandro si rifugiava a Benevento. Poi si volse contro i Normanni, ma una grave epidemia scoppiata nell'esercito lo costrinse a riparare a Pavia, insieme a Como l'unica città rimastagli fedele, dopodiché dovette tornare in Germania, dandosi quasi alla fuga e riuscendovi solo con l'appoggio del marchese di Monferrato. Federico rimase in patria 6 anni, durante i quali rafforzò la propria posizione, ma anche la Lega lombarda nel frattempo diventava sempre più potente, le città e perfino i signori feudali che vi aderivano erano sempre più numerosi e ora il Regno di Sicilia e perfino l'impero bizantino vi partecipavano, mentre Milano risorgeva rapidamente e per neutralizzare la possibilità di intervento da parte di Pavia e del marchese del Monferrato si fondava sul Tanaro una nuova città, chiamata Alessandria in onore del papa (1168). Nel 1174 Federico scese per la quinta volta in Italia: subito prese Asti e mosse contro Alessandria un assedio di ben 7 mesi, interrotto solo dal sopraggiungere dell'imponente esercito della Lega. A quel punto Federico fu costretto per la seconda volta a rifugiarsi a Pavia, né ebbero alcun risultato positivo per lui i successivi accordi armistiziali di Montebello dell'aprile di quello stesso anno, che valsero solo a guadagnare tempo in attesa dei rinforzi militari in arrivo dalla Germania, che non furono però numerosi come sperato perché in patria i signori feudali si stavano stancando delle onerose spedizioni militari italiane, che tra l'altro andavano incontro ad alterne vicende, mentre della Germania Federico non sembrava occuparsi troppo. E proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, Federico aveva appena ripreso la marcia verso sud, l'imperatore venne travolto a Legnano, il 29 maggio 1176, dall'esercito della Lega, incappando in una disastrosa sconfitta, della quale massimi artefici furono, non a caso, i milanesi, che, suddivisi in due compagnie, quella del Carroccio e quella della Morte, impedirono che si convertisse in fuga precipitosa il primo ripiegamento cui la cavalleria tedesca aveva costretto parte dell'esercito lombardo, dopodiché spinsero quest'ultimo al decisivo contrassalto. L'esercito tedesco trovò rifugio, ancora una volta, a Pavia, dopodiché Federico si affrettò a cercare di risolvere la questione con la diplomazia, avviando le trattative di pace direttamente col pontefice, con il quale si giunse ad un accordo: Federico disconobbe l'antipapa e restituì al Comune di Roma le sue regalie e i suoi territori, mentre Alessandro III garantì la propria mediazione con i Comuni (accordi preliminari di Anagni, novembre 1176), che però la rifiutarono, non gradendo il cambiamento di atteggiamento del pontefice. 
La pace di Costanza - Si giunse così al nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1177, cui parteciparono papa, imperatore, Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una tregua lunga col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Federico tornò a quel punto in Germania per risolvere definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con Enrico il Leone, reo di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare. L'ostinata resistenza di Enrico fu infine vinta (1180) e nel frattempo anche in Italia la situazione andava migliorando, poiché la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e, dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III Federico si imbarcò per la Terza Crociata (1189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (noto anche come Riccardo Cuor di Leone), ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia. A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI. 
La morte a Saleph o Ex Alphi - Le esatte circostanze della morte di Federico sono sconosciute. È ipotizzabile che l'anziano imperatore sia stato disarcionato da cavallo e lo shock dovuto all'acqua fredda gli abbia causato un arresto cardiaco oppure, forse appesantito dalla sua stessa armatura e fiaccato dall'intensa calura del giugno siriano, Federico I affogò nelle acque che a mala pena arrivavano ai fianchi, secondo quanto riferisce il cronista arabo Ibn al-Athīr nel suo al-Kāmil fī taʾrīkh (La perfezione nella storia). Il peso dell'armatura di quel giorno, progettata per essere la più leggera possibile, fu tale comunque da trascinare con sé un uomo in salute in acque poco profonde.
La morte di Federico gettò il suo esercito nel caos. Senza comandante, in preda al panico e attaccati da tutti i lati dai turchi, molti tedeschi furono uccisi o disertarono. Solo 5.000 soldati, una piccola frazione delle forze iniziali, arrivarono ad Acri. Il figlio del Barbarossa, Federico V di Svevia, proseguì con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dar sepoltura all'imperatore a Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere utilizzando l'aceto fallirono. Quindi le spoglie di Federico furono seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso.
L'improvvisa morte di Federico lasciò l'esercito crociato sotto il comando dei rivali Filippo II di Francia e Riccardo I d'Inghilterra che, giunti in Palestina separatamente via mare, lo portarono infine a dissoluzione. Riccardo Cuor di Leone continuò verso Est dove affrontò il Saladino con alterni esiti, ma senza raggiungere il suo obiettivo finale, la conquista di Gerusalemme.

Nel 1198 - Innocenzo III è eletto papa. Forse a proposito di nessun altro papa si è parlato tanto di teocrazia quanto nei riguardi di Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, 1198-1216), ed a lui più che ad altri è stata fatta risalire la responsabilità di atteggiamenti troppo superbi o di condanne ingiustificate delle autorità temporali. 

papa Innocenzo III

Nel 1204 - Nell'ambito della Quarta Crociata, voluta da Innocenzo III, i crociati saccheggiano Costantinopoli e commettono innumerevoli stragi di cristiani. 

"La presa di Costantinopoli da parte dei crociati" - Palma il Giovane 1544-1620

Dopo che Alessio IV Angelo era salito al trono dei basileis (imperatore), insieme al padre Isacco II Angelo, grazie all'aiuto militare dei crociati, con l'assedio di Costantinopoli (1203), Alessio IV doveva dare il pagamento promesso ai veneziani e crociati, per l'aiuto che aveva ricevuto. Tuttavia l'usurpatore Alessio III Angelo quando si era reso conto che Costantinopoli era perduta, era riuscito a scappare in Grecia con la maggior parte del tesoro imperiale. Quindi Alessio IV non aveva più il denaro per aiutare i crociati e fu costretto a sottoporre la popolazione bizantina ad una fortissima tassazione. Nel frattempo i crociati, che si stavano spazientendo visto il ritardo del pagamento, iniziarono a saccheggiare i pressi di Costantinopoli, dando così inizio a scontri con la popolazione bizantina; era chiaro che Alessio IV aveva perso il controllo della situazione. Nella capitale bizantina iniziò a tirare aria di cospirazione e di questa situazione approfittò il protovestiario Alessio V Ducas, un potente nobile bizantino proveniente dalla famiglia imperiale dei Ducas. Alessio Murzuflo si adoperò per ottenere l'appoggio della nobiltà bizantina nella salita al trono, poi, l'8 febbraio 1204 irruppe nel palazzo imperiale avvisando Alessio IV del divampare di una rivolta. Questi si fece convincere ad uscire dal palazzo dove i sicari lo aspettavano per assassinarlo. Anche Isacco II, il co-imperatore, morì durante la notte, in cause misteriose, probabilmente assassinato, ma non si esclude che sia morto, per ironia della sorte, di morte naturale. Alessio Murzuflo raggiunse quindi la Basilica di Santa Sofia e si fece incoronare dal patriarca Giovanni X Camatero imperatore bizantino, col nome di Alessio V Ducas. Alessio V sparse la voce che il predecessore fosse morto soffocato nella notte, lo fece seppellire con tutti gli onori destinati a un basileus, fingendo addirittura di piangerlo.
Il lutto del nuovo regnante non convinse però i principali sostenitori dei precedenti imperatori, ovvero le armate della quarta crociata e la flotta della Repubblica di Venezia, che si trovavano a Costantinopoli su richiesta dei due Angelo, dopo aver permesso ad Alessio IV di conquistare il potere scacciando suo zio Alessio III. La popolazione di Costantinopoli non appoggiò subito il nuovo sovrano, infatti venne acclamato imperatore Nicola Canabo, a minaccia della sua stessa vita, se si fosse rifiutato di accettare la carica, ma per togliere di mezzo l'usurpatore Alessio V non esitò a inviare le sue guardie variaghe e a gettarlo in prigione.
I latini, dal canto loro, sospettando a ragione che Alessio V fosse il responsabile della morte di Alessio IV, lo accusavano di avere usurpato il trono. In risposta, Alessio V chiuse i negoziati con i crociati e con la Venezia, rifiutandosi di rispettare le promesse di aiuti e finanziamenti alla spedizione che il suo predecessore aveva fatto ai capi della crociata per ottenerne l'appoggio e conquistare il trono. Anzi, il nuovo sovrano fece rinforzare le mura e alzare la guardia sulle mura Teodosiane. Queste misure, insieme alle posizioni assunte nei confronti dei latini da Alessio, che era inoltre contrario alla riunificazione tra la chiesa ortodossa e quella cattolica promessa nei precedenti accordi e considerava i crociati nemici dell'Impero, gli fecero in breve guadagnare credito tra i suoi sudditi. Dopo questi avvenimenti, i capi latini, tra cui si distinse per determinazione soprattutto l'anziano doge di Venezia, Enrico Dandolo, pianificarono la conquista della città e la spartizione dell'impero. Scoppiò la guerra: lo scontro più importante fu quello tra Enrico di Fiandra e Alessio V. Enrico aveva armato un esercito per razziare Filea, sul Mar Nero; mentre i crociati tornavano all'accampamento, lungo la strada furono attaccati in un'imboscata da Alessio V: La retroguardia comandata direttamente da Enrico fu presa di sorpresa. Fu una battaglia aspra il cui esito fu tuttavia una sconfitta per i bizantini, che oltre a essere battuti persero anche il vessillo imperiale ed un'icona d'oro della Vergine portata sempre in battaglia come protezione; l'icona, che era arricchita da pietre preziose incastonate, fu portata a Citeaux. Al ritorno, Alessio annunciò ai suoi sudditi la vittoria, e a coloro i quali gli domandavano dove fosse l'icona e il vessillo, rispose che erano stati messi al sicuro. Quando queste voci giunsero al campo dei crociati, questi caricarono il vessillo e l'icona su una nave veneziana, issandoli in modo che gli abitanti di Costantinopoli potessero vederli e sapere della menzogna del loro imperatore. Il primo attacco dei crociati venne sferrato il 9 aprile 1204 ma fu respinto e procurò solo forti perdite. Il 12 aprile venne compiuto un nuovo tentativo e questa volta i veneziani ricorsero ad uno stratagemma. Avevano costruito piattaforme sulle cime degli alberi delle navi, poi avevano inclinato le imbarcazioni fino a che le piattaforme andavano a toccare le mura. Il veneziano Piero Alberti fu il primo a saltare sulle mura di una torre nemica, ma fu subito ucciso. Fu seguito da un francese, André Dureboise, che riuscì a resistere all'attacco dei difensori permettendo ad altri veneziani e crociati di occupare le mura. Poco tempo dopo le porte della città vennero aperte dagli attaccanti penetrati all'interno e per Costantinopoli non ci fu più scampo. Alessio V s'era rifugiato con alcune truppe nel suo palazzo imperiale. Nella notte, forse perché temevano un attacco di sorpresa, alcuni crociati tedeschi appiccarono il fuoco a delle case e nuovamente l'incendio divampò in città. Vista l'impossibile situazione, Alessio V si dette alla fuga. Durante quella notte dove regnava il caos a Costantinopoli, visto che l'imperatore era scappato, fu eletto imperatore Costantino XI Lascaris, che ordinò una sortita contro i crociati, guidata dal fratello del nuovo imperatore, il generale bizantino Teodoro Lascaris (futuro imperatore di Nicea) non ebbe successo alcuno. Il giorno dopo ebbe inizio il grande saccheggio che, come tramandano i cronisti, non aveva avuto simile in tutta la storia dell'umanità. Mentre Bonifacio di Monsarrat occupava il palazzo imperiale che, secondo Roberto di Chiari, aveva ben 500 stanze tutte riccamente addobbate e ben trenta cappelle, gli scatenati crociati entravano nelle case ed asportavano qualsiasi cosa di valore che avessero trovavo. Tutte le chiese vennero spogliate dei vasi sacri, delle immagini, dei candelabri e quanto non si poteva asportare veniva semplicemente distrutto. Anche la basilica di S. Sofia venne completamente saccheggiata, l'altare venne spezzato, gli arazzi fatti a pezzi. Un cronista dell'epoca, testimone oculare, tramanda che una prostituta, seduta sul trono del patriarca, cantava strofe oscene in lingua francese. Mentre i veneziani si concentravano su quelle cose che avevano un grande valore, i francesi arraffavano tutto quello che luccicava, si fermavano solo per ammazzare e violentare. Le cantine vennero depredate e la città era piena di soldataglia avvinazzata che trucidava chiunque trovasse lungo il cammino. Cittadini venivano torturati perché rivelassero dove avevano nascosto i loro valori. I conventi vennero presi d'assalto, le monache stuprate. Vecchi, donne e bambini giacevano in pozze di sangue per le strade, già morti o morenti. L'inferno durò per tre giorni interi. Infine i comandanti degli assalitori intervennero, dettero ordine di cessare il saccheggio (tanto ben poco era rimasto da depredare) ed ordinarono che qualsiasi bottino doveva essere portato in tre chiese e sorvegliato da fidati crociati e veneziani. Questo perché il contratto prevedeva la spartizione dei beni saccheggiati: tre ottavi ai veneziani, tre ottavi ai crociati; il restante quarto era destinato al futuro imperatore. Fra l'altro i veneziani portarono a casa i quattro cavalli di bronzo che ornano (attualmente in copia) la Basilica di San Marco, l'icona della Madonna Nicopeia e molte preziose reliquie che ancora sono serbate nel tesoro di San Marco. Così ebbe fine la quarta crociata che istituita con l'intenzione di combattere i saraceni, aggredì e saccheggiò unicamente paesi cristiani. Terminata la strage ed il saccheggio si venne alla spartizione del bottino che alcuni storici calcolano di circa 900.000 marche imperiali d'argento, oggi equivalente a molte centinaia di milioni di Euro. Il calcolo è però difficile perché molti degli oggetti artistici depredati hanno un valore incalcolabile. Poi si passò all'elezione dell'imperatore latino. Bonifacio del Monferrato sperava sempre di essere eletto ma trovò la forte opposizione dei veneziani. Infine crociati e veneziani furono d'accordo nell'eleggere il conte Baldovino IX di Fiandra che prese possesso del trono di Costantinopoli. Parte del regno però andò a Venezia, secondo quanto previsto dal contratto. Per ampliare la propria potenza marittima Venezia reclamò ed ottenne la costa occidentale della Grecia, tutto il Peloponneso (Morea), Nasso, Andros, Negroponte (oggi Eubea), Gallipoli (Turchia), Adrianopoli e i porti della Tracia sul Mar di Marmara. Da allora il Doge assunse il titolo di “Dominus quartae partis et dimidiae totius Imperii Romaniae”, cioè Signore di un quarto e mezzo dell'Impero Romano d'Oriente. I veneziani pretesero anche tre ottavi della città di Costantinopoli ed occuparono il quartiere dove è oggi ubicata l'Agia Sofia, ex Cattedrale di Santa Sofia. A ricoprire la carica di patriarca venne nominato il nobile veneziano Tommaso Morosini. Baldovino fu incoronato in pompa magna il 16 maggio 1204 nella Cattedrale di Santa Sofia. Alla notizia degli orrori compiuti e della barbarie dimostrata dai crociati Innocenzo III rimase esterrefatto. Inorridito scrisse lettere a Costantinopoli deplorando e condannando che, senza il suo sapere, stato e chiesa erano stati divisi; ma ciò non cambiò la situazione. Il suo dispiacere crebbe ancora quando venne a sapere che il suo proprio legato, Pietro di San Marcello, aveva svincolato i crociati dalla promessa di liberare Gerusalemme. La crociata da lui predicata ed indetta si era tramutata in guerra contro stati cristiani. Le atrocità commesse dai crociati durante il saccheggio di Costantinopoli non contribuirono certamente a migliorare i rapporti fra la chiesa ortodossa e quella cattolica di Roma. Le due chiese rimasero separate dal 1054 fino al giorno d'oggi, sebbene recentemente il papa abbia condannato quanto commesso durante la quarta crociata.

Nel 1205 - Con la bolla "Etsi Iudaeos", Innocenzo III elaborò giuridicamente la teoria della "perpetua servitù" degli Ebrei (riaffermata da papa Gregorio IX nel 1234) con queste parole: «Furono condannati dal Signore, alla morte del quale contribuirono, come servi; almeno si riconoscano servi di coloro che la morte di Cristo fece liberi, rendendo loro servi». Secondo il papa gli ebrei erano come Caino il fratricida e contro di loro gridava il sangue di Gesù Cristo; non dovevano essere uccisi ma condannati a errare sulla terra come infelici vagabondi, finché non si fossero ravveduti e avessero cercato il Salvatore. Gli ebrei furono inoltre esclusi dall’agricoltura e dalle corporazioni e non restò loro che dedicarsi al commercio e all'artigianato.



Cartina delle città Catare in Occitania (regione Languedoc).
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Nel 1209 - Ha luogo la Crociata degli Albigesi. Innocenzo III fu uno strenuo avversario delle idee ritenute eretiche che si stavano diffondendo in Europa: i catari (o albigesi) nel sud della Francia avevano fatto presa su gran parte della popolazione, dagli aristocratici ai ceti più umili, a causa della corruzione del clero locale, come ammise lo stesso pontefice. Organizzò quindi una crociata contro di loro. La crociata durò più a lungo del previsto, dal 1209 al 1244 (con la caduta dell'ultima piazzaforte sui Pirenei, il castello di Montségur), ma ebbe un risultato di annientamento quasi totale dei catari, se si eccettuano alcuni focolai clandestini superstiti in Lombardia e in Toscana. Il prezzo pagato era però l'essersi assunti, da parte della Chiesa, la responsabilità di massacri di ferocia inaudita, fra cui spicca il massacro di Béziers del 22 luglio 1209, allorquando i crociati massacrarono non meno di 20.000 abitanti fra uomini, donne e bambini. Le uccisioni e le devastazioni crearono il risentimento di intere popolazioni: Innocenzo, già deluso dall'esito della quarta crociata, ebbe una nuova preoccupazione. Solo gli esiti positivi della Riconquista in Spagna sembravano non aver tradito la parola "crociata". Il contrasto stridente era però visibile a tutti: l'eroe spagnolo contro i musulmani, il trionfatore della Battaglia di Las Navas de Tolosa del 1212, Pietro II d'Aragona, fu ucciso infatti nella battaglia di Muret, mentre cercava di difendere la città di Montpellier dalla furia dei crociati. I Catari, che divennero presto una forte minoranza, si erano diffusi in tutta l’Occitania occidentale (in quella orientale, l’eresia più diffusa era invece quella valdese). La loro fede era, nella sua versione più radicale, rigidamente manichea: il Bene e il Male erano principi eterni, coesistenti e antagonisti. Il regno del Male era il mondo, la materia, la carne (il non essere), creati da un Dio “straniero”, il Rex Mundi. Il regno del Bene (del Dio “legittimo”) era invece lo spirito (l’essere). L’anima dell’uomo era il campo di lotta tra il Bene e il Male. Soltanto sublimando i propri rapporti col mondo l’uomo poteva salvare la propria anima liberandola dalla catena delle reincarnazioni che la teneva legata al mondo. Naturalmente, i Catari avevano un programma massimo e uno minimo. All’interno della loro chiesa erano sicuri di salvarsi soltanto i “perfetti”, i quali praticavano un rigido ascetismo che culminava talvolta nell’endura, il suicidio sacro ottenuto mediante il rifiuto del cibo. I Catari, chiamati anche Albigesi perché assai numerosi nel territorio di Albi, costituivano col loro fervore e la loro estrema coerenza, un esempio e un pericolo per la chiesa ufficiale, sufficientemente corrotta. Il popolo era colpito, certo favorevolmente, da questo esempio di forsennata virtù. L’alta nobiltà e la ricca borghesia cittadina erano, da un lato, conquistate dalla vertiginosa teologia catara, dall’altro alquanto desiderose di mettere le mani sul patrimonio ecclesiastico. I Catari si ritenevano, del resto, i veri cristiani della loro epoca e si denominavano, infatti, crestiani (catari, cioè “puri”, dal greco katharoi). Condizione preliminare della salvezza dell’uomo era, infatti, anche per loro, la missione di Gesù che, grazie alla Passione, e qui la loro fede li distingueva dalla chiesa ufficiale, aveva meritato di divenire figlio di Dio (del Dio “legittimo”) “per adozione”.I Catari aderivano alla loro chiesa mediante una sorta di professione di fede: il sacramento del consolamentum, un battesimo spirituale cui si sottoponevano in età adulta (astenendosi dai peccati della carne) e al quale si mantenevano, in genere, scrupolosamente fedeli. La sempre più evidente ostilità palesata dalla popolazione occitana nei confronti dei rappresentanti del potere cattolico e la concomitante diffusione di pratiche religiose alternative (il settarismo càtaro), indispettirono ben presto sia il papato che la corona francese, entrambe preoccupati di avere a che fare con un pericoloso crogiuolo di eresie religiose, politiche e anche culturali. Infatti, a gettare un ombra demoniaca sull’esistenza e sulle tradizioni occitane contribuì senz’altro lo strenuo orgoglio dei trovatori locali che, in quanto cantori di un amore libero, profondamente impregnato di umana e quasi pagana passione, respinsero con fermezza qualsiasi indottrinamento culturale, allontanandosi sempre più dai modelli narrativi e lirici di matrice cattolica. Stereotipi, questi ultimi, di un cantico d’amore squisitamente spirituale e casto: retaggio della tradizione cattolica alto-medioevale. E fu proprio in questo clima che andò caratterizzandosi l’autonoma e originale esistenza dei feudi meridionali francesi che aderirono all’eresia càtara (movimento religioso di origine bulgara, libertario e rigoroso al tempo stesso, naturalista, quasi pagano nella sua strana ritualità; ostile alla tradizione cattolica romana). Il fenomeno càtaro intersecandosi con il principio di autonomia culturale sostenuto dall’intellighentzia occitana innescò un violento ed inevitabile scontro con la Chiesa che, dopo avere tentato di riportare alla ragione i prìncipi e gli esponenti dell’eresia del Midi, decise di passare alla forza, appoggiandosi alla nobiltà francese fedele al credo romano. Tra il 1208 e il 1242, le armate al comando dei prìncipi francesi fedeli al papato organizzarono una vera e propria Crociata contro i Càtari (o Albigesi) per estirpare al più presto quello che venne definito il “cuore ribelle di Francia”.
Per tutto l’anno 1208, gli emissari del Papa predicarono in Francia la crociata contro gli “eretici” (cioè l’invasione dell’Occitania).
Occitani - Sigillo di Raimondo VI Conte
 di Tolosa (1156-1222). Sullo scudo
appaiono la croce d'Oc e, sulla
destra, la stella a sette punte.
I francesi, guidati da Simone di Montfort, si trovarono così di fronte solo le scarse forze di Raimondo Trencavel, visconte di Albi, Béziers e Carcassona, e di Raimondo Ruggero, conte di Foix, che aderivano alla chiesa catara. Nel 1209 ha luogo la Crociata degli Albigesi. I “crociati” (Franchi) prendono Béziers. Gli abitanti, riuniti nella cattedrale, vengono bruciati vivi, senza distinzione di fede, di sesso o di età. Il genocidio spirituale del popolo d’oc comincia così con un imponente genocidio fisico. Raimondo VI di Tolosa, che era nominalmente il signore di Trencavel, entra allora in guerra contro il Montfort che, però, consolida e amplia la propria conquista rinnovando i massacri. Il legato pontificio, sempre al suo fianco, lo sprona a non andare troppo per il sottile, a non distinguere tra Cattolici e Catari: “Uccideteli tutti, poi Dio sceglierà i suoi…”. Montfort non si fa pregare e scaglia di persona contro le rocce un buon numero di neonati, rei soltanto di essere occitani. Nel 1213 si compie intanto la breve unificazione occitanica. Il conte di Tolosa e i suoi feudatari, in segreto, giurano obbedienza al potente conte-re catalano Pietro II d’Aragona. Pietro entra subito in guerra contro i francesi.
Cartina dell' Occitania, assoggettata da secoli alla Francia.
Territori Occitani con i nomi delle regioni in Occitano.
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I catalano-occitani si battono, il 12 settembre 1213, a Muret, contro i crociati. La battaglia sarà, inopinatamente, vinta dai crociati e lo stesso Pietro II cadrà sul campo. L’unità occitana è fatta e disfatta nel giro di pochi mesi. I catalani tornano in patria. Le due nazioni saranno divise per sempre. Nel 1216 gli occitani si sollevano in tutto il territorio. Raimondo VII varca il Rodano e riconquista Tolosa. Gli occitani si battono contro i francesi al grido di “Tolosa e Provença!”. Il vecchio conte Raimondo VI è richiamato dall’esilio aragonese. Simone di Montfort riorganizza le sue forze e attacca Tolosa, sotto le cui mura viene però sconfitto e ucciso nel 1219. “Lo lop es mòrt, visca Tolosa ciutat radiosa!” (Il lupo è morto, viva Tolosa città radiosa!) grida il popolo esultante. Luigi VIII invade con un nuovo, poderoso esercito l’Occitania, conquistando Avignone, rifugio di catari e valdesi. Nel 1242, Raimondo VII rialza però la testa. Fa giustiziare gli inquisitori reali di Avignone e riprende, a Narbona, il proprio titolo. Si allea col re d’Inghilterra (sovrano dell’Aquitania), con l’imperatore germanico (sovrano formale della Provenza) e col re di Aragona.
La bandiera Occitana
Dopo una prima sconfitta nel Poitou, la lega si sfalda però come neve al sole. I francesi continuano la caccia agli eretici sul territorio conquistato. Nel 1244 cade, sembra con l’aiuto di montanari baschi, il castello di Montsegur, dove si erano ritirati 200 “perfetti” col seguito. Verranno tutti arsi vivi in una radura vicina, chiamata ancora “lo prat dels cremants” (il prato dei bruciati). La caduta di Montsegur segna, per gli storici, la fine della Crociata degli Albigesi. Si sa tuttavia che l’ultimo ridotto cataro a cadere fu Queribus, nel maggio 1255. Si calcola che gli occitani morti in conseguenza della crociata siano stati almeno 400.000 (quasi un sesto della popolazione). Per visualizzare il post "Occitania: Storia e Cultura", clicca QUI   

Nel 1212 - Sconfitta araba in Spagna a Las Navas de Tolosa.

Nel 1215 - Giovanni Senza Terra, re d'Inghil­terra, concede la "Magna Charta". Dopo il Trattato di Costanza fra i Comuni italiani uniti nella Lega Lombarda e l'imperatore Federico Barbarossa, il primo ordinamento giuridico-politico che limita i poteri del sovrano.
Una copia della "Magna Charta"
La Magna Carta (Magna Charta Libertatum) è un documento, scritto in latino, che il re d'Inghilterra Giovanni Senzaterra fu costretto a concedere ai baroni del Regno, propri feudatari diretti, presso Runnymede, il 15 giugno 1215. Venne chiamata magna per tenerla distinta da un provvedimento minore, una charta rilasciata proprio in quegli anni per regolamentare i diritti di caccia. Quando Enrico II d'Inghilterra morì il 7 luglio 1189, gli succedette il quarto dei suoi figli, Riccardo Cuor di Leone. Durante l'assenza di re Riccardo a causa della III crociata salì al trono il fratello minore Giovanni Senzaterra (John Lackland), chiamato così perché perse i suoi possedimenti in Francia, o forse perché essendo il quintogenito maschio, il padre Enrico non gli lasciò in eredità alcun possedimento territoriale. Giovanni, per difendere e poi riconquistare i possedimenti dei Plantageneti in Francia, dovette ingaggiare una guerra con il regno di Francia, finanziata tramite una forte tassazione dei suoi baroni, che ne denunciarono pubblicamente l'arbitrarietà, segnalando in particolare gravi abusi nell'applicazione dello scutagium. A causa dell'esito negativo della spedizione francese (le truppe inglesi, alleate a quelle dell'imperatore tedesco Ottone IV, vennero sconfitte a Bouvines nel 1214) e della successiva rivolta dei baroni, che il 5 maggio 1215 rifiutarono la fedeltà al re, Giovanni Senzaterra, durante l'incontro con i ribelli avvenuto il 15 giugno nella brughiera di Runnymede, si vide costretto, in cambio della rinnovata obbedienza, a una serie di concessioni che costituiscono il contenuto principale della Magna Charta. La Magna Charta Libertatum è stata interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, sebbene essa vada inscritta nel quadro di una giurisprudenza feudale in cui, durante il XII e XIII secolo, la concessione di privilegi (libertates) da parte di sovrani a comunità o sudditi, offre altri esempi di natura analoga (Federico Barbarossa alla Lega Lombarda nel 1183, il re Andrea II d'Ungheria ai loro vassalli nel 1222). In sostanza la Magna Charta conferma i privilegi del clero e dei feudatari, eliminando o diminuendo l'influenza del re.
Tra i suoi articoli ricordiamo:
- il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del "commune consilium regni" (consiglio comune del regno, formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni, da convocarsi con un preavviso di almeno quaranta giorni e deliberante a maggioranza dei presenti (articoli 12 e 14)
- la garanzia, valida per tutti gli uomini di condizione libera, di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di pari, se la norma era incerta o il tribunale non competente, o secondo la "legge del regno" (articolo 39, in cui si ribadisce il principio del " habeas corpus integrum")
- la proporzionalità della pena rispetto al reato (articolo 20)
- l'istituzione di una commissione di venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi (articolo 61, in cui si manifesta il futuro principio della legittima resistenza all'oppressione di un governo ingiusto)
- l'integrità e libertà della Chiesa inglese (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l'arcivescovo di Canterbury Tommaso Becket sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro gli ecclesiastici, sia dall'iniziale mancato riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del papa Innocenzo III) dell'arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori ispiratori della Charta) da parte del re Giovanni. La Magna Charta regolamentava inoltre l'importante legge consuetudinaria detta "della foresta", abolendo i demani regi (in latino foreste) creati sotto il regno di Giovanni e le relative multe comminate ai trasgressori (articoli 47 e 48). In materia economica, la Charta faceva salve le "antiquas libertates" della città di Londra, dei borghi, delle ville e dei porti (articolo 13) e concedeva a tutti i mercanti, esclusi quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dal paese (articolo 41); infine per agevolare il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate identiche misure per vino, birra e grano ed inoltre che le stoffe fossero confezionate in misure standardizzate (articolo 35). Benché la Magna Charta nel corso dei secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica. Una copia ben conservata si trova nella cattedrale di Salisbury. Il documento, nella sua forma definitiva, fu redatto, dopo la morte di Giovanni, dal legato pontificio, Guala Bicchieri, dal Gran Giustiziere, Uberto di Burgh, e dal reggente di Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo.
 
Nel 1215 - Nel novembre del 1215, papa Innocenzo III convocò il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico), che emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia e esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il tribunale dell'Inquisizione contro le eresie, dall'altro si incoraggiava la predicazione popolare legittimando gli Ordini mendicanti. In tal modo la Chiesa da un lato è l'unica e vera sposa di Cristo, e in quanto tale è suprema e santa, dall'altro lato ricordando il riconoscimento degli ordini mendicanti (si veda l'attività apostolica del patrono d'Italia, san Francesco). Si decise inoltre una crociata generale in Terra Santa (la quinta crociata): Gerusalemme era infatti sempre nelle mani dei musulmani. 

Nel 1236 - Comincia in Russia l'invasione mongola, che raggiungerà la Polonia, la Boemia, i Balcani.

Nel 1242 - I Russi, guidati da Aleksandr Nevskij, sconfiggono i Cavalieri Portaspada Teutonici sul lago Peipus. 

Nel 1243 -  Innocenzo IV è eletto papaInnocenzo IV, fu il primo vero papa teocratico, e soprattutto che la sua preoccupazione eminente fu quella religiosa e che soltanto in funzione di questa si spiegano i suoi gesti in campo politico. Eliminata pertanto ogni possibilità di fraintendimenti si può indicar nei suoi giusti termini la concezione innocenziana del potere spirituale e la sua teologia del primato; non s'incontreranno novità dottrinali nel vero senso della parola, ma un'inusata energia nell'affermazione dei diritti della sede romana ed una più consapevole dimostrazione delle basi che li giustificano. Egli ribadì anzitutto l'idea che la preminenza del papa nella Chiesa è fondata sul passo evangelico di Matteo, dato che esso consacrava il posto del primo pontefice e giustificava tutte le prerogative che vennero poi formulate a favore dei successori: «Il primato della sede apostolica, che Iddio ha stabilito, è provato dalle testimonianze dei Vangeli e degli Apostoli; da esse derivano le costituzioni canoniche che asseriscono concordemente che la Chiesa romana è sopra le altre come maestra e madre»; «come uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Gesù Cristo volle che nella sua Chiesa uno solo fosse il capo di tutti»; «Cristo mise a capo di tutti uno solo che ordinò suo vicario in terra perché, come a lui si piega ogni ginocchio, così a quello tutti ubbidiscano affinché vi sia un solo ovile ed un solo pastore». Da qui in poi il papa è il vicario di Cristo stesso.

Nel 1246 - Avviene l’"Anschluss" (collegamento, nel senso di annessione) della Provenza. Beatrice, ereditiera della contea, viene fatta sposare a Carlo d’Angiò, parente del re di Francia. Le città provenzali si rifiutano di riconoscere il nuovo sovrano per timore di perdere le proprie libertà municipali. Carlo “pacifica” ad una ad una, naturalmente con le armi, Arles, Aix, Marsiglia… La resistenza Provenzale dura, comunque, dieci anni.

Cartina dell'Europa nel 1250, con: Borgogna (Burgundia), Impero Germanico,
Boemia, Slesia, Regno d'Italia con i Comuni in giallo,  Stato della Chiesa,
Territori di Venezia resasi autonoma da Bisanzio, Regno di Sicilia. Città
e confini dell'Impero Germanico; Impero e Regno di Sicilia sotto il
controllo degli Hohenstaufen. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1248 - In febbraio Federico II Hohenstaufen subisce una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250) fu Re di Sicilia (come Federico I di Sicilia, dal 1198 al 1250), Duca di Svevia (come Federico VII di Svevia, dal 1212 al 1216), Re di Germania (dal 1212 al 1220) e Imperatore dei Romani (come Federico II del Sacro Romano Impero, eletto nel 1211, incoronato ad Aquisgrana nel 1215, incoronato a Roma dal papa nel 1220), infine Re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi a Gerusalemme nel 1228). Apparteneva alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen e discendeva
Federico II Hohenstaufen
Napoli - Palazzo Reale
per parte di madre dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia. Conosciuto con gli appellativi "stupor mundi" (meraviglia o stupore del mondo) o puer Apuliae (fanciullo di Puglia), per la particolare predilezione che ebbe per questa regione (Apulia da intendersi come la Puglia e la Basilicata attuali o piuttosto l'intera Italia Meridionale, quindi il Regno di Sicilia); ma il nomignolo Puer Apuliae era nato con un intento spregiativo. Gli fu attribuito dagli intellettuali tedeschi durante la lotta per il titolo imperiale con Ottone di Brunswick e potrebbe essere tradotto come "ragazzino dell'Italia meridionale", contrapposto al maturo cavaliere dei guelfi. Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l'attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male. Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione artistica e culturale, volte ad unificare le terre e i popoli, fortemente contrastata dalla Chiesa. Egli stesso fu un apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi. La sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica. Federico nacque il 26 dicembre 1194 da Enrico VI (a sua volta figlio di Federico Barbarossa I di Svevia), e da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno, a Jesi, nella Marca anconitana, mentre l'imperatrice stava raggiungendo a Palermo il marito, incoronato appena il giorno prima, giorno di Natale, re di Sicilia. Data l'età avanzata, nella popolazione vi era un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perciò fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l'imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell'erede al trono. Costanza, che prima del battesimo del figlio lo chiamò inizialmente col nome matronimico di Costantino, portò il neonato a Foligno, città dove Federico visse i suoi primissimi anni, affidato alla duchessa di Urslingen, moglie del duca di Spoleto Corrado, uomo di fiducia dell'imperatore. Poi partì immediatamente alla volta della Sicilia per riprendere possesso del regno di famiglia, poco prima riconquistato dal marito. Qualche tempo più tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella Cattedrale di San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del futuro sovrano venne definito in quello, "in auspicium cumulande probitatis", di Federico Ruggero; "Federico" per indicarlo a futura guida dei principi germanici quale nipote di Federico Barbarossa, "Ruggero" per sottolineare la legittima pretesa alla corona del Regno di Sicilia quale discendente di Ruggero II. Quella fu la seconda ed ultima occasione in cui Enrico VI vide il figlio. Federico nasceva già pretendente di molte corone. Quella imperiale non era ereditaria, ma Federico era un valido candidato a re di Germania, che comprendeva anche le corone d'Italia e di Borgogna. Questi titoli assicuravano diritti e prestigio, ma non davano un potere effettivo, mancando in quegli stati una solida compagine istituzionale controllata dal sovrano. Tali corone davano potere solo se si era forti, altrimenti sarebbe stato impossibile far valere i diritti regi sui feudatari e sui Comuni italiani. Inoltre per via materna aveva ereditato la corona di Sicilia, dove invece esisteva un apparato amministrativo ben strutturato a garantire che la volontà del sovrano venisse applicata, secondo la tradizione di governo centralistico. L'unione del regno di Germania e di Sicilia non veniva vista di buon occhio né dai normanni né dal papa, che con i territori che a vario titolo componevano lo Stato della Chiesa possedeva una striscia che avrebbe interrotto l'unità territoriale del grande regno, facendolo sentire di conseguenza accerchiato.
Infanzia ed educazione - Il 28 settembre 1197 Enrico VI moriva e Costanza affidò il figlio a Pietro di Celano conte della Marsica (fratello di Silvestro della Marsica che era stato Grande Ammiraglio di Guglielmo I il Malo, re di Sicilia) e Berardo di Laureto appartenente alla famiglia degli Altavilla conti di Conversano. Il 17 maggio del 1198 Costanza fece incoronare il figlio re di Sicilia a soli quattro anni. Costanza morì il 27 novembre dello stesso anno, dopo averlo posto sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, ed aver costituito a favore del papa un appannaggio di 30.000 talenti d'oro per l'educazione di Federico. Gualtiero di Palearia, vescovo di Troia, era a Palermo il vero tutore di Federico. Federico risiedeva nella reggia di Palermo, nel Castello della Favara, il Castello a Mare, seguendo Gentile di Manopello fratello di Gualtiero. Suo primo maestro fu frate Guglielmo Francesco, che ne rispondeva al vescovo Rinaldo di Capua, il quale informava costantemente il papa dei progressi scolastici, della crescita e della salute di Federico. Nell'ottobre 1199, Marcovaldo di Annweiler, per volere di Filippo di Svevia zio di Federico, s'impadronì della Sicilia per averne la reggenza e prese su di sé anche la custodia del giovane, sottraendolo a quella di Gualtiero di Palearia e, quindi, al tutoraggio di Innocenzo III, in aperto contrasto col Papa e col suo paladino in Sicilia, Gualtieri III di Brienne; ciononostante, Marcovaldo non privò Federico della tutela dei suoi maestri. Il Papa accusò Gualtiero di Palearia di tradimento quando suo fratello Gentile di Manopello consegnò Federico, assieme alla città di Palermo, a Marcovaldo. Nel 1202 Gualtiero di Palearia guidò una spedizione, unitamente a Diopoldo conte di Acerra, contro il pretendente al trono Gualtieri di Brienne, il quale, dopo la morte di Marcovaldo, consegnò Federico al conte Guglielmo di Capparone, successore alla reggenza di Marcovaldo. Diopoldo liberò Federico da Capparone nel 1206 e lo riconsegnò alla custodia di Gualtiero di Palearia. Guglielmo Francesco, Gentile di Manopello ed un imam musulmano, rimasto sconosciuto alla storia, furono istruttori di Federico sino al 1201, quando Guglielmo Francesco fu costretto ad abbandonare la Sicilia; tornò ad essere il maestro di Federico dal 1206 al 1209, anno dell'emancipazione del giovane. Dal 1201 al 1206 Federico, sotto la tutela di Marcovaldo e poi di Guglielmo di Capparone, venne cresciuto dal popolo palermitano più povero, autodidatta per ogni forma di cultura.
Stemma degli Hohenstaufen,
attuale stemma del Land
Baden Wurtemberg
La corona imperiale - Il 26 dicembre 1208 Federico compì il quattordicesimo anno di età e uscì dalla tutela papale assumendo il potere nelle sue mani. Su consiglio del pontefice nell'agosto del 1209 sposò la venticinquenne Costanza d'Aragona, vedova del re ungherese Emerico: Federico non aveva ancora compiuto quindici anni. In Germania, nel frattempo, dopo la morte di Enrico VI nessuno era più riuscito a farsi incoronare imperatore. Due erano i rivali che puntavano al titolo imperiale vacante: il primo era appunto Filippo di Svevia, fratello minore di Enrico VI, che fu eletto re dai principi tedeschi nel 1198 e incoronato a Magonza; il secondo era Ottone di Brunswick, figlio minore del duca di Baviera e Sassonia Enrico il Leone, che fu eletto anch’egli re da alcuni principi tedeschi che si opponevano all’elezione dello Staufer e incoronato ad Aquisgrana. Ottone poteva contare sull’appoggio del re d’Inghilterra Giovanni I, che era suo zio, e di Innocenzo III, che voleva evitare di vedere uno svevo imperatore per scongiurare una rivendicazione di quest’ultimo del regno di Sicilia; Filippo, a sua volta, poteva contare sull’appoggio del re di Francia Filippo II Augusto. La situazione si risolse solo nel 1208 quando Filippo di Svevia fu assassinato per motivi personali e Ottone ebbe campo libero. Egli fece numerose concessioni al papato, in particolare la corona doveva rinunciare all’ingerenza nelle elezioni dei prelati e accettare senza limiti il diritto d’appello del pontefice nelle cose ecclesiastiche; inoltre si sarebbe posto fine ad abusi quali l’appropriazione delle rendite delle diocesi vacanti. Il 4 ottobre del 1209, a Roma, Innocenzo III incoronò imperatore Ottone IV. Nonostante le numerose promesse di Ottone IV, l'imperatore, richiamandosi all’antiquum ius imperii, rivendicava il dominio sull’Italia intera; così egli sostò per circa un anno nell’Italia centrale, cosa che preoccupò non poco Innocenzo III che proprio in quei territori stava cercando di estendere lo Stato della Chiesa. Riccardo di San Germano ci dice che: "Il detto imperatore Ottone, attratto da Diopoldo e da Pietro conte di Celano, […] gettatosi dietro le spalle il giuramento che aveva fatto alla chiesa di Roma, entra nel regno dalla parte di Rieti e sotto la guida di coloro che vi avevano prestato il giuramento di fedeltà, vi giunge attraverso la Marsia e quindi attraverso il Comino; […] Il papa Innocenzo lo scomunicò e pose l’interdetto alla chiesa di Capua, perché aveva osato celebrare alla sua presenza e nell’ottava di S. Martino scomunica anche tutti i suoi fautori." Salimbene de Adam aggiunge: "Nell’anno del Signore 1209 l’imperatore Ottone fu ospitato sul Reno (è un torrente nel vescovado di Reggio) e fu pure ospitato a Salvaterra. E fu incoronato da papa Innocenzo III il giorno 11 di ottobre. […] Ma il suddetto Ottone, una volta incoronato, muove con molti sforzi contro il padre che lo aveva incoronato e la madre chiesa che lo aveva generato, e si armò rapidamente contro il piccolo re di Sicilia che non aveva altro aiuto eccetto la chiesa. Perciò l’anno seguente, cioè l’anno del Signore 1210, il venerabile padre Innocenzo potente in opere e in parole scomunicò il già detto imperatore Ottone. Ciò nonostante, costui mandò in Puglia un esercito cui era a capo il marchese Azzo d’Este. E poi passando per la Toscana, raccolto un grande esercito, prese alcune località con la forza, altre per resa; resistendogli soltanto Viterbo, Orvieto e poche altre. Infine avanzò e svernò a Capua." Dopo la scomunica papale e a causa dell’ostilità di Filippo II Augusto, che incoraggiò la resistenza in Germania, la nobiltà, che aveva appoggiato Filippo di Svevia e ora vedeva Ottone IV combattere contro un Hohenstaufen, si ribellò all’imperatore, che fu costretto a tornare in Germania. I feudatari ribelli cercarono l’aiuto di Federico proponendolo come candidato da opporre a Ottone IV; nel frattempo, in Sicilia, dove lo svevo era appena divenuto padre del suo primogenito Enrico, che neonato venne incoronato re di Sicilia (coreggente), si organizzò subito una rapida spedizione verso Oltralpe: partito a marzo del 1212 da Palermo, Federico giunse a Roma la domenica di Pasqua e prestò giuramento vassallatico al papa; a settembre entrò trionfalmente a Costanza, a ottobre indisse la sua prima dieta da re di Germania e a novembre stipulò gli accordi col futuro re di Francia Luigi VIII per combattere il rivale Ottone IV. Finalmente il 9 dicembre 1212 Federico veniva incoronato nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III di Eppstein, ma la sua effettiva sovranità doveva ancora essere sancita. Il 12 luglio 1213, con la cosiddetta "Bolla d'Oro" (o "promessa di Eger"), Federico promise di mantenere la separazione fra Impero e Regno di Sicilia (vassallo del Pontefice) e di rinunciare ai diritti germanici in Italia (promessa già di Ottone IV, mai mantenuta). Promise inoltre di intraprendere presto una crociata in Terrasanta, nonostante non ci fosse stata un'esplicita richiesta da parte del papa. Federico II poté essere riconosciuto unico pretendente alla corona imperiale solo dopo il 27 luglio 1214 quando, nella battaglia di Bouvines, Filippo Augusto re di Francia, alleato di Federico, sbaragliò Ottone IV alleato degli inglesi. In Germania resistevano al dominio di Federico soltanto Colonia, la città più ricca e popolosa della Germania del tempo, i cui mercanti vantavano particolari diritti commerciali e di traffico con l'Inghilterra di Enrico II Plantageneto sin dal 1157, e Aquisgrana, dove erano conservate le spoglie di Carlo Magno. Aquisgrana cadde nel 1215 e Federico vi ricevette una seconda e splendida incoronazione (25 luglio 1215) che completò quella di Magonza. L'11 novembre 1215 venne aperto da Innocenzo III il IV Concilio Lateranense (XII universale) cui anche Federico partecipò. Finché fu in vita il suo protettore Innocenzo III, Federico evitò di condurre una politica personale troppo pronunziata. Morto Innocenzo III e salito al soglio Onorio III (18 luglio 1216), papa di carattere meno deciso del predecessore, Federico fu incalzato dal nuovo papa a dare corso alla promessa di indire la crociata. Federico tergiversò a lungo e nel 1220 fece nominare dalla Dieta di Francoforte il figlio Enrico "re di Germania". Il Pontefice ritenne che l'unico modo di impegnare Federico era quello di nominarlo imperatore, ed il 22 novembre 1220 Federico fu incoronato imperatore in San Pietro a Roma da Papa Onorio III. Federico non diede segno di voler abdicare al Regno di Sicilia, ma mantenne la ferma intenzione di tenere separate le due corone. La Germania la lasciava al figlio, ma in quanto imperatore manteneva la suprema autorità su di essa. Essendo stato allevato in Sicilia è probabile che si sentisse più siciliano che tedesco, ma soprattutto conosceva bene il potenziale del suo regno, con una fiorente agricoltura, città grandi e buoni porti, oltre alla straordinaria posizione strategica al centro del Mediterraneo.
Il trattato con i principi della chiesa, o “Confoederatio cum principibus ecclesiasticis”, del 26 aprile 1220 fu emanato da Federico II come concessione ad alcuni vescovi tedeschi per avere la loro collaborazione all'elezione del figlio Enrico come re di Germania. La Carta rappresenta una delle più importanti fonti legislative del Sacro Romano Impero nel territorio tedesco. Con questo atto Federico II rinunciava ad un certo numero di privilegi reali in favore dei principi-vescovi. Fu un vero stravolgimento nell'equilibrio del potere, un nuovo disegno che doveva portare a maggiori vantaggi nel controllo di un territorio vasto e lontano. Fra i tanti diritti acquisiti, i vescovi assunsero quello di battere moneta, decretare tasse e costruire fortificazioni. Inoltre questi ottennero anche la possibilità di istituire tribunali nelle loro signorie e di ricevere l'assistenza del re o dell'imperatore per far rispettare i giudizi emanati nei territori in questione. La condanna da una corte ecclesiale significava automaticamente una condanna e una punizione da parte del Tribunale Reale o Imperiale. In più, l'emanazione di una scomunica si traduceva automaticamente in una sentenza come fuorilegge da parte del tribunale del re o dell'imperatore. Il legame, quindi, fra il tribunale di Stato e quello locale del Principe Vescovo si saldò indissolubilmente. L'emanazione di questa legge si ricollegava direttamente al più tardo Statutum in favorem principum che sanciva simili diritti per i principi laici. Il potere dei signori si accresceva, ma aumentava anche la capacità di controllo sul territorio dell'impero e sulle città. In questo modo, Federico II sacrificò la centralità del potere per assicurarsi una maggiore tranquillità nella parte continentale dell'Impero stesso, in modo da poter rivolgere la sua attenzione al fronte meridionale e mediterraneo.
Augustale di Federico II (1231)
L'attività nel Regno di Sicilia - Federico poté dedicarsi a consolidare le istituzioni nel Regno di Sicilia, indicendo due grandi assise a Capua e a Messina (1220-1221). In quelle occasioni rivendicò che ogni diritto regio confiscato in passato a vario titolo dai feudatari venisse immediatamente reintegrato al sovrano. Introdusse inoltre il diritto romano, nell'accezione giustinianea rielaborata dall'Università di Bologna su impulso di suo nonno il Barbarossa. A Napoli fondò l'Università nel 1224, dalla quale sarebbe uscito il ceto di funzionari in grado di servirlo, senza che i suoi fedeli dovessero recarsi fino a Bologna per studiare. Favorì anche l'antica e gloriosa scuola medica salernitana. Il tentativo di Federico di accentrare l'amministrazione del Regno e ridurre il potere dei feudatari locali (soprattutto ordinando la distruzione delle fortificazioni che potessero rappresentare un potenziale pericolo per il potere centrale) incontrò molte resistenze, tra queste principalmente quella del conte di Bojano, Tommaso da Celano, la cui contea, unita con i possedimenti originali in Marsica, rappresentava il feudo di maggiore estensione del regno. Il conte Tommaso si rifiutò di smantellare i castelli come ordinato dallo svevo e organizzò la resistenza presso le fortificazioni di Ovindoli e Celano in Marsica, Civita di Bojano e Roccamandolfi in Molise, dove affrontò a partire dal 1220 la forza d'urto dell'esercito imperiale. Le prime tre città caddero nel giro del primo anno di guerra, mentre Roccamandolfi, dove il da Celano aveva lasciato alla guida della resistenza la moglie Giuditta, si arrese all'assedio nel 1223 dopo essere stato danneggiato ma non preso. Il castello del capoluogo della contea, Bojano, venne demanializzato e ricostruito; Ovindoli e Celano furono distrutte, Roccamandolfi dovette essere ricostruita più a valle lasciando il castello alla rovina; Tommaso da Celano, non avendo in seguito rispettato i termini della resa, fu espropriato della contea che cessò di essere la spina nel fianco nei possedimenti normanni di Federico. Giunto a Melfi, l'imperatore, accolto calorosamente dalla popolazione locale, pernottò nel castello costruito dai suoi ascendenti normanni, apportandone in seguito alcune restaurazioni. Nella località melfitana (ma anche a Lagopesole, Palazzo San Gervasio e Monticchio), Federico II trascorre il suo tempo libero, dedicandosi alla caccia con il falcone, poiché le zone boschive del Vulture erano particolarmente ideali per il suo passatempo preferito. Nel castello Federico II, con l'ausilio del suo fidato notaio Pier delle Vigne, emanò nel 1231 le Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi o Liber Augustalis), codice legislativo del Regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, tra le più grandi opere della storia del diritto per la sua importanza storica di recupero delle antiche leggi normanne di cui si sono conservati pochissimi documenti. Le costituzioni miravano a limitare i poteri e i privilegi delle locali famiglie nobiliari e dei prelati, facendo tornare il potere nelle mani dell'imperatore e a rendere partecipi anche le donne per quanto riguardava la successione dei feudi. Ne doveva nascere uno Stato centralizzato, burocratico e tendenzialmente livellatore, con caratteristiche che gli storici hanno reputato "moderne".
La crociata e la scomunica da parte di Gregorio IX -Negli anni seguenti Federico si dedicò a riordinare il Regno di Sicilia, eludendo le continue richieste del papa Onorio III di intraprendere la crociata. Per dilazionare ulteriormente il suo impegno, Federico stipulò col papa un trattato (Dieta di San Germano, nel luglio 1225), con il quale si impegnava a organizzare la crociata entro l'estate del 1227, pena la scomunica. In realtà il vero obiettivo di Federico era l'unione fra Regno di Sicilia e Impero, nonché l'estensione del potere imperiale all'Italia. In questo disegno rientrò il suo tentativo di recuperare all'impero la marca di Ancona e il ducato di Spoleto, rientranti nella sovranità papale. Inoltre in Sicilia procedette all'occupazione di cinque vescovadi con sede vacante, alla confisca dei beni ecclesiali e alla cacciata dei legati pontifici che si erano colà recati per la nomina dei vescovi, pretendendo di provvedere direttamente alle nomine. Il papa era molto adirato con Federico sia perché non aveva adempito ai patti di tenere separati Impero e Regno di Sicilia, sia perché non rispettava la libertà del clero nei suoi territori intromettendosi sistematicamente nell'elezione dei vescovi e perché non partiva per la crociata: durante la fallimentare crociata del 1217-1221 (la quinta) Federico si era ben guardato da aiutare i crociati, avendo più a cuore la pace con il sultano d'Egitto i cui territori erano così vicini alla Sicilia e con il quale era in rapporti di amicizia diplomatica. Nel frattempo, a causa delle mire di controllo sull'Italia da parte di Federico, era risorta nel nord Italia la Lega Lombarda: nell'aprile 1226 Federico convocò la Dieta di Cremona con il pretesto di preparare la crociata ed estirpare le dilaganti eresie, ma questa non poté avere luogo per l'opposizione della Lega Lombarda, che impedì l'acceso ai delegati mentre Federico non aveva al nord forze sufficienti per contrastare i Comuni ribelli. Il 9 settembre 1227, pressato dal successore di Onorio, papa Gregorio IX, e sotto la minaccia di scomunica, Federico tentò di onorare la promessa fatta al predecessore partendo per la sesta Crociata, ma una pestilenza scoppiata durante il viaggio in mare che falcidiò i crociati lo costrinse a rientrare a Otranto: lui stesso si ammalò e dovette ritirarsi a Pozzuoli per rimettersi in sesto. Gregorio IX interpretò questo comportamento come un pretesto e, conformemente al trattato di San Germano del 1225, lo scomunicò il 29 dello stesso mese a Bitonto. A nulla valse una lettera di giustificazioni inviata al papa da Federico nel novembre e la scomunica fu confermata il 23 marzo 1228. Nella primavera 1228, Federico decise di partire per la Terrasanta, pur sapendo che durante la sua assenza il Papa avrebbe cercato di riunire tutti i suoi oppositori in Germania e in Sicilia, minacciando la Lombardia e il suo Regno Meridionale. Come riferito dal cronista Riccardo di San Germano, Federico celebrò a Barletta la Pasqua 1228 "in omni gaudio et exultatione" e ai primi di maggio del 1228, convocata sempre a Barletta un'assemblea pubblica, comunicò di persona le sue decisoni: nominò Rainaldo di Urslingen, già Duca di Spoleto, suo sostituto in Italia durante l'assenza; in caso di sua morte, nominò erede suo figlio Enrico re dei Romani e in seconda istanza il piccolo Corrado, nato pochi giorni prima ad Andria il 25 aprile da Jolanda di Brienne, che nel frattempo era morta in seguito al parto. Quindi seppur scomunicato, partì da Brindisi il 28 giugno 1228 per la sesta Crociata. Federico ottenne il successo grazie a un accordo con il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino: Gerusalemme venne ceduta ma smantellata e indifendibile e con l'esclusione dell'area della moschea di Umar (ritenuta dai cristiani il Tempio di Salomone) che era un luogo santo musulmano. Questa soluzione aveva evitato la battaglia e aveva sollevato Federico dall'incombenza della crociata, ma consegnava alla cristianità una vittoria effimera e in balia dei musulmani. Il 18 marzo 1229 nella basilica del Santo Sepolcro Federico si incoronò re di Gerusalemme (in quanto erede del trono per aver sposato nel 1225 Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme, nonostante l'opposizione del clero locale e di quasi tutti i feudatari). Durante l'assenza di Federico, Rinaldo tentò di recuperare con le armi il ducato di Spoleto, mentre truppe germaniche scesero in difesa della Sicilia. Il Papa assoldò altre truppe per contrastarle, bandendo la paradossale crociata contro Federico II, e i territori di Federico subirono l'invasione delle medesime. Quando Federico ritornò in Italia dopo la crociata, trovò molte città che appoggiavano il Papa: riuscì ad avere ragione delle forze papali ma ritenne opportuno, per quel momento, riconciliarsi col pontefice e con la Pace di San Germano del 23 luglio 1230, promise di rinunciare alle violazioni che avevano determinato la scomunica, di restituire i beni sottratti ai monasteri e alle chiese e di riconoscere il vassallaggio della Sicilia al papa. D'altro canto il papa non poteva non tener conto dell'obiettivo ottenuto da Federico in Terra santa e il 28 agosto successivo ritirò scomunica: il 1º settembre papa e imperatore si incontrarono ad Anagni. Nella diatriba fra papa e imperatore intanto si erano inserite le città della Lega Lombarda ed era ripresa la secolare divisione fra guelfi e ghibellini. Nel 1231 Federico convocò una Dieta a Ravenna nella quale fece riaffermare l'autorità imperiale sui Comuni, ma ciò ebbe poca influenza sugli eventi successivi.
In lotta col papato - Nel successivo periodo di pace e distensione Federico approfittò per sistemare alcune questioni giuridiche nei suoi regni, con particolare riguardo a quello siculo. Il rinnovato accordo fra il papa e Federico venne utile a quest'ultimo allorché nel 1234 suo figlio Enrico si ribellò al padre: rivoltosi al papa, Federico ottenne la scomunica contro il figlio, lo fece arrestare e lo tenne prigioniero fino alla morte, avvenuta nel 1242. Alla corona tedesca venne allora associato l'altro figlio Corrado IV (che non riuscì neppure lui a governare in pace per l'opposizione dei nobili che gli misero davanti una serie di antiré). Nel maggio dello stesso anno alcuni violenti tumulti, organizzati da famiglie ostili a Gregorio IX, costrinsero quest'ultimo a fuggire in Umbria. Federico, cui faceva molto comodo politicamente apparire come il difensore della Chiesa, accorse in armi, sconfisse i ribelli a Viterbo (ottobre 1237) e ristabilì Gregorio sul trono romano (1238). Tuttavia egli non era venuto meno ai suoi propositi di sottomettere l'Italia all'impero germanico, favorendo l'instaurarsi di signorie ghibelline a lui amiche (la più potente fu quella dei Da Romano che governava su Padova, Vicenza, Verona e Treviso). Nel novembre 1237 Federico colse una notevole vittoria sulla Lega Lombarda a Cortenuova, conquistando il Carroccio che inviò in omaggio al papa. L'anno successivo il figlio Enzo (o Enzio) sposò Adelasia di Torres, vedova di Ubaldo Visconti, giudice di Torres e Gallura e Federico lo nominò Re di Sardegna. Ciò non poteva essere accettato dal papa, visto che la Sardegna era stata promessa in successione al papa dalla stessa Adelasia. Alle rimostranze del pontefice, Federico rispose nel marzo 1239 tentando di sollevargli contro la curia e il papa lo scomunicò, indicendo anche un concilio a Roma per la Pasqua del 1241. Federico, per impedire lo svolgimento del Concilio che avrebbe confermato solennemente la sua scomunica, bloccò le vie di terra per Roma e fece catturare i cardinali stranieri in viaggio per mare dalla flotta comandata dal figlio Enzo con una battaglia navale avvenuta presso l'isola del Giglio. Le truppe imperiali giunsero alle porte di Roma, ma il 22 agosto 1241 l'anziano papa Gregorio IX morì[19] e Federico, dichiarando diplomaticamente che lui combatteva il papa ma non la Chiesa (egli era sempre sotto scomunica), si ritirò in Sicilia. Dopo la morte di Gregorio IX, venne eletto papa Goffredo Castiglioni, che prese il nome di Celestino IV, ma che morì subito dopo. La prigionia di due cardinali catturati da Federico e l'incombente minaccia delle sue truppe alle porte di Roma provocarono una vacanza al soglio pontificio di un anno e mezzo, periodo durante il quale si svolsero frenetiche trattative. Infine il conclave si tenne ad Anagni e fu eletto il genovese Sinibaldo Fieschi che prese il nome di Innocenzo IV. Il 31 marzo 1244 fu stilata in Laterano una bozza di accordo fra Federico ed Innocenzo IV che prevedeva, in cambio del ritiro della scomunica, la restituzione di tutte le terre pontificie occupate dall'imperatore, ma nulla diceva sulle pretese imperiali in Lombardia. L'accordo non fu mai ratificato. Tra il 1243 e il 1246 Federico II trascorse le stagioni invernali a Grosseto, approfittando del clima mite e delle aree umide attorno alla città per praticare la caccia, suo passatempo preferito. In quegli stessi decenni, circolarono in Italia diverse opere di impronta apocalittica, che attribuivano a Federico un ruolo di protagonista nella riforma della Chiesa. In particolare, il commento al profeta Geremia Super Hieremiam (attribuito pseudoepigraficamente a Gioacchino da Fiore ma prodotto forse entro ambienti cistercensi o florensi e rielaborato e aggiornato entro ambienti francescani rigoristi) riconosceva a Federico II un ruolo paradossalmente provvidenziale, proprio in quanto atteso persecutore della Chiesa corrotta e in special modo dei cardinali.
Il declino e la fine -Papa Innocenzo IV decise che l'assoggettamento della Lombardia all'impero non poteva essere accettato: avrebbe significato l'accerchiamento dei domini pontifici da parte dell'imperatore. Perciò decise di indire un Concilio per confermare la scomunica a Federico e far nominare un altro imperatore, rivolgendosi ai suoi nemici che in Germania erano numerosi. Giunto a Lione svolse un'intensa attività diplomatica presso i nobili tedeschi ed indisse un Concilio che si aprì il 28 giugno 1245. Lione, sebbene formalmente in Borgogna, quindi di proprietà dell'imperatore, era fuori dal tiro di Federico ed era sotto protezione del re di Francia. Il concilio confermò la scomunica a Federico, lo depose, sciogliendo sudditi e vassalli dall'obbligo di fedeltà, ed invitò i nobili elettori tedeschi a proclamare un altro imperatore, bandendo contro Federico una nuova crociata. Non tutta la Cristianità però accettò quanto deliberato nel concilio, che si era tenuto in condizioni non troppo chiare. Il papa aveva finto fino all'ultimo di voler patteggiare con Federico e molti si domandarono se fosse giusto un provvedimento così grave contro l'imperatore in un momento in cui nuove minacce si affacciavano all'orizzonte (l'offensiva mongola). L'imperatore subì il gravissimo colpo che ne appannò il prestigio e dal 1245 gli eventi iniziarono a precipitare. Gli Elettori tedeschi trovarono il nuovo imperatore (in realtà "re di Roma", titolo che preludeva alla nomina di imperatore) in Enrico Raspe, margravio di Turingia, che il 5 agosto 1246 sconfisse nella battaglia di Nidda il figlio di Federico Corrado (tuttavia, l'anno successivo, il Raspe morì). Nel febbraio del 1248 Federico subì una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Dopo un assedio durato oltre sei mesi i parmigiani, approfittando dell'assenza dell'imperatore che era andato a caccia nella valle del Taro, uscirono dalla città e attaccarono le truppe imperiali, distruggendo la città-accampamento di Vittoria. L'imperatore riuscì a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove raggiunse poi la fedele alleata Cremona. L'anno seguente il figlio Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, fu catturato dai bolognesi che lo tennero prigioniero fino alla morte (1272). Poco dopo Federico subì il tradimento (o credette di subirlo) di uno dei suoi più fidati consiglieri, Pier delle Vigne (celebre in un passo dell'Inferno di Dante). La vittoria militare del figlio Corrado sul successore di Raspe, Guglielmo II d'Olanda avvenuta nel 1250, non portò alcun vantaggio per Federico, il quale nel dicembre dello stesso anno morì a causa di un attacco di dissenteria. Nel suo testamento nominava suo successore il figlio Corrado, ma il papa non solo non riconobbe il testamento ma scomunicò pure Corrado (che morì quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di ricuperare a sé il regno di Sicilia).
La morte a Fiorentino di Puglia - Federico cadde probabilmente vittima di un'infezione intestinale dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti, invece, fu avvelenato. Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Le sue condizioni apparvero immediatamente gravi, tanto che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia. Leggenda vuole che a Federico fosse stata predetta dall'astrologo di corte, Michele Scoto, la morte “sub flore”, ragione per la quale pare egli abbia sempre evitato di recarsi a Firenze. Allorché fu informato del nome del borgo in cui infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel Fiorentino per l'appunto, Federico, comprese e accettò la prossimità della fine. Stando al racconto del cronista inglese Matthew Paris, l'imperatore, sentendosi in punto di morte, volle indossare l'abito cistercense e dettare così le sue ultime volontà nelle poche ore di lucidità. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi rappresentanti dell'Impero, reca la data del 17 dicembre 1250. La sua fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l'imperatore era stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota miniatura raffigura persino il principe mentre soffoca col cuscino il padre morente. La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata, i funerali si svolsero nella sede imperiale di Foggia, per sua espressa volontà il cuore venne deposto in un'urna collocata nel Duomo, la sua salma omaggiata dalla presenza di moltitudini di sudditi venne esposta per qualche giorno e trasportata poi a Palermo, per essere tumulata nel Duomo, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza d'Altavilla, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II. Recentemente il sepolcro è stato riaperto. Federico giace sul fondo sotto altre due spoglie (Pietro III di Aragona e una donna sconosciuta). La tomba era stata già ispezionata nel tardo XVIII secolo: il corpo, nel Settecento, era mummificato e in buone condizioni di conservazione; ne risulta che l'imperatore sia stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche e una corona a cuffia. La tomba imperiale custodita nella Cattedrale era destinata in origine al nonno Ruggero II che l'aveva voluta come suo sarcofago per il Duomo di Cefalù. Il sepolcro inoltre reca i simboli dei quattro evangelisti e la corona regia.
L'eredità culturale - Federico fu chiamato ai suoi tempi Stupor Mundi (Stupore del Mondo), appellativo che deriva dalla sua inestinguibile curiosità intellettuale, un eclettismo che lo portò ad approfondire la filosofia, l'astrologia (consigliere molto ascoltato fu l'astrologo Guido Bonatti), la matematica (ebbe corrispondenza e fu in amicizia con il matematico pisano Leonardo Fibonacci, che gli dedicò il suo Liber quadratorum), l'algebra, la medicina e le scienze naturali (impiantò a Palermo persino uno zoo, famoso ai suoi tempi, per il numero di animali esotici che conteneva); scrisse anche un libro, un manuale sull'arte della falconeria, il De arte venandi cum avibus che fu uno dei primi manoscritti con disegni in tema naturalistico. Si dice che Federico conoscesse ben nove lingue e che fosse un governante molto moderno per i suoi tempi, visto che favorì la scienza e professò punti di vista piuttosto avanzati in economia. Alla sua corte soggiornarono uomini di gran cultura di quei tempi quali Michele Scoto, che tradusse alcune opere di Aristotele, Teodoro da Antiochia, un arabo cristiano, e Juda ben Salomon Cohen, grande enciclopedista ebreo.
L'attività legislativa - Federico condusse un'intensa attività legislativa: a Capua e a Catania nel 1220, a Messina nel 1221, a Melfi nel 1224, a Siracusa nel 1227 e a San Germano nel 1229, ma soltanto ad agosto del 1231, nel corso di una fastosa cerimonia tenutasi a Melfi, ne promulgò la raccolta organica ed armonizzata secondo le sue direttive, avvalendosi di un gruppo di giuristi quali Roffredo di Benevento, Pier delle Vigne, l'arcivescovo Giacomo di Capua ed Andrea Bonello da Barletta. Questo corpo organico, preso lungamente a modello come base per la fondazione di uno stato moderno, è passato alla storia col nome di Costituzioni di Melfi o Melfitane anche se il titolo originale Constitutiones Regni Utriusque Siciliae rende più esplicita la volontà di Federico di riorganizzare il suo stato, il Regno di Sicilia: quest'ultimo, infatti, fu ripartito in undici distretti territoriali detti giustizierati, poiché erano governati da funzionari di propria nomina, i giustizieri, che rispondevano del loro operato in campo amministrativo, penale e religioso ad un loro superiore, il maestro giustiziere, referente diretto dell'imperatore che stava al vertice di questa struttura gerarchica di tipo piramidale. Abolì i dazi interni ed i freni alle importazioni all'interno del suo impero.
L'Università - Il 5 giugno 1224, all'età di trent'anni, Federico istituì con editto formale, a Napoli, la prima universitas studiorum statale e laica della storia d'Occidente, in contrapposizione all'ateneo di Bologna, nato come aggregazione privata di studenti e docenti e poi finito sotto il controllo papale. L'università, polarizzata intorno allo studium di diritto e retorica, contribuì all'affermazione di Napoli quale capitale della scienza giuridica. Napoli non era ancora la capitale del Regno, ma Federico la scelse per la sua posizione strategica ed il suo già forte ruolo di polo culturale ed intellettuale di quei tempi.
Scrisse il trattato "De arte venandi cum avibus" (L'arte di cacciare con gli uccelli), di cui molte copie illustrate nel XIII e XIV secolo ancora sopravvivono. Il De arte venandi è un trattato nato innanzitutto dall'osservazione, che non ha nulla delle enciclopedie zoologiche fino ad allora redatte (i bestiari intrisi di mitologia, teologia e superstizione). In esso i problemi di ornitologia, di allevamento, di addestramento e di caccia sono trattati con attenzione al principio dell'osservazione diretta e dell'esperienza, con assoluto spirito di indipendenza rispetto alla trattatistica precedente, per questo rappresenta un fondamentale passo verso la scienza "moderna". Federico era un cacciatore appassionato. Le battute di caccia erano un modo per socializzare con persone dello stesso rango, per esercitarsi nell'uso delle armi e per rappresentare il potere. Il suo hobby preferito era la caccia con il falco addestrato, attività molto costosa e quindi elitaria: un falco addestrato veniva a costare infatti quasi quanto un intero podere. La caccia con i falchi per Federico non era un passatempo vero e proprio ma una scienza. Egli si procurò trattati di ornitologia e arte venatoria, e su ordini dell'imperatore questi testi furono raccolti in un codice miscellaneo, concepito come un libro sulla falconeria. Le fonti non sono certe se Federico abbia scritto il libro ma sicuramente ha partecipato alla sua redazione esponendo i propri punti di vista: il De arte venandi cum avibus, che segue una trattazione sui metodi di cattura e addestramento dei falchi.
La poesia siciliana - Contribuì a far nascere la letteratura italiana ed in questo senso ebbe importanza fondamentale la Scuola siciliana che ingentilì il volgare siculo con il provenzale, ed i cui moduli espressivi e tematiche dominanti furono successivamente ripresi dalla lirica della Scuola toscana. Gli sono inoltre attribuite quattro canzoni. Appassionato della cultura araba, fece tradurre molte opere da quella lingua e fu quasi sempre in ottimi rapporti con gli esponenti di quella cultura al punto da guadagnarsi il soprannome (fra i tanti) di "sultano battezzato". Nella corte era presente un gruppo di poeti, per lo più funzionari, che scrivevano in volgare meridionale. Nella corte di Federico si costituì una scuola poetica siciliana al quale si deve l'invenzione di una nuova metrica, il sonetto.
Le arti figurative - Federico II, essendo un generoso mecenate, ospitò alla sua corte numerosi artisti che ebbero probabilmente modo di spostarsi con lui nei suoi soggiorni in Germania (a più riprese tra il 1212 e il 1226): ci fu infatti un contatto con le novità del gotico tedesco, che proprio in quegli anni produceva opere di rinnovato naturalismo come il Cavaliere di Bamberga del Duomo di Bamberga (ante 1237, alto 267 cm), dove era raffigurato un ritratto dell'Imperatore stesso riprendendo l'iconografia delle statue equestri antiche. Inoltre Federico II invitò nel sud-Italia i cistercensi già nel 1224, i quali diffusero il loro sobrio stile gotico nell'architettura (abbazie laziali di Fossanova e Casamari che probabilmente costituiscono i primi esempi di applicazione italiana dello stile gotico). Oltre alla ricezione delle novità gotiche, Federico promosse anche attivamente il recupero di modelli classici, sia riusando opere antiche, sia facendone fare di nuove secondo i canoni romani: per esempio le monete auree da lui fatte coniare (gli augustali) presentano il suo ritratto idealizzato di profilo, e numerosi sono i rilievi che ricordano la ritrattistica imperiale romana (al già citato Duomo di Bamberga, alla distrutta Porta di Capua, eccetera). In queste opere si nota una robustezza che ricorda l'arte romana provinciale, una fluente plasticità, come nei realistici panneggi, e gli intenti ritrattistici. Tra i rilievi superstiti della Porta di Capua esiste anche un Busto di imperatore: se si trattasse delle vere fattezze del sovrano saremmo di fronte al primo ritratto pervenutoci dell'arte post-classica, un primato altrimenti stabilito dal Ritratto di Carlo d'Angiò di Arnolfo di Cambio. La seconda corrente predominante all'epoca di Federico, dopo quella classicista, fu quella naturalistica. Lo stesso Federico II nel De arte venandi cum avibus scriveva come si dovesse rappresentare le cose che esistono così come sono (ea quae sunt sicut sunt), un suggerimento che si può per esempio riscontrare nell'originalissimo capitello attribuito a Bartolomeo da Foggia e conservato al Metropolitan Museum di New York (1229 circa). In questa opera quattro testine spuntano dagli angoli, ma la loro raffigurazione è così realistica (nelle scavature degli zigomi, nelle rughe, nelle imperfezioni fisiche) da sembrare un calco da maschera mortuaria. I frequenti movimenti di Federico, seguito dalla corte e dagli artisti, permisero la diffusione di uno stile sovraregionale, con opere di sorprendente similarità stilistica anche in aree molto distanti, come testimoniano, per esempio, gli ingressi di alcuni castelli fredericiani: i leoni scolpiti nel settentrionale castello dell'Imperatore di Prato sono identici a quelli di Castel del Monte in Puglia. Nicola Pisano, citato nei documenti più antichi come Nicola de Apulia, probabilmente arrivò in Toscana proprio con Federico II, alla cui corte potrebbe aver trovato la sintesi tra gli stimoli classici e transalpini che caratterizzarono la sua rivoluzione figurativa.
Castel del Monte
Le architetture - Nei pressi di Andria è presente la costruzione più affascinante voluta dall'imperatore, Castel del Monte, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Dal punto di vista architettonico il castello è una sintesi tra le tendenze europee e quelle arabo-musulmane (presentando soluzioni innovative, quali torri sporgenti, feritoie ed elementi anticipatori del gotico). A Foggia, aveva fatto costruire un magnifico Palatium, edificato da Bartolomeo da Foggia, su cui vi era un'iscrizione (oggi conservata nel Portale di Federico) che recitava: "Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er)ialis" (Ciò comandò Federico Cesare che fosse fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede imperiale). Federico II considerava la Capitanata un luogo ideale anche per la caccia e perciò fece costruire altre due importantissime dimore a Foggia. La prima, la Domus/Palacium Solatiorum San Laurencii o Pantani, in località Pantano, tra gli attuali quartieri Salice Nuovo, San Lorenzo ed Ordona Sud, dove il Guiscardo aveva fatto edificare la chiesa di San Lorenzo in Carmignano, testimonianza visiva, insieme alla Regia Masseria Pantano, della vasta area che occupava la struttura federiciana; essa includeva una residenza signorile, con giardini, vivarium con animali acquatici ed esotici, padiglioni per il solacium. Il luogo è attualmente un rilevante sito archeologico, oltre che medioevale, anche romano e neolitico, a pochi chilometri dal centro di Foggia. L'altra dimora del grande imperatore svevo era il Palacium dell'Incoronata, nei pressi dell'omonimo Bosco/Santuario; in questo caso, testimonianza importante della struttura federiciana è la Regia Masseria Giardino, nelle immediate vicinanze della linea ferroviaria Foggia - Potenza; anche questo complesso viene descritto dalle cronache di quel tempo, come tra le dimore più belle e sontuose dello "Stupor Mundi". Federico aveva però sparso castelli e palazzi imperiali in tutta la regione, amata anche per le possibilità di esercitarvi l'arte venatoria, alla quale era appassionato: tra questi, il Castello di Lucera, che affidò ai Saraceni deportati dalla Sicilia. Altre fortificazioni importanti, sono sorte con l'edificazione del castello svevo di Trani, caratteristico per la sua cortina sul mare e recentemente restaurato, e il Castello di Barletta, risultato architettonico di una serie di successioni al potere. Altre strutture fortificate sveve sono conservate a Bari, Bisceglie, Manfredonia, Lucera, Gravina di Puglia, Brindisi, Mesagne, Oria, ecc. Infine va menzionata la Porta di Capua, che doveva esprimere visivamente la maestà imperiale e Castello Ursino a Catania. 
Fra mito e leggenda - L'intensa attività politica e militare, l'innovazione portata nella sua legislazione del Regno di Sicilia, l'interesse per scienze e letteratura fecero di Federico un personaggio mitico, talvolta attirando una serie di leggende che in parte resistettero alla sua scomparsa. L'amicizia praticata nei confronti degli arabi (ebbe a lungo una Guardia personale costituita da guerrieri arabi, e lui stesso parlava correntemente tale lingua) unitamente alla lotta contro il papa Gregorio IX, che arrivò perfino a definirlo anticipatore dell'Anticristo, fecero crescere attorno a lui un alone di mistero e di leggende. I ghibellini vedevano in lui il Reparator Orbis, il sovrano illuminato che avrebbe punito i preti indegni e restaurato la purezza della Chiesa. La propaganda guelfa invece lo definì come un ateo, autore del libro De tribus impostoribus o un eretico epicureo (Dante stesso lo citò nel girone degli eretici vicino a Farinata degli Uberti), o addirittura come un convertito all'Islam. Fu forse il suo essere stato definito l'Anticristo (o il suo anticipatore, secondo la tradizione profetica derivata da Gioacchino da Fiore) a dare origine, dopo la sua morte, alla leggenda di una profezia secondo la quale egli sarebbe ritornato dopo mille anni. Federico fu definito l'Anticristo anche in virtù di una leggenda medievale che sosteneva che questo sarebbe nato dall'unione fra una vecchia monaca ed un frate: si diceva infatti che il padre Enrico VI in gioventù aveva pensato di intraprendere la vita monastica, mentre Costanza d'Altavilla aveva 40 anni quando partorì Federico e, prima del matrimonio, contratto all'età di 32 anni, sarebbe vissuta in un convento. Tale leggenda si collega anche al personaggio di Fra Pacifico, al secolo Guglielmo Divini, il quale, prima di divenire uno dei più intimi compagni di Francesco d'Assisi, fu cavalier servente di Costanza, alla quale, secondo alcune testi, fu legato da un amore segreto il cui frutto potrebbe essere stato proprio Federico. Naturalmente la sua morte non poteva non dar origine a leggende. Si narra che una volta fu fatta all'Imperatore Federico II una profezia riguardante la sua morte: egli sarebbe deceduto in un paese contenente la parola "fiore". Per questo Federico II evitò di frequentare Florentia (Firenze), ma non sapeva che nell'agro dell'odierna Torremaggiore, si ergeva un borgo di origine bizantina, chiamato appunto Castel Fiorentino; le sue rovine, affioranti da una collina detta dello Sterparone (m. 205), ancora testimoniano la presenza di alcuni locali, di una torre di avvistamento e della Domus (palazzo nobiliare) all'interno della quale morì Federico il 13 dicembre 1250.
La stessa leggenda racconta pure che, secondo la profezia, egli non solo sarebbe morto appunto sub flore, ma anche nei pressi di una porta di ferro. Secondo la tradizione Federico, riavutosi leggermente dal torpore, chiese alle guardie che lo vegliavano dove si trovasse e dove portasse una porta chiusa che stava vedendo dal proprio letto. Quando la guardia gli rispose che si trovava a Castel Fiorentino e che quella porta, murata dall'altra parte, non era che un vecchio portone di ferro, l'imperatore sospirò: «Ecco che è giunta dunque la mia ora», ed entrò in agonia. 

Nel 1249 - Il 26 maggio in località Fossalta, fra Modena e Bologna, le truppe di re Enzo di Hohenstaufen furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24 agosto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza Maggiore, che poi fu detto per questo Palazzo Re Enzo. 
Bologna - Palazzo Re Enzo, adiacente a Piazza Maggiore
Enzo di Hohenstaufen, anche conosciuto come re Enzo di Sardegna (Cremona, 1220 – Bologna, 14 marzo 1272), fu re del Regno di Torres dal 1241 al 1272 e vicario imperiale nell'Italia centro-settentrionale per conto del padre, l'imperatore Federico II. La casata bolognese dei Bentivoglio vantava discendenze da Enzo di Sardegna.Enzo era il figlio naturale di Federico II di Svevia e di Adelaide di Urslinghen. I suoi genitori si sarebbero conosciuti nel castello di Hagenau, una delle residenze preferite dall'imperatore del Sacro Romano Impero, ma si ritiene che possa essere nato nella ghibellina Cremona dove la madre potrebbe aver preso residenza. Il suo vero nome, Heinrich, venne abbreviato in Heinz (lat. Encius, italianizzato in Enzio o, in maniera scorretta, in Enzo), per distinguerlo dal fratellastro Enrico, primogenito legittimo e figlio di Costanza d'Aragona. Molto bello e intelligente, fu - col fratellastro Manfredi - prediletto dal padre, che di lui ebbe a dire: ”nella figura e nel sembiante il nostro ritratto”. Soprannominato il Falconetto per la grazia e il valore, amava, come il padre, la falconeria e aveva numerosi interessi culturali. Dopo essere stato investito cavaliere a Cremona (1238), nell'ottobre di quell'anno sposò per interessi dinastici Adelasia, vedova del giudice di Torres e Gallura, divenendo nominalmente rex Turrium et Gallurae e in realtà solo signore del Logudoro, benché il padre imperatore lo ritenesse re di Sardegna. Il papa Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell'Isola, scomunicò per questa nomina Federico II e iniziò così una lunga serie di battaglie che Enzo fronteggiò da protagonista e per cui venne anch'egli scomunicato. Enzo, che si era stabilito a Sassari in un palazzo che più tardi sarà conosciuto come la domus domini regis Henthii, in Sardegna restò soltanto pochi mesi. Fu richiamato dall'isola dal padre, che il 25 luglio 1239 lo nominò vicario imperiale (Sacri Imperii totius Italiae legatus generalis): il giovane re diveniva così figura di riferimento dei ghibellini italiani e protagonista dello scontro che infuriava nell'Italia centrosettentrionale tra l'Impero, i Comuni e il Papato. Strappò alla Chiesa le città della Marca d'Ancona (Iesi, Macerata, Osimo) che i papi avevano incamerato durante la minore età di Federico II; si rivolse poi ai comuni guelfi di e Romagna e nel 1240 partecipò all'assedio di Ravenna e a quello di Faenza. Il 3 maggio 1241, col supporto delle flotte pisana e siciliana, catturò nei pressi dell'isola del Giglio i cardinali francesi e inglesi che erano stati convocati a Roma da papa Gregorio IX per il Concilio che avrebbe dovuto deporre l'imperatore. Nel 1242 fu impegnato in una serie di scorrerie nel Milanese e nel Piacentino; ferito ad una coscia, si ritirò a Cremona e da qui proseguì le sue campagne in Lombardia: nel 1243 si recò a Vercelli, poi in soccorso di Savona assediata dai genovesi, quindi avanzò minaccioso verso Milano e infine, col fratellastro Manfredi, verso Piacenza. Nel frattempo a Lione papa Innocenzo IV deponeva Federico II e scomunicava ancora una volta il re Enzo (7 luglio 1245). L'imperatore decise allora di attaccare Milano: durante uno scontro vittorioso a Gorgonzola Enzo fu catturato e rinchiuso, ma venne presto liberato dalle truppe imperiali. L'anno dopo compì ancora scorrerie nel Piacentino e nel Piemonte. Nel 1247, mentre Federico assediava Parma, Enzo ebbe il compito di controllare i movimenti dei guelfi nella pianura padana e assediò, assieme alle truppe di Ezzelino da Romano, il castello di Quinzano, presso Verolanuova, per poi abbandonarlo. Ma nel febbraio 1248, alla notizia della sconfitta di Vittoria ritornò a Cremona e assunse la podesteria della città: in quel tempo sposò una nipote di Ezzelino da Romano, di cui si ignora il nome. Nel febbraio 1249 assediò ed espugnò il castello di Rolo. Poi, in primavera, avendo i guelfi di Bologna attaccato Modena, si mosse in soccorso della città, dirigendosi verso il fiume Panaro. Il 26 maggio 1249 in località Fossalta le sue truppe furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24 agosto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza Maggiore, che poi fu detto per questo Palazzo Re Enzo. Mentre buona parte dei prigionieri ottenneva la libertà dietro il pagamento di un riscatto, per Enzo la prigionia si trasformò in reclusione a vita: i bolognesi infatti rifiutarono irritualmente qualsiasi proposta di riscatto da parte dell'imperatore. Malgrado fosse costretto alla prigionia, gli fu concessa una vita abbastanza agiata, allietata dalla poesia e dalla compagnia delle dame. In questo periodo, secondo una recente ipotesi, Enzo avrebbe curato personalmente la redazione in sei libri del De arte venandi cum avibus di Federico trasmessa dal testimone più antico, lo splendido manoscritto conservato a Bologna nella Biblioteca Universitaria e databile alla seconda metà del XIII secolo. Dopo ventitré anni di prigionia morì a Bologna il 14 marzo 1272 e fu sepolto presso la basilica di San Domenico. Il sepolcro ebbe varie peripezie finché fu demolito e disperso: oggi si conserva solo un cenotafio settecentesco. Dalle sue unioni ebbe un figlio, Enrico, e dall'unione con una certa Frascha ebbe Elena, che andò in sposa al conte Ugolino della Gherardesca. A Bologna ebbe altre due figlie naturali, Maddalena e Costanza.
Si attribuiscono comunemente a Enzo quattro componimenti (due canzoni, un sonetto e un frammento probabilmente di canzone), riconducibili alla tradizione poetica della scuola siciliana, ascritti dai manoscritti che li tramandano a Rex Hentius, Rex Enso, lo re Enzo.
Alegru cori, plenu
di tutta beninanza,
suvvegnavi s'eu penu
per vostra inamuranza;
ch'il nu vi sia in placiri
di lassarmi muriri talimenti,
ch'iu v'amo di buon cori e lialmenti.
Alla Puglia, terra forse agognata dalla lontana prigionia, dedicò alcuni versi:
Và, canzonetta mia...
Salutami Toscana
quella ched è sovrana
in cüi regna tutta cortesia:
e vanne in Puglia piana,
la magna Capitana,
là dov'è lo mio core nott'e dia.

Nel 1250 - Muore Federico II Hohenstaufen.

Nel 1260 - Presso gli arabi di Spagna vengono usati rudimentali cannoni. 

Nel 1261 - Costantinopoli ridiventa capitale dell'impero bizantino.

Nel 1286 - L'inglese Ruggero Bacone costruisce i primi occhiali.

Nel 1291 - Nasce la Confederazione Elvetica. 

Cartina dell'Europa con le aree demografiche nel 1300, le vie commerciali
Veneziane, Anseatiche e Genovesi, e in nero le città Anseatiche.
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Nel 1307 - Inizia la stesura della "Divina Commedia di Dante"; sarà completata nel 1314.

Nel 1309 - II papato viene trasferito ad Avignone sotto il «controllo» dei re di Francia. 

Nel 1314 - L'ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Jacques de Molay muore sul rogo, a Parigi, per ordine del re Filippo IV (Filippo il Bello) di Francia. 
Rappresentazione di Jacques de Molay
Dopo il tremendo colpo sferrato a sorpresa nel 1307 dal re di Francia, lenta fu l’agonia della “Militia Templi” che nel 1311 era praticamente finita. In Inghilterra era convinzione comune che i Templari fossero stati così denigrati e coperti d’infamia da non potersi più riscattare. A quei tempi non spettava all’accusa dimostrare la colpevolezza, ma la difesa produrre le prove dell’innocenza. A questo punto lo scioglimento dell’Ordine era inevitabile! Il 18 marzo 1314, Jacques Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia e custode della Sacra Sindone, salirono sul rogo approntato su un'isoletta della Senna a Parigi, dove ora sorge Notre Dame, con altri due alti funzionari del Tempio. Abbandonarono per sempre i loro bianchi mantelli, frettolosamente arrotolati, e furono legati a un palo, come gli eretici peggiori. Secondo una leggenda che non tramonterà mai, sul rogo il sovrano maestro dei Templari lanciò una maledizione: avrebbe chiamato Clemente V e Filippo il Bello dinanzi al Tribunale di Dio: il papa entro 40 giorni, il re entro 40 settimane. E così accadde. Clemente V morì il 20 aprile, meno di un mese dopo, il 12 aprile, a Roquemare. Una morte senza gloria: per un’infezione intestinale. Quel giorno, a piangerlo, furono soltanto i suoi parenti che aveva coperto d’oro, impunemente. Il suo pontificato fu indubbiamente il trionfo della simonia e del commercio delle cariche ecclesiastiche. Filippo “il Bello” lo avrebbe seguito il 29 novembre, otto mesi dopo: un’agonia straziante dopo una caduta da cavallo a Fontainebleau. Da quel momento cominciò a prendere piede la leggenda della maledizione templare. Si diffuse la voce che la notte successiva al rogo del De Molay un piccolo gruppo di sette “liberi muratori”, guidati da un templare, avesse raggiunto il luogo del supplizio. Un convegno misterioso. Pare che quel manipolo di audaci scagliò pugni di polvere in direzione del palazzo del re, pronunciando la terribile maledizione del Machenach: la stessa mormorata dalle labbra dei carpentieri quando fu ucciso Chiram Abiff, architetto del re Hiram di Tiro, il maestro costruttore che progettò il tempio di Salomone. Un legame misterioso legava i Cavalieri dai bianchi mantelli ai “liberi muratori”, che avevano per maestro il biblico architetto conoscitore dei segreti delle piramidi: un legame che aveva reso possibile, in Europa, il trionfo delle cattedrali gotiche. Un segreto custodito ermeticamente all’ombra di un’acacia sempreverde. Ad ogni modo sembrò davvero che una maledizione perseguitasse i discendenti di Filippo il Bello. Ai suoi tre figli il destino riservò una sorte infausta: morirono giovani, uno dopo l’altro. Più nessuno di loro regnava in Francia pochi anni dopo, nel 1328. Dapprima toccò a Luigi X “l’Attaccabrighe”; poi a Filippo V “il Lungo” e infine a Carlo IV, che raggiunse suo padre nella tomba all’età di 34 anni, dopo cinque anni di regno. Con la morte di Carlo IV il trono di Francia si trovò senza eredi maschi, sebbene i tre figli di Filippo il Bello avessero giaciuto con sei mogli. A corte, a succedere ai genitori, c’erano soltanto bambine. In questo modo si estinse la secolare casata dei Capetingi. Il trono, a questo punto, spettava a Giovanna: figlia maggiore di Luigi X “l’Attaccabrighe”, ma fu prontamente esautorata dallo zio Filippo di Valois, fratello di Filippo IV “il Bello”, che si fece incoronare re con il nome di Filippo V, come se il figlio di suo fratello, “il Lungo”, che aveva preso quel nome regale prima di lui, non fosse mai esistito. Subito dopo la cerimonia dell’incoronazione il nuovo re si preoccupò di convocare un'assemblea di notabili e professori dell'Università di Parigi, i quali sancirono il suo diritto al trono in base a una legge istituita per l'occasione: la “legge salica”! Secondo questa legge una donna non poteva regnare in Francia. Un ostacolo insormontabile, per le generazioni future, alla successione femminile sul trono di Francia e, in seguito, anche su quello d'Italia.
Tutto sembrava a posto! Invece il sedicenne Edoardo III d'Inghilterra, figlio d’Isabella e nipote di Filippo “il Bello”, non accettò quella che definì “l’usurpazione dello zio” e fece udire la sua voce rivendicando per sé l’ambito trono di Francia. Affascinante la prospettiva! Un regno esteso dai Pirinei e dal Mediterraneo al Vallo Caledonico e all’Irlanda. Un regno potentissimo che, se attuato, avrebbe sconvolto l’Europa. E con questa rivendicazione cominciò la “Guerra dei Cent’anni”: il più lungo conflitto che la storia ricordi. Devastò la dolce Francia per un secolo, in compagnia del flagello della peste.
Restò nel vento l’esoterismo dei templari, destinato ad avvampare veemente nei tempi recenti. A volte basta una frase misteriosa a destare un’intensa curiosità. Ad esempio, che ci azzecca con i Templari “Sator arepo tenet opera rotas”? Una frase che si può leggere in tutti i sensi: da destra e da sinistra, anche a ritroso, con le parole disposte a formare un quadrato magico.

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

Una composizione molto antica, probabilmente magica. La più remota rappresentazione nota risale al 260 a.C., nel mosaico di una villa a Duoro-Europos, in Asia, sull’Eufrate, nell’estremo confine orientale dell’Impero Romano. Un altro suo ritrovamento importante è a Pompei, in una palestra; ma è documentata anche su una parete del duomo di Siena e, soprattutto, in molti castelli templari, come quello di Gisors.
Fin dove spinse l’esoterismo templare molte volte raffigurato con immagini dualistiche, come due cavalieri su un unico cavallo? Veramente i cavalieri dai bianchi mantelli teorizzarono l’esistenza di due Messia: Gesù e Giuda? Come pure troviamo ricorrenti i due Giovanni: il Battista, quello dell’equinozio d’estate, e l’Evangelista, quello dell’equinozio d’inverno. E vero che rinnegavano san Pietro e san Paolo, definiti eresiarchi della peggiore specie? E poi, per quale motivo la croce era vilipesa nei loro riti? Quali verità i Templari avevano scoperto a Gerusalemme? Avevano davvero elaborato una nuova teologia dualistica, neoplatonica, addirittura pagana? Domande destinate a restare senza risposte!
Di certo papa Clemente V cambiò improvvisamente opinione sul loro conto: se prima esternava la sua convinzione che i cavalieri dai bianchi mantelli fossero innocenti dalle accuse ascritte, improvvisamente volle cancellare quell’ordine cavalleresco, e addirittura autorizzò le peggiori torture durante gli interrogatari, come la bruciatura dei piedi finché le ossa fossero state scoperte!
Cos’era emerso di tanto pericoloso? Al di là di molte e suggestive ipotesi pare legittima l’ipotesi di una comunanza gnostica tra Albigesi, Templari e Assassini. Di certo furono sicuramente in contatto tra loro.
La setta degli Ismaeliti, l’albero portante degli Assassini, conosceva sette gradi di perfezione ed era caratterizzata da una palese opposizione all’autorità dogmatica dell’Islam. Pare che anche i Templari avessero sette gradi al loro interno e avessero sviluppato un’indubbia sofferenza verso i dogmi ecclesiastici. Presso gli “onesti Companions” ai tre gradi di Apprendista, Compagno d’Arte e Maestri andavano aggiunti i quattro gradi di “purificazione”: della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco. I sodalizi Templari, impregnati dalla gnosi della “Gaia Scienza d’Amore”, adottarono la segretezza dei misteri antichi e svilupparono per primi, in Occidente, le tecniche iniziatiche obliate con l’avvento del Cristianesimo, un tempo remoto in uso in Egitto, presso l’Antica Grecia e nelle scuole pitagoriche.
Ad ogni modo, accantonando esoterismo e comunanza gnostica, la cancellazione dell’Ordine del Tempio avvantaggiò incommensurabilmente i banchieri toscani. Era giunto il loro turno per gestire la riscossione di tasse e decime pontificie in tutta l’Europa e, anche, di amministrare le tesoriere di molti re, soprattutto a Parigi e Londra: il loro agente in Francia, Noffo Dei, aveva svolto un ottimo “lavoro”!
Squin de Florian e Noffo Dei, poi gran maestro degli Ospitalieri, oggi cavalieri di Malta, furono additati come i Templari traditori che tramarono per affossare l'ordine del Tempio.

Nel 1325 - Comincia con Ivan I l'ascesa di Mosca.

Nel 1337 - Inizia tra Francia e Inghilterra la guerra dei Cent'anni. 

Nel 1338 - Inizia tra Francia e Inghilterra la guerra dei Cent’anni. La guerra dei Cent’anni (1338-1453) non è stata soltanto una guerra tra la Francia e l’Inghilterra, ma anche una lunga lotta di resistenza degli Occitani occidentali contro l’annessionismo Francese. E’ un esercito Guascone, e non Inglese, quello che, dopo tante vittorie, viene disfatto dai Francesi a Castillon, nel 1453. 

Nel 1339 -  Costruzione del Cremlino a Mosca. 

Nel 1348 - Comincia a diffondersi in tutta Europa la peste nera.

Cartina delle Signorie in Nord e Centro Italia nel 1350.
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Nel 1356 - «Bolla d'Oro» dell'imperatore Carlo IV che regola la procedura dell'e­lezione imperiale.

Nel 1376 - II papato ritorna a Roma.

Nel 1378 -  Inizia il Grande Scisma d'occi­dente (fino al 1418).

Nel 1389 - Con la vittoria di Kossovo i Turchi si impadroniscono dei Balcani.

Nel 1397 - Unione di Kalmar tra gli Stati Scandinavi.

Nel 1408 - In Olanda si perfeziona la vite di Archimede per sollevare l'acqua dai polder. 

Nel 1410 - I polacchi sconfiggono i Cavalieri Teutonici a Tannenberg.

Nel 1412 - A Domrémy, in Lorena, in una famiglia di poveri contadini, nasce Giovanna D'Arco
Giovanna D'Arco
Già da circa cinquant'anni, la Francia era in subbuglio. All'età di tredici anni, Giovanna dichiarò di sentire delle voci che le riferivano di andare a salvare il delfino, Carlo, figlio di Carlo VI, e che l'avrebbero consigliata e guidata su cosa fare. Nel 1429, forte della sua fede, convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia piegata dalla massacrante guerra dei Cento anni, si presentò al cospetto di Carlo VII e chiese al re di poter cavalcare, senza nessun comando, alla testa dell'esercito che andava a soccorrere Orléans dall'assedio degli inglesi, e riportare la città di Parigi all'obbedienza del re. Giovanna riuscì a convingere il Delfino. Tra maggio e luglio, Giovanna e il suo esercito incalzarono gli inglesi, che avevano interpretato la fanciulla come una strega contro di loro mandata dall'inferno. Ruppero l'assedio di Orléans, liberarono la città e sconfissero i nemici. Il 7 luglio del 1429, Carlo VII fu consacrato re. Il re volle condurre da solo la propria politica e stipula, all'insaputa di Giovanna, un accordo con il duca di Borgogna. Per oltre due settimane le truppe francesi sono condannate all'ozio, mentre agli inglesi giungono i rinforzi. Alcuni mesi dopo, l'8 settembre, Giovanna venne ferita alle porte di Parigi, il re ordina di sciogliere l'armata, obbligando Giovanna a operazioni militari di scarsa importanza. Iniziano le sconfitte e, il 23 maggio 1430 a Margny, Giovanna venne presa prigioniera.Gli inglesi la trasferirono a Rouen dove la fecero giudicare da un tribunale ecclesiastico sotto l'accusa di stregoneria. Dopo un anno di prigionia e oltre quattro mesi di processo, trascorsi senza il minimo intervento di re Carlo, Giovanna venne condannata come eretica. Il 30 maggio 1431, fu bruciata viva nella piazza del mercato di Rouen."Siamo tutti perduti-gridarono i carnefici- abbiamo bruciato una santa". Nel 1920, la Chiesa riconobbe solennemente la santità di Giovanna D'Arco e la nominò patrona di Francia. Per via delle consuete politiche matrimoniali del medioevo, si era creata una situazione in cui in Re d’Inghilterra era vassallo del Re di Francia, ma possedeva molte più terre di lui, oltre ovviamente al proprio regno. La guerra fu inevitabile e lunghissima (la Guerra dei Cento Anni) e la Francia fu ridotta a mal partito: se aggiungiamo che la salute mentale di Carlo VI (re ai tempi dell’infanzia di Giovanna) era instabile, il quadro non appariva dei più rosei per una riscossa francese, ma fu proprio quello che accadde quando questa contadinella ignorante cominciò a udire le voci dei santi che le chiedevano di cacciare gli Inglesi. L’erede non ancora incoronato, Carlo VII, alla fine le diede udienza e ascoltò la sua richiesta di essere equipaggiata come un cavaliere e messa alla testa di un esercito; la decisione è stata razionalizzata (da uomini) come l’ultimo tentativo disperato in una lotta che si riteneva persa. Di fatto Giovanna d’Arco aveva già ottenuto il suo più importante risultato, trasformare una guerra dinastica (che la gente di Francia subiva passivamente) in una guerra di popolo. Le sue vittorie sugli Inglesi sono state forse dovute al fatto che non si aspettavano la riscossa nemica; tuttavia le battaglie vennero combattute accanitamente; Giovanna d’Arco nella sua breve vita militare venne colpita da frecce, colpi di balestra e mitraglia di cannone; si espose al pericolo con armi e in armatura e combatté con coraggio, e la sua cattura fu dovuta proprio al troppo rischiare. Il processo per stregoneria cui venne sottoposta dagli Inglesi ci rivela anche un altro aspetto di questa eroina: la sua intelligenza, l’arguzia nelle risposte, convinsero i suoi carcerieri, che avevano voluto screditarla con udienze pubbliche, a trasferire il procedimento dietro quattro mura. Non faticarono a trovare membri del clero compiacenti e a condannarla al rogo, anche se la falsa accusa venne più tardi ribaltata: Giovanna d’Arco, che secondo le testimonianze era morta vergine, nonostante le molestie che sembra avesse subito sia nella vita militare che in prigionia, fu più tardi santificata. La sua morte non diede la vittoria agli Inglesi: ispirati dall’esempio di Giovanna i Francesi avevano deciso di cacciarli dalla loro patria, e riuscirono a farlo. Non sappiamo cosa sapesse fare nella mischia l’eroina francese (non disdegnava però di scalare le mura negli assedi), e non ne abbiamo nemmeno un ritratto decente, tuttavia pochi sono morti a 19 anni dopo aver condotto un esercito (per quanto nel medioevo l’arte militare non fosse a un livello altissimo), ed avendo ricoperto il ruolo di guida spirituale per una nazione. Retrospettivamente, il fatto che Carlo VII non l’abbia riscattata dai Borgognoni che l’avevano prigioniera, prima che questi la cedessero agli Inglesi, sembra un’assurdità. Un’ultima notazione: Giovanna d’Arco non era molto socievole con le donne e certamente non una femminista ante-litteram: non volle altre donne nell’esercito e scacciò il seguito dell’armata, quel codazzo di mercanti, vivandiere, lavandaie, sarte e prostitute che abitualmente seguiva le armate medievali nei loro spostamenti.
Nel 1415 - Battaglia di Azincourt, nel corso della guerra dei Cent'anni. Jan Hus, riformatore boemo, viene messo al rogo come eretico. 

Nel 1445 - Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. Il primo libro stampato è la Bibbia. 

Nel 1453 - Si conclude la guerra dei Cen­t'anni: gli inglesi perdono ogni dominio in Francia. 
 
Cartina della Francia nel 1477.
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I Turchi ottomani conqui­stano Costantinopoli, cade l'impero bizantino. Quando l'impero d'Oriente cadde (1453, conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II il Conquistatore), gli abitanti della penisola ellenica, malgrado la dominazione turca, trovarono rifugio nella fedeltà alla lingua, alla cultura greca e alla religione cristiana ortodossa, valori ai quali fecero ricorso per conquistare l'indipendenza nel secolo XIX.

Nel 1454 - Si firma la Pace di Lodi fra Milano e Venezia.
Inizio del Rinascimento.
La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda il 9 aprile 1454, mise fine allo scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio del Quattrocento. La rilevanza storica del trattato risiede nell'aver garantito all'Italia quarant'anni di pace stabile, contribuendo di conseguenza a favorire la rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento. Dopo la morte del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Milano venne proclamata la Repubblica Ambrosiana. I governanti decisero di affidare la difesa del neonato stato a Francesco Sforza. Questi, dopo tre soli anni, si proclamò Duca di Milano. Difatti da tempo Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e strinse così un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e l'imperatore Federico III d'Asburgo – che non aveva riconosciuto Francesco Sforza come Duca – contro quest'ultimo e i suoi alleati. Ma dopo soli tre anni giunse notizia della presa di Costantinopoli. Tale evento mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo, così la Serenissima decise di porre una temporanea tregua alle guerre in Italia settentrionale stipulando assieme ad altre potenze italiane la Pace di Lodi. Venezia e Milano conclusero la pace definitiva il 9 aprile 1454 presso la residenza di Francesco Sforza a Lodi; il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali (prima fra tutti Firenze, passata da tempo dalla parte di Milano). Il Nord Italia risultava in pratica spartito fra i due Stati nemici, nonostante persistessero alcune altre potenze (i Savoia, la Repubblica di Genova, i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabilì la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano, lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul fiume Adda, l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che culminò nell'adesione – in tempi diversi – alla Lega Italica. L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che – limitando le ambizioni particolari dei vari Stati – assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano. A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi – nella seconda parte del Quattrocento – Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.

"La Nascita di Venere" -  Sandro Botticelli (1483-85).
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Nel 1478 - Ivan III sottomette Novgorod e si libera del giogo mongolo (1480).
 
Cartina della Russia dal XIII al XVI secolo,
con l'epansione dal 1300 al 1586.
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Nel 1492 - Caduta del regno di Granada, ultima presenza Araba in Spagna
Cristoforo Colombo compie il primo viaggio a occidente per raggiungere le Indie, e non si rende conto di scoprire un nuovo continente che da Amerigo Vespucci, che invece l'ha capito e mappato in parte, prenderà il nome di America.

Carta con il primo viaggio di Cristoforo Colombo in America nel 1492.
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Nel 1493 - Trattato di Tordesillas: Spagna e Portogallo si dividono il Nuovo Mondo.

Cartina geografica delle Americhe, centrale
e meridionale durante le prime colonizzazioni: in rosso
gli Spagnoli e in viola i Portoghesi, con la ripartizione
del trattato di Tordesillas. Le rotte, le strade, audencias
e arcivescovadi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina geografica del mondo nel 1522 con segnalati i viaggi di:
Marco Polo nel 1271-95, primo viaggio di Cristoforo Colombo nel 1492,
Vasco De Gama nel 1497-98, Magellano nel 1519-22,
Amerigo Vespucci nel 1501-02.
In verde le colonie dei Portoghesi, in arancio le colonie degli  Spagnoli,
in rosa degli Inglesi, in blu dei Francesi.
Sono segnalate inoltre le aree di insediamento degli Aztechi e degli Incas.
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Cartina geografica delle tribù e gruppi etnici dei
Nativi Nord e Centro Americani, denominati Indigeni,
Pellerossa, Indiani d'America o Indios, prima della
colonizzazione degli europei.
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Per visualizzare il post "Tribù, Storia e Culture dei Nativi Nord Americani: 
gli Indiani d'America", clicca  QUI

Cartina geografica delle tribù e gruppi etnici dei
Nativi Sud Americani, denominati Indigeni
 o Indios, prima della colonizzazione degli europei.
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Cartina geografica degli inizi della colonizzazione degli europei, dal 1492,
del Nord e Centro America. In arancio le colonie degli  Spagnoli, in verde
scuro quelle dei Portoghesi, in rosa quelle degli Inglesi, in viola quelle dei
 Francesi, in marrone quelle Olandesi, in viola scuro la Svedese, in verde
chiaro quella dei Russi. Sono segnalate inoltre le aree di insediamento
degli  Incas e degli Aztechi. Accanto alle città, l'anno di fondazione.
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Cartina geografica degli inizi della colonizzazione degli
europei nel Nord-Est Americano, con le colonie
 Olandesi del 1614-64 in marrone, (Niu Amsterdam
  diventerà poi New York), Svedesi nel 1638-56 in viola,
Inglesi dal 1601in rosa. In bianco i territori Irochesi.
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Cartina geografica degli inizi della colonizzazione, dal 1492, da parte degli europei, del Nord,
Centro e Sud America. In arancio le colonie degli  Spagnoli, in verde scuro quelle dei
Portoghesi, in rosa quelle degli Inglesi, in viola quelle dei Francesi, in marrone
quelle Olandesi, in viola scuro la Svedese, in verde chiaro quella dei Russi.
Sono segnalate inoltre le aree di insediamento degli Incas e degli Aztechi.
 Accanto alle città, l'anno di fondazione. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1498 - Girolamo Savonarola è bruciato sul rogo a Firenze.

Cartina geografica dell'Europa nel 1500.
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Nel 1503 - Leonardo da Vinci dipinge "La Gio­conda". 

Monalisa, "La Gioconda" - Leonardo da Vinci (1503)

Nel 1507 - All'America viene assegnato il nome che ha ancora oggi per ricordare Amerigo Vespucci. Amerigo Vespucci, (1454-1512) fu un navigatore italiano, Segretario e diplomatico al servizio dei Medici, lasciò Firenze per missioni in Francia e in Spagna, dove si stabilì a Siviglia. Dopo un primo viaggio che avrebbe effettuato nel 1497 verso i Caraibi, fu con Juan de la Cosa e Alonso de Hojeda nel 1499 in una spedizione organizzata per volere di re Ferdinando allo scopo di verificare le scoperte di Colombo, e toccò le foci del Rio delle Amazzoni e le coste del Brasile. In un successivo viaggio per conto del Portogallo esplorò la baia di Rio de Janiero e si spinse a sud fino in Patagonia. Convinto dalle relazioni di Vespucci che le terre appena esplorate fossero un nuovo continente e non l'Asia, il cosmografo tedesco Martin Waldeseemùller diede in suo onore il nome di America al "nuovo mondo" (1507). 

Nel 1508 - Erasmo da Rotterdam afferma la necessità di un'imposta diretta sui red­diti dei ricchi.

Nel 1509 - Nasce Giovanni Calvino, che istituirà, nell'ambito della Riforma, il Calvinismo. Peter Henle, di Norimberga, costruisce l'orologio. 

Stemma della Marina Militare Italiana
con le 4 bandiere delle antiche Repubbliche
Marinare di Venezia, Genova, Amalfi e Pisa.
 Altre erano Ancona, Gaeta e la Ragusa
aldilà del Mare Adriatico.
Nel 1516 - Nicolò Machiavelli scrive "Il Principe".
L'Italia è stata quindi un laboratorio politico-economico-culturale che ha prodotto:
- I primi grandi capitali monetari che hanno determinato la nascita degli istituti bancari,
- Nuovi equilibri politici con nuovi soggetti politici, come ad esempio i Comuni, trasformatisi poi in Signorie e le Repubbliche Marinare.
Un'intreccio fra crescita economica e avanzamento del ceto medio non aristocratico che su scala più vasta verrà imitato dall'Europa.
- Sul versante culturale, la riscoperta dei classici degli antichi stimola l'uso della ragione, la ricerca e la sperimentazione,

"La Scuola di Atene" - Raffaello Sanzio. In quest'opera Raffaello rappresenta
 i grandi filosofi del passato: Platone e Aristotele al centro, Diogene di Sinope
 sui gradini ai loro piedi. Nel gruppo alla destra di Platone, Socrate che parla con
alcuni giovani, di cui quello con l'elmo è Alessandro Magno. Epicuro, in basso
a sinistra consulta un testo retto da un putto. Alla sua destra, Averroè con il
turbante che osserva Pitagora, inginocchiato mentre legge e dietro di lui l'unica
donna, Ipazia di Alessandria. Dalla parte opposta, di spalle con veste gialla,
Claudio Tolomeo che regge il globo terracqueo e alla sua destra,
Raffaello stesso.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.
 
e dopo secoli di oscurantismo, si pone l'individuo, e non più Dio, al centro dell'Universo.
Queste sono cellule fondanti dell'Età Moderna.

"Creazione di Adamo" (cappella Sistina) - Michelangelo Buonarroti

"Creazione di Eva" (cappella Sistina) - Michelangelo Buonarroti

Nel Rinascimento gli artisti riscoprirono le "divine proporzioni" della geometria sacra con cui costruivano gli antichi: la proporzione aurea.

La piramide di Cheope, a Giza

La sezione aurea in un triangolo isoscele
Per costruire la sezione aurea del segmento AB, si traccia un triangolo rettangolo ABF, in modo che il cateto BF sia metà di AB. Per ottenere questa metà si tracciano due coppie di archetti a piacere nei punti C e D e poi si uniscono: il punto E di AB è la metà ricercata. Poi con un arco di cerchio con centro in B si interseca la verticale a B in F. Fa seguito il congiungimento del punto A con F sul quale si punta il compasso e si esegue l'arco che congiunge B con G del segmento AF. AG è la sezione aurea che si cerca: di qui con il compasso, centrato in A e di raggio AG, si disegna l'arco che interseca il segmento AB e, lateralmente nei punti I ed L di confluenza con un arco di centro E.
Ed ora l'ultima cosa da fare è tracciare due rette che collegano, B con I fino ad intersecare il prolungamento ortogonale al segmento AB in M, e poi, dalla parte opposta, B con L per arrivare alla semiretta ortogonale ad AB in N. Il triangolo MNB è il triangolo della piramide di Cheope eseguito secondo il canone della sezione aurea. II rapporto AB:AH, che è uguale al rapporto AH:HB, è un numero irrazionale a cui viene attribuito il valore approssimativo 1,618... Numericamente questo rapporto è espresso da:


Si tratta anche di un numero che deriva dai rapporti fra due termini successivi della serie di Fibonacci al loro limite. In particolare, eseguendo dei semplici calcoli, si ottiene che la semi-base di MN del triangolo MNB (che potremo chiamare aureo) è:


Le proporzioni auree nel Partenone di Atene

Studi geometrici sulla forma del Partenone di Atene. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Geometria sacra scoperta da Leonardo da Vinci nell'"Uomo Vitruviano"

Sovrapposizione di "La Gioconda" e "l'uomo Vitruviano"

Proporzioni nella "Gioconda", o Monalisa...

"Flagellazione" - Piero della Francesca.                                        Si noti che
 il quadrato della costruzione in cui avviene la flagellazione è in  rapporto
aureo con il rettangolo dell'opera intera. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

L'idea stessa di famiglia cambia nel Rinascimento. La lunga catena di relazioni di cui il padrone è il capofamiglia, viene sostituita dalla coppia nuziale:

"Sposalizio della Vergine" - Raffaello Sanzio

Studi geometrici su:
"Sposalizio della Vergine" - Raffaello Sanzio
  Clicca sull'immagine per ingrandirla.


Nel 1517 - Martin Lutero pubblica le "Tesi di Wittenberg". Inizia la Riforma.
La conseguenza politico-economica più visibile nell'adesione alla cristianità riformata da parte di un Principe, era la secolarizzazione dei beni della chiesa cattolica di Roma nei suoi domini.
Così ad esempio, l'ordine dei Cavalieri Teutonici venne sciolto, il suo gran maestro divenne principe dei territori dell'ex-ordine, e tali territori presero il nome di Prussia.

Cartina dell'Europa nel XV - XVI secolo, con le aree delle religioni:
cattolica, luterana, calvinista, anglicana, ortodossa, musulmana.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1518 - Dalla Cina viene introdotta in Europa la porcellana. 

Nel 1519 - Inizia il regno di Carlo V
Da questi anni in poi, l'Europa non è più solo un piccolo continente, ma un sistema di Stati interdipendenti.

Nel 1526 - Con la vittoria di Mohacs i Turchi si impadroniscono dell'Ungheria.

Nel 1529 - I Turchi assediano Vienna. 

Nel 1530 - Francesco I fonda il College de France.

Nel 1533 - Nasce Elisabetta I d’Inghilterra.  
Elisabetta I
Elisabetta fu l'unica figlia sopravvissuta di Enrico VIII e della sua seconda moglie, Anna Bolena, fatta decapitare dal sovrano, che egli aveva segretamente sposato tra la fine del 1532 e l'inizio del 1533. Nacque nel palazzo di Placentia a Greenwich, il 7 settembre 1533 e venne battezzata tre giorni dopo con il nome delle nonne Elisabetta di York ed Elisabetta Howard. Enrico avrebbe desiderato un maschio per assicurare la successione, ma dato che Maria, l'unica figlia superstite di Caterina d'Aragona, era stata dichiarata illegittima con l'annullamento del matrimonio dei genitori, Elisabetta era, all'epoca, l'erede presunta. Nel gennaio 1536 Anna Bolena partorì un figlio che morì nel travaglio; il re, per potersi risposare, la accusò di tradimento con il fratello, e di stregoneria: il 2 maggio venne rinchiusa nella torre di Londra ed il 19 maggio fu decapitata; il giorno successivo Enrico si fidanzò con Jane Seymour.Elisabetta, che allora aveva tre anni, fu dichiarata illegittima, perse il titolo di principessa e fu cresciuta in esilio nel palazzo di Hatfield con la sorellastra, Maria, fino a che Jane Seymour non diede alla luce un figlio maschio, Edoardo. Elisabetta e Maria non erano comunque viste di buon occhio perché illegittime. In seguito, la sesta moglie di Enrico, Caterina Parr, riconciliò il re con la figlia che, assieme alla sorellastra Maria, fu reinserita nella linea di successione dopo il principe Edoardo, con l'Atto di Successione del 1544. Grazie a Caterina Parr, Elisabetta riceve un'educazione in un ambiente rigidamente protestante, sotto la guida dell'insigne umanista Roger Ascham, studiando latino, greco, francese, italiano (di fatto, uno dei primi documenti autografi di Elisabetta, una lettera, è scritta in italiano) e spagnolo. Enrico VIII morì nel 1547 e gli successe Edoardo VI. Caterina Parr sposò Thomas Seymour, zio di Edoardo, e tenne Elisabetta con sé.[1] Finché Edoardo VI visse, la situazione di Elisabetta rimase sicura. Nel 1553 Edoardo, quindicenne, morì, lasciando un testamento che annullava le volontà del genitore e dichiarava sua erede Lady Jane Grey. Lady Jane ascese al trono, ma fu deposta meno di due settimane dopo. Resa forte dal sostegno popolare, Maria entrò trionfalmente in Londra con la sorellastra al fianco. Quando Maria I sposò Filippo di Spagna, un matrimonio molto sgradito ai suoi sudditi protestanti, temendo di poter essere deposta e sostituita dalla sorella, a seguito della fallita ribellione di Wyatt, fece imprigionare Elisabetta nella Torre di Londra. Gli spagnoli chiesero l'esecuzione di Elisabetta, ma pochi inglesi desideravano mettere a morte un membro della popolare dinastia Tudor ed anche i tentativi di rimuoverla dalla successione fallirono a causa dell'opposizione del Parlamento. Inoltre Maria I non firmò mai il documento dell'esecuzione. Dopo due mesi nella Torre, ad Elisabetta furono concessi gli arresti domiciliari al castello di Woodstock (il Blenheim Palace, a Woodstock nello Oxfordshire), sotto la custodia di Sir Henry Bedingfield; alla fine dell'anno, quando si diffuse la falsa voce, che Maria era in attesa di un figlio, Elisabetta poté tornare a corte con l'assenso di Filippo, che, preoccupato che la moglie potesse morire di parto, preferiva che la corona inglese passasse a lei piuttosto che a Maria Stuart, regina di Scozia. Tale preferenza, da parte del cattolicissimo Filippo, nasceva da motivi strettamente politici: sebbene cattolica, la giovane Stuart era stata cresciuta alla corte francese, era promessa al delfino, il futuro Francesco II ed una sua ascesa al trono d'Inghilterra avrebbe portato le isole britanniche interamente nella sfera di influenza della Francia, con la quale la Spagna era in guerra dall'inizio del secolo (la pace di Cateau-Cambrésis sarebbe stata firmata solo nel 1559). Per tutta la durata del suo regno Maria continuò a perseguitare i protestanti, guadagnandosi il soprannome di "Maria la Sanguinaria", e tentò di convertire Elisabetta, che si finse cattolica, ma mantenne il suo credo protestante.La regina trovò una pericolosa rivale nella cugina, la cattolica Maria Stuart, regina di Scozia e moglie del re di Francia Francesco II, la quale aveva un carattere impulsivo in antitesi con la prudenza tipica della cugina Elisabetta. Nel 1559 Maria si era proclamata regina d'Inghilterra avvalendosi della controversa legittimità di Elisabetta (che era illegittima per le norme cattoliche, in quanto il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona non aveva mai ottenuto l'annullamento papale, ma non lo era per le leggi della Chiesa d'Inghilterra, che invece lo aveva annullato), con il supporto dei francesi, previsto dagli accordi nuziali tra Maria e Francesco II.
Maria Stuart
 In Scozia la madre di Maria, Maria di Guisa, che aveva governato la Scozia come reggente, tentò di aumentare l'influenza francese in Gran Bretagna concedendo all'esercito francese fortificazioni in Scozia. Un gruppo di lord scozzesi (protestanti) alleati di Elisabetta deposero Maria di Guisa e, posti sotto pressione dagli Inglesi, i rappresentanti di Maria firmarono il Trattato di Edimburgo, in base a cui le truppe francesi dovevano essere ritirate dalla Scozia. Sebbene Maria rifiutasse di ratificare il trattato, esso ottenne l'effetto desiderato e la minaccia francese fu allontanata dall'Inghilterra. Dopo la morte del marito Francesco II, Maria Stuart ritornò in Scozia, mentre per la Francia iniziava il periodo delle Guerre di Religione: temendo ulteriori possibili minacce da parte francese, Elisabetta diede segretamente aiuto agli Ugonotti. Fece pace con la Francia nel 1564, rinunciando all'ultimo possedimento inglese in territorio francese, Calais, ma non abbandonò la rivendicazione formale al trono di Francia che i monarchi inglesi mantenevano dal regno di Edoardo III, durante la Guerra dei Cent'Anni, e che fu abbandonata solo da Giorgio III, nel XVIII secolo. Nel suo testamento Maria lasciò in eredità a Filippo la sua rivendicazione del trono inglese e Filippo iniziò a progettare un'invasione. Nell'aprile 1587 Francis Drake bruciò la flotta spagnola alla fonda nel porto di Cadice, ritardando i piani del re, ma nel 1588 l'Invincibile Armata, una grande flotta di 130 navi e 30.000 uomini salpò nella speranza di aiutare l'esercito spagnolo, allora in Olanda sotto il comando di Alessandro Farnese, ad attraversare la Manica ed invadere l'Inghilterra. Elisabetta, nel grande pericolo del momento, tenne un famoso discorso alle truppe inglesi radunate a Tilbury, noto come Il discorso alle truppe a Tilbury. La flotta spagnola fu sconfitta da quella inglese, comandata da Charles Howard, I conte di Nottingham e da Francis Drake, aiutati dal maltempo. L'Armada fu costretta a ritornare in Spagna e la vittoria aumentò molto la popolarità di Elisabetta. La battaglia non fu però decisiva e la guerra con la Spagna continuò. La guerra continuava anche in Olanda, che combatteva per l'indipendenza, ed in Francia, dove un protestante Enrico di Borbone, aveva rivendicato il trono. Elisabetta appoggiò con 20.000 uomini e 300.000 sterline Enrico, e con 8.000 uomini e aiuti per oltre un milione di sterline gli olandesi. I corsari inglesi continuarono ad attaccare la flotta spagnola che ritornava carica d'argento dalle Americhe, con alterni esiti (nel 1595 morì Francis Drake); nel 1595 si verificò anche una modesta incursione della flotta spagnola in Cornovaglia. Nel 1596, l'Inghilterra si ritirò dalla Francia lasciando Enrico IV saldamente al potere e la Lega Cattolica, sua nemica, distrutta; altre battaglie seguirono fino al 1598, quando Francia e Spagna fecero pace. La morte di Filippo II l'anno successivo portò il conflitto tra Spagna ed Inghilterra ad un punto di stallo, che avrebbe trovato soluzione con il trattato di pace negoziato sotto Giacomo I, noto come Trattato di Londra (1604). Elisabetta amava le imprudenze e soprattutto fare ciò che i medici le vietavano. Ma nel 1603 fu colpita da una brutta depressione. Non sopportava più i discorsi di governo, sentiva la morte vicina e si lasciava andare. Morì il 24 marzo nel Palazzo di Richmond pronunciando la famosa frase "Chiamatemi un prete: ho intenzione di morire". All'età di settanta anni, era la più anziana sovrana sino ad allora vissuta e non fu superata fino a che Giorgio II morì a settantasette anni nel 1760. Elisabetta fu seppellita nell'abbazia di Westminster, di fianco alla sorella Maria I. L'iscrizione sulla loro tomba recita: "Compagne nel trono e nella tomba, qui noi due sorelle, Elisabetta e Maria, riposiamo, nella speranza di un'unica resurrezione". Il testamento di Enrico VIII dichiarava che ad Elisabetta dovevano succedere i discendenti della sua sorella minore, Maria Tudor, piuttosto che i discendenti scozzesi di Margherita Tudor, e all'epoca della morte della regina c'erano alcuni possibili pretendenti in vita, oltre a Giacomo Stuart. Alcune opere storiche riferiscono che Elisabetta dichiarò Giacomo suo erede nel suo letto di morte, altre invece sostengono che essa mantenne fino alla fine il silenzio su questo argomento. In ogni caso nessun pretendente era abbastanza forte da poter seriamente contrastare la rivendicazione al trono di Giacomo Stuart, che poco dopo la sua morte fu proclamato re Giacomo I d'Inghilterra. Tale proclamazione ruppe la consuetudine perché non fu fatta dal nuovo sovrano stesso, ma dal Consiglio di Accessione, come sarebbe poi divenuto consuetudine nella pratica moderna. 

Nel 1534 - Rottura fra il re Enrico VIII d'In­ghilterra e il papato.
Rabelais pubblica "Gargantua e Pantagruel".

Nel 1539 - Mercatore pubblica il suo atlante cartografico del mondo.
Fondazione della Compagnia di Gesù da parte di Ignazio di Loyola.

Nel 1541 - Calvino fonda a Ginevra la sua chiesa riformata.

Gli scismi nella cristianità dai concili di Efeso e Calcedonia alla Riforma
protestante. Clicca sull'immagine per ingrandirla

Nel 1543 - Copernico pubblica "Delle rivolu­zioni dei corpi celesti", rivoluzionando le teorie astronomiche.

Nel 1545 - Inizia il concilio di Trento; durerà fino al 1563 senza riuscire a ricomporre l'unità dei cristiani.
Pubblicazione del "Trattato di Chirurgia" di Ambroise Pare.  
Fissazione di un tasso di interesse legale in Francia.

Nel 1546 - Fracastoro ipotizza l'esistenza dei microbi.

Nel 1547 - I lavori della basilica di San Pietro, a Roma passano sotto la direzione di Michelangelo.

Cartina del mondo con le esplorazioni e colonie nei XV-XVI sec. degli Europei:
 in rosso esplorazioni (Colombo e Magellano) e possedimenti Spagnoli,
 in verde esplorazioni (Diaz, De Gama, Vespucci) e possedimenti Portoghesi,
 in blu esplorazioni (Cartier) e possedimenti Francesi, in rosso le
esplorazioni (Caboto) e in fucsia i possedimenti Inglesi, in giallo le
esplorazioni (Barents) Olandesi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1556 - Si conclude il regno di Carlo V; i domini degli Absburgo (o Asburgo) sono divisi tra la corona di Spagna e quella Austriaca. Il grande rammarico di Carlo V fu di non essere riuscito a restituire al cattolicesimo il dominio della cristianità. Pubblicazione a Basilea del testo di Georg Bauer "De Re metallica" con fondamentali nozioni di chimica e metallurgia.

Cartina geografica dell'Europa nel XVI secolo con in giallo i possedimenti
Spagnoli, in fucsia quelli del Sacro Romano Impero, Repubblica di Venezia
in grigio, Regno di Francia in arancio, Regno d'Inghilterrra in verde oliva,
 Regno di Danimarca in verde brillante e Svezia in viola.
Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1559 - Trattato di Cateau-Cambresis; ini­zia la dominazione spagnola in Italia.

Cartina geografica dell'Europa nel 1559 con in verde i possedimenti
  che aveva Carlo V in Europa, in verde chiaro quelli ereditati da
Filippo II, più scuri quelli ereditati da Ferdinando I.
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Nel 1564 - Nascono William Shakespeare e Galileo Galilei. 

Nel 1571 - A Lepanto la flotta cristiana scon­figge quella turca.

Nel 1581 - Le Province Unite (Olanda) si pro­clamano indipendenti dal dominio spa­gnolo.

Nel 1582 - Riforma del calendario grego­riano.

Nel 1588 - L'Invincibile Armada di Filippo II di Spagna sconfitta al largo della costa inglese dalle navi di Elisabetta I.

Cartina del mondo nel XVI secolo con i conflitti marittimi dei Corsari ai danni
delle navi Spagnole per il controllo marittimo e commerciale delle Compagnie
Inglesi e Olandesi. In verde le vie commerciali marittime percorse dagli
Spagnoli, in rosso gli attacchi Inglesi e Olandesi, in giallo le direttrici delle
 compagnie commerciali Inglesi.  Sono indicate le aree più calde dei conflitti.
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Nel 1598 - L'editto di Nantes pone fine alle guerre di religione in Francia. 

Nel 1600 - Giordano Bruno è arso sul rogo, a Roma, dall'inquisiziome della chiesa cattolica.
Giordano Bruno - Roma,
piazza di Campo de' Fiori
Giordano Bruno fu probabilmente torturato alla fine di marzo 1597, secondo la decisione della Congregazione presa il 24 marzo, ma non rinnegò i fondamenti della sua filosofia: ribadì l'infinità dell'universo, la molteplicità dei mondi, la non generazione delle sostanze - «queste non possono essere altro che quel che sono state, né saranno altro che quel che sono, né alla loro grandezza o sostanza s'aggionge mai, o mancarà ponto alcuno, e solamente accade separatione, e congiuntione, o compositione, o divisione, o translatione da questo luogo a quell'altro» - e il moto della Terra. A questo proposito spiega che «il modo e la causa del moto della terra e della immobilità del firmamento sono da me prodotte con le sue raggioni et autorità e non pregiudicano all'autorità della divina scrittura». All'obiezione dell'inquisitore, che gli contesta che nella Bibbia è scritto che la «Terra stat in aeternum» e il sole nasce e tramonta, risponde che vediamo il sole «nascere e tramontare perché la terra se gira circa il proprio centro»; alla contestazione che la sua posizione contrasta con «l'autorità dei Santi Padri», risponde che quelli «sono meno de' filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura». Sostiene che la terra è dotata di un'anima, che le stelle hanno natura angelica, che l'anima non è forma del corpo; come unica concessione, è disposto ad ammettere l'immortalità dell'anima umana. Il 12 gennaio 1599 è invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche, nelle quali si comprendevano la sua negazione della creazione divina, dell'immortalità dell'anima, la sua concezione dell'infinità dell'universo e del movimento della Terra, dotata anche di anima, e di concepire gli astri come angeli. La sua disponibilità ad abiurare, a condizione che le proposizioni siano riconosciute eretiche non da sempre, ma solo ex nunc, è respinta dalla Congregazione dei cardinali inquisitori, tra i quali il Bellarmino. Una successiva applicazione della tortura, proposta dai consultori della Congregazione il 9 settembre 1599, fu invece respinta da papa Clemente VIII. Nell'interrogatorio del 10 settembre Bruno si dice ancora pronto all'abiura, ma il 16 cambia idea e infine, dopo che il Tribunale ha ricevuto una denuncia anonima che accusa Bruno di aver avuto fama di ateo in Inghilterra e di aver scritto il suo Spaccio della bestia trionfante direttamente contro il papa, il 21 dicembre rifiuta recisamente ogni abiura, non avendo, dichiara, nulla di cui doversi pentire. L'8 febbraio 1600 è costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte per rogo; si alza e ai giudici indirizza la storica frase: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla»). Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua in giova - serrata da una morsa perché non possa parlare - viene condotto in piazza Campo de' Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri saranno gettate nel Tevere. 

Nel 1605 - Cervantes inizia la stesura del "Don Chisciotte della Mancia".

Nel 1607 - "La Favola d'Orfeo" di Monteverdi è il primo esempio di opera lirica.

Nel 1609 - In Olanda viene costruito il primo canocchiale.

Nel 1610 - Servendosi del cannocchiale, Ga­lileo scopre le lune di Giove e le fasi di Venere.

Nel 1612 - Viene pubblicato "L'arte di fare il vetro" di Antonio Neri.

Nel 1618 - Inizia la guerra dei Trent'anni.

Nel 1620 - Ad Amsterdam viene stampato il primo giornale a cadenza settimanale. 

Nel 1628 - Fondamentali scoperte sulla cir­colazione sanguigna di W. Harvey.

Nel 1630 - Gustavo Adolfo di Svezia inter­viene nella guerra dei Trent'anni.

Nel 1631 - Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam e dipinge i suoi maggiori capolavori.

Nel 1632 - Galileo scrive i "Dialoghi sopra i due massimi sistemi" del mondo, ed è con­dannato dall'Inquisizione. Per una istituzione quale era la Chiesa cattolica del 1600, sarebbe stato molto difficile non condannare Galileo, dal momento che moltissimi scienziati del tempo presero posizione contro di lui e quei pochissimi che avrebbero potuto sostenerlo pubblicamente rimasero silenziosi. Durante la fase del processo nessun membro della comunità scientifica fece sentire la sua voce a favore di Galileo (l'unico che si levò a difenderlo fu un uomo di Chiesa, Tommaso Campanella, che, nell'anno del primo processo di Galileo, dalla prigione di Castel dell'Ovo in cui era rinchiuso, gli inviò la famosa Apologia pro Galileo).

Nel 1636 - Fondazione dell'Harvard College, la prima università dell'America setten­trionale.

Nel 1637 - "Discorso sul metodo" di Cartesio.

Nel 1642 - B. Pascal inventa la macchina cal­colatrice.
In Inghilterra ha inizio la Rivoluzione Inglese. La rivoluzione inglese, è stata una guerra civile. Si è svolta tra il 1642e il 1660.Il principio di tutto è da ricercarsi quando Giacomo I già redi Scozia, ottenne la corona di Inghilterra dopo la morte di Elisabetta (rimasta senza eredi), causando l’unione dei due regni per la prima volta nella storia.Sorsero due problemi principali:
Dal punto di vista politico: La cultura del re scozzese che era portata, per tradizione, a considerare il potere monarchico donato da Dio. Perciò il re non era disposto ascendere a compromessi con un Parlamento con grossi poteri come era quello inglese. Tali problemi si palesarono quando, nel 1625, succedette a Giacomo I  il figlio, Carlo I. Il re convocò il Parlamento nel 1628, chiedendo di poter emanare delle tasse per iniziare una campagna militare contro gli Ugonotti. Questo, anzi che prendere in considerazione la proposta del re, gli chiese conto di tutte le ingiustizie commesse durante il suo breve regno. Per via di questo il Parlamento chiese che il re firmasse la Petition of Rights (petizione dei diritti), che avrebbe diminuito ulteriormente le opportunità regie di poter imporre il proprio potere indiscriminatamente. In seguito alla richiesta del Parlamento, il re rispose sciogliendolo, dando vita ad un governo personale.
Dal punto di vista religioso: Il re continuò ad appoggiare la chiesa anglicana, poiché nella chiesa anglicana vi erano vescovi e, in generale, un numero grandissimo di autorità che permettevano al re di governare capillarmente il territorio e di arricchirsi. Questo contribuì a rompere l’unità statale, infatti fra i sudditi, i riformatori erano un numero sempre maggiore, e questo portò ad una spaccatura.
Tutti questi elementi portarono, alla fine, a una rivolta in Scozia, causando una riconvocazione del Parlamento, dove venne proposta un’ordinanza per eliminare il re. Questa non riuscì ad essere approvata e causò la vera e propria guerra civile, che inizia nel 1642. L'influenza di Cromwell come comandante militare durante la guerra civile inglese è stata di importanza cruciale per la storia successiva delle Isole Britanniche. Cromwell entrò nell'esercito dei parlamentari all'età di 43 anni e reclutò un reparto di cavalleria al cui comando riportò una serie di vittorie in Anglia Orientale, guadagnando esperienza ed una grande reputazione. Era noto per scegliere i propri ufficiali in base al merito piuttosto che al titolo nobiliare, come si era soliti fare a quei tempi. Ecco, in proposito, una sua celebre affermazione:
« Preferisco un capitano vestito da rozzo contadino, che ama le cose per cui sta combattendo, piuttosto che un cosiddetto gentiluomo che altro non è, appunto, che un gentiluomo. »
Statua di Cromwell all'ingresso del 
Palazzo di Westminster, Londra
Questa nuova mentalità fece diventare il New Model Army il punto di riferimento per molti movimenti sia radicali e politici, come i "Livellatori" ("Levellers"), che religiosi, come i "Fifth Monarchist".
È da notare come Cromwell pur non avendo alcun tipo di addestramento in fatto di tattica militare, dimostrò fin dall'inizio un innato talento per il comando. Riuscì in molte occasioni a dimostrarsi più abile del Principe Rupert, veterano di molte campagne in Europa. I soldati di Cromwell impararono presto ad apprezzare ed ammirare il suo coraggio e la sua costante preoccupazione di farli operare nelle migliori condizioni possibili. Promosso comandante generale della cavalleria, addestrò i suoi uomini a compiere rapide sortite, per poi raggrupparsi velocemente dopo ogni attacco, tattica adottata con grande successo nella Battaglia di Naseby. In combattimento i suoi reparti dimostravano sempre un alto grado di disciplina e di motivazione. Le vittorie ottenute sul campo fecero aumentare progressivamente la sua influenza politica, fino a farlo diventare il personaggio più potente ed autorevole del tempo. Nel 1646, alla fine della guerra civile, il re Carlo era di fatto prigioniero del parlamento e ormai delegittimato, mentre Cromwell, nella sua posizione di comandante in capo dell'esercito vittorioso, era il vero arbitro del futuro dell'Inghilterra. Se durante la guerra civile Cromwell dette ottima prova di sé come coraggioso comandante di reparti di cavalleria, negli anni successivi guiderà intere armate con eccezionale capacità e competenza. Le brillanti campagne che si conclusero con la conquista dell'Irlanda e della Scozia dimostrarono una grande abilità, oltre che sul campo di battaglia, anche, e soprattutto, nell'organizzazione delle linee di rifornimento e delle operazioni logistiche in quei territori ostili. I parlamentari, compreso Cromwell, speravano di addivenire ad un compromesso col re Carlo I, il quale, tuttavia, non era disposto ad accettare una qualsiasi soluzione in contrasto con la propria concezione della monarchia fondata sul diritto divino. La cosiddetta Seconda Guerra civile inglese, scoppiata nel 1648 dopo che Carlo I riuscì ad evadere dalla prigione, fece chiaramente capire a Cromwell che non sarebbe mai stato possibile venire a patti col re. Il re fu nuovamente imprigionato e processato per alto tradimento, e Cromwell fu subito messo sotto pressione dai suoi seguaci perché "Il sanguinario Carlo Stuart" fosse giustiziato. 

Nel 1648 - I trattati di Westfalia (o Vestfalia) pongono fine alla guerra dei Trent'anni.

Cartina geografica dell'Europa Centrale nel 1648, dopo la pace di Westfalia,
  con la definizione dei domini di Brandeburgo, Asburgo di Austria
e Spagna, stati minori e confini del Sacro Romano Impero.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina dei Paesi Bassi nel XVII secolo, con le Province Unite
 indipendenti, (l'Olanda) dopo il trattato di Westfalia del 1648.
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Nel 1649 - Gli Inglesi mandano al patibolo re Carlo I e proclamano la Repubblica. Nel gennaio 1649, quando i membri superstiti del parlamento, si riunirono a Whitehall per decidere se procedere o meno alla condanna del re, le truppe di Cromwell fecero irruzione nell'aula, e permisero di votare solo a coloro che erano favorevoli al regicidio. La condanna a morte fu controfirmata da 59 membri del parlamento, e Carlo fu giustiziato il 30 gennaio. Sul momento Cromwell non ebbe tempo di occuparsi del nuovo assetto istituzionale da dare al paese, poiché dovette immediatamente lasciare l'Inghilterra per attaccare le residue roccaforti reali in Irlanda e Scozia. Sull'onda emotiva della cattura del re, dopo il suo tentativo di fuga, la monarchia fu abolita e, fra il 1649 ed il 1653 il paese divenne nominalmente una repubblica, una vera rarità nell'Europa del tempo. La repubblica venne denominata il Commonwealth d'Inghilterra, anche se tutti i resoconti concordano nell'indicare che Cromwell, durante quegli anni, governò a tutti gli effetti come un dittatore militare. Molti atti politici di Cromwell dopo la presa del potere vennero descritti dai commentatori dell'epoca come "eccessivamente rigorosi, avventati e tirannici". Egli fu spesso spietato nel reprimere gli ammutinamenti che si verificarono nelle file dei suoi eserciti verso la fine della guerra (che furono a volte causati dal rifiuto del parlamento di pagare il salario alle truppe). Cromwell dimostrò poca simpatia per i Livellatori (Levellers), un movimento egualitarista che aveva dato un grande contributo all'affermazione della causa parlamentare. Il programma politico dei Levellers era stato discusso vigorosamente in occasione dei cosiddetti Putney debates (Dibattimenti di Putney), tenutisi fra le varie fazioni appena prima della fuga del re. Cromwell non era pronto a gestire una vera e propria democrazia radicale, ma d'altra parte, come dimostrarono gli eventi successivi, non era nemmeno in grado di istituire una repubblica parlamentare stabile, basata su una oligarchia di fatto.  Con la scomparsa del re e dei suoi sostenitori venne a mancare il motivo principale del consenso coagulatosi intorno a Cromwell, e le varie fazioni presenti in parlamento avevano presto cominciato a contrapporsi l'una all'altra. Seguendo, ironicamente, la stessa procedura adottata dal re detronizzato (che aveva causato lo scoppio della guerra civile), Cromwell sciolse il parlamento repubblicano nel 1653, ed assunse in prima persona il controllo diretto del paese con i poteri di un vero e proprio dittatore, forte della popolarità e dell'appoggio incondizionato da parte di quell'esercito che lui stesso aveva creato durante la guerra civile. La politica estera di Cromwell portò allo scoppio della Prima guerra anglo-olandese (1652 – 1654), contro la Repubblica delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi, poi vinta dall'ammiraglio Robert Blake nel 1654. In coerenza con il proprio impegno a garantire la più assoluta libertà religiosa a tutte le confessioni, eccetto quella cattolica, incoraggiò gli Ebrei a ritornare in Inghilterra a 350 anni di distanza dalla loro cacciata ad opera di Edoardo I. Nel 1655 egli volse la sua attenzione ai nemici tradizionali dell'Inghilterra, Francia e Spagna, cercando di approfittare del conflitto fra i due, impegnati nella guerra franco-spagnola (1635-1659). Sebbene egli fosse convinto che la volontà di Dio era l'affermazione del protestantesimo come religione prevalente in Europa, egli perseguì una politica estera pragmatica e realistica, alleandosi con la Francia cattolica contro la Spagna, anch'essa cattolica. In sostanza, dichiarando guerra alla Spagna, egli contava sul ritorno alla politica di opportunismo mercantile già perseguita ai tempi della regina Elisabetta e successivamente abbandonata dagli Stuart. Alleatosi dunque con la Francia del cardinale Mazarino, diede corso alla guerra inglese contro la Spagna (1655-1660) ottenendo, grazie al risultato positivo di questa, il porto di Dunkerque sulla Manica (secondo gli accordi con il Mazarino) e l'isola di Giamaica nei Caraibi, strappata agli spagnoli grazie all'azione della flotta inglese condotta da sir William Penn. 

Nel 1656 - I Veneziani scacciano i Turchi dai Dardanelli. 

Nel 1660 - In Inghilterra Carlo II restaura la monarchia. Nel 1657 il parlamento, appositamente ricostituito, offrì a Cromwell di assumere la corona di re, mettendolo di fronte ad un dilemma, dal momento che proprio lui era stato l'artefice del rovesciamento della monarchia. Dopo sei settimane di riflessione, alla fine respinse l'offerta, accettando, in compenso, di essere solennemente insignito nell'Abbazia di Westminster, assiso sul trono del precedente monarca, con il titolo di Lord Protettore. Si trattò, in buona sostanza, di una vera e propria incoronazione, che fece di lui un monarca "a tutti gli effetti, eccetto che nel nome". Inoltre fu stabilito che la carica non avrebbe potuto essere tramandata ereditariamente. Fu promulgata una nuova Costituzione scritta, che gli conferiva persino il potere di attribuire titoli nobiliari, prerogativa che egli utilizzò subito, esattamente alla stessa maniera dei precedenti sovrani. Cromwell soffriva di malaria e di "calcoli", un termine spesso usato a quell'epoca per definire generiche infezioni dell'apparato renale-urinario. Ciononostante il suo stato di salute era complessivamente buono. Improvvisamente colpito da un riacutizzarsi della malaria, subito seguito da sintomi di colica renale, rimase ottimista, insieme agli uomini del suo entourage, su un decorso favorevole della malattia. Un diplomatico veneziano, medico, che si trovava ospite a corte, lo visitò ed espresse l'opinione che i suoi medici personali non lo stessero curando in modo appropriato, causando un rapido peggioramento delle sue condizioni. A due anni di distanza dalla morte di Cromwell, ufficialmente attribuita a malaria, il 3 settembre 1658, il parlamento restaurò la monarchia incoronando Carlo II, poiché Richard Cromwell, figlio di Oliver, si era dimostrato un "successore non all'altezza". Il 30 gennaio 1661, nell'anniversario dell'esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall'Abbazia di Westminster e, insieme alle salme di Robert Blake, John Bradshaw ed Henry Ireton, sottoposta al macabro rituale dell'esecuzione postuma (hanged, drawn and quartered). Al termine il corpo fu gettato in una fossa comune, tranne la testa, infilata su un palo ed esposta davanti all'Abbazia di Westminster fino al 1685. In seguito questo macabro cimelio passò di mano molte volte, per essere finalmente sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College nel 1960. Nonostante il discredito gettato sulla sua memoria per tutto il periodo della Restaurazione monarchica, e la pessima reputazione che di lui si ha in Irlanda, ancora viva nel presente, va detto che la figura di Cromwell ha guadagnato nel tempo la stima di significativi settori dell'opinione pubblica inglese. Considerato "uno dei più ragguardevoli parlamentari inglesi", la sua statua fa bella mostra di sé di fronte al Palazzo di Westminster, nonostante il fatto che alcuni suoi atti siano tuttora considerati come "degni di un traditore". La figura di Cromwell gode inoltre di una particolare considerazione da parte dei gruppi protestanti e nella regione del Cambridgeshire, dove è ricordato come Il signore dei Fens. Oliver Cromwell, esponente della gentry inglese, era divenuto il leader dello schieramento degli Indipendenti, puritani fautori in ambito religioso della piena libertà di culto e di organizzazione per tutte le comunità protestanti (ma non per i cattolici). Inoltre, dopo due anni di conflitto tra realisti e parlamentari, lo stesso Cromwell fece pendere la bilancia dalla parte dei parlamentari per l'iniziativa assunta in campo militare: creò infatti la New Model Army, ovvero "esercito di nuova concezione" composto dai cosiddetti Ironsides, letteralmente "fianchi di ferro". Tale esercito si basava su due principi fortemente innovativi, ovvero l'elezione degli ufficiali da parte delle truppe - che consentiva una scelta sulla base della capacità e non dell'estrazione sociale - e la formazione politica dei soldati - con l'obiettivo di renderli consapevoli delle finalità per cui erano chiamati a combattere.

Nel 1661 - Iniziano a Versailles i lavori del palazzo di Luigi XIV.

Nel 1662 - Fondazione a Londra della Royal Society.

Nel 1666 - A Parigi viene fondata l'Académie Française.

Nel 1667 - Serie di guerre provocate da Luigi XIV di Francia per imporre la sua ege­monia in Europa.

Nel 1668 – Isaac Newton inventa il telescopio a riflessione.

Nel 1670 - Pubblicati postumi a Parigi i “Pen­sieri" di Blaise Pascal.

Nel 1673 - Molière scrive “Il Malato immagina­rio”, sua ultima commedia.

Nel 1675 - Costruzione dell'osservatorio di Greenwich.  
Olaus Romer calcola la velocità della luce.
 
Nel 1683 - I Turchi assediano Vienna.

Nel 1685 - Nascono due grandi compositori, Handel e Bach.

Nel 1687 - Vengono pubblicati i Principiati” di Isaac Newton.

Nel 1689 - Guglielmo d'Orange, nuovo re d'Inghilterra dopo la "Rivoluzione Glo­riosa" del 1688, accetta la «Dichiara­zione dei Diritti».

Nel 1690 - Locke pubblica il “Saggio sull'intel­letto umano”.

Nel 1699 - Pace di Carlowitz, con la quale gli Absburgo d'Austria tolgono ai Turchi l'Ungheria.

Cartina geografica dell'Europa nel 1700.
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Nel 1703 - Pietro il Grande di Russia fonda Pietroburgo.

Nel 1704 - In Inghilterra Daniel Defoe pub­blica “The Review”, uno dei primi gior­nali.

Nel 1707 - D. Papin, esule in Germania, costruisce un battello sperimentale a vapore.

Nel 1709 - Pietro il Grande sconfigge gli Svedesi a Pollava.  
A. Darby perfeziona la tecnica di fusione della ghisa.

Nel 1714 - Si conclude con i Trattati di Utrecht e Rastatt la guerra di succes­sione spagnola.
Viene pubblicata la “Monadologia" di Leibniz.  
G. Farenheit inventa il termometro a mercurio.

Nel 1718 - T. Lombe brevetta una macchina per la tessitura della seta.

Nel 1725 - Inizia la pubblicazione della “Scienza Nuova” di Gian Battista Vico.

Nel 1730 - John Wesley fonda il Metodismo.

Nel 1733 - Inizia la guerra di successione polacca, che si concluderà cinque anni dopo con la pace di Vienna.  
J. May inventa la spoletta volante che consentirà la realizzazione dei telai meccanici.

Nel 1738 - Vengono pubblicati i “Discorsi sul­l'uomo” di Voltaire.
 
Nel 1740 - Inizia la guerra di successione austriaca. La guerra di successione austriaca era motivata da una complessa situazione successoria: l'imperatore Carlo VI, privo di figli maschi, con la Prammatica Sanzione del 1713 regolava la successione imperiale a vantaggio della figlia Maria Teresa. Nonostante la precedente approvazione delle potenze europee, alla morte di Carlo VI (19 ottobre 1740), nacque un conflitto europeo scatenato dai disegni annessionistici di Federico II di Prussia, della Spagna, del regno di Sardegna e dalle aspirazioni alla corona imperiale dell'elettore di Baviera Carlo Alberto e di Augusto III di Sassonia; il conflitto coinvolse anche la Francia e le colonie spagnole, aggredite dalla Gran Bretagna.
Si concluderà nel 1748 con la pace di Aquisgrana.

Cartina geografica dell'Europa nel 1740 con i domini Borbonici, quelli
degli Hohenzollern e degli Absburgo, con i confini del   Sacro
  Romano Impero. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1742 - A. Celsius fissa la scala delle tem­perature.

Nel 1746 - J. Roebruck inventa un sistema per produrre acido solforico.

Cartina geografica dell'Europa nel 1748 che con la Pace di Aquisgrana
vedeva concludersi la guerra di successione austriaca.
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Nel 1748 - Con la pace di Aquisgrana si conclude la guerra di successione austriaca.
In base al trattato di Aquisgrana, venne confermata la Prammatica Sanzione del 1713 e riconosciuta la coppia imperiale formata da Maria Teresa e Francesco Stefano di Lorena. La Francia restituì i Paesi Bassi (cioè, nel linguaggio dell'epoca, il Belgio) all'Austria e accettò il ristabilimento dello status quo nei territori d'Oltremare (scambio di Madras con la Fortezza di Louisbourg; proroga per quattro anni dell'asiento in favore della Gran Bretagna). Lo Stato che ottenne il maggior vantaggio fu la Prussia che annetté definitivamente la Slesia, strappata all'Austria. 

Cartina geografica dell'Italia nel 1748 dopo la Pace
di Aquisgrana. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Il trattato attribuì inoltre:
- il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla a Filippo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese
- il marchesato di Finale alla Repubblica di Genova
- le contee di Angera, Vigevano, Voghera e Bobbio al re Carlo Emanuele III di Sardegna

Schema delle guerre di successione in Europa dal 1700 
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Nel 1751 - Viene pubblicato il primo volume dell'”Encyclopedie” di Diderot e D'Alembert; sarà completata nel 1772.

Nel 1754 - Inizia a Pietroburgo la costruzione del Palazzo d'Inverno. 

Nel 1756 - Inizia la guerra dei Sette anni che vede la Prussia di Federico II e l'Inghil­terra schierate contro Austria, Francia e Russia.

Nel 1758 - J. Bird mette a punto il sestante.

Nel 1759 - Voltaire pubblica “Candido”.

Nel 1762 - Jean Jacques Rousseau scrive il “Contratto sociale”.
L'inglese John Harrison costruisce il primo cronometro. 

Nel 1769 - Lo Scozzese James Watt brevetta la macchina a vapore.
L'inglese Richard Arkwright inventa il filatoio a energia idraulica.

Nel 1771 - Studi di Galvani sull'elettricità.

Nel 1772 - Prima spartizione della Polonia. 

Nel 1774 - Trattato di Kuçiuk Kainarge, inizia il declino dell'impero Ottomano.
L'inglese Joseph Priestley scopre l'ossigeno. 

Nel 1776 - Pubblicazione di "La ricchezza delle nazioni" dell'Inglese Adam Smith.
Adam Smith
 Il 9 marzo del 1776 veniva pubblicata “La ricchezza delle nazioni”, bibbia dei moderni studi economici e testo fondamentale del pensiero liberale. Un suo studio attento aiuta a capire che lo Stato e le regole, per Smith, erano molto importanti. E lo erano, perfino, le norme a tutela degli operai. E' accezione comune individuare nella “Ricchezza delle Nazioni” la nascita dell’economia classica e quindi, in parte, del pensiero liberale. Infatti per molti autori neoclassici, il concetto della “mano invisibile” è stato il precursore per lo sviluppo della “teoria dell’equilibrio generale” introdotta da Léon Walras nel 1874. Nato in concomitanza con la Prima rivoluzione industriale, Adam Smith (1723-1790), può essere considerato il filosofo che pose le basi per lo sviluppo della moderna teoria economica. Definire Adam Smith un puro economista può risultare erroneo per due motivi: da un lato, nei suoi libri non sono presenti formule; dall’altro di formazione Smith era filosofo morale. Docente di logica all’Università di Glasgow, nel 1759 venne pubblicata la “Teoria dei Sentimenti morali” in cui è descritta la morale della simpatia. Secondo questa teoria, l’uomo è mosso nelle sue azioni dal desiderio di ottenere l'approvazione e quindi la simpatia dei sui simili, o meglio l’approvazione di quello “spettatore imparziale” che rappresenta, appunto, la collettività. Dopo un viaggio in Francia tra il 1764 e il 1766, dove andò in visita ai suoi amici Hume (sotto vi propongo un interessante scambio epistolare tra i due) e F. Quesnay, dopo quasi 17 anni dalla prima opera, pubblicò l’opera pilastro delle scienze economico-sociali: La Ricchezza delle Nazioni. Quest’opera si articola in cinque volumi nei quali viene analizzata l’economia nel suo complesso, grazie all’unione delle varie componenti del puzzle economico. La ricchezza di una nazione deriva da due fattori: il numero dei lavoratori produttivi sul totale della popolazione (individuati nella borghesia e distinti dai lavoratori improduttivi caratteristici del sistema feudale) e la produttività di ogni lavoratore. Nel primo volumeDelle cause del progresso nelle capacità produttive del lavoro, e dell’ordine secondo cui il prodotto viene naturalmente a distribuirsi tra i diversi ceti della popolazione” vengono indagate le cause sia del miglioramento e dello sviluppo economico (dovute alla divisione del lavoro) sia della distribuzione naturale del reddito. Per esprimere l’utilità marginale derivante dalla divisione del lavoro, raggiunta grazie alle prime forme di meccanizzazione del lavoro stesso, Smith studia la famosa fabbrica di spilli, notando come:  «Si può dunque considerare che ogni persona, facendo la decima parte di quarantottomila, fabbricasse quattromilaottocento spilli al giorno. Se invece avessero lavorato tutti in modo separato e indipendente e senza che alcuno di loro fosse stato previamente addestrato a questo compito particolare, non avrebbero certamente potuto fabbricare neanche venti spilli per ciascuno». Viene esaltata così la divisione del lavoro la quale segnerà, per sempre, la superiorità dell’industria manifatturiera sui sistemi agricoli che, un tempo (ora non più), non consentivano altrettanta divisione del lavoro. Fin dal primo volume, e proprio sulla questione della divisione del lavoro, emerge l’importanza dello Stato nell’economia, che può essere sottolineata ricorrendo alle parole di Noam Chomsky: “Tutti leggnoo solo il primo paragrafo delle ricchezza della nazioni dove viene esaltata l’importanza e la magnificenza della divisione del lavoro. Ma poche persone sono arrivate cento pagine più avanti, dove Smith precisa che la divisione del lavoro distruggerà l’anima umana rendendo le persone creature stupide ed ignoranti. Per questo in ogni società civilizzata lo Stato deve necessariamente prendere delle misure in modo tale da prevenire che la divisione del lavoro raggiunga i suoi limiti”. Ed è in questo primo libro che Smith attacca, fortemente, le “Caste”. Vengono ripetutamente criticati quei politici o individui che grazie alla loro influenza (politica ed economica) riescono a manipolare il funzionamento del governo per poterne trarre un proprio vantaggio a scapito dell’interesse della comunità. Viene precisato come l’interesse della comunità deve necessariamente essere garantito dallo Stato e come associazioni quali oligopoli, banchieri internazionali, trade unions possano ostacolare l’interesse comune. Queste “istituzioni” che operano in un mercato comune, secondo Smith, nei loro incontri pianificano delle cospirazione contro la collettività, e questo il più delle volte attraverso l’aumento del prezzo dei beni che producono. Quello che viene proposto contro queste lobby, sono delle dure leggi per riportare all’interno del mercato giustizia e libertà. È evidente l’utilità di questa riflessione per capire ciò che succede oggi giorno nel mercatoprovando a sottolineare l’importanza che aveva per Smith, sia il ruolo dello Stato sia quello della collettività, questioni che comunemente vengono escluse o dimenticate. Considerando la maestosità dell’opera verranno approfonditi solo pochi passaggi. Non so sei sia accurato individuare la nascita del capitalismo in concomitanza con la pubblicazione del secondo volum delle materie prime, in assoluto nel mercato del grano, regolato da grandi lobby o più esattamente oligopoli. È importante ricordare che nel caso della Compagnia inglese delle Indie orientali, cioè di una società privata che aveva conseguito un dominio monopolistico sul proprio mercato, Smith si dichiarò a favore del controllo pubblico. Nel secondo volume, “Della natura, dell’accumulazione e dell'impiego dei fondi”, viene illustrato il ruolo della moneta e la teoria dell’accumulazione del capitale che regola la proporzione dei lavoratori utili al sistema economico. In questo libro viene analizzato il ruolo della moneta o meglio della “nuova” cartamoneta che, nel 1717, fu ufficialmente ancorata al valore dell’oro ad opera di Sir Isaac Newton. Ne viene esaltata la facilità di scambio e l’ampliamento degli scambi che ne conseguiva. Tutto questo, ovviamente, perché il valore ultimo era rappresentato dall’oro. Anche le banche vengono promosse come mezzo di sviluppo economico, precisando però che lo stato deve intervenire con delle regolazioni: «Le uniche restrizioni bancarie necessarie sono la proibizione di banconote di piccolo taglio e la prescrizione che tutte le banconote siano pagabili su richiesta». È importante notare come il sistema capitalistico-liberale (entrambi discepoli della filosofia di Adam Smith) abbiano abolito la seconda restrizione proposta dall’autore. Dal 1971 la nostra moneta è un moneta senza un sottostante, senza un valore materiale reale una volta rappresentato dall’oro, la così detta Fiat Money. La caratteristica di tutte le nostre monete è quella di poter essere prodotta in quantità infinita. Mentre nel 1700 la moneta emessa da una banca rappresentava un debito (per la banca stessa) perché doveva essere necessariamente convertibile in oro, ora la moneta (che rappresenta sempre un debito) è convertibile solo in altra moneta, che però rappresenta sempre un debito pagabile con altra moneta, che comunque rimane debito e potrà essere ripagata solo con altro moneta-debito, e cosi via infinitamente, come il debito appunto. La Storia e La Storia del pensiero economico, sono i protagonisti del terzo e del quarto volume. Nel terzo libro intitolatoDel diverso progresso della prosperità nelle diverse nazioni “ viene proposta una analisi storica delle teorie economiche precedenti, dall'Iimpero romano in poi, chiarendo che il «corso naturale delle cose porta prima all’agricoltura, poi alle industrie e poi al commercio estero». Dopo una precisa analisi storica, nel quarto libroDei sistemi di economia politica” si sviluppa la critica alla Storia. Questo volume, può essere ritenuto un piccolo trattato di storia del pensiero economico con una critica aspra al sistema mercantilistico grazie anche all’appoggio di una mano invisibile. Il sistema mercantilistico sviluppatosi tra il XVI e la prima metà del XVII, era un sistema economico relazionato a politiche economiche di carattere nazionalistico e protezionistico. Le politiche dei mercantilisti erano orientate verso forti esportazioni e poche importazioni, questo per garantire un saldo attivo nelle casse dello Stato. Smith critica apertamente queste politiche economiche poiché favorendo solo le esportazioni, quello che si va a creare è una restrizione del mercato generale. È in questo volume, più precisamente all’interno del secondo capitolo che compare, per la seconda volta, il concetto della mano invisibile (la prima volta venne citato nella Teoria dei sentimenti morali). Si può ritenere che la mano invisibile (o la mano della Provvidenza) discenda direttamente dall’individualismo-illuministico settecentesco: «Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio – dice Smith – che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro personale interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro egoismo (self-love), e parliamo dei loro vantaggi, e mai delle loro necessità».  E ancora: ciascun individuo impiegando il proprio capitale in modo da dare il massimo valore al suo prodotto «mira soltanto al proprio guadagno» ed «è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni». Secondo Amartya Sen, premio nobel per l’Economia nel 1998, questo è stato uno dei passi più abusati della teoria smitthiana. Il Premio Nobel e docente di Harvard, fa notare come nel pensiero di Smith lo scambio, è si un beneficio per il funzionamento del mercato, ma anche come la ricerca del solo interesse personale non sia utile per il beneficio della società. Infatti, analizzando la Teoria dei Sentimenti Morali in una sua pubblicazione, Sen fa notare, come Smith nel libro precisi che la prudenza sia la virtù più utile all'individuo ma anche che “l’umanità, la giustizia, la generosità e lo spirito pubblico (public spirit) sono le qualità più utili per gli altri”. Secondo la rivisitazione di Sen del pensiero di Adam Smith: «Un’economia di mercato per essere di successo richiede diversi valori che includono la fiducia reciproca e la fiducia nell’altro». Nel quinto libroDel reddito del sovrano e della repubblica” (Of the Revenue of the Sovereign or Commonwealth), Smith analizza appunto il ruolo dello Stato e delle finanze statali nello sviluppo economico. I punti cruciali e critici di questo libro sono 3:
1) Il mantenimento da parte dello Stato della giustizia, attuabile prima di tutto garantendo la proprietà privata, quest’ultima necessaria per evitare possibili rivolte del popolo. Smith, in questo libro fa riferimento ai poveri e ai bisogni in più passaggi;
2) Il ruolo dello Stato nel garantire una istruzione per tutto il Paese, a tutti gli individui. Secondo Smith il governo deve insistere affinché il Paese raggiunga un’alfabetizzazione generale della popolazione cosi da creare individui pronti per il mercato;
3) Il debito pubblico, sopratutto quello causato durante le guerre. Sembra strano, ma è facile notare come gli Stati Uniti non seguano affatto le indicazioni di Smith: fanno guerre e accumulano debito (che compra la Cina) mentre la Cina non fa guerra e punta su una forte produttività di ogni singolo lavoratore (sia in Cina che a Milano, comprandosi inoltre il debito Americano). 
Smith riconosce, inoltre, due obiettivi fondamentali che l’economia politica deve perseguire:
Provvedere ad abbondanti redditi (revenue) per il sostentamento delle singole persone;
Offrire allo Stato o al commonwealth (bene comune) sufficienti redditi per garantire il servizio pubblico.
Le prime critiche al sistema smitthiano vengono dal filosofo-giurista Jeremy Bentham. Il primo dei teorici dell’utilitarismo (teoria degli incentivi) critica Smith per l’eccessivo ruolo che attribuisce allo Stato. Può sembrare strano, ma come è ben sottolineato in quest’ultimo libro per Smith lo Stato ha un ruolo importante sopratutto nella redistribuzione delle risorse. Diversamente da Malthus e Bentham, Smith riconosceva l’importanza delle Poor Laws (sistemi di assistenzialismo sociale) proponendo anche riflessioni per il miglioramento di queste ultime. Secondo Amartya Sen: «Smith sottolinea la necessità di varie istituzioni che garantiscano il raggiungimento di alcuni obiettivi che il mercato (da solo) non sarà mai in grado di raggiungere. Lui era profondamente preoccupato dall’incidenza della povertà, dell’alfabetizzazione e della relativa miseria sull’economia. Tutti problemi che possono diffondersi nonostante il buon funzionamento dell’economia di mercato. […] Smith richiede diverse istituzioni e diverse motivazioni – non un mercato monolitico e il solo dominio del profitto». Uno degli elementi più importanti e discussi del pensiero di Smith è il Lavoro. Il valore di un bene è proprio la quantità di lavoro impiegata, lo stesso lavoro che rappresenta proprio il valore aggiunto alla materia prima, un valore che in ultima istanza è determinato dalla produttività del lavoratore. Anche in Italia il tema del lavoro è un tema caldo. Entro marzo il governo Monti ha annunciato il via o la conclusione della riforma del mercato del lavoro e del tanto discusso articolo 18.
Vorrei provare a far entrare in questo dibattito, tutto italiano, anche Adam Smith attraverso le sue stesse parole, dove parlando di norme viene dato risalto – anche in quest’ultimo caso – al ruolo dello Stato:
«When the regulation, therefore, is in favour of the workmen, it is always just and equitable, but it is sometimes otherwise when in favour of the masters». «Quando la regolamentazione (l’insieme delle norme), inoltre, è in favore dell’operaio, essa è giusta ed equa, ma ciò spesso non avviene, quando questa (la legge o norma) è in favore dei padroni». 

Nel 1781 - Viene pubblicata la “Critica della Ragion Pura” di Immanuel Kant.

Nel 1782 - Lo Scozzese James Watt costruisce una macchina a vapore con cilindro a duplice propul­sione.

Nel 1783 - La Russia annette la Crimea
Dopo la Rivoluzione Americana, o guerra d'Indipendenza delle colonie inglesi in nord America, l'Inghilterra, col Trattato di Parigi, riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti d'America.  
Volo dei fratelli Montgolfier.

Nel 1788 - A. Meikle brevetta la trebbiatrice.

Cartina geografica della Francia dal 1789, all'inizio della Rivoluzione
 Francese, le aree interessate dai sucessivi conflitti, fino alle
annessioni francesi del 1793. Sono segnalati i luoghi delle
 battaglie. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1789 - Con la presa della Bastiglia, fortezza-carcere parigina della monarchia di Luigi XVI, inizia la Rivoluzione Francese.
Emanazione della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino".

"La Libertà guida il Popolo" - Eugene Delacroix (1830).
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La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789 (Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen) è un testo giuridico elaborato nel corso della Rivoluzione francese, contenente una solenne elencazione di diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino. È stata emanata il 26 agosto del 1789, basandosi sulla Dichiarazione d'indipendenza americana. Tale documento ha ispirato numerose carte costituzionali e il suo contenuto ha rappresentato uno dei più alti riconoscimenti della libertà e dignità umana. Dopo il successo della Rivoluzione francese, l'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare ad una speciale Commissione di cinque membri eletta il 14 luglio 1789 il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell'Ancien Régime ad una monarchia costituzionale. Basato sul testo proposto dal marchese di La Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in Assemblea dal 20 al 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu accettato dal re Luigi XVI il 5 ottobre per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1791. L'impatto di questa elencazione di principi fu innovatore e rivoluzionario allo stesso tempo. Sei mesi dopo la presa della Bastiglia e sole tre settimane dopo l'abolizione del feudalesimo, la Dichiarazione attuò uno sconvolgimento radicale della società come mai era avvenuto nei secoli precedenti. La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino d'altro canto non fu un episodio casuale e gran parte del contenuto della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è confluito a sua volta nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. 
La stampa originale della "Dichiarazione
dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino".
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Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino Preambolo: I Rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del potere legislativo e quelli del potere esecutivo dal poter essere in ogni istanza paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.
Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza
all’oppressione.
Art. 3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani direttamente da essa.
Art. 4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della
società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge.
Art. 5. La legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che
essa non ordina.
Art. 6. La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere
uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo le loro
capacità, e senza altra distinzione che quella della loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7. Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che procurano, spediscono,
eseguono o fanno eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in virtù della legge, deve obbedire immediatamente; opponendo
resistenza si rende colpevole.
Art. 8. La legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al
delitto, e legalmente applicata.
Art. 9. Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona
deve essere severamente represso dalla legge.
Art.10. Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.
Art.11. La libera comunicativa dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere
dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Art.12. La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai
quali essa è affidata.
Art.13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese di amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini, in
ragione delle loro sostanze.
Art.14. Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego
e di determinarne la quantità, la ripartizione e la durata.
Art.15. La società ha il diritto di chieder conto ad ogni agente pubblico della sua amministrazione.
Art.16. Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione.
Art.17. La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previa
una giusta indennità.

Nel 1791 - Muore, a 36 anni e in miseria, Wolfgang Amadeus Mozart.  
Olympe de Gouges pubblica "La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina". La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicato nel settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata all'Assemblée nationale per esservi adottata. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituisce un'imitazione critica della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che elenca i diritti validi solo per gli uomini, allorché le donne non dispongono del diritto di voto, dell'accesso alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai diritti di possedimento, ecc. L'autrice vi difende, non senza ironia sulle considerazioni dei pregiudizi maschili, la causa delle donne, scrivendo che « La donna nasce libera e ha uguali diritti all'uomo ». Volendo, si può dire che Olympe de Gouges criticò la Rivoluzione francese di aver dimenticato le donne nel suo progetto di libertà e di uguaglianza.
Olympe de Gouges, colei che pubblicò:
 "La Dichiarazione dei diritti della
 Donna e della Cittadina"
Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina:
Uomo, sei capace d'essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l'esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l'uomo s'è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell'ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all'uguaglianza, per non dire niente di più.
Donne, Cittadine del mondo.
Preambolo
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina:
Articolo I. La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull'utilità comune.
Articolo II. Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione.
Articolo III. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell'uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l'autorità che non ne sia espressamente derivata.
Articolo IV. La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l'esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l'uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
Articolo V. Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.
Articolo VI. La legge deve essere l'espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.
Articolo VII. Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.
Articolo VIII. La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.
Articolo IX. Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.
Articolo X. Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla legge.
Articolo XI. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Articolo XII. La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di quelle alle quali è affidata.
Articolo XIII. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell'industria.
Articolo XIV. Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell'imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un'uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell'imposta.
Articolo XV. La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.
Articolo XVI. Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione.
Articolo XVII. Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l'esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità. 
Con il termine suffragette si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" che significa "dichiarazione della propria volontà in procedimenti elettivi o deliberativi; voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi col termine femminista. Il movimento presentò all'Assemblea Rivoluzionaria, all'inizio della rivoluzione francese, nel 1789, il "Cahier de Doléances des femmes", una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Negli stessi anni, sempre in Francia, Olympe de Gouges pubblicò "Le prince philosophe", romanzo che rivendicava i diritti delle donne, ed iniziò ad organizzare gruppi di donne. La sua azione tuttavia fu interrotta quando iniziò a criticare lo stesso Robespierre, e, nel 1793, venne ghigliottinata.

Nel 1792 - Proclamazione della Repubblica Francese.

Nel 1793 - Seconda spartizione della Polo­nia.
David dipinge la "Morte di Marat".
Inevitabilmente, gli avvenimenti del 1789 scatenarono l’entusiasmo degli Occitani. Il vecchio ideale di libertà e di progresso, sempre perseguito con le motivazioni ideologiche più diverse e mai raggiunto, sembrava a un passo dalla sua realizzazione. Il colpo di Stato del marzo del 1793, che porta Robespierre al potere (e dietro di lui l’alleanza della piccola borghesia e del “popolo”) provoca un’immediata risposta in Occitania: la sollevazione girondina. L’ideologia Girondina, moderatamente federalista, era, del resto, condivisa in altre regioni “francesi”: in Normandia e a Lione, per esempio. Essa era tuttavia forte soprattutto in Occitania: e una motivazione nazionale occitanica, magari inconscia, certamente esisteva sul fondo. Infatti, la borghesia d’oc aderì subito all’appello di Vernhaud (Vergniaud), un politico limosino che riteneva giunto il momento di studiare “le misure da prendersi per formare, con i 24 dipartimenti del “Midi”, una repubblica federativa che vada da Bordeaux a Lione”. I Giacobini mandano subito un corpo di spedizione in Occitania. Tolone viene conquistata, Parigi ha vinto ancora una volta. L’Occitania appoggerà sempre i movimenti “rivoluzionari” che tenteranno di conferirle una propria autonomia nazionale ma verrà più volte tradita dalla mancanza dell’appoggio popolare. I suoi abitanti, infatti, sono sempre stati più portati allo scambio fraterno e culturale non riuscendo a darsi un'organizzazione unitaria politica. Solo ultimamente, con la caduta delle frontiere europee, l’Occitania sta prendendo una coscienza di Stato unitario ed indipendente. A differenza dei “fratelli” baschi, non sono le bombe a far parlare della voglia di autonomia, ma la musica, le danze, la poesia

Nel 1795 - Si adotta in Francia, e poi in tutto il mondo, il sistema metrico decimale.

Nel 1796 - E. Jenner scopre la vaccinazione antivaiolosa.

Cartina politica dell'Italia del Nord  nei primi mesi del 1796, prima
dell'abbattimento dei regimi aristocratico-monarchici da parte di
 Napoleone. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1797 - Nell'ambito delle guerre Napoleoniche ai vecchi regimi, in Italia vengono fondate la Repubblica Cisalpina, con capitale Milano e la Repubblica Cispadana comprendente i territori di Massa e Carrara, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Romagna, con capitale Bologna. 

Cartina politica dell'Italia del Nord  alla fine del 1796. Il 9 gennaio 1797
viene fondata la Repubblica Cispadana. In verde sono
  segnalati i confini della Repubblica Cispadana, comprendente i
 territori di Massa e Carrara, Reggio Emilia, Modena, Bologna,
Ferrara e Romagna. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nella Repubblica Cispadana si indicono elezioni aperte a tutti i maschi maggiorenni per eleggere un parlamento. Viene inoltre promulgata una Costituzione.

Costituzione della Repubblica Cispadana: i primi
articoli. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
 
Costituzione della Repubblica Cispadana: i capoluoghi dei territori
e il concetto di cittadinanza. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
 
Costituzione della Repubblica Cispadana: i comizi primari per le
libere elezioni.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nella Repubblica Cispadana viene adottato il tricolore come bandiera della libera Repubblica.

Bandiera della Repubblica Cispadana,
  con stemma di faretra a 4 freccie.
RC sta per Repubblica Cispadana
  con lo stemma di faretra a 4 freccie.












I colori della bandiera Nazionale Italiana furono stabiliti dal Senato di Bologna, con un documento datato 28 ottobre  1796, in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano  i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso." A Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 fu fatta mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori  si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Viene decretato. Il congresso della Repubblica Cispadana convocato a Modena il 21 gennaio del 1797 confermando le deliberazioni di precedenti adunanze decretò vessillo di stato il tricolore per virtù d'uomini e di tempi fatto simbolo dell'unità indissolubile della nazione.

Il Tricolore, la Bandiera nazionale Italiana

Nel 1798 - T. Malthus pubblica il "Saggio sul principio della popolazione".

Nel 1799 - Napoleone Bonaparte diventa Primo Con­sole.
II ritrovamento dei Francesi dello stele di Rosetta, in Egitto, permette a Champollion di decifrare i geroglifici egiziani.

Cartina geografica dell'Europa dal 1796 con le conquiste di Napoleone
Bonaparte e dell'esercito della Repubblica Francese.
Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1800 - Alessandro Volta costruisce la pila elettrica.

Nel 1804 - Napoleone incoronato impera­tore dei Francesi.

"Napoleone valica il San Bernardo" - Jacques Louis David (1801)
Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1805 - Napoleone è sconfitto dalla flotta Inglese comandata da Orazio Nelson nella battaglia navale di Trafalgar.

Nel 1806 - A Londra inizia l'illuminazione stradale a gas.

Nel 1807 - Alleatosi con Alessandro I zar di Russia, Napoleone proclama il blocco continentale (fino al 1810).
Viene pubblicata la "Fenomenolo­gia dello spirito" di G.W.F. Hegel.

Nel 1808 - Guerra peninsulare: la Francia invade la Spagna.  
Dalton formula la teoria atomica.

Nel 1810 – Francisco Goya inizia a dipingere i disastri della guerra.

Nel 1812 - Napoleone invade la Russia; l'anno successivo i resti del suo eser­cito sono battuti a Lipsia.

Nel 1814 - Napoleone abdica ed è esiliato all'Elba.

Cartina geografica dell'Europa con la Francia nel 1789 e l'espansione con
l'impero di Napoleone Bonaparte in verde scuro, i territori da lui controllati
in verde chiaro, gli stati a lui alleati in blu. Il percorso nella campagna
d'Egitto e Palestina del 1798-99, della campagna di Russia del 1812,
e della sua fuga dall'Elba fino alla sconfitta di Waterloo nel 1815.
Percorso marittimo di Wellington nella guerra peninsulare del 1808.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1815 - I Cento Giorni: Napoleone fugge dall'Elba e marcia su Parigi. Sconfitto a Waterloo è esiliato a S. Elena dove morirà nel 1821.
Il Congresso di Vienna restaura l'ordine monarchico-aristocratico in Europa.

Cartina geografica dell'Europa dal 1814 con la restaurazione dei poteri
prima esautorati da Napoleone Bonaparte e dall'esercito della
Repubblica Francese. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1819 - Oersted scopre l'elettromagne­tismo.

Nel 1820 - Moti rivoluzionari in Spagna, Italia e Portogallo.

Nel 1821 – Napoleone Bonaparte muore in esilio sulla sperduta isola africana di Sant'Elena.
Guerra d'indipendenza greca contro la dominazione ottomana.
M. Faraday inventa il generatore e il motore elettrico.

Nel 1824 - Ludwig van Beethoven compone la Nona Sinfonia.

Nel 1825 - Rivolta decembrista in Russia contro lo zar Nicola I.  
Prima ferrovia con treni a vapore per pas­seggeri tra Stockton e Darlington, in Inghilterra; la locomotiva è il Pocket di G. Stephenson.

Nel 1829 - La Turchia riconosce l'indipen­denza della Grecia.

Nel 1830 - Moti rivoluzionari a Parigi, in Prussia, in Polonia, in Italia; il Belgio diventa indipendente. (Negli USA) Joseph Smith fonda negli Stati Uniti la setta avventista del mormoni.
Viene pubblicato “Il rosso e il nero” di Stendhal.

Cartina dell'Italia dal 1815 al 1919, da divisa fra vari
  poteri, finalmente unita, grazie alle lotte risorgimentali
  e alle Guerre d'Indipendenza. Sono segnalate alcune
  battaglie. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1832 - Muore W. Goethe.

Nel 1833 - Formazione dello Zollverein, l'u­nione doganale tra gli Stati tedeschi.
Abolizione della schiavitù in tutto l'im­pero britannico.  
Darwin inizia il suo viaggio a bordo della Beagle.

Nel 1834 - Guerre carliste in Spagna (fino al 1839).

Suffragette Inglesi
Nel 1835 - Con la legge comunale Corporations Act, del 1835, alle donne venne concesso il diritto di voto, anche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile. Le donne iniziarono anche in Inghilterra la lotta per il cambiamento all'interno della società, sin dall'inizio sostenute dal lavoro di personalità fautrici dei diritti delle donne, come John Stuart Mill. Mill propose l'idea del suffragio femminile in un programma presentato agli elettori britannici nel 1865,e successivamente venne affiancato da numerosi uomini e donne, pronti a lottare per la stessa causa. Contemporaneamente a quanto avveniva in Francia, quindi, pure in Inghilterra si pubblicarono libri a sostegno della tesi dei diritti per le donne. Mary Wollstonecraft pubblicò, nel 1792, A "Vindication of the Right of Women", mentre iniziavano a formarsi i primi circoli femminili. Tuttavia le richieste delle donne non ottennero risposte adeguate, sino a quando con la riforma del 1832 e con la legge comunale Corporations Act, del 1835, alle donne venne concesso il diritto di voto, anche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile. Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1872. E' da questa data quindi che fu possibile parlare, a tutti gli effetti, di suffragette, perché solo allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò, nel 1897, alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women's Suffrage). La fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo. I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903. Sul piano economico e sociale il notevole e crescente benessere dovuto all'industrializzazione intanto aveva cambiato radicalmente la vita delle donne. I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, l'Unione sociale e politica delle donne (Women's Social and Political Union - WSPU), con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea. Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via. Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom del 1913, e le venne dedicata una edizione speciale del quotidiano The Suffragette. Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta.

Nel 1837 - Inizio del regno della regina Vitto­ria in Gran Bretagna.  
C. Wheatstone brevetta il tele­grafo elettrico.

Cartina di Inghilterra, protagonista della Rivoluzione Industriale
e Scozia nel XIX secolo, con i dati demografici del 1801
e le materie prime. Clicca sull'immagine per ingrandirla.


Nel 1839 - Theodor Schwann formula la teo­ria cellulare.

Nel 1840 - Inizia la pubblicazione dell'edi­zione definitiva dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni. Primo servizio postale con franco­bolli in Inghilterra.

Nel 1842 - C. Long introduce in chirurgia l'anestesia con l'etere.

Nel 1844 - Morse trasmette il primo messaggio telegrafico.

Nel 1845 - Una grande carestia in Irlanda causa una massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti. Prima traversata atlantica del Great Britain, nave a elica costruita in ferro.

Nel 1848 - Rivoluzione in Francia dove si instaura la Repubblica.  
Prima guerra d'indipendenza in Italia.
Moti rivoluzionari in Austria, Ungheria, Germania.
Karl Marx e Fredrich Engels
A Londra esce il "Manifesto del Partito Comunista" di Karl Marx e Fredrich Engels, un librettino di sole 23 pagine destinato ad avere un successo editoriale di portata colossale.
Il manifesto compendia i principi fondamentali del marxismo:
1°) il principio della lotta di classe, che la storia delle società civili (schiavismo, modo asiatico di produzione, feudalesimo, capitalismo) è storia di lotte di classi e che la lotta tra proletariato e borghesia culmina nella dittatura del proletariato;
2°) il principio del carattere conseguentemente rivoluzionario e universalmente liberatorio della lotta proletaria in quanto di tutte le classi che stanno di fronte alla borghesia soltanto il proletariato è una classe veramente antagonista e, a differenza di tutte le altre classi che impossessandosi del potere hanno assoggettato la società ai propri interessi, esso libera l’intera società dal dominio dell’uomo sull’uomo;
3°) il principio del raggiungimento dell’autonomia di classe attraverso l’organizzazione in partito politico;
4°) il principio che il partito comunista è l’avanguardia che guida il proletariato al rovesciamento del dominio borghese;
5°) il principio che il lavoro, che nella società borghese serve ad arricchire il capitalista, nella società comunista serve invece ad arricchire la vita sociale.
I concetti le idee la teoria esposta nel Manifesto danno alla classe sfruttata gli strumenti elementari per capire e rivoluzionare la società. Sono quindi il primo armamentario dell’arsenale del marxismo.
Il Manifesto ebbe una prima grande diffusione con le insurrezioni popolari del 18 marzo 1848 a Milano e a Berlino. Da allora, sia pure con alti e bassi, esso ha formato generazioni su generazioni.
Uno spettro ossessiona l’Europa, lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono unite in una Santa Alleanza per braccare questo spettro: il Papa lo Zar, Metternich e Guizot, i radicali di Francia e i poliziotti di Germania.
Quale forza di opposizione non è stata accusata di comunismo dai suoi avversari al potere? Quale è la forza di opposizione che, a sua volta, non ha rinfacciato ai suoi avversari di destra o di sinistra l’epiteto infamante di comunisti?
Da questi fatti si ricavano due conclusioni.
1°) Ormai il comunismo è considerato da tutte le potenze d’Europa come una potenza.
2°) È ora che i comunisti proclamino al mondo intero il loro modo di vedere, i loro scopi e tendenze; è ora che oppongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito.
A questo fine, dei comunisti di diverse nazionalità si sono riuniti a Londra ed hanno redatto il seguente manifesto, che sarà pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, fiammingo e danese...
...PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!"  Karl Marx e Friedrich Engels

Cartina geografica dell'Europa del 1848 con indicati con una fiammella
l'esitenza di moti rivoluzionari e con una stella moti già avvenuti con
la data di avvenimento. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1850 - Un cavo telegrafico sottomarino viene steso sotto la Manica.

Nel 1851 - I. Singer perfeziona la macchina per cucire.

Nel 1852 - Luigi Napoleone incoronato imperatore di Francia come Napoleone III.

Nel 1854 - Inizia la guerra di Crimea; sì con­cluderà due anni dopo col congresso di Parigi.

Nel 1856 - Flaubert scrive “Madame Bovary”.  
Bessemer scopre un metodo indu­striale di produzione dell'acciaio.

Nel 1857 - Viene pubblicato “I fiori del male” di C. Baudelaire.

Nel 1859 - Seconda guerra d'indipendenza italiana.  
Darwin pubblica “L'origine delle specie”.
(Negli USA) Perforazione del primo pozzo petrolifero in Pennsylvania .
 
Cartina geografica degli Stati Uniti d'America, gli USA,
  con i nomi di tutti gli Stati federali, comprese Alaska
e Isole Hawaii. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1861 - Proclamazione del regno d'Italia.  
Abolizione della servitù della gleba in Russia.  
Pasteur perfeziona i suoi studi sui microrganismi patogeni.

Nel 1863 - A Parigi, al Salon des Refusés, trovano consacrazione le opere dei pit­tori impressionisti, tra cui Manet, Pissarro, Cézanne.
Costruzione della prima ferrovia sotterranea a Londra.

Nel 1864 - Guerra dei Ducati: la Prussia sconfigge la Danimarca.

Nel 1865 - (Negli USA) Viene fondato il Massachusetts Institute of Technology.


Nel 1866 - Terza guerra d'indipendenza in Italia; la Prussia, nel corso del conflitto, vince gli austriaci a Sadowa.  
Nobel inventa la dinamite.

Nel 1867 - Karl Marx pubblica il primo volume di “Il Capitale”.

Nel 1868 - Viene pubblicato “L'idiota” di F. Dostoievski.

Nel 1870 - Guerra Franco-Prussiana. Con la sconfitta di Sedan, Napoleone non può più proteggere il papa. La battaglia di Sedan ebbe luogo fra il 31 agosto ed il 1º settembre 1870; fu lo scontro decisivo della prima fase della guerra franco-prussiana (19 luglio 1870 - 10 maggio 1871) e si concluse con il totale accerchiamento e la resa dell'armata francese "di Châlons" al comando inizialmente del Maresciallo di Francia Patrice de Mac-Mahon, e, dopo il ferimento di quest'ultimo, dei generali Ducrot e de Wimpffen. L'imperatore Napoleone III, presente sul campo di battaglia con le sue truppe, fu costretto alla capitolazione, il 2 settembre, insieme ai resti dell'armata, di fronte alla schiacciante superiorità dell'Esercito prussiano guidato dall'abile feldmaresciallo von Moltke. A causa della catastrofe, a Parigi venne rapidamente decisa (il 4 settembre) la deposizione dell'imperatore e la fine del Secondo Impero. In Francia apparve la rima: Napoléon, cedent Sedan cédé ses dents...  (Napoleone, cedendo Sedan cedette i suoi denti)
La popolazione di Parigi decide di difendere i confini dai Prussiani costituendosi in "Comune", una repubblica popolare ispirata dal "comunismo".
In Italia, con la conquista di Roma, continua l'unificazione, che si completerà nel 1918.

"La breccia di Porta Pia" - Carlo Ademollo (1880) 
Il 20 settembre 1870, l'apertura della breccia di Porta Pia permise 
ai soldati italiani di strappare la città di Roma, e il Lazio, al Papa 
e di annetterli al Regno d'Italia. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Il XX settembre 1870, dopo varie azioni diplomatiche volte ad acquistare Roma dal Vaticano e approffittando della sconfitta di Napoleone III a Sedan, i bersaglieri prendono militarmente Roma; ne moriranno 45 contro 19 zuavi della guardia pontificia. Si indirà quindi un referendum per i romani che devono esprimersi se accettare l'inserimento di Roma nel Regno d'Italia o se rimanere sotto il regno del papa re. I voti a favore dell'appartenenza al Regno d'Italia saranno la larga maggioranza, e il papa, ritiratosi in castel Sant'Angelo lancerà un anatema contro i cristiani che collaboreranno con il Regno d'Italia. Fino al ventennio fascista infatti, i cattolici, non parteciperanno alla vita politica e il sentimento nazionale si manterrà fieramente anticlericale.

Nel 1871 - Formazione del Reich (impero) tedesco con Guglielmo I. Dopo la scon­fitta della Comune di Parigi in Francia torna la repubblica.

Nel 1872 - Pubblicazione di "La nascita della tragedia" di Friedrich Nietzsche.
Friedrich Nietzsche
Nell'opera "La nascita della tragedia", la tragedia greca viene vista come massima espressione dello slancio vitale o "spirito dionisiaco", istintivo e irrazionale. Esso, però, si coniuga e nello stesso tempo si contrappone all'apollineo, razionale e astratto. Socrate è considerato da Nietzsche come un pensatore che sottovaluta l'umanità finendo per disumanizzarla in un modello astratto, in quanto padre di una filosofia che prende in considerazione solo la conoscenza razionale e il conseguimento di una virtù ideale. Da questa posizione nasce la radicale critica di Nietzsche verso l'"intellettualismo etico" socratico, considerato negazione della vita nella sua espressione più genuina, libera, istintiva. Altrettanto forte è l'avversione di Nietzsche nei confronti di Platone, che egli considera autore di una concezione del mondo fondata sull'idealità metafisica e sul disprezzo nei confronti della realtà tangibile. Da Platone egli ritiene giustamente esser nata quella continuità ideologica che lega Parmenide, Platone e poi Plotino all'idealismo tedesco dell'Ottocento. Tutta l'opera di Nietzsche sarà incentrata sulla demolizione di ogni metafisica e la critica di ogni idealismo. Nietzsche attacca, quindi, i tradizionali valori fondamentali della società (filosofia, cristianesimo e democrazia), giungendo a mostrare la natura meramente metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e della stessa morale, così come di ogni concezione tradizionale. Il suo obiettivo era di smascherare la falsità e l'ipocrisia del sistema culturale su cui si fondava l'Europa dei suoi tempi e in particolare il mondo germanico. Egli individua così la stessa storia dell'Occidente come lungo processo di decadenza dell'uomo, come negazione della vita; l'affermazione della libertà è invece il destino dell'uomo. Destino che dovrà essere perseguito attraverso l'esercizio della volontà di potenza, e che condurrà l'uomo alla condizione di Oltreuomo (l'uomo in grado di oltrepassare se stesso). Del pensiero dell'illustre pensatore si appropriò l'ideologia nazionalsocialista, anche a causa delle manipolazioni messe in atto dalla sorella Elisabeth sul materiale inedito e postumo, in particolare sull'opera edita come "La volontà di potenza"; queste manipolazioni furono in realtà soprattutto di tipo filologico, piuttosto che schiettamente ideologizzate, ma favorirono l'uso che il nazismo fece, successivamente, di alcuni concetti nietzschiani. Nietzsche mostra come i grandi valori della cultura occidentale, quali la verità, la scienza, il progresso, la religione, vadano smascherati nella loro mancanza di fondamento e nella loro natura di mera finzione. C'è nell'uomo una sostanziale paura della creatività della vita, verso la volontà di potenza, che produce valori collettivi sotto la cui giurisdizione la vita viene disciplinata, regolata, schematizzata. Sono "valori che disprezzano la vita", che generano un processo di nullificazione della vita piena e gioiosa, della vita in quanto tale, a favore di un "sembrare" ipocrita e bacchettone. Ecco l'aforisma sulla "Volontà di Potenza" [VP 300]:
"Immagino che ciascun corpo specifico
aspiri a dominare lo spazio intero,

ad estendere la sua forza  (la sua volontà di potenza),
e a respingere tutto ciò che resiste alla sua espansione. 
Ma si scontra senza sosta
sulle aspirazioni simili di altri corpi
e finisce per
combinarsi
con quelli che gli sono affini:  
essi allora cospirano assieme per conquistare la potenza.
E il processo continua..."   Friedrich Nietzsche                                                                  
La storia della cultura occidentale è pertanto la storia del nichilismo, e quindi la storia della decadenza. Il nichilismo è visto da Nietzsche in maniera particolare: esso è il processo per cui i concetti capitali della metafisica (essere, verità, realtà, ecc.) si rivelano infondati e come tali si nullificano nella loro totale inconsistenza filosofica. Nietzsche afferma che il nichilismo passivo (Schopenhauer) coincide con la perdita o sfiducia di fede dell'uomo europeo verso i valori della propria civiltà; coincide con la "diminuzione vitale", con la massa di malattie, con la pazzia, con tare psichiche e fisiche che colpiscono l'umanità. Nel nichilismo viene meno anche la fiducia nella scienza, che ha ispirato il positivismo. L'uomo nichilista è caduto nell'angoscia per aver scoperto che i fini assoluti e le realtà trascendenti non esistono, ma insiste nel perseguirli per omologazione e mancanza di originalità. L'uomo ha dovuto illudersi per dare un senso all'esistenza (si pensi anche a Freud), in quanto ha avuto paura della verità, non essendo stato capace di accettare l'idea che "la vita non ha alcun senso", che non c'è nessun "oltre" di essa e che va vissuta con desiderio e libero abbandono pieno di "fisicità". Se il mondo avesse un senso e se fosse costruito secondo criteri di razionalità, di giustizia e di bellezza, l'uomo non avrebbe bisogno di auto-illudersi per sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni e morali. L'umanità occidentale, passata attraverso il cristianesimo, percepisce ora un senso di vuoto, trova che "Dio è morto", cioè che ogni costruzione metafisica vien meno davanti alla scoperta che il mondo è un caos irrazionale. Fino a che non sorgerà l'Oltreuomo, cioè un uomo in grado di sopportare l'idea secondo cui l'Universo non ha un senso, l'umanità continuerà a cercare dei valori assoluti che possano rimpiazzare il vecchio dio (inteso come qualsiasi tipo di realtà ultraterrena e non come semplice entità quale potrebbe essere il Dio cristiano); dei sostituti idolatrici quali, ad esempio, lo Stato, la scienza, il denaro, ecc. La mancanza, però, di un senso metafisico della vita e dell'universo fa rimanere l'uomo nel nichilismo passivo, o disperazione nichilista. È tuttavia possibile uscire dal nichilismo superando questa visione e riconoscendo che è l'uomo stesso la sorgente di tutti i valori e delle virtù della volontà di potenza (nichilismo attivo). L'uomo, ergendosi al di sopra del caos della vita, può generare propri significati e imporre la propria volontà. Chi riesce a compiere questa impresa è l'Oltreuomo, cioè l'uomo che ha compreso che è lui stesso a dare significato alla vita. Attraverso le tre metamorfosi dello spirito, di cui parla nel primo discorso del testo Così parlò Zarathustra, Nietzsche mostra come il motto "Tu devi" vada trasformato dapprima nell'"Io voglio", ed infine in un sacro "Dire di sì", espresso dalla figura del fanciullo giocondo. Ovviamente il nichilismo attivo non giustifica i modelli valoriali proposti nel corso dei secoli per dare senso alla realtà, poiché questi non sono altro che il frutto dello spirito apollineo e, pertanto, non corrispondono all'effettiva essenza dell'uomo, che è dionisiaco, ossia legato inscindibilmente a quei "valori" (vitalità, potenza) intrinseci alla sua natura terrena.
Il valore fondamentale del suo pensiero è che nella storia, non esistono dei fatti, ma delle opinioni. Per crescere, l'individuo deve lasciare andare i vecchi rifugi dentro se stesso: Dio è Morto. Quindi , non essendoci più porti sicuri e spiegazioni rassicuranti, ci si avvia oltre il senso comune del vivere, evolvendosi nell'Oltre-Uomo (e Oltre-Donna). 

Nel 1874 - II movimento impressionista, con una nuova mostra a Parigi, trova consa­crazione ufficiale.
(Negli USA) A New York entrano in servizio i primi tram elettrici.

"Impressione, sol levante" - Claude Monet (1872)
  
Helena Petrovna Blavatsky
Nel 1875 - (Negli USA) A New York viene fondata da Helena  Blavatsky la Società Teosofica.

Nel 1876 - (Negli USA) A. Bell brevetta il telefono, inven­tato nel 1854 da A. Meucci.

Nel 1877 - (Negli USA) T. A. Edison inventa il fonografo.

Nel 1878 - Congresso di Berlino sulle colo­nie e la "questione d'oriente".
A Londra prime strade con illuminazione elettrica.

Nel 1879 - (Negli USA) T. A. Edison brevetta la lampa­dina.

Nel 1880 - (Negli USA) Charles Russell fonda il movi­mento evangelico dei testimoni di Geova.

Nel 1882 - Triplice alleanza tra Austria, Ger­mania e Italia.
(Negli USA) Prima centrale idroelettrica nel Wisconsin.

Nel 1884 - II Trattato di Berlino definisce la spartizione dell'Africa tra le potenze Europee.
Viene perfezionata la mitraglia­trice Maxim.

Nel 1885 - Daimler e Benz mettono a punto i primi motori a scoppio.

Nel 1888 - Dunlop inventa i pneumatici.

Nel 1889 - A Parigi, in occasione dell'Esposi­zione Universale, viene costruita la Torre Eiffel.

Nel 1890 - Dimissioni di Bismarck.

Nel 1891 - Viene pubblicato Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Dal 1893 - Il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Negli Stati Uniti, a partire dal 1869, si verificarono movimenti analoghi a quelli inglesi, ma le donne riuscirono a ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. Tra le leader del movimento statunitense deve essere ricordata Alice Paul. In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919. In diversi altri paesi la conquista del suffragio universale fu più tortuoso. La Francia, ad esempio, che pure aveva avuto già nella rivoluzione francese una prima presa di coscienza, concesse il diritto solo nel 1945. La Svizzera riconobbe il diritto di voto alle donne solo nel 1971. In Italia il percorso fu in parte rallentato dalla unificazione avvenuta solo nel 1861. Nel 1919 le donne ottennero l'emancipazione giuridica, e pure papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente favorevole al diritto di voto alle donne. 
Anna Kuliscioff (1907)
Storicamente, ai primi nuclei femminili organizzati di inizio '900, aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente cattoliche e socialiste. Tra queste ultime, da ricordare in modo particolare: Giuditta Brambilla, Carlotta Clerici e Anna Kuliscioff. Fu solo il 30 gennaio 1945, quando l'Italia era ancora in guerra, che il Consiglio dei Ministri dell’Italia Libera presieduto da Bonomi approvò il decreto legge De Gasperi-Togliatti, che prevedeva il diritto di voto esteso a tutti gli italiani che avessero 21 anni compiuti. Le donne votarono, per la prima volta, il 2 giugno 1946, per l'elezione dell’Assemblea costituente e per il Referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il principio, stabilito dal decreto legge del 1945 e firmato dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia, venne ripreso in seguito dalla Carta costituzionale italiana, entrata in vigore nel 1948 dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.
  
Nel 1894 - Affare Dreyfus in Francia.

Nel 1895 - Scoperta dei raggi X da parte di Rontgen
Marconi inventa il telegrafo senza fili
prima proiezione cinemato­grafica pubblica dei fratelli Lumiére.

Nel 1896 - T. Herzl pubblica “Lo Stato ebraico”, testo fondamentale del movi­mento sionista.

Nel 1897 - A Vienna G. Klimt guida il movi­mento artistico della Sezession.

"Il Bacio" - Gustav Klimt

Nel 1899 - La Bayer mette in commercio l'aspirina.

Nel 1900 - A Vienna Sigmund Freud pub­blica "L'interpretazione dei sogni".
(Negli USA) M. Planck enuncia la “Teoria dei quanti”.

Nel 1903 - Primo volo di un aereo a motore, quello dei fratelli Wright.

Nel 1904 - Intesa Franco-Britannica.

Nel 1905 - Rivoluzione in Russia; lo zar con­cede il parlamento.
Nasce in Germania il gruppo di pittori espressionisti del movimento Die Brùcke; a Parigi Pablo Picasso, superata la fase del "periodo blu", vive il "periodo rosa" della sua pittura.  
Einstein enuncia la teoria della relatività ristretta.

Nel 1907 - Pio X condanna il modernismo, che considera i dogmi idee morali e non verità assolute.

Nel 1908 - L'Austria si annette la Bosnia-Erzegovina.
(Negli USA) Inizia a Detroit la produzione in massa delle automobili con il Modello T della Ford.

Nel 1909 - Pubblicazione del "Manifesto del futurismo".  
Produzione della bachelite, resina sintetica.

Nel 1910 - Comincia la pubblicazione dei “Principia mathematica” di B. Russell.

Nel 1911 - In Germania inizia la sua attività il gruppo espressionista "der Blaue Reiter", con Kandinsky e Klee.

"Composition" - Wassily Kandinsky

A Parigi S. Diaghilev mette in scena il balletto "Petruska". 
Mimosa, il fiore che in Italia celebra l'8 marzo
(Negli USA) L'8 marzo, a New York, incendio della fabbrica Triangle dove 148 persone, la maggior parte donne, persero le loro vite. La Tedesca Rosa Luxemburg proporrà di celebrare per l'8 marzo di ogni anno a venire, La Giornata Internazionale della Donna, una giornata di lotta per promuovere l'impegno alle pari opportunità e dignità della Donna. La Giornata Internazionale della Donna, comunemente però definita Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è invece diffusa ovunque. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche - se non soprattutto - da connotati di carattere commerciale e politico. La prima giornata internazionale della Donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti in seguito alla sua dichiarazione da parte del Partito Socialista Americano. La data dell'8 Marzo deriva da una leggenda sorta fra i circoli comunisti francesi negli anni '50, secondo la quale alcune donne di fabbriche tessili e di confezioni avrebbero condotto tali proteste l'8 marzo di tutti gli anni a partire dal 1857 nella città di New York. Fra gli altri eventi storici si commemora l'incendio della fabbrica Triangle (New York, 1911), dove 148 persone, la maggior parte donne, persero le loro vite. L'idea di istituire una giornata internazionale della donna fu per la prima volta presa in considerazione all'alba del 20° secolo quando la rapida industrializzazione e l'espansione economica portò a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro. Nel 1910 si tenne la prima conferenza internazionale delle donne nell'ambito della seconda internazionale socialista a Copenaghen, nell'edificio del movimento operaio al 69 di Jagtvej la Folkets Hus (Casa del Popolo) chiamata poi "Ungdomshuset". Qui più di 100 donne rappresentanti di 17 paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l'ottenimento dell'uguaglianza sociale, chiamata Giornata internazionale della Donna. L'anno seguente, la giornata mondiale della donna segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Poco dopo il 25 marzo 1911 l'incendio della fabbrica Triangle uccise 148 lavoratori. L'insufficienza delle misure di sicurezza è considerata la causa dell'alto numero di morti. Questo porto molta attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, tema molto caro alle giornate internazionali della donna degli anni seguenti. Più tardi, all'inizio della prima guerra mondiale, le donne di tutta europa tennero delle marce di pace l'8 marzo 1913. La donne russe si ritrovarono a manifestare il 23 febbraio 1917 (l'8 marzo del calendario giuliano) per la morte di circa 2 milioni di soldati russi morti in guerra. Le proteste continuarono per vari giorni fintanto che lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo dovette concedere il diritto al voto anche alle donne. Da quell'anno la festa viene celebrata in una data fissa, mentre precedentemente era festeggiata l'ultima domenica di febbraio. In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa. Nell'ovest la giornata mondiale della donna fu commemorata comunque anche se con sempre meno successo, fino alla nascita del femminismo negli anni '60. Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite. Le organizzazioni delle donne hanno osservato la giornata internazionale della donna in tutto il mondo l'8 marzo tenendo eventi su larga scala che onorassero gli avanzamenti della donna e ricordassero diligentemente che la continua vigilanza e l'azione sono richieste per assicurare che l'uguaglianza delle donne sia ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita. A partire da quell'anno la Nazioni Unite hanno cominciato a celebrare la giornata internazionale della donna l'8 marzo. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una "giornata delle nazioni unite per i diritti della donna e la pace internazionale" da osservare in un qualsiasi giorno dell'anno dagli stati membri in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'assemblea generale riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe anche l'urgenza di porre fine alla discriminazione ed ad aumentare il supporto alla piena ed eguale partecipazione.

Nel 1912 - Iniziano le «guerre balcaniche», che proseguiranno nel 1913.  
Produzione del cellophan.

Nel 1913 - V. Tatlin da inizio al movimento artistico russo del costruttivismo.

Cartina geografica del mondo nel 1914 con segnalate le potenze
colonialiste, le colonie e gli stati indipendenti
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Nel 1914 - Inizia, dopo l'attentato di Sarajevo, la prima guerra mondiale.

Cartina geografica dell'Europa dal 1914 al 1918 durante la prima guerra
mondiale con indicati gli imperi centrali con i loro alleati e la triplice intesa
con i suoi alleati. In rosso l'offensiva e il limite degli imperi centrali, in blu
l'offensiva e il limite dell'intesa. Clicca sull'immagine per ingrandirla. 

Nel 1915 - Escono sugli schermi “Il vaga­bondo” di C. Chaplin e “La nascita di una nazione” di D.W. Griffith.
Rosa Luxemburg fonda assieme a Karl Liebknecht, il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista.
Rosa Luxemburg
Rosa Luxemburg, pseudonimo di Rozalia Luksenburg (Zamość, 5 marzo 1870 o 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919), è stata una politica, teorica socialista e rivoluzionaria tedesca di origini polacche ed ebraiche.
Rosa Luxemburg nacque a Zamość nel Voivodato di Lublino all'epoca nell'Impero Russo e ora in Polonia, da una famiglia ebraica. Dopo essere fuggita in Svizzera per evitare la detenzione, frequentò l'Università di Zurigo assieme ad altre figure di spicco del socialismo, come Anatolij Lunačarskij e Leo Jogiches. Contro il nazionalismo del Partito Socialista Polacco (PPS) creò, nel 1893, assieme a Leo Jogiches e Julian Marchlewski, la rivista Sprawa Robotnicza (La causa dei lavoratori). Riteneva che l'indipendenza della Polonia sarebbe stata possibile solo tramite una rivoluzione in Germania, Austria e Russia, e che la lotta contro il capitalismo fosse più importante dell'indipendenza. Negava il diritto di autodeterminazione delle nazioni, in disaccordo con Lenin. Questo disaccordo non impedì però a Lenin di inviare alla Luxemburg una copia del suo libro Materialismo ed Empiriocriticismo che la Luxemburg recensirà l'8 ottobre 1909 su Die Neue Zeit. Nel 1897 ottenne la cittadinanza tedesca e l'anno successivo si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Questo era allora, e fu fino al 1914, il più forte partito socialista d'Europa ed il suo segretario Karl Kautsky era considerato l'erede ed il continuatore di Marx ed Engels, il detentore ed il custode della autentica dottrina marxista, del marxismo più "puro" ed ortodosso.
A fianco di Kautsky, Rosa Luxemburg condusse la polemica contro i riformisti, quando nel suo scritto intitolato Riforma sociale o rivoluzione? (1899) prese risolutamente posizione per il secondo termine dell'alternativa. Merita segnalare una curiosità relativa a Rosa Luxemburg: l'univa a Kautsky sia la comune militanza politica (anche se, come detto, non sempre in sintonia) sia una vera e propria amicizia anche con la moglie Luise Kautsky. Di questa amicizia ci è rimasta una sua lettera del 13 giugno 1909 a Luise in cui fa un quadretto bellissimo di Levanto ove si trovava per una breve villeggiatura. Nella sua difesa del marxismo "classico" contro il revisionismo riformista, Rosa Luxemburg introdusse alcune importanti note personali: interamente suo è l'accento sulla creatività delle masse, sulla loro spontaneità rivoluzionaria che i dirigenti del partito operaio non devono né forzare, né reprimere o bloccare in una "camicia di forza burocratica". Per Rosa Luxemburg, il compito del partito è quello di indicare la via, ma l'iniziativa storica non spetta ad esso, bensì alle masse: anche i passi falsi di un reale movimento operaio sono storicamente più utili dell'infallibilità del miglior comitato centrale. Fece parte del fronte pacifista all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Questa fece parte in un primo tempo del Partito Socialdemocratico e poi del Partito Socialdemocratico Indipendente, prima di divenire il nucleo del Partito Comunista di Germania. Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione (dopo essere già stata in carcere per un intero anno a partire dal febbraio 1915). Durante questo lungo periodo scrisse diversi articoli, fra questi: la cosiddetta Juniusbroschüre (1915), che contiene la nota espressione socialismo o barbarie, indicante che nel futuro gli unici sbocchi possibili per l'umanità sarebbero stati l'instaurazione della società socialista o la barbarie; e La Rivoluzione Russa (1918), in cui per prima critica "da sinistra" alcune scelte prese nei primi mesi dal potere bolscevico (limitazione delle libertà democratiche, scioglimento dell'Assemblea costituente, Terrore ecc.), vedendovi già il pericolo di una burocratizzazione precoce del processo rivoluzionario. Partecipò alla Rivoluzione Tedesca del novembre 1918 e contribuì a fondare il Partito Comunista di Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919. Nel corso della "Rivolta di Gennaio", iniziata il 6 di gennaio 1919, il 15 gennaio 1919, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai soldati dei cosiddetti Freikorps, agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro degli Interni, Noske. Nel 1926, a lei e a Liebknecht venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe, monumento che in seguito fu distrutto dal regime nazista. Nel maggio 2009 il settimanale tedesco "Der Spiegel" ha pubblicato notizia del ritrovamento del cadavere di Rosa Luxemburg. Secondo il settimanale, le spoglie attualmente sepolte in un cimitero di Berlino, non sarebbero i reali resti della Luxemburg, che invece si troverebbero presso l'Istituto di medicina legale dell'ospedale Charité di Berlino. Prova ne sarebbe la presenza di una malformazione femorale di cui la Luxemburg soffriva, del tutto assente invece nei resti finora ritenuti autentici. Rosa Luxemburg fu infatti assassinata durante il suo trasporto in carcere. Il suo corpo fu gettato in un canale e in seguito recuperato, ma subito sorsero molti dubbi circa l'autenticità del riconoscimento a causa delle discordanze anatomiche. Da molti considerata l'opera più importante di Rosa Luxemburg, L'accumulazione del capitale (1913) è dedicata all'analisi economica dell'imperialismo. Partendo dalla critica degli "schemi della riproduzione allargata" che si trovano nel II libro de Il Capitale di Karl Marx, Rosa Luxemburg intende dimostrare che, in un ambiente puramente capitalistico (cioè in una società composta esclusivamente da capitalisti e da proletari), l'accumulazione del capitale sarebbe impossibile, in quanto in tale ipotesi non potrebbe mai verificarsi la realizzazione del plusvalore, cioè mancherebbe la domanda per la porzione delle merci prodotte il cui valore corrisponde al plusvalore accumulato. Da qui, secondo Rosa Luxemburg, deriva la necessità per l'economia capitalista di cercare al di fuori di se stessa sempre nuovi acquirenti per le proprie merci. Il capitalismo si procura questi nuovi sbocchi commerciali dapprima all'interno delle stesse nazioni capitalistiche, attraverso lo scambio con la piccola produzione contadina e artigiana. In seguito la crescente necessità di nuovi mercati conduce l'economia capitalistica alla fase dell'imperialismo, caratterizzata dalla lotta degli Stati capitalistici per la conquista delle colonie e delle sfere d'influenza che permettono l'investimento dei capitali, dal sistema dei prestiti internazionali, dal protezionismo economico, dalla preponderanza del capitale finanziario e dei grandi trust industriali nella politica internazionale. L'ultimo capitolo de L'accumulazione del capitale è dedicato, significativamente, al militarismo, il quale, secondo Rosa Luxemburg, non ha solo una rilevanza politica ma ha anche un significato economico ben preciso, in quanto costituisce "un mezzo di prim'ordine per la realizzazione del plusvalore, cioè come campo di accumulazione". L'imperialismo nel suo insieme è dunque, secondo Rosa Luxemburg, "un metodo specifico di accumulazione" e in quanto tale è inseparabile dallo stesso capitalismo, costituendo l'ultima sua fase di sviluppo. Infatti, per Rosa Luxemburg, il capitalismo ha una necessità vitale di esercitare l'interscambio con le economie precapitalistiche, in particolare quelle dei paesi più arretrati; nello stesso tempo, il capitalismo tende a distruggere queste formazioni economiche ed a sostituirsi sempre più ad esse. Ma così facendo, il capitalismo prepara il momento in cui ogni sua ulteriore espansione diventerà impossibile: quando infatti non sussisteranno più economie e strati sociali non capitalistici, l'accumulazione del capitale non potrà più avere luogo. Tuttavia, Rosa Luxemburg ritiene che questo momento storico, in realtà, non sarà mai raggiunto, perché il capitalismo nella sua ultima fase esaspererà a tal punto l'antagonismo fra le classi sociali ed il disordine economico e politico, da rendere inevitabili la rivoluzione proletaria su scala mondiale ed il passaggio all'economia socialista. L'analisi economica di Rosa Luxemburg è stata molto criticata fin dal suo apparire, anche (e forse soprattutto) da parte di altri economisti di orientamento marxista. Nel suo testo noto come l'Anticritica (scritto nel 1913 ma pubblicato postumo nel 1921) Rosa Luxemburg fece in tempo a rispondere ad alcune delle prime obiezioni a lei rivolte. Altre e più sostanziali critiche sarebbero state formulate negli anni successivi, spesso contrapponendo l'analisi dell'imperialismo fornita da Lenin a quella proposta dalla Luxemburg. Tuttavia molti sottolineano l'importanza storica del contributo della Luxemburg alla teoria economica, in quanto ella fu tra i primi economisti a porre l'accento sul problema della domanda, che divenne di cruciale importanza dopo la grande crisi del 1929; inoltre, si ritiene che Rosa Luxemburg abbia aperto la strada agli economisti che dopo di lei studiarono i rapporti economici fra le nazioni capitalistiche avanzate ed i paesi ex coloniali; si ritiene infine che la Luxemburg abbia avviato un nuovo campo d'indagine nella valutazione dell'importanza economica del militarismo. Sulla rivoluzione russa, un esame critico è una breve opera scritta da Rosa Luxemburg durante la sua carcerazione nel 1918 e pubblicata postuma nel 1922 (recentemente ripubblicata in traduzione italiana). In questo scritto la Luxemburg esalta il coraggio dei bolscevichi che in condizioni difficilissime, quasi disperate, hanno osato lanciare la parola d'ordine dell'insurrezione, e contrappone questo coraggio alla pusillanimità dei socialdemocratici tedeschi che si sono resi complici del militarismo del loro governo. Per Rosa Luxemburg, l'unica possibilità di salvezza per la rivoluzione russa è che il proletariato europeo, stimolato dall'esempio dei russi, si sollevi a sua volta: non solo non è possibile realizzare una società socialista in un solo paese, per di più arretrato come la Russia, ma la situazione di isolamento e di difficoltà oggettiva in cui si trovano i bolscevichi li costringe, secondo la Luxemburg, a commettere degli errori, e ad attuare delle misure che non vanno in direzione del socialismo. Rosa Luxemburg critica, in particolare, l'abolizione delle libertà democratiche: senza libertà di stampa, senza diritto d'associazione e di riunione, la rivoluzione non può andare avanti, perché questi diritti sono uno strumento indispensabile per l'auto-educazione politica delle masse popolari. I bolscevichi hanno istituito i Soviet come organismo rappresentativo delle masse lavoratrici: "ma col soffocamento della vita politica in tutto il paese - scrive la Luxemburg - anche la vita dei soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la burocrazia". Rosa Luxemburg condivide il principio della dittatura del proletariato, ma per lei "questa dittatura deve essere opera della classe, e non di una piccola minoranza di dirigenti in nome della classe".
La modernità pertanto dapprima ha allontanato le donne dal potere e dai campi di battaglia. Tuttavia in un secondo momento l’avvento della macchina portò, durante le grandi guerre, la massa femminile nelle fabbriche: a conoscere la tecnologia e a condividere il destino dell’uomo, un lavoro salariato. Da lì non fu possibile cacciarle e così ebbe luogo una delle trasformazioni sociali che spianarono la strada alla parità delle donne, fino al riaffermarsi del diritto a scendere sul campo di battaglia.

Nel 1917 - Rivoluzione in Russia.

"Vladimir Ilich Lenin parla" - di Vasili Filippovich Ivanov

Nel 1918 - In novembre si conclude la I guerra mondiale.

Nel 1919 - Trattato di Versailles.
In Germania W. Gropius fonda la scuola di architettura della Bauhaus.

Cartina geografica dell'Europa nel 1919 dopo il Trattato di Versailles,
con i paesi vincitori, i vinti e gli stati di nuova formazione.
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La prima donna eletta al parlamento inglese fu Lady Nancy Astor, nata Nancy Whitcher Langhorne, che era originaria della Virginia (negli USA) ed aveva acquisito la cittadinanza inglese sposando nel 1906, dopo aver divorziato dal primo marito Robert Goul Shaw, il ricco II visconte di Astor, Waldorf Astor. Ella fu eletta nel corso di una votazione suppletiva e fu proclamata deputato per il partito conservatore il 1º novembre 1919. Il movimento femminile aveva come scopo il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette. Le aderenti al movimento utilizzavano diffondere la proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for woman" o contenenti frasi inneggianti alla promotrice della rivolta. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell'ordine e con l'arresto di molte militanti femministe.
Durante la prima guerra mondiale, con quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assunsero molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comportò una nuova considerazione delle capacità della donna. La guerra inoltre causò una spaccatura nel movimento delle suffragette inglesi, con Emmeline e Christabel Pankhurst, ed il loro Women's Social and Political Union, disponibili a sospendere la loro campagna per la durata della guerra, mentre le suffragette più radicali, rappresentata dal Sylvia Pankhurst con il suo Women's Suffrage Federation continuò la lotta.
Tuttavia, nonostante le difficoltà e le divisioni, le donne, con le loro organizzazioni, riuscirono ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento britannico approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi. 

Nel 1920 - Fondazione della Società delle Nazioni.
Iniziano regolari trasmissioni radiofoniche negli Stati Uniti. 

Nel 1921 - Messa a punto la prima telescri­vente.

Nel 1922 - Mussolini diventa capo del governo in Italia.  
Fondazione dello stato libero d'Irlanda (Eire).
Viene pubblicato l'”Ulisse” di J. Joyce. Viene isolata l'insulina.

Nel 1923 - In Turchia viene deposto l'ultimo sultano ottomano e proclamata la repubblica.
Si procede all'olocausto degli Armeni.

Cartina geografica politica dell'Europa nel 1922, dopo la
   Prima Guerra Mondiale.
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Nel 1924 - Morte di Lenin. A. Schònberg compone la prima musica dodecafonica.

Nel 1925 - J.B. Watson elabora la teoria del behaviorismo che cerca di spiegare in termini psicologici il comportamento umano.
J.L. Baird inventa la televisione.

Nel 1926 - Sciopero generale in Gran Bretagna: è la prima manifestazione di que­sto tipo.
Esce sugli schermi il film Metropolis” di F. Lang.

Nel 1928 - Stalin da inizio all'industrializza­zione dell'URSS con il primo piano quinquennale.
Desta scandalo la pubblicazione di “L'amante di Lady Chatterley”.
Prime scoperte sugli antibiotici di A. Fleming.

Nel 1929 - Crolla la borsa di Wall Street con conseguente lunga crisi mondiale

Nel 1931 - La Spagna diventa repubblica. W. Carothers inventa il nylon.

Nel 1932 - Lev Trotzkij inizia la pubblicazione di “Storia della rivoluzione russa”.
Prima dell'”Opera da tre soldi” di B. Brecht.
Viene messo a punto il primo microscopio elettronico.

Nel 1933 - Hitler al potere in Germania. Incendio del Reichstag a Berlino.

Nel 1935 - Primi esperimenti sui radar.

Cartina geografica politica delle colonie delle potenze
 europee in Africa nel XIX° e XX° secolo. L'Italia e le
 colonie italiane sono colorate in verde. Le colonie
italiane furono perse nel 1941.
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Nel 1936 - Inizia la guerra civile in Spagna.

"Guernica" - Pablo Picasso

Nel 1937 - Picasso dipinge "Guernica".
Nell’aprile 1937 la guerra civile spagnola vide confliggere da una parte le  forze fedeli alla repubblica, governata dopo regolari elezioni dalla sinistra, e dall’altra le truppe degli insorti, che avevano trovato alleanza con le forze nazionaliste capeggiate dal generale Francisco Franco, di stanza con il suo esercito in Marocco, ma che, grazie all’aiuto di un ponte aereo e navale approntato dai tedeschi di Hitler e dai fascisti italiani, riuscì a sbarcare in Spagna e a ricongiungersi con le truppe che erano insorte in Spagna. I governi tedesco ed italiano si affrettarono a riconoscere quanto stabilito dalla giunta militare di Burgos che aveva nominato Franco generalissimo e capo del governo nazionalista. E non si limitarono a questo, ma assistettero gli insorti franchisti con consistenti aiuti in armi e in uomini, inviando, gli italiani, il Corpo Truppe Volontarie (CTV), e i tedeschi la Legione Condor. Nello scenario di questa guerra cruenta e per molti aspetti antefatto della seconda guerra mondiale, avvenne la fucilazione di Federico García Lorca, arrestato nel 1936 a Granada dai nazionalisti, che lo uccisero a Viznar senza processo. E in questo contesto è ambientato il romanzo di Ernest Hemingway  "Per chi suona la campana". Il 26 aprile del 1937, la città basca di Guernica venne rasa al suolo durante un massiccio bombardamento aereo voluto da Hitler e al quale presero parte la Legione Condor tedesca e alcuni aerei dell’aviazione fascista italiana. Quello di Guernica fu il primo bombardamento a tappeto effettuato da una forza aerea e rappresentò un tragico preannuncio delle guerre aeree che si sarebbero da allora combattute.

Cartina geografica dell'Europa fra prima e seconda guerra mondiale,
differenziata fra regimi fascisti (Adolf Hitler in Germania e Benito Mussolini
in Italia), democrazie, regimi conservatori (Francisco Franco in Spagna e
Alessandro I in Jugoslavia) e regimi comunisti (Joseph Stalin in URSS,
l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
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Nel 1938 - La Germania di Hitler occupa l'Austria e la Cecoslovacchia.

In verde le colonie Italiane in Africa nel 1938.
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In rosa le colonie Inglesi (della Gran Bretagna) nel 1938 in Africa, Asia e
Oceania. Clicca sull'immagine per ingrandirla

In rosa le colonie Inglesi (della Gran Bretagna)
nel 1938 in America del Nord e America del
Sud. Clicca sull'immagine per ingrandirla

In blu le colonie Francesi nel 1938 in Africa e Asia.
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In blu la colonia Francese nel 1938 in America del Sud.
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In marrone le colonie Portoghesi in Africa nel 1938.
 In giallo le colonie del Belgio in Africa nel 1938.
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In marroncino le colonie Olandesi nel 1938 in Indonesia.
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In marroncino la colonia Olandese nel 1938 in America
del Sud. Clicca sull'immagine per ingrandirla

In arancione le colonie Spagnole
 in Africa nel 1938.
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Nel 1939 - La Germania invade la Polonia; inizia la seconda guerra mondiale.
Sviluppo della penicillina.
A Berlino nasce Petra Krause.
Petra Krause
Petra Krause nasce nel 1939 a Berlino, dopo pochi mesi viene rinchiusa con la sua famiglia ad Auschwitz. Negli anni ' 70 è ricercata da polizie e servizi di mezza Europa per attività terroristica e furti di materiale bellico che serviva ad alimentare gli arsenali di diversi gruppi eversivi: in Italia introduce ordigni nel ' 74-' 75. In Italia arriva per la prima volta nel ' 57, e ci tornerà più volte: la Cassazione la condannerà a 6 anni e 3 mesi nell'84.
Ed ecco un articolo del Corriere della Sera del 2000. "La terrorista tedesca starebbe dietro alla riorganizzazione dei gruppi armati a livello internazionale. Nelle indagini anche la primula rossa Petra Krause.
ROMA - Mentre i riflettori sono puntati sul presunto telefonista delle nuove Br, il lavoro sotterraneo di intelligence sulle radici profonde della rinascita dei gruppi armati ha, al centro, ancora una volta una donna. Una vecchia conoscenza delle polizie e dei servizi segreti di mezzo mondo e da almeno venticinque anni vera primula rossa del terrorismo internazionale: la cittadina tedesca Petra Krause, assurta agli onori della cronaca anche in Italia a metà degli anni Settanta perché arrestata, scarcerata, definitivamente condannata a sei anni di reclusione per aver introdotto nel nostro Paese materiale bellico, rubato all' esercito elvetico. Berlinese, la Krause è coetanea della francese Helyette Bess (la «pasionaria» di Action Directe che, secondo il gip romano Otello Lupacchini, potrebbe aver aiutato a entrare in clandestinità in Francia due esponenti br intorno ai quali si sarebbe riorganizzata la banda armata) e dell' italiano Giuseppe Maj, il leader dei Carc (Comitati d' appoggio alla resistenza per il comunismo), che per gli investigatori è la struttura di collegamento tra Br e altre formazioni. Ma sicuramente il «peso» specifico della Krause nelle vicende del terrorismo mondiale (non solo in Europa, ma anche in Sud America) sarebbe di gran lunga maggiore. Non solo per il passato, ma anche per il presente. Un ruolo che si sarebbe addirittura rafforzato dopo la cattura nell' agosto del 1994 in Sudan del famoso «Carlos», lo Sciacallo, arresto che potrebbe aver giocato il ruolo di spartiacque nelle vicende terroristiche più recenti. Da allora, infatti, si è registrata una ripresa dei gruppi armati europei che proprio intorno al ' 95 e al ' 96 sembrano essersi come rivitalizzati. A questa riorganizzazione, secondo le analisi e le informazioni in possesso dei servizi segreti europei, non sarebbe estranea la Krause. Di certo, il voluminoso fascicolo che riguarda la donna, conservato al ministero dell'Interno, si è incrementato, nei mesi scorsi, di numerosi e particolareggiati dossier, raccolti dopo l' assassinio di Massimo D' Antona. Rapporti in cui si citano decine e decine di nomi di personaggi che sono transitati, anni fa, come meteore nel firmamento del terrorismo italiano ed europeo. Personaggi che sono ormai usciti dal carcere, o sono in semilibertà. Da vecchi esponenti napoletani dei Nap a leve relativamente nuove, composte da quarantenni svizzeri: tutti collegati più o meno direttamente con la Krause. Viene, insomma, disegnata una ragnatela di rapporti, conoscenze e supporti che, avendo delle ben precise radici nel passato, è pericolosamente presente ancora adesso, dentro e fuori le nostre frontiere. Gli investigatori hanno in particolare messo in evidenza l' esistenza di una centrale elvetica di sostegno presso un noto studio legale. Qui, lavora un uomo vicino alla Krause. Si tratterebbe di «una vera e propria colonna esterna» di appoggio alle bande armate. Un «Soccorso rosso internazionale», in grado di assicurare assistenza a trecentosessanta gradi. Tutto ciò preoccupa non poco gli investigatori, perché si tratta di una struttura in grado anche di aggregare consenso e di influire sull' atteggiamento dei media (in favore della Krause, alla fine degli anni Settanta, ci fu una straordinaria mobilitazione di stampa), cioè di dilatare al massimo la capacità di raccogliere simpatie e appoggi di ogni tipo. Potrebbe essere letta in questa luce anche la presenza di quella «talpa istituzionale» della cui esistenza è certo il gip Lupacchini dopo la fuga di notizie sull' imminente arresto di Alessandro Geri e la cui azione è stata definita «dolosa» dal ministro dell' Interno, Enzo Bianco. A questo proposito, tra gli investigatori, c' è chi ricorda il caso della talpa di cui si sospettò l'esistenza dopo il delitto Giorgieri. Si trattava di un militante delle Ucc che lavorava presso il Viminale."

Nel 1940 - Anche l'Italia entra in guerra nell'asse con Germania e Giappone.
Viene pubblicato “Per chi suona la campana” di H. Hemingway.

Nel 1941 - La Germania invade l'Unione Sovietica.
Vola negli USA il primo aviogetto sperimentale realizzato da F. Whittle.

Nel 1942 - Viene pubblicato “Lo straniero” di A. Camus.  
Fermi realizza a Chicago la prima pila atomica a uranio e grafite.

Nel 1943 - I tedeschi sono sconfitti a Stalingrado.
L'8 settembre, dopo accordi presi con gli Alleati (Inghilterra, Stati Uniti e Francia) dalla fine di luglio e la fuga del re da Roma, Badoglio, nuovo capo del governo e dello stato maggiore militare, annuncia la resa dell'Italia, l'arresto di Mussolini e la nuova alleanza con gli Alleati. Nell'Italia centrale e settentrionale è stanziato l'esercito tedesco, ora nemico, e non vengono dati nuovi ordini alle truppe italiane, ormai allo sbando in Russia, Africa, Grecia e Albania.  
J. P. Sartre in “L'essere e il nulla” delinea la teoria esistenzialista.

Il piano Beveridge, nell'edizione italiana.
E' un rapporto di Lord Beveridge,
 commissionato dal governo conservatore
Britannico, per ovviare agli squilibri
sociali (come disoccupazione, miseria,
mancanza di cultura ecc,) che avevano
 minato l'Europa negli anni '30.
Le truppe Britanniche stanziate in Italia
nel 1943 distribuivano queste copie alla
 popolazione italiana. Clicca
sull'immagine per ingrandirla
 
Nel 1944 - Sbarco in Normandia delle forze Alleate.
Accordi di Bretton Woods. La conferenza di Bretton Woods si tenne dal 1º al 22 luglio 1944 nell'omonima località nei pressi di Carroll (New Hampshire), per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.
Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti.
Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del sistema monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli Accordi di Bretton Woods. Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI).
Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale). Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l'accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che si affiancava all'FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.
Con le V-1 e le V-2 tedesche inizia l'era dei missili.
Si diffonde l'uso del DDT.
La IBM produce una calcolatrice mecca­nica.

Nel 1945 - Germania e Giappone si arren­dono. Alla Conferenza di Jalta, Churchill, Roosevelt e Stalin definiscono il nuovo assetto europeo.  
Fabbricate ad Alamogordo le prime bombe atomiche.

Nel 1946 - Inizia il processo alla Germania nazista, a Norimberga.


Nel 1947 - Scatta in aiuto dell'Europa distrutta, il Piano Marshall.
Le Corbusier costruisce a Marsi­glia le prime Unitées d Habitation.
L'aerorazzo Bell i supera la barriera del suono.

Cartina geografica politica dell'Europa nel 1948, dopo la
   Seconda Guerra Mondiale. La Germania è divisa in due zone,
RFT e RDT.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1948 - I comunisti al potere in Cecoslo­vacchia, Polonia e Ungheria. Blocco di Berlino.
Inizia l'era dei transistor.

Cartina del mondo durante la "Guerra Fredda": 1948 - 1973
In rosso USA e suoi alleati, in verde URSS (CCCP) e suoi alleati.
I focolai di tensione con le date.Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1949 - Formazione della NATO. George Orwell pubblica “1984”. 

Nel 1951 - Creazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio).  
Prima centrale nucleare per la produzione di energia.

Cartina geografica della fomazione ed espansione in Europa della CECA,
con Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (l'Olanda), 
e Germania Ovest, (la RFT), poi del MEC, il Mercato Comune Europeo,
dal 1951 al 1995.

Nel 1952 - Viene messa a punto la pillola contraccettiva.

Nel 1953 - Morte di Stalin. Viene sperimentata la bomba all'i­drogeno.
Scoperto il primo vaccino antipolio.  
Watson, Crick e Wilkins sco­prono il DNA.

Nel 1955 - Fondazione del Patto di Varsavia.
Nasce a Londra la pop-art con le opere di R. Hamilton, P. Blake e E. Paolozzi.

Cartina geografica dell'Europa con il Patto di Varsavia del 1955 (RDT sta
per Repubblica Democratica Tedesca) e dell'Europa aderente alla NATO,
  il  Patto Atlantico del 1949 (RFT sta per Repubblica Federale Tedesca),
 e la Cortina di ferro.


Nel 1956 - Rivolte all'imperialismo dell'URSS in Polonia e in Ungheria.

Cartina geografica politica dell'Europa, URSS (Unione delle Repubbliche
   Socialiste Sovietiche) e Asia dal 1948 al 1989.
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Nel 1957 - Con i Trattati di Roma viene fon­data la comunità economica europea (CEE o MEC). Pierluigi Nervi realizza il Palazzetto dello Sport di Roma.
L'URSS lancia nello spazio lo Sputnik I.

Roma, 1957, i rappresentanti dei 6 paesi fondatori della
Comunità Europea firmano il trattato di Roma:
Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (l'Olanda), 
e Germania Ovest, (la RFT). E' il proseguimento delle
 intese che consentono lo sviluppo del Mercato Comune
Europeo (MEC) con la Comunità del Carbone e dell'Acciaio.
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Nel 1958 - De Gaulle al potere in Francia fonda la Quinta repubblica.
Viene pubblicata “Antropologia strutturale” di C. Lévi-Strauss.

Nel 1959 - Fondazione dell'EFTA (associa­zione europea per il libero scambio).
Gli architetti Costa e Niemeyer al lavoro per la realizzazione di Brasilia.
Entra in funzione a titolo speri­mentale l'hovercraft, veicolo a cuscino d'aria.

Cartina geografica delle Organizzazioni Economiche nell'economia
   mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
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Nel 1960 - Invenzione del laser.

Nel 1961 - Costruzione del muro di Berlino.  
II primo uomo nello spazio è il russo Yuri Gagarin.

Nel 1962 - II Concilio Vaticano II cerca di eli­minare le divergenze nel mondo catto­lico.
Gli Stati Uniti lanciano in orbita il Telstar, primo satellite per comunica­zioni.

Nel 1963 - Vengono scoperti i quasars.

Nel 1964 - Viene pubblicatoL'uomo a una dimensione” di H. Marcuse.
Mao Tse Tung
Escono anche i “Pensieri”di Mao Tse Tung. 

Nel 1965 - Muore Winston Churchill.  
Prime fotografie di Marte inviate a Terra dal Mariner IV.

Nel 1967 - Colpo di stato militare in Grecia.
Viene pubblicatoCent'anni di soli­tudine” di G. Garcia Marquez (premio Nobel 1982).  
In Sudafrica Cristian Barnard esegue il primo tra­pianto di cuore.

Nel 1968 - Contestazione giovanile in Europa.
La "primavera di Praga" repressa dai carri armati sovietici.

Nel 1969 - Con lo scoppio della bomba in piazza Fontana a Milano, inizia in Italia la "strategia della tensione", orchestrata da organismi deviati dello stato, servizi segreti ed estremisti di destra.  
L'americano Armstrong, con la missione Apollo II, mette piede sulla Luna.

Nel 1971 - Richard Nixon annuncia l'inconvertibilità dollaro-oro.

Nel 1973 - La finanza internazionale riprende le redini dei cambi, che non sono più fissi e ottiene il controllo dell'economia mondiale, dando il via alle speculazioni finanziarie: fine degli Accordi di Bretton Woods.  
Gran Bretagna, Eire e Danimarca entrano nella CEE.
Lancio di Pioneer 11 verso Giove e Saturno.

Nel 1974 - Fine della dittatura in Portogallo e in Grecia.
Lo scrittore Solgenitsyn deve la­sciare l'URSS. Morte di Picasso.
Prime fotografie di Giove avvicina­to dai Pioneer 10 e 11.

Nel 1975 - Morte di Franco; fine della ditta­tura in Spagna.
Prime fotografie della superficie di Venere raggiunta da Venera 9 e Venera 10.
L'ONU proclama "l'anno interna­zionale della donna" a favore dell'e­mancipazione femminile nel mondo. 

Nel 1976 - "The Mousetrap" compie la 10.000° replica a Londra e continua.
II Concorde è il primo aereo su­personico impiegato in voi commercia­li e passeggeri.

Nel 1977 - A Bologna un carabiniere uccide uno studente: per tre giorni scontri fra Movimento degli studenti, disoccupati, non garantiti e la polizia. Per visualizzare il video "Movimento del '77 a Bologna", clicca  QUI .  
Scoperta in Grecia la tomba di Fi­lippo II il Macedone.  
Lancio di Voyager 1 e Voyager 2 destinati all'esplorazione dei pianeti esterni.

Nel 1978 - Morte di papa Paolo VI, breve pontificato di Giovanni Paolo I, morto misteriosamente dopo 30 giorni di pontificato: in uno dei suoi discorsi da papa, aveva detto "... Dio è anche madre, non solo padre".
Elezione di Giovanni Paolo II, primo papa polac­co.  
A Roma rapimento e assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Aldo Moro prigioniero delle BR
A Londra chiude il quotidiano "Times" dopo 193 anni.
Assegnato a Begin e Sadat il premio Nobel per la pace. Non molto tempo dopo, Sadat sarà ucciso.

Nel 1979 - Prime elezioni a suffragio univer­sale del Parlamento Europeo.
A Vienna firma del Trattato SALT-2 tra Reagan e Breznev.
L'auto-razzo di Barret supera la barriera del suono a terra.

Nel 1980 - A Bologna una bomba alla stazione ferroviaria provoca più di 80 vittime: episodio più ecclatante di tanti altri nell'ambito della "strategia della tensione".
In Jugoslavia muore Tito.
Imponenti scioperi in Polonia, nascita del sindacato Solidarnosc: il papa polacco dichiara guerra al comunismo. Prime fotografie degli anelli e del­le lune di Saturno inviate a Terra da Pioneer 11 e Voyager 1.

Nel 1981 - A Bonn prime manifestazioni per la pace.
A Roma attentato a Giovanni Paolo II.
Volo della prima navicella spaziale utilizzabile per più missioni, il Columbia.

Nel 1982 - In Polonia è applicata la legge marziale.
In URSS muore Breznev.
Primo trapianto di un cuore artificiale.

Nel 1983 - Elezione di Andropov a presidente dell'URSS.  
Coniata la prima moneta da 1 ster­lina.

Nel 1984 - In Sudafrica Desmond Tutù, ve­scovo nero della Chiesa anglicana, rice­ve il premio Nobel per la pace.

Nel 1985 - Elezione di Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista in URSS.  
Commando palestinese sequestra la motonave "Achille Lauro" in navigazione nel Medi­terraneo e uccide un cittadino ebreo degli USA.

Nel 1986 - Crisi nel Golfo della Sirte tra USA e Libia.  
Disastro nucleare al reattore di Chernobyl (Kiev), emergenza in Europa per la nube radioattiva. Attacchi terrori­stici in Francia.  
Vertice Reagan-Gorbaciov a Reykjavik.  
Prime fotografie di Urano inviate a Terra da Voyager 2.
In USA la navetta spaziale Challenger esplode dopo 60" dalla partenza.  
A Napoli il primo caso in Europa di nascita col sesso preordina­to.

Nel 1987 - Inizio dei lavori per la costruzione del tunnel sotto la Manica.  
La Terra ha 5 miliardi di abitanti.

Nel 1988 - Fisici tedeschi riescono a superare di 0,15 gradi lo zero assoluto, toccando i —273,15 gradi.

Nel 1989 - Rivoluzione in Romania e deposi­zione di Ceausescu, che viene condan­nato a morte e fucilato. Elezioni libere in Polonia e Ungheria.  
Fermenti anche in Cecoslovacchia.  
Crolla il Muro di Berli­no.  
Il Dalai Lama ottiene il Nobel per la pace.
Scienziati americani prima, e italiani poi, dichiara­no di avere realizzato la fusione nucleare «a freddo». Il Voyager invia le immagini di Nettuno.
L'Europa invia la sonda Gali­leo, destinata a raggiungere Giove.

Nel 1990 - Riunificazione delle due Germanie.
In Polonia, Lech Walesa di Solidarnosc è eletto presidente.  
Fermenti in Jugoslavia e dissensi fra le repubbliche.
In Gran Bretagna si dimette Margaret Thatcher e al suo po­sto viene eletto John Major.
A Gorbaciov è assegnato il Nobel per la pace.
Lancio della sonda europea Ulisse; scopo della missione è l'invio di foto del­le zone polari del sole.

Cartina geografica dell'Europa nel 1990, con la Germania riunificata. La
Cecoslovacchia si scinderà nel 1992. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina della divisione della Jugoslavia in Slovenia, Croazia,
Serbia con il Montenegro e il Kossovo (che diventeranno
indipendenti nel 2006 e 2008), e Bosnia Erzegovina.
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Nel 1991 - Iniziano le guerre Jugoslave con conflitti etnici fra le repubbliche della Jugoslavia. Le guerre jugoslave sono state una serie di conflitti armati, inquadrabili tra una guerra civile e conflitti secessionisti, che hanno coinvolto diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione. Diverse le motivazioni che sono alla base di questi conflitti. La più importante è il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche a cavallo fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta (in particolare in Serbia, Croazia e Kosovo, ma in misura minore anche in Slovenia e nelle altre regioni della Federazione). Influenti anche le motivazioni economiche, gli interessi e le ambizioni personali dei leader politici coinvolti e la contrapposizione spesso frontale fra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose (anche esterne) a porre fine all'esperienza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Le repubbliche sovietiche del Balti­co chiedono l'indipendenza; l'esercito reprime le manifestazioni di protesta.  
Comincia l'esodo in massa dei profughi albanesi.

Nel 1992 - Scissione della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia è esistita dal 1918 al 1992 (eccetto che dal marzo 1939 sino al termine della seconda guerra mondiale), quando si è divisa in due Stati distinti dopo il crollo dell'Unione Sovietica: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. La separazione è stata incruenta ed è  avvenuta ufficialmente il 1º gennaio 1993, tre anni dopo la Rivoluzione di velluto.
Repubblica Ceca, o Cechia. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
La Repubblica Ceca: la capitale è Praga. È formata storicamente da tre grandi regioni: Boemia (ovest), Moravia (est) e Slesia (divisa con la Polonia).
Il paese conta oggi poco più di 10 milioni di abitanti, con una densità media di 132 ab./km². La distribuzione della popolazione è ineguale, dato che in Boemia vi è un forte accentramento urbano: si passa da aree densamente abitate ad altre che hanno caratteristiche molto più rurali nelle regioni montuose, le quali hanno naturalmente una bassa densità abitativa a causa del territorio.
Gli abitanti della Repubblica Ceca sono suddivisi in due gruppi etnici, che provengono dal medesimo ceppo slavo: i boemi, che rappresentano la maggioranza della popolazione, e i moravi, che rappresentano poco più del 30% e abitano nell'omonima regione. Sono modeste le minoranze: slovacche (poco meno del 2%), ungheresi, polacche e tedesche. Fino alla seconda guerra mondiale nei Sudeti abitavano 3 milioni di tedeschi (su 10 milioni di abitanti); finita la guerra, a causa del forte risentimento antitedesco, i tedeschi furono espulsi.
Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Cechi (Boemi e Moravi) 68,6%, Slovacchi 1,4%, Ucraini 0,5%, Polacchi 0,4%, Tedeschi 0,3%, Russi 0,2%, Ungheresi 0,1%, altri (rom, ruteni, rumeni, serbi, croati, ed altri) 26%.
La Repubblica Ceca è abitata da una delle popolazioni meno religiose di tutta Europa. Secondo il censimento del 2001, il 59% della popolazione è atea, il 26,8% è cattolico, il 2,5% è protestante (Hussiti 1%, Fratelli Boemi 1,2%, Chiesa evangelica salesiana di confessione augustana 0,1%), lo 0,2% ortodosso. L'8,8% non ha risposto al censimento.
Secondo un più recente sondaggio, effettuato da Eurobarometro nel 2005, il 19% dei cittadini cechi crede che ci sia un Dio (il secondo risultato più basso tra i paesi dell'Unione Europea dopo l'Estonia con il 16%), mentre il 50% crede che ci sia qualche tipo di spirito o forza vitale e il 30% non crede che ci sia alcun tipo di spirito, Dio o forza vitale.
Repubblica Slovacca, o Slovacchia.
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Slovacchia: la capitale è Bratislava, la popolazione slovacca è di oltre 5.000.000 di abitanti, i quali si addensano nelle aree urbane per il 58,5%. La popolazione è composta in prevalenza da slovacchi (80,7% del totale). La principale minoranza del paese è rappresentata dagli ungheresi (8,5%), che abitano soprattutto le regioni meridionali e orientali. Vi sono poi rom, cechi, ruteni, ucraini, tedeschi e polacchi. Stando all'ultimo censimento, i rom sono il 2,0% della popolazione; tuttavia, sulla base di interviste a sindaci e altri rappresentanti degli enti locali, sarebbero il 5,6% (il che contrasterebbe con le stime secondo cui slovacchi e ungheresi insieme compongono il 96% della popolazione)
Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Slovacchi 80,7%, Ungheresi 8,5%, Rom 2,0%, Cechi 0,6%, Ruteni 0,6%, Ucraini 0,1%, altri (Croati, Tedeschi, Polacchi, Serbi, Ebrei, altri) 7,5%.
La Costituzione slovacca garantisce la libertà religiosa. Il 68,9% degli slovacchi si dichiara cattolico di rito romano, il 12,96% ateo, il 6,93% luterano, il 4,1% cattolico di rito bizantino, il 2,0% calvinista, lo 0,9% ortodosso, mentre il restante 1,1% professa altre religioni. Un tempo la comunità ebraica era molto numerosa (120.000 persone prima della seconda guerra mondiale), oggi restano solo 2.300 ebrei.
Cartina geografica dell'Europa politica in italiano con i nomi delle città
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Cartina politica del continente Europa nel 2012 con i nomi in Italiano.
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Cartina fisica del continente Europa con i nomi in Italiano.
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Cartina fisica del continente Europa con i nomi in Italiano.
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Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con i nomi in lingua originaria
locale dei 27 Stati membri, di colore giallo, ocra e marrone:
 Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo,
Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,
Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extracontinentali delle Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica, Guyana Francese, Reunion.
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Cartina politica del continente Europa 2012 con i nomi in Italiano: i 27 Stati
dell''Unione Europea: Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi (Olanda),
Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo,
Austria, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
 Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extracontinentali dell'UE: Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica, Guyana Francese, Reunion.
Gli Stati candidati all'ingresso nell'UE: Croazia, Turchia, Islanda, Montenegro,
 Macedonia. La Norvegia, che con un referendum ha rifiutato l'adesione,
 la Svizzera che con un referendum ha congelato l'adesione e gli altri Stati del
continente: Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia, Bielorussia, Ucraina,
Moldavia, Russia, Georgia, Armenia. Inoltre non sono visibili: Andorra,
 Principato di Monaco, Città del Vaticano, San Marino, Lichtenstein,
Kosovo. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con i nomi in lingua originaria
 locale dei 27 Stati membri: Belgio, Germania, Francia, Italia,
 Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Finlandia, Svezia
Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia,
 Bulgaria e Romania. Clicca sull'immagine per ingrandirla

Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con le bandiere dei 27 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia,  Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca,
 Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,
 Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
 Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia,  Bulgaria e Romania.
Legenda degli stati membri, i candidati e le adesioni rifiutate.
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Bandiera dell'Unione Europea
Nel 1992 - Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione Europea (abbreviata in UE o Ue), un'entità politica di carattere sovranazionale ed intergovernativo. Al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti. L'Unione consiste attualmente in una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l'altro, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre un'unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.
L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis (di un genere suo proprio), alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina ad una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera). Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di Consiglio dei Ministri da parte del Trattato di Maastricht), la Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni. Oggi l'UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.

Unione Europea: Date,Trattati, Istituzioni, storia dell'Integrazione Europea.
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Cronologia degli eventi dell'Unione Europea:
09-05-1950 - La Dichiarazione Schuman esprime la volontà di un'Europa Unita che porterà all'istituzione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio.
18-04-1951 - I sei stati fondatori nel 1951 (Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) firmano il trattato di Parigi, che istituisce ufficialmente la CECA.
23-05-1952 - I sei stati firmano il trattato istitutivo della Comunità europea di difesa.
30-08-1954 - L'Assemblea Nazionale Francese rigetta la CED, che non entrerà mai in vigore.
01-06-1955 - Dal 1º al 3 giugno si svolge la fondamentale Conferenza di Messina.
25-03-1957 - I Trattati di Roma istituiscono la Comunità economica europea.
01-07-1968 - Entra in vigore l'unione doganale.
01-01-1973 - Danimarca, Irlanda e Regno Unito aderiscono alla CEE.
10-06-1979 - Prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento europeo.
01-01-1981 - La Grecia aderisce alla CEE.
19-06-1983 - I dieci paesi aderenti alle Comunità europee adottano la Dichiarazione solenne sull'Unione europea.
01-01-1986 - Portogallo e Spagna aderiscono alla CEE.
03-10-1990 - L'unificazione tedesca comporta l'adesione automatica della oramai ex Repubblica Democratica Tedesca alla CEE.
07-02-1992 - I dodici stati CEE firmano il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea.
01-11-1993 - Entra in vigore il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea.
01-01-1995 - Austria, Finlandia e Svezia aderiscono all'Unione europea.
26-03-1995 - In Francia, Benelux, Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen.
22-07-1997 - La Dichiarazione sull'UEO istituisce una cooperazione rafforzata fra UE e UEO.
02-10-1997 - I quindici stati membri dell'Unione firmano il Trattato di Amsterdam.
26-10-1997 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Italia.
01-11-1997 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Austria.
01-01-1999 - Entra in vigore l'euro.
01-05-1999 - Entra in vigore il Trattato di Amsterdam.
01-01-2000 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per la Grecia.
25-03-2000 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.
19-04-2000 - Regno Unito e Spagna firmano un accordo che estende la cittadinanza dell'Unione a Gibilterra, che diventa il primo territorio esterno del Regno Unito ad entrare nei confini dell'UE.
11-12-2000 - I quindici stati membri firmano il Trattato di Nizza.
15-12-2001 - I quindici paesi dell'UE adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della Convenzione europea.
01-01-2002 - L'euro diviene la valuta corrente di dodici paesi dell'Unione ed anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra.
01-01-2003 - L'Unione succede all'ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.
01-02-2003 - Entra in vigore il Trattato di Nizza.
01-05-2004 - Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all'UE.
29-10-2004 - Viene firmato a Roma il trattato che adotta una costituzione per l'Europa.
01-01-2007 - Bulgaria e Romania aderiscono all'UE. La Slovenia adotta l'euro.
25-03-2007 - L'UE compie 50 anni: in un vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per cercare di sbloccare l'impasse costituzionale.
23-06-2007 - Il Consiglio europeo trova l'accordo sul Trattato di riforma che sostituirà la Costituzione europea.
13-12-2007 - I capi di stato e di governo firmano il trattato di Lisbona.
21-12-2007 - Gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l'Ungheria.
01-01-2008 - Cipro e Malta adottano l'euro, portando la zona euro a quindici membri.
01-01-2009 - La Slovacchia adotta l'euro, portando la zona euro a sedici membri.
01-12-2009 - Entra in vigore il Trattato di Lisbona.
01-01-2011 - L'Estonia adotta l'euro, portando la zona euro a diciassette membri.
31-03-2011 - Mayotte passa da COM a DOM francese, diventando ufficialmente territorio dell'Unione Europea.
01-04-2012 - Il diritto d'iniziativa dei cittadini europei consente ad un milione di cittadini europei di prendere direttamente parte all'elaborazione delle politiche dell'UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa.
01-07-2013 - La Commissione europea raccomanda tale data per l'adesione all'Unione della Croazia

Unione Europea: Tabella con bandiera degli Stati membri e data di adesione
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Unione Europea: Tabella con bandiere degli Stati membri e
dati del 2007: Popolazione, Superficie, PIL di ogni Stato,
PIL pro capite di ogni Stato,
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Unione Europea: Tabella con bandiera di ogni Stato membro,
data di adesione all'Unione, territori speciali su cui ha sovranità.
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Unione Europea: Tabella con bandiera di ogni Stato membro e di ogni Stato
candidato all'ingresso nell'Unione, data di adesione all'Unione per i membri,
 territori speciali su cui ha sovranità lo stato in oggetto.
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Tabella dei dati macroeconomici del 2010 degli Stati membri
dell'Unione Europea.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina dell'Unione Europea con il PIL dei 27 Stati membri nel 2010.
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Cartina del centro-nord dell'Unione Europea 2012 con i nomi degli Stati membri
nella lingua originaria locale. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Cartina del sud dell'Unione Europea 2012 con i nomi degli Stati membri
nella lingua originaria locale. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Unione Europea - i 10 maggiori comuni dell'UE con i dati della
popolazione. Clicca sull'immagine per ingrandirla.


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- dal 600.000 a.C. al 600 d.C.", clicca  QUI

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